
Carpodromi d'inverno, piccoli, ma importanti accorgimenti
di Massimo Zelli Con un inizio traballante e stentato: prima freddissimo, poi caldo e belle giornate, poi neve e pioggia, adesso possiamo dirlo senza nasconderci che l'inverno è arrivato anche quest'anno con tutto quello che comporta. I fiumi restano appannaggio degli "hardcore" della passata disposti a sfidare freddo acque ghiacciate e pesci più che mai svogliati per cercare il cavedano o il barbo dell'anno.
Per chi non si sente di rischiare il cappotto e prendere un sacco di freddo ci sono però le più comode cave o laghetti.
Sgombrate la testa da ogni pensiero di facile pescata, siamo in inverno e se con il natale tutti diventano più buoni l'eccezione che non conferma la regola la fanno i nostri amici "pinne e squame" dandoci prova di come anche loro possano essere veramente difficili... di gusti.
Il tasso tecnico della pescata si alza, non abbiamo più pesce a tutte le profondità, disposto ad aggredire l'esca presentata in modo più o meno accettabile: i branchi si localizzano in zone precise e sono molto statici in genere allontanandosi dalle sponde e dalle acque più basse (e fredde).
La pesca a roubasienne è l'approccio più indicato per un periodo dell'anno in cui la precisione non è solo necessaria ma indispensabile. Potremmo considerare anche una pesca classica all'inglese alla maniera "british" data da piccoli waggler (insert o bodied insert al massimo da 2+1) vorrei però glissare l'argomento perché seppur attraente come variante tecnica è tutto fuorché una pesca alla portata di tutti dato che le difficoltà riscontrabili con la roubaisienne si moltiplicano non poco.
La pesca con la lunga francese andrà impostata alla massima lunghezza possibile per cercare di arrivare sui pesci che come appurato tendono a concentrarsi in acque con maggior fondale ed a limitare i movimenti: non è una regola generale, ma piuttosto un stima della maggioranza delle situazioni da me verificate in questi anni. Dobbiamo pescare più fine del solito con terminali molto spesso sotto il dieci, lenze leggere e lettura della mangiata sul filo del millimetro: le starate sono infinitesimali e le affondate, che sono solo accenni di presenza, sono da cogliere con il massimo dell'attenzione. Il pesce è molto fermo ed è per questo che dobbiamo cercare di stimolarne l'aggressività con dei movimenti dell'esca lievi e misurati. La francese a innesti, offre ampio spazio alla fantasia in questo caso dando praticamente la possibilità di "guidare" l'esca sia verticalmente sia orizzontalmente. Tutto questo va preso con le dovute cautele, i movimenti nella pesca estiva sono lunghi e trascinati con un certo brio: verticalmente si alternano lenti richiami verticali per poi lasciare che la lenza cali seguendo la sua curva naturale; in inverno il pesce rallenta i ritmi e per quanto naturale possa essere una calata libera dell'esca non può essere altro che una nota stonata agli occhi del pesce in un paesaggio subacqueo in cui tutto si muove al rallenty.
Naturalezza infatti vuol dire questo: intonarsi alla situazione con il tipo di presentazione. Non avrebbe senso prodursi in lunghe e fini spalliate, sarebbe un inutile spreco di piombo: l'invito verticale sarebbe forse accettabile ma quello orizzontale perderebbe d'efficacia con delle leziose (e non necessarie) oscillazioni della lenza. Oltretutto su lenze leggere, la segnalazione dell'abboccata che è gia di per se flebile per motivi fisiologici legati al metabolismo dei pesci, andrebbe dispersa sull'elasticità della curva di pallini passando all'antenna forse un quarto delle mangiate che si verificano.
