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LA DANZA DEL FIUME,  Quando i suonatori...
Di Jader Lazzari

Da qualche giorno sognavo una giornatina di pace on the river e lo squillo provvidenziale di Gionata mi accelerò le visioni del giorno dopo. Strana ed intrigante l'avventura che si prospettava, un mix agrodolce a metà fra un festino di liceali ed una lezione di Master alla Bocconi. Il teatro dell'evento era l'aula magna della facoltà di Pesca Applicata: il Po a Cremona.

Giovedi mattina alle 8, in centro a Spinadesco, un capannello anomalo di persone si radunano, nell'apparente oblio di un paesino immerso in un normale giorno lavorativo, una sporca dozzina di bastiancontrari vestiti a festa, divise, felpe, cappellini e colori della propria casata, si accingono a passare una originale giornata di pesca. Il serpentone di macchine raggiunge la sponda del Po in città a Cremona, sotto la zona camping. A valle si piazzano due colonne viventi della pesca agonistica italiana, Milo e Ballabeni, sopra di loro un gruppetto di amici locali. Tecnica bolognese.

Cento metri a monte si sistemano, in un clima di festa generale, l'icona vivente del ledgering nazionale, Mario Molinari e l'amico Sabino Civita, presidente dell'LBF Italia, un gruppo che sta facendo di questa tecnica una nuova bandiera nella panoramica dell'associazionismo piscatorio. Al seguito del gruppo, un'altra decina di persone dell'LBF, amici che più di una volta si sono già incontrati per stare insieme e condividere le esperienze di pesca, in barba ai chilometri masticati dai più temerari... Bologna, Cremona, Lodi, Milano, Pavia, Pisa... sono oggi rappresentate... senza dimenticare che Gionata è partito da Forte dei Marmi... il fiume presenta un fondale piuttosto scarsino ed il gruppo dell'LBF si sposta a Spinadesco, subito a valle della confluenza Adda - Po, che raggiungerò poi nel pomeriggio.

Si fermano Molinari e Sabino, quest'ultimo, protagonista di un servizio fotografico per la rivista “Pescare” sotto l'occhio dell'obiettivo di Gionata, del resto oggi, l'evento, è proprio nato dai servizi fotografici organizzati in simultanea dal Direttore di POL: uno con Sabino a ledgering, uno a bolognese con Milo e Ballabeni ed un terzo con Enrico Mezzogori, rappresentante di Venturieri che si è messo proprio nel mezzo tra i due gruppi, il servizio a firma di Stefano Bastianacci uscirà sul numero di giugno di Pescare. Personalmente, l'occasione è ghiotta per osservare persone da sempre stimate, sia come pescatori che come uomini, avendoli già conosciuti in altre occasioni.

Torno alla coppia di campioni milanesi. Umberto ha bagnato 5 chili di pastura da fondo al formaggio, marroncina chiara ed a grana abbastanza fine con aggiunta di bigattini. Sia lui che Milo preparano due bolo strong di 7 metri da barbi con grammature da 5 e 6 grammi a pallini, su un fondale di circa  due metri scarsi. Retine con sassi pronte e una decina di “atomiche” volano giù nella prima mezz'ora fra i 15 ed i 20 metri da riva. Più fine Milo, più aggressivo Umberto per quanto concerne i diametri di nylon, 0,14 il primo, 0,18 il secondo.

Le prime catture sono sudate, qualche pesce comincia ad entrare in pastura, barbi dai 7-8 etti ai 2 chili... in un crescendo di ritmo e di semplicità di mangiate, fino al classico "un pesce al giro"... poi entrano le breme, scalzando il branco di barbi