
Lucci a maniè
Una preda importante e prestigiosa in cui il maniè si esalta ed ottiene successi notevoli.
di Roberto Ripamonti
Credo che ben poche prede più del luccio diano l'idea della potenza e dell'aggressività del predatore puro; una perfetta macchina da guerra in grado di produrre scatti devastanti e accelerazioni brucianti. Ma anche un simpatico animale che dobbiamo trattare con i guanti, proteggere e rimettere in acqua con tutte le cure. La strada da percorrere sarà lunghissima e qualche passo in avanti è stato compiuto ma, finché il pescatore medio penserà al luccio come qualche cosa da mettere in padella, sarà tempo perso.
Attacchi a 360°
Il luccio a differenza delle sandre che sono animali tremendamente pigri e stazionano sul fondo, ha un raggio d'azione che va dalle profondità enormi dei laghi alla superficie degli stessi. Questo perché il predatore tende a seguire i branchi di alborelle o di coregoni o qualsiasi cosa possa rappresentare un pasto importante. In Austria ad esempio ho imparato che i lucci stazionano sempre attorno ai branchi di coregoni per cui, trovarli a 25 –35 metri di profondità, non è raro. Alcuni dei maggiori esemplari di sempre sono stati catturati in queste situazioni. Spesso però, nell'arco della stessa giornata è possibile trovare anche i lucci a galla, quasi stessero prendendo il sole. Ovviamente non è così ma, queste situazioni ci portano ad attacchi nel momento stesso in cui l'esca tocca l'acqua. Non è facile quindi individuare dove possiamo lanciare perché si tratta di una ricerca a 360° che a volte lascia disorientati. Certo è che alcune zone sono classiche e per i meno esperti, non posso esimermi dall'indicarle.
Ostacoli sommersi: il luccio staziona sempre dove trova facilmente rifugio, spesso un tronco sommerso o una roccia sono la sua tana di partenza da cui si muove per raggiungere le zone di caccia. Ovviamente si deve avere una buona conoscenza del fondale per potere individuare queste zone e, una attrezzatura adeguata per poter combattere la preda senza vederla infilarsi in mezzo ai rami alla prima fuga.
Sottoriva: spesso un lancio nell'immediato sottoriva porta ad u attacco se abbiamo compiuto un avvicinamento silenzioso a piedi o in barca. I lucci stazionano anche in pochi centimetri d'acqua laddove non vi siano disturbi alla sua quiete per cui, un lancio deve essere sempre tentato magari da una certa distanza. Spesso l'attacco è fulmineo!
Erbai: un altro ambiente classico per il luccio e quello in cui spesso lo possiamo vedere a galla quasi come un tronco..con le pinne. Sono zone facili da vedere e che devono essere esplorate con pochi lanci al limite della vegetazione anche perché se il pike è in azione, l'attacco arriva subito.
Pietraie: sono ambienti difficili perché il contatto della lenza con le pietre porta spesso alla rottura ma, la presenza di lucci nelle scarpate di pietra è certa durante la maggior parte dell'anno. L'uso di un buon ecoscandaglio ben tarato ci permette anche di arrivare a distinguerli sul fondale.
Ponti: queste sono altre zone classiche di pesca sebbene i ponti debbano essere “attaccati” da terra o da una barca e MAI dal ponte stesso
I pali di sostegno creano dei rigiri d'acqua in cui il predatore va in caccia perfettamente mimetizzato.
I lucci persi
Nei precedenti appuntamenti ho sempre ammesso di preferire l'intrecciato al classico nailon poiché permette una maggiore sensibilità soprattutto nelle mangiate più delicate. Nel luccio questo deve essere visto sotto un'altra ottica anche se rimango dell'idea che non debba essere il monofilo il responsabile delle slamate che avvengono numerose, almeno a sentire i miei amici angler. La treccia è rigida e non permette di usare canne altrettanto rigide, questo deve essere chiaro per cui se ci si affida ad un paletto e si forza la preda le possibilità di slamarla sono altissime.
