
L'intrigante e maltrattato Naviglio Pavese
Di Umberto Barbarini Il Naviglio Pavese è uno spot di pesca molto tecnico e allo stesso tempo intrigante, puoi farci delle belle pescate ma puoi anche incappare in fastidiosi cappotti; fortunatamente, conoscendone i segreti e frequentandolo con una certa assiduità, qualche bel pesce riesce sempre a finire in nassa.
Questo canale, usato molti anni fa per la navigazione, parte da Milano e costeggiando la statale che porta a Pavia arriva direttamente in Ticino. Ci sono diverse chiuse che caratterizzano con nomi particolari i posti di pesca e per la mia uscita ho scelto il campo gara “zona no kill” che si trova a monte del paese Certosa di Pavia. Qui il canale non è molto largo, con la roubaisienne a 14.50 mt arrivi tranquillamente sotto la sponda opposta e ha una profondità uniforme di circa 1 mt con corrente molto lenta.
Non essendo in gara, dove hai il picchetto prestabilito, puoi scegliere con molta cura la postazione, che vale per almeno il 60%, il risultato della pescata. I pesci, in questo canale, sono molto diffidenti e stazionano prevalentemente sotto la sponda opposta nelle vicinanze di ciuffi d' erba sul fondo o nei pressi dei pochi canneti presenti. Per questa uscita ho optato per la pesca con la roubaisienne a 13,50, utilizzando 2 punte con lenze completamente diverse tra loro per impostare la pesca in 2 modi; la prima classica a seguire e alla fine, quando restano i pesci più difficili, quella bloccata con un piccolo vela. In questo canale i pesci non tardano ad arrivare sotto pastura ma bisogna essere molto scaltri ed interpretare al meglio il modo giusto per prenderli ma soprattutto il tipo di lenza più redditizia, ecco perché l' utilizzo di questi due modi. Ma prima di descriverli, una piccola parentesi.
Uno dei periodi più fruttuosi per tentare la sorte a pesca nel Naviglio è proprio la primavera, diciamo da marzo a maggio, quando la minutaglia non è ancora attiva, le zanzare neppure e il risveglio dall'inverno rende il pesce più bendisposto verso le nostre esche.
Le foto a corredo dell'articolo sono state scattate l'anno scorso, in una sessione di pesca nella prima metà di aprile.
Questo lungo inverno non potrà durare per sempre, il momento buono si avvicina, e quindi vi voglio raccontare cosa ho fatto per affrontare correttamente gli smaliziati pesci del Naviglio Pavese. Prima fase: pesca a seguire
Ho iniziato a pescare con una lenza composta da un galleggiante 4x14 montato su madre lenza dello 0,10 con un finale dello 0,06 di 25 cm, un amo della Colmic serie B957 n° 20 e una piombatura formata da una scalata di pallini molto piccoli raccolta in 20 cm. Qui in Naviglio non serve tanta pastura ma tanta malizia; ho bagnato circa ½ kg di pastura da canale e preparato ½ kg di bigattini, di cui circa 3 etti incollati con la gomma arabica.
Dopo avere sondato bene il fondo e calcolato solo pochi cm di appoggio, ho iniziato con quattro fiondate di bigattini sfusi e tre palline di pastura posizionate nei pressi dei cespugli affioranti sulla sponda opposta. Alla terza passata il primo affondamento mi ha regalato, dopo un breve combattimento, una scardola di circa 4 etti. Altra fiondata di bigattini e altra passata molto vicino ai cespugli ed ecco la seconda preda, un' altra bella scardola. I pesci rispondevano bene finche non ho allamato una bella carpa che mi ha rotto il finale, Da questo momento i pesci sono calati di molto e non rispondevano più alle fiondate, forse impauriti dal movimento creato della carpa sul fondo. Qui è scattata la seconda fase.
Seconda fase: pesca bloccata
La lenza che ho usato era basata sull' utilizzo di un piccolo galleggiante a vela della Milo (lek lek) da 1 grammo montato su madre lenza dello 0,12, un finale dello 0,10 lungo 30 cm, amo della Colmic serie B957 n° 20.
Per quanto riguarda la piombatura ho posizionato il primo pallino piccolo vicino all' asola del terminale, il secondo a 10 cm e gli altri a formare un bulk di taratura che sfiorava il fondo.
I due pallini a valle del bulk devono appoggiare sul fondo per tenere parte della lenza e tutto il finale ben fermo sul fondo per non insospettire i pesci con movimenti strani dell' esca. Ho utilizzato solo alcune palline di pastura ed il resto solo bigattini incollati della grandezza di una albicocca. Come da previsioni, dopo aver posizionato l' esca nel punto esatto dove c'era l'incollato, ecco la prima preda, un bel cavedano, preda smaliziatissima qui nel Naviglio Pavese. La pesca bloccata mi ha regalato anche altri bei pesci, tutte le volte che l'ho attuata, e la reputo fondamentale una volta che la situazione diventa molto difficile utilizzando i sistemi tradizionali. L' esperienza maturata mi ha consentito, diversificando il tipo di pesca, di ottenere numerose catture e quindi consiglio a coloro che volessero cimentarsi in questo canale di provare delle tattiche alternative che, ben attuate, potrebbero fare la differenza. La primavera avanza, e io son già pronto per tornare sul Naviglio. E voi?
Povero Naviglio!
Così come il Naviglio Grande, anche il Naviglio Pavese quest'anno è stato lasciato per molti lunghi mesi praticamente senz'acqua, causa lavori nel tratto cittadino milanese. I Navigli ci hanno fatto l'abitudine a simili secche, ma quest'anno è stata più dura del solito, come potete vedere dalle foto. Un sacco di pesci sono morti, lasciati a macerare al sole d'autunno. D'inverno le poche decine di centimetri d'acqua lasciate a disposizione dei pesci, nel tratto più a valle, verso Pavia, erano ricoperte da uno strato di ghiaccio,causa mancanza del più piccolo filo di corrente, come una qualunque pozzanghera di strada. Poco fa vi ho decantato le meraviglie alieutiche del Naviglio Pavese, per invogliarvi ad andarci a pescare, ma questo mio non è solo un invito: è anche una speranza. La speranza che il Naviglio e i suoi pesci abbiano sopportato un simile trattamento, così che questa primavera possa regalarci ancora delle belle giornate di pesca, così come ha sempre fatto.
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