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Lo Scandalo del Po
Un estate di fuoco quella che hanno vissuto e stanno vivendo i nostri due collaboratori ed esperti di siluro: a metà settembre ricevo loro telefonate ed email e mi pregano di voler mettere a conoscenza l'Italia, quell'Italia che non vive sulle rive del Po e che quindi non può leggere i quotidiani locali e che ignora quanto è stato pubblicato, fatto e scritto su un gravissimo problema che riguarda il Po. Ma ecco la notizia:
Un video « incastra » gli ungheresi
SACCA DI COLORNO - I pescatori di Sacca di Colorno fanno quadrato attorno agli ungheresi che, da tempo, stanno catturando pesci, in particolare pesci siluro, lungo il fiume e che sono al centro di forti accuse avanzate, in particolare, da associazioni ambientaliste e piscatorie emiliane, lombarde e venete che operano sul Po. Nel centro della Bassa, il gruppo di pescatori magiari, da qualche giorno ha fatto perdere le proprie tracce ma c'è chi li difende e passa al contrattacco definendo infondate ed ingiuste le accuse mosse nei confronti degli ospiti giunti dall'Est.
Si tratta, come detto, dei pescatori del posto che hanno avuto modo di conoscere bene e di socializzare, in queste settimane, con gli ungheresi ed oggi li difendono dagli attacchi definendoli persone oneste, tranquille, vittime di un'ingiustizia. Lina Battino, facendosi interprete dei sentimenti e delle opinioni di parecchi pescatori di Sacca, ha contattato direttamente la "Gazzetta" per fornire una versione completamente diversa da quella che continuamente viene invece portata avanti dagli accusatori.
«Con loro ha detto la signora Battino si è instaurato un bel rapporto di amicizia. Nei giorni scorsi ci sono stati controlli da parte di guardia di finanza, carabinieri, vigili provinciali e nessuno ha mai trovato niente di strano o di illegale, nemmeno nei frigoriferi. Questo ha esclamato la dice lunga. Io stessa ho avuto modo di apprezzarli per il loro modo di fare, si sono sempre comportati molto bene e correttamente con noi. Si tratta di persone eccezionali e sono stati qua circa un mese. E' vero che ora se ne sono andati ma non certo per la paura dopo le accuse ingiuste che sono state sollevate. Semplicemente sono tornati in Ungheria per riprendere il lavoro e presto torneranno. Qui ha aggiunto non fanno proprio niente di male. Prendono solo siluri: i nostri pesca tori sono solo contenti se portano via i siluri dal momento che si tratta di pesci assolutamente dannosi per il nostro fiume. Non capisco questo accanimento nei loro confronti».
Da una parte pescatori, amministratori ed esponenti delle forze dell'ordine che parlano di fenomeno inesistente; dall'altra, amministratori ( sindaci dell'asta del Po compresi) ed associazioni che raggruppano centinaia di pescatori come Carp Fisghin Italia, Gruppo Delta Siluro, Extream team fishing e Spinning club Italia che invece muovono accuse pesanti parlando di «pescatori di frodo» che esporterebbero illegalmente all'estero siluro (molto apprezzati e costosi nell'Europa dell'Est a differenza di quanto accade invece in Italia), cefali, cavedani, carpe e storioni evidenziando quello che, a loro dire, sarebbe un vero e proprio «racket» del pesce del Po, chiedendo un'intensificazione dei controlli, soprattutto durante le ore notturne. In questo senso, a sostegno delle loro ipotesi, hanno già messo in mano alle forze dell'ordine diverse prove.
Le ultime sono quelle riguardante un video amatoriale, girato nel Ferrarese ( coinvolto però lo stesso gruppo presente poi a Sacca) consegnato anche alla Guardia di finanza, dal quale sono state estrapolate immagini che documentano chiaramente la macellazione del pesce ( direttamente sul posto), gli scarti del pescato lasciati in loco con tanto di mosche, il lavaggio del pesce con l'acqua del fiume, lo sfilettamento, l'impacchettamento del materiale posto poi nelle vetture, le tende dotate di condizionatore per mantenere refrigerati i filetti e le vasche in cui i pesci ( di diverse varietà, in particolare carpe e cefali) vengono posizionati. Prove scottanti che rendono questo caso dell'estate ancora pi ù tinto di giallo. Un giallo la cui soluzione sembra lontana. P. P.
Se volete vedere il video basta ciccare su www.grupposiluro.it/Videosiluro/ungheresi.wmv.
Potete vedere come macellano il pesce, come lo imbustano, come lo trasportano, poi moltiplicate questo per 15 campi e per almeno 200 giorni di pesca di frodo... e qui vediamo solo i siluri... immaginate il resto...
La redazione di www.grupposiluro.it
La GDF li bracca lungo il Po. Portato in patria, confezionato e piazzato in Italia a prezzi folli. Servizi sui tg nazionali.
Caccia ai pescatori venuti dall'Est
Tonnellate di pesce venduto come rarità
di Giacomo Guglielmone
Battono il Po metro dopo metro. Di notte. Pescano tonnellate di pesce, di ogni genere, soprattutto siluri. Lo lavano sul posto, lo caricano su camion frigo e lo portano in Ungheria e Germania. Lì viene confezionato. Rispedito in Italia, spacciato per pesce rarissimo, viene venduto a negozi e ristoranti. A prezzi folli. Ora anche a Cremona e provincia è partita la caccia alle bande di pescatori senza scrupoli, tutti provenienti da paesi dell'Est.
La notizia, clamorosa, ieri ha tenuto banco su tutti i principali tg nazionali, a cominciare dal Tg5 delle ore 20. Da quanto va avanti? Secondo Vitaliano Daolio, gestore dell'Acquario del Po di Motta Baluffi, l'esperto che alcune settimane fa, anche dalle colonne de La Provincia, ha lanciato l'allarme (alla stregua di quanto fatto da varie associazioni ambientaliste), da almeno un paio d'anni. In prima linea c'è la Guardia di Finanza. Non soltanto quella di Cremona — che ieri ha confermato di operare da tempo su questo fronte, con una serie di controlli e appostamenti, al momento senza esito — ma anche i berretti verdi di altre province che si affacciano sul Grande Fiume, a cominciare da Piacenza. I pescatori sono stati visti a gruppi di dieci-venti, bardati in tutte gialle, muoversi con reti e arpioni a bordo di strane imbarcazioni dotate di grossi riflettori. Prendono di tutto: barbi, lucci, cavedani. Soprattutto siluri. A breve distanza roulotte e furgoni con celle frigo. In totale ne sono già stati avvistati circa 200. Un esercito. A quanto pare si servono di permessi turistici e si spacciano per appassionati di pesca sportiva. La verità è un'altra. A seguito della loro presenza, la fauna ittica sarebbe diminuita del 70 per cento. «Sfilettano il pesce sul posto, in precarie condizioni igieniche, poi lo caricano su camion frigo», ha raccontato Daolio. Insomma, occhio: se qualcuno vi propone una qualche introvabile specialità danubiana potrebbe essere una beffa.
Leggete poi i vari ritagli di giornale… e questi sono solo la metà di quelli che abbiamo selezionato, l'altra metà la pubblicheremo fra 15 giorni
Seconda parte >>
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