A questo proposito è opportuno parlare del galleggiante, consigliandovi da subito di lasciare a casa il solito modello da carpodromo: in questo periodo c'è bisogno di molto controllo sulla lenza e di una grande sensibilità sull'invito, sulle mangiate in starata e soprattutto nel rallentamento dell'entrata in pesca, ragioni sufficienti a farci scegliere un galleggiante a doppio bulbo. Questi modelli ampiamente usati nella pesca agonistica in situazioni difficili ed acque ferme mostrano di avere una marcia in più quanto a sensibilità, avendo una deriva molto lunga che ha il duplice effetto di esercitare un maggior controllo sulla lenza negli spostamenti laterali e verticali ed allo stesso tempo una maggiore efficacia nel trasmettere il segnale, amplificando spostamenti piccoli a carico del terminale. Le prede tipiche sono in prevalenza carpe e carassi con poche eccezioni, ne discende che la lenza deve essere congeniata sulle loro esigenze e quindi direi che partire con una semplice e classica bulk più "plomb de touche" per dirla alla francese è una scelta azzeccata. Il bulk è del 10 o dell'11 a 30 cm dall'asola, su quest'ultima poniamo un pallino "di lettura" del 12 sufficiente alla taratura del secondo bulbo del galleggiante. In questo modo siamo maggiormente in grado di scorgere meglio i movimenti verticali che non sono più a carico del bulk secco (e quindi visibili molto in affondata ma molto poco in starata) ma a carico dell'unico pallino a 25 cm dall'amo.
Grammature come 4x12, 4x14 vanno prese come riferimenti massimi: controllare i tempi di discesa per scorgere eventuali ritardi nell'entrata in pesca è molto più semplice con lenze di un peso maggiore ma la naturalezza nell'ultimo tratto di calata ne perde e quindi riserviamo pesi sopra al mezzo grammo per quei giorni in cui il pesce è più attivo. Io amo particolarmente la pesca nelle cave in questo periodo per diversi motivi: la particolare scaltrezza e apatia degli esemplari è uno ma un altro è il fatto di poter usare canne da bianco senza correre nessun rischio e quindi amplificando la poesia e la bellezza di una pesca fine e delicata senza ucciderla necessariamente con l'uso di una canna greve e poco piacevole. Un elastico da 1 ben tirato oppure un 1.2 lasciato un po' più lasco, sono misure che ben si adattano al periodo: il volume di catture, per quanto bravi si può essere, non è mai elevato in inverno ed il fatto che non c'è quindi bisogno di accorciare i tempi di cattura gioca a nostro favore. Io personalmente preferisco elastici dal diametro più basso, abbastanza tirati, piuttosto che elastici più duri ma più lasciati più lenti.
Questa è una convinzione legata al fatto che limitare la fuga iniziale del pesce e quindi la velocità che può prendere, ci da quel piccolo vantaggio tale da fermare la preda sotto la canna (se non è enorme) consentendoci allo stesso tempo di sfruttare al massimo le possibilità di lenze molto fini. Anche gli esemplari più grossi, con un po' di pazienza, possono essere portati a guadino, dato che il freddo ne riduce la vitalità. I terminali di solito 0.08-010, associati ad ami tra il 18 e il 22, sono consoni ad essere usati su attrezzi leggeri.
Alla fine, la pescata, si rivela più impegnativa di quello che da fuori potrebbe sembrare, ed è proprio questo il bello.
Ovviamente, per rendere più piacevole il tutto, l'ambiente va scelto con cura: io adoro le ex cave curate in maniera tale da consentire un eterogeneità di fauna e soprattutto un ambiente circostante confortevole, ma il più vicino possibile ad una condizione naturale. I carpodromi definiti come tali, non offrono lo stesso livello tecnico, pur essendo magari più pescosi, ma soprattutto danno un idea troppo artificiale della pesca che raffredda un po' il contesto… in inverno capirete di sicuro che non è il massimo (ah ah ah … ho fatto la battuta), ma se proprio non c'è di meglio nei paraggi, sono l'ideale per trascorrere qualche ora in completo relax, potendo nel frattempo fare allenamento in attesa della bella stagione per andare a scovare ben più nobili e selvatici pesci.
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