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Bolentino d'altura: all'ancora o in deriva
di Andrea Lia www.andrealia.it

Pescare ancorati oppure in deriva? Questo è il grande dubbio di chi affronta per le prime volte il bolentino d'altura. La scelta è soprattutto questione di preferenze personali, anche se ogni regione d'Italia vanta tradizioni migliori nell'uno o nell'altro sistema. Quale dei due renda meglio in assoluto non si può dire, ma certamente entrambi richiedono una buona padronanza della barca, delle manovre e delle strumentazioni elettroniche.

Il bolentino di profondità permette di catturare pesci pregiati, spesso molti e non raramente anche grandi, in qualsiasi stagione dell'anno. In più, se consideriamo l'aspetto strettamente legato alla tecnica di pesca, cioè lenze, inneschi, ferrate e recupero dei pesci, si può tutto sommato considerare un sistema abbastanza semplice.Eppure i grandi risultati non sono alla portata di tutti.

Il primo problema è l'aspetto economico: fra mulinelli elettrici, lampade stroboscopiche, ecoscandagli potentissimi e accessori vari, bisogna essere disposti a spendere qualche migliaio di euro. Inoltre le poste buone sono quasi sempre a molte decine di miglia dal porto, per cui anche l'incidenza del carburante ha il suo peso. Comunque, ovviamente, non è certo sufficiente essere disposti a investire il denaro necessario ad attrezzatura e carburante, per assicurarsi pescate da sogno.

La grande differenza fra chi pesca tanto e chi osserva invidioso, sta sostanzialmente nella millimetrica conoscenza dei fondali sui quali calare le lenze, e nel metodo con il quale affrontarli a seconda delle circostanze. Non si tratta di scegliere la lenza micidiale o un'esca irresistibile, il segreto è tutto nel portare la barca esattamente sui pesci. Davvero, l'arma vincente di questo sistema di pesca è praticamente solo questa. Il resto sono dettagli.

All'ancora
E per ottenere questo risultato esistono due sistemi ben distinti, che dividono i pescatori di bolentino d'altura in due diverse scuole di pensiero: quelli che preferiscono pescare in deriva e quelli che invece pescano dalla barca ancorata. Entrambe le tecniche presentano vantaggi propri e difficoltà intrinseche, richiedono capacità diverse e soprattutto una grande pratica e familiarità. Ecco perché ogni pescatore ha la sua preferenza, ed è piuttosto restio a cambiare metodo.

Se si decide di pescare ancorati bisogna procurarsi innanzitutto un'ancora a rampino con marre tenere, di quelle che se rimangono incagliate fra le rocce possono venire raddrizzare per liberarsi. In pratica, se ci si accorge che il rampino è incagliato, si procede con la barca a bassa velocità aumentando progressivamente la trazione sulla cima, finchè le marre si raddrizzano e quidi l'ancora può essere salpata. Il rampino deve essere armato con qualche metro di catena e con una cima lunga quasi il doppio della profondità sulla quale si intende calare. Per chi non è abituato a ragionare in questi termini, già il fatto di dover imbarcare anche sei o settecento metri di cima può sembrare scoraggiante.

Quanto al tipo di cima, in molti preferiscono quella arancione galleggiante, più facile da recuperare nell'azione del salpaggio, anche se un po' meno efficace in quanto a tenuta dell'ancora sul fondo. Altri invece preferiscono un sagolino sottile, di resistenza appena sufficiente a tenere l'ormeggio, che ha il vantaggio di occupare poco posto e offrire poco attrito alla corrente. Oltre ad ancora e cima è poi indispensabile il pallone, cioè un parabordo sferico equipaggiato di largo un ampio anello inox, che ha la funzione di salpare l'ancora da quelle profondità abissali. Una volta che si dispone di tutto il necessario si può procedere all'operazione dell'ancoraggio. Si tenga ben presente che questo dev'essere precisissimo, si deve essere capaci di fermare la barca esattamente sulla scarpata buona.