In quel caso alla treccia sarebbe meglio sostituire un buon vecchio nailon tanto, della sensibilità sulle abboccate non ne abbiamo bisogno. Ma se abbiamo una vera canna da maniè, disegnata per combatter e salpare le prede allora non ha senso scaricare sui rig o sulla treccia la responsabilità dei nostri errori. Quando abbiamo una preda in canna, tutti gli sforzi cadono sulla tenuta dell'amo (ancoretta) e progressivamente vengono ammortizzati dalla lenza (se è un nailon) e quindi dalla canna che, flette. In ultima analisi, anche se in ritardo, dalla frizione del mulinello che comunque spesso è tarata troppo stretta per lavorare sulle fughe improvvise. Se uno di questi elementi tra canna, treccia e ancoretta non compie perfettamente il suo lavoro allora le percentuali di slamata salgono e avviene l'irreparabile.
Scegliamo quindi la canna che ci piace, magari facendo riferimento a qualcuno che abbia esperienza e capiamo se è una canna rigida oppure e più pronta ad essere impiegata con le trecce, quindi adeguiamoci oppure, scegliamo un altro modello.
Considerazioni sulle canne
Le canne da Maniè sono storicamente molto rigide ed alcune di esse lo sono in modo forse esagerato tanto da disegnare una curva che denota un design imperfetto. Altre canne in circolazione hanno problemi analoghi oppure, una carenza di potenza individuabile nel manico troppo morbido rispetto alla potenza della preda. Sono sottigliezze tecniche però ad oggi, sono veramente poche le canne da maniè veramente di livello tanto che alcuni dei migliori angler che io conosca usano attrezzi personalizzati nati da blank non commerciali.

Il problema e che fatta eccezione debita, non esistono in giro molte persone in grado di disegnare una canna da maniè che non sia un attrezzo da spinning irrigidito e la canna di Portrat , per questa ragione rappresenta la punta di diamante di tutto il movimento. Con i lucci più grossi infatti abbiamo assistito a salti tremendi proprio sotto la barca ed è chiaro che in queste occasioni la tenuta dell'allamatura è ad alto rischio.
Terzo aspetto è dato dalla scelta delle ancorette perché troppe volte ancorette troppo rigide si sono dimostrate poco utili per i nostri scopi e, ancora più spesso, troppo piccole per la bocca di un luccio…vero. Dal mio punto di vista esistono tre marche in grado di offrire ancorette adatte e di qualità assoluta: Owner, VMC e Fox International.
Rig per il pike vai con l'acciaio!
Le montature da luccio sono solo “dimensionalmente” maggiori di quelle che usiamo per la sandra o il persico reale mentre per il resto sono esattamente identiche. I braccetti delle ancorette sono ovviamente in acciaio, mentre con gli altri predatori possono essere in dyneema e l'intero rig è collegato ad un cavetto. La lunghezza del cavetto deve essere abbondante, anche 40 centimetri e lo stesso deve essere flessibile al massimo per garantire naturalezza dell'esca.
La preparazione del cavetto è quindi importante perché la scelta dei materiali impatterà sulle prestazioni del nostro finale e sulla sua mobilità.
Per questa ragione voglio proporvi un materiale che risulta facile da lavorare e permette di disporre di ottimi cavetti della lunghezza voluta. Il materiale più comodo che ho imparato a conoscere è prodotto dalla Tecnipeche, una azienda francese da sempre molto attenta al settore dei carnassier. E' infatti disponibile un filamento di materiale composito inattaccabile dai denti del luccio e che è facile da annodare e da trattare come se fosse un normale dyneema.
L'ho trovato assolutamente comodo da impiegare sia per preparare cavetti dal legare alla lenza madre attraverso una piccola ma affidabile girella, sia per annodare le ancorette alla gabbietta della montatura. Mi affido alle immagini fotografiche per spiegare meglio questo prodotto…disponibile in vari libbraggi ed in comode bobine da 10 metri. |