
Inaspettati predatori
di Sabino Civita
Quella appena passata è stata una lunga estate più o meno calda. In ogni caso troppo “calda” per il Ticino del basso corso, con poca acqua e troppo pochi pesci disposti a farsi allamare, e non solo a ledgering. Bisognava individuare i posti in cui l'acqua era più ossigenata e fresca, andarseli a cercare i pesci al di fuori dei soliti spot normalmente pescosi e diventati ora improvvisamente sterili. Io volevo i miei consueti barbi estivi del Ticino, di piccola e media taglia, ma aggressivi e veramente tanti, e così sono andato a cercarmeli. E invece ho trovato … ma non anticipiamo le cose, vi racconterò di una sessione di ledgering abbastanza diversa dal solito.
Tra il dire e il fare…
Mi ero scelto una spiaggetta di fronte ad una prismata recentemente rimessa in sesto, che ha creato un lento digradare del livello del fiume fino ad una decina di metri dalla prismata stessa, dove il fondale cala precipitosamente e di molti metri, formando una corrente impetuosa, impossibile da gestire anche con 150 grammi di feeder. Ci avevo già provato, da quella prismata, ma il feeder non riusciva neanche a raggiungere il fondo, per quanto pesante pescassi, anche lanciando nella parte meno tumultuosa, buona parte del filo restava nella corrente più forte, e trascinava con sé il feeder.
La mia intenzione, grazie a lanci lunghi dalla spiaggetta nella riva opposta, era quella di andare a raggiungere una zona di corrente ben ossigenata, dove speravo si fossero radunati i miei cari barbi dati per dispersi, facendo però dragare il filo il meno possibile nella corrente più forte, utilizzando una canna abbastanza potente per poter lanciare 70-90 grammi di peso ad almeno 40-50 metri di distanza. Avrei poi messo in bobina del sottile trecciatino dello 0.10 per assicurarmi una ancora minore resistenza idrodinamica della lenza, sfruttando così la rigidità e la tenuta del trecciato per vedere meglio le abboccate e forzare il lancio a quella distanza di pesca. Come ragionamento fila, direte voi. Certo, sarebbe solo bastato che i barbi collaborassero. E invece …
Aspi e canoe
Dopo qualche lancio di assestamento, per trovare la distanza e scegliere il giusto peso dell'open end da utilizzare (e la mia pensata si rivela giusta, bastano 70 grammi per stare sul fondo), entro in pesca. Finale di circa 80 cm dello 0.14, amo del 16 a filo medio, due bigattini, pastura al formaggio e pesce, son quasi sicuro di non fallire. E infatti, una bella mangiata arriva subito, con immediato rilascio del filo. Recupero la lenza in bando, do una ferratina “di sicurezza” e porto a guadino un barbetto sui tre etti. “Bene”, gli dico, “Adesso vai a chiamare papà, o almeno il fratello grande”.
Ormai fiduciosissimo e contento della mia tattica rilancio e, niente, per una buona mezz'ora e diversi lanci il tip della mia canna rimane fermo e tranquillo. Comincio ad effettuare degli “inviti” sulla lenza, richiami di filo per vedere se ci danno sull'esca in movimento, il feeder si alza dal fondo e subito la lenza viene trascinata la corrente. Immediatamente la tipica scossa elettrica di una mangiata. Ferro, recupero e il mio guadino si trova ad accogliere un aspio. Nessuna sorpresa, ancorché prediligano cibarsi e cacciare negli strati superficiali, mi è già capitato di prenderne a ledgering, anche se più spesso capita che abbocchino col pasturatore in calata subito dopo il lancio.
Intanto un canoista che risale la corrente si avvicina pericolosamente al mio filo, gli urlo di stare attento lui si guarda intorno, ma è troppo tardi, il trecciatino fortunatamente non si scompone, il canoista “fa manovra”, si sgancia, io comincio a recuperare filo e … c'è un pesce, un altro aspio, più o meno delle stesse dimensioni del primo.
Iridee
Ok, allora oggi va così. Slamo il pesce, e smonto il feeder, mettendone uno più leggero, da due once, allungo il finale a più di un metro lancio e ogni tanto faccio un invito, facendo saltellare sul fondo il feeder, aspettandomi un altro aspio. Mangiata secca, e mentre recupero mi dico che non è un aspio e non è neanche un barbo, da come combatte sembra una trota. E' una iridea, infatti, con ogni probabilità - viste le dimensioni - una sopravvissuta fra quelle immesse all'apertura. Poi un altro aspio, e un'altra iridea, praticamente gemella della prima… a fine mattinata, posso contare sei aspiotti e due iridee, oltre al barbo solitario. Certo non voglio dirvi “per pescare trote e aspi a ledgering fate così”, la tattica di pescare a scorrere con numerosi inviti ha pagato questa volta, ma non ne farei una regola. Tentare, però, non nuoce. Se vi capita provateci anche voi, e fatemi sapere.
Post scriptum
A proposito di predatori. Mentre mi accingevo a finire queste righe Mauri di Gorgonzola, un amico e collega ledgeringofilo mi ha informato di una bella pescata in Adda. Ciprinidi a method in quantità, e fin qui nulla di strano. Lo strano però è che, in mezzo a tutto quel “bianco”, Mauri ha preso anche un bel luccio. Regolarmente allamato in fil di labbra, per giunta!
Dopo quello di Gionata a carpfishing, ci mancava giusto un luccio a ledgering… |
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