Il margine di errore consentito è di soli pochi metri. E ancorarsi a trecento o quattrocento metri di fondo, alle prese con vento o corrente, è un'impresa tutt'altro che semplice. Un errore di cinquanta metri potrebbe rendere nulla la giornata di pesca. Quindi se ci si rende conto di averlo commesso bisogna essere pronti a ripetere tutta l'operazione, cosa che porta via certamente più di mezz'ora anche a chi è molto pratico.

Senza contare poi che, anche se l'ormeggio è stato perfetto, la barca si ferma esattamente nel punto cercato e i pesci cominciano a mangiare, esiste sempre la possibilità che nel corso della giornata la corrente cambi la sua direzione. E quindi, con qualche centinaio di metri di cima in mare, ci si ritrovi a calare le lenze ben lontano dalla zona iniziale. Le abboccate smettono e bisogna rifare tutto da capo. E chi non ha mai provato, sappia che salpare e calare un'ancora su un fondale roccioso, a più di due o trecento metri di profondità, non è affare da principianti. Se poi si alza qualche onda e il vento diventa teso, si rischia di andare incontro a imprevisti di vario genere, anche piuttosto pericolosi.

Ora, dopo aver preso in esame le difficoltà di questo metodo, resta da parlare dei vantaggi. Il motivo dell' efficacia del sistema sta nel fatto che si può riuscire a calare e salpare tre o quattro canne contemporaneamente, senza tempi morti, nel bel mezzo di un branco di occhioni affamati. Bene, se la giornata è di quelle buone, e l'ancoraggio è eseguito con cura e ben riuscito, i risultati possono essere davvero sorprendenti.

Tanto che spesso si è costretti a smettere di pescare prima del previsto per evitare di imbarcare una quantità esagerata di pesci. Altro grande vantaggio del pescare ancorati è che nelle giornate giuste, una volta eseguita bene la difficile operazione dell'ancoraggio, il resto della pescata si fa in completo relax, non rimane che calare le lenze e salpare i pesci. E volendo, contemporaneamente si può anche calare una canna a tonni… non si sa mai.

L'uso del pallone
Ecco una guida passo per passo su come salpare l'ancora da grandi profondità con l'uso del pallone.

  1. la barca è ancorata, solitamente da una bitta di prua.
  2. Quando si decide di salpare, bisogna passare la cima a una bitta di poppa, e inserire nella cima l'anello d'acciaio che porta il pallone, in modo che la cima possa scorrere dentro l'anello.
  3. Si mette in moto e si comincia ad avanzare a velocità moderata. L'ancora sale, tirata verticalmente dalla resistenza del pallone.
  4. L'ancora si incastra nell'anello, e si vede il pallone che comincia ad essere trascinato, saltando sull'acqua.
  5. Si ferma la barca, e il peso della catena tiene l'ancora in posizione nell'anello, il tutto è tenuto a galla dal pallone. Si volge la prua verso il pallone e procedendo molto lentamente si comincia a recuperare la cima in bando.

O in deriva
Il sistema di pesca con la barca in deriva è sostanzialmente piuttosto diverso da quello appena visto. L'impegno richiesto è più costante, ma le possibilità di errore sono molto limitate, nel senso che ogni calata ha una storia a sé, e quindi anche se una risulta sbagliata, in pochi minuti si può essere di nuovo in pesca. Ecco come si procede. Una volta arrivati sulla zona conosciuta come buona, bisogna per prima cosa fermare la barca e valutare con precisione la sua direzione e velocità di scarroccio o deriva. Il sistema più semplice è quello di far segnare al plotter una traccia, per qualche minuto, mentre siamo a motore spento, magari preparando e innescando i nostri terminali. Questa traccia rappresenta la nostra direzione di deriva, quindi non resta che memorizzarla e possiamo cominciare a pescare.

Ora, procedendo col motore al minimo sul ciglio delle scarpate si tiene l'occhio fisso sull'ecoscandaglio, finchè non si individua chiaramente un bel branco di pesci, oppure una ripidissima caduta, o qualche altro segnale particolarmente interessante. Fissato il target, non bisogna però calarci la lenza immediatamente sopra, a meno di essere in una giornata di calma piatta e zero corrente. Bisogna invece risalire, secondo la rotta di deriva che avevamo precedentemente memorizzato, di uno spazio variabile a seconda della profondità e della velocità di deriva. In modo da dare alla lenza il tempo di calare sul fondo, per arrivarci centrando esattamente il punto che avevamo ritenuto interessante, o meglio poco prima.

Certo, a parole questa operazione sembra molto complessa, ma di fatto basta un po' di pratica e un po' di confidenza con la strumentazione elettronica, per far diventare il tutto abbastanza automatico. Durante tutta la calata e in particolare durante l'azione di pesca è assolutamente fondamentale che lo skipper mantenga costantemente la lenza ben a piombo sotto la barca, tramite adeguati colpi di motore. Diversamente, se la lenza assume un'angolazione eccessiva, su zone rocciose ripide è quasi inevitabile restare incagliati col terminale fra i sassi. Quindi appena la lenza arriva sul fondo bisogna immediatamente mettere in tensione, l'ideale è mantenere sempre il piombo che tocca e non tocca; si aspetta qualche minuto, o qualche secondo, e se tutto è stato fatto bene le abboccate dovrebbero arrivare. In caso contrario, poco male.

Si salpa e si ritenta, nello stesso posto oppure altrove, ripetendo esattamente il procedimento di prima. In tutti i casi abbiamo perso solo qualche minuto. Nel caso fortunato in cui i pesci mangino già alla prima calata, il sistema non cambia. Si cala, si aspettano le tocche, si recupera il pesce, e poi bisogna di solito comunque ridare motore e risalire la corrente, fino al punto buono e un po' più in su, per calare di nuovo. Insomma si fanno una, due calate al massimo, e poi bisogna risalire e ricercare il posto buono, ogni volta col rischio di sbagliare la valutazione della corrente e quindi fare una calata a vuoto. E' evidente che questo metodo sottopone lo skipper a un lavoro costante durante l'intera giornata, sia per ricercare il posto ogni volta, che per mantenere la lenza sempre ben a piombo.

E anche ai pescatori è richiesta un'attenzione maggiore, per mantenere sempre il terminale a contatto del fondo, ma senza farcelo strisciare sopra. Quindi è necessario recuperare e cedere lenza in continuazione, per aggiustare la profondità di lavoro in base allo spostamento della barca. Altro aspetto sfavorevole è che, anche una volta individuato il branco, è assolutamente sconsigliabile calare più di due canne contemporaneamente: la barca è in movimento e già mantenere due lenze sulla perpendicolare (o quasi) è compito impegnativo. Osare oltre porta a rischiare grovigli mostruosi. Inoltre i tempi morti dovuti alle continue risalite per ritrovarsi a calare sul punto buono, sono molto lunghi, quindi è molto minore sia il numero delle lenze in acqua che il loro tempo di pesca effettivo.

Il confronto
In una giornata di quelle favorevoli, chi pesca ancorato (se fa tutto nel modo giusto) può prendere molti più pesci di chi pesca a scarroccio. Per contro però, nelle giornate difficili, in cui i pesci mangiano poco, oppure è difficile individuare bei branchi compatti, per chi pesca all'ancora il rischio del cappotto quasi totale è veramente concreto.

Mentre pescando in deriva si tenta ora qui, ora là, se non mangiano ci si sposta in un attimo, e qualche pesce, alla fine della giornata, si riesce sempre a trovarlo. Ecco la vera differenza fra i due sistemi: all'ancora si possono fare pescare memorabili in termini di quantità, ma è anche possibile avere giornate del tutto negative. Pescando in deriva al contrario i risultati sono più costanti, qualcosa si riesce sempre a prendere. Basta non essere invidiosi i giorni in cui gli altri prendono di più.


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