
Attacco al luccio. Siete pronti?
Roberto Cazzola
Ultimamente il luccio, presso gli appassionati di spinning, sta vivendo una seconda “giovinezza”. Alla carenza, sempre in crescendo, degli esemplari autoctoni, risponde l'immissione, a volte cospicua, dei verdoni dell'Est. Fino anche punto sia giusto tutto ciò è ancora da vedersi. Ma, intanto, quello che io considero il più bel pesce d'acqua dolce, diventa insidiabile da parte di tutti. E questo è senz'altro un tassello positivo.
Bene, allora partiamo all'attacco?? Ma, siamo veramente pronti??
Innanzitutto è buona regola separare per bene i tre spot principali che interessano la nostra “tigre”: laghi, fiumi e canali/rogge. La strategie vincenti sono molto diverse a seconda del posto scelto. E pure le attrezzature.
Una componente deve però coercitivamente rimanere fissa in ogni dove: il CAVETTO. Fra le tante cose stupide che si fanno andando a pesca, quella di andare a lucci senza la suddetta protezione è una delle primissime in classifica! Perdere un pesce straordinario per la faciloneria mista ad incoscienza, di non voler impiegare un accessorio tanto indispensabile, è davvero da lesionisti oltre che da veri incompetenti. Tra l'altro, oltre a perdere un pesce, si corre pure il rischio di mandarlo a morire con l'artificiale in bocca.
Tornando all'attacco al luccio, passiamo in rassegna, schematicamente, le armi più indicate. CANNA
- Fiume/lago da riva: lunghezza, da 2,50 m. A 2,80 m.. azione NO-ANGLE, buona rapidità, possibilità di lancio da 20 ad 80/100 grammi effettivi. Non stupitevi di tali indicazioni, perché in tutte le parti del mondo si è dimostrato che così facendo non si esagera affatto...
- Lago/laghetto dalla barca: lunghezza 1,90/2,20, azione NO-ANGLE, rapidità alta, range di lancio 20/80-100 grammi.
- Rogge e canali: lunghezza intorno ai 2,50 metri, azione NO-ANGLE, rapidità alta, range di lancio 10/50 grammi.
MULINELLO
Solido e scorrevole, serie 4.000
LENZA
Meglio senz'altro un buon trecciato che tenga attorno alle 30 libbre (una quindicina di chili). I migliori sono il Power Pro ed il Tuf line.
ARTIFICIALI
Non ne servono tanti. Anche se in verità cambiare è bello...
In posti ampi (fiumi e laghi) le dimensioni, a torta finita, risultano il miglior “setaccio”: non soltanto attirano i lucci di grossa taglia, facendo scattare in essi l'istinto predatorio al massimo livello. In più, permettono uno sgancio facilitato degli esemplari medio/piccoli. Certo a volte capita di prenderne anche con esche di medie proporzioni, ma la statistica, dove ce ne sono tanti, parla piuttosto chiaramente... Minnows innanzitutto, snodati o non. Ma anche sottospecie di quelli, tipo grossi cranks o deep-divers, in pratica quelli con la paletta “diritta” sull'asse, il cui recupero permette di esplorare le probabili tane ad una certa profondità.
Siliconici a piacere: ce ne sono di ottimi anche a prezzo non esorbitante: facili da reperire e funzionanti a dovere, come gli shads ed i grubs. Poi, naturalmente, i jerks. Questi ultimi, recuperati... jerkando (con cadenzati e netti strappi) possono smuovere anche esemplari di una certa stazza, notoriamente molto pigri. Similare recupero anche con i grossi lipless italiani.
Altro discorso per canali e rogge. Da dimenticare gli artificiali che siamo soliti vedere nelle foto degli “anglers” d'Oltreoceano, quando non inglesi o scandinavi: le loro acque ed i pesci che le popolano sono tutt'altra cosa rispetto a quello che possiamo trovare da noi... In posti ristretti tornano in auge i rotanti ed i tandem. Per molti si tratta di esche dimenticate, ma i lucci la pensano diversamente. Ottimi anche gli spinner-baits (a patto di non esagerare con le dimensioni) ed i soliti minnows.
Fra questi ultimi, in tali piccole ma emozionantissime acque, si rivelano vincenti i modelli galleggianti, non soltanto perché i livello presente è basso, ma anche per la stessa pratica di pesca. A volte, infatti, è utilissimo far derivare il pesciotto di modo che possa andare a scodinzolare nel punti più nascosti e più redditizi. E proprio in questi casi la galleggiabilità potrebbe risultare l'asso nella manica. STRATEGIA AUTUNNALE
Le armi ci sono, i posti li conosciamo (!?), non resta che andare a pescare. L'Autunno ci può riservare davvero giornate indimenticabili. Anzi, “ore” indimenticabili. L'esocide, che per l'occasione, vista la massiccia presente della stirpe orientale, chiameremo “leopardo delle acque dolci” – visto che le “tigri”, cioè gli autoctoni, sono alla frutta – è un animale molto particolare. Può trascorrere intere settimane completamente rintanato, tanto da far pensare alla sua scomparsa dal posto battuto.
Oppure può, di colpo, farsi vedere con diversi esemplari che, lo sa Gesù Cristo perché, si lanciano su ogni artificiale che passi al loro cospetto. Ergo, la primissima regola (oltre a quella del cavetto a tutti i costi!!), è quella di avere molta pazienza: la preda è lunatica ma straordinariamente di... alta qualità. Vale la pena di sopportare qualche cappotto, in definitiva.... Appena dopo le piene autunnali, in fiumi e rogge le aspettative prendono forza: la convinzione che sia un momento buono ci aiuterà parecchio a tramutare in realtà le nostre speranze. Di posti più promettenti in assoluto non ne esistono: il becco può essere dappertutto...
Nei laghi il discorso può cambiare, questo sì, ma non di molto. Cambiano i punti da battere rispetto a qualche mese prima, anche se pure in queste acque il luccio è piuttosto ubiquitario. Sempre buone le legnaie, dove i nostri, al seguito del... resto degli abitanti pinnuti dei bacini grandi e piccoli, prima o poi vanno a... trascorrere le vacanze autunnali.
Un consiglietto per finire. Sembrerà banale, ma per prendere lucci occorre seguire la minutaglia. Ma... lo spinningofilo che ne sa di alborelle, scardole, gardons?? Ebbene, cari lanciatori, chiedete a chi pesca regolarmente tali specie: vi indirizzerò dritto dritto verso il “leopardo”.
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