
Miracoli di un cucchiaino
24 ottobre 2004. Domenica mattina. L'esperienza (sempre poca) mi ricorda che in questo periodo per andare a pesca devo iniziare a rispolverare il giaccone imbottito e i calzettoni di lana. Ma quest'anno è diverso, le temperature sembrano quelle di metà settembre, anche il livello dell'acqua è insolitamente basso e l'uscita in barca di quindici giorni fa mi aveva fatto ben sperare per la cattura di qualche bass.
Il posto è il solito: il lago di Corbara, in Umbria, vicino Orvieto. Teatro di grandi cappotti e di grandi soddisfazioni. La volta scorsa eravamo andati in due e più di un uscita a pesca era stato il test della barca che abbiamo acquistato io ed un amico 6 mesi fa ma che solo ora, vuoi per un motivo o per l'altro, siamo riusciti a provare. Stavolta però sono da solo e proverò da riva. Forse dalla barca è più facile ma se ti sei fatto le ossa recuperando un artificiale dal largo alla riva, non è la stessa cosa fare il contrario. Credo che qualche uscita per imparare una buona tecnica dalla barca sarà necessaria. Almeno per me.
Partenza da casa alle 06.45. E' ancora buio. Subito, facendo colazione al bar vicino casa, incontro due amici che tornano dalla discoteca… Affiorano alla mente ricordi di qualche tempo fa, quando tornando dal sabato sera trascorso chissà dove incontravo i pescatori che partivano. Un po' li invidiavo ma in quel momento ero felice in quella maniera. Ora è la stessa cosa. Un po' invidio quei due amici ma sono felice di andarmene a pesca. Strana la vita… 28 anni, sposato da quattro mesi e già vedo tutto da un altro punto di vista. Chissà se è normale… Sinceramente me ne frego e per oggi vado a pesca, magari sabato prossimo vado a ballare…
Il cappuccino col cornetto della domenica mattina, preso prima di partire, è più buono degli altri. Nel bar c'è un'atmosfera strana: altri pescatori pronti ad andare, quel non so che di adrenalina mista a benessere che ti fa star bene. Ti sveglia più del caffè o dell'umidità che ti entra nelle ossa. E poi parto.
Dal paese dove vivo, che si trova su un cucuzzolo che pare immune alla foschia, scivolo verso Corbara piombando in una nebbia da tagliarsi col coltello che è sempre più fitta man mano che mi avvicino al lago.
Arrivo alle sette e mezzo ed ormai è giorno, anche se la nebbia che comincia ad alzarsi rende tutto omogeneamente grigio.
Innesco un minnow e inizio i primi lanci. Niente. Cambio l'artificiale e provo un rotante, poi un altro, poi un altro minnow e un altro ancora. Poi cambio tutto e provo jig, vermoni. Non vedo una pinna. Inizio a rimpiangere la discoteca…
Mi sposto lungo la sponda che in quella zona permette di pescare lungo circa 500 metri di riva. Un punto vale l'altro e non c'è verso di prendere un pesce. Nervoso e infreddolito dall'umidità inizio a disperare.
Sono ormai le 09.30 e non ho ancora preso niente eccetto un cavedanello agganciato per sbaglio con un martin da 3 gr. Provo un altro Martin, stavolta il mitico 6 gr. fiocco rosso. Lancio vicino ad un albero caduto in acqua e, quasi alla fine del recupero, quando acceleravo per prepararmi all'ennesimo lancio, vedo una sagoma che insegue il rotante. Me ne accorgo troppo tardi e ormai il cucchiaino è fuori dall'acqua. Ripenso al cavedanello di prima: anche quello lo avevo preso alla fine, quando acceleravo. Mi si accende una lampadina in testa.
Riprovo ma niente. Rimetto il martin da 3 gr. e lancio ancora. Nessun cambiamento ma adesso sento che sono sulla buona strada. Forse ormai in quel punto ho fatto troppo rumore. Mi sposto da un'altra parte. Un lancio recuperando ad alta velocità e vado a vuoto. Al secondo lancio si aggancia un black. Non è grosso ma la cosa incredibile è che durante il recupero della preda un gruppo di boccaloni cerca di togliere il cucchiaino dalla bocca del pesce allamato e questo continua fino a quando tiro il pesce fuori dall'acqua. Due di quelli che lo inseguivano per poco non finivano sulla sponda con la frenesia di attaccare l'artificiale! Altro che istinto predatorio, quella era frenesia alimentare!.
Slamo il black e riprovo. Ne prendo un altro dopo due metri di recupero eseguito a manetta. Più recupero velocemente e più è facile prendere pesci. Continuo percorrendo a ritroso tutta la sponda e in ogni spot prendo due o tre boccaloni. A mezzogiorno avrò preso una ventina di black e la storia del gruppo che insegue fin fuori dall'acqua si ripete altre due volte in punti diversi! Mi rendo conto che tutti i recuperi a vuoto erano stati ben eseguiti ma quella mattina, con quelle condizioni, i pesci non volevano un'esca ben presentata, volevano qualcosa che stimolasse il loro istinto, qualcosa che gli facesse perdere il controllo e li costringesse, loro malgrado, ad avventarsi su qualcosa che gli passava vicino a tutta velocità generando un gran numero di vibrazioni.
Un solo rimpianto mi tormenta: l'unico artificiale che generava questa reazione era il Martin tutto argentato da 3 gr. Purtroppo la dimensione di questo cucchiaino non permetteva di selezionare la taglia e, anche se tre o quattro pesci di dimensioni diverse si avventavano sull'esca, quello che rimaneva attaccato all'ancoretta non era mai il più grosso e per questo motivo non sono riuscito a fare catture da foto. Avevo con me altri cucchiaini più grandi ma di diverso colore e con questi non riuscivo ad ottenere nessuna cattura. Sono sicuro di aver sbagliato qualcosa e che avrei potuto sfruttare meglio questo momento di grazia ma non so come.
Forse col tempo ed altre esperienze riuscirò a capire come potevo fare a prendere dei black bass più grossi con quelle condizioni ma per adesso mi godo quello che ho imparato e mi preparo alla prossima uscita.
Marco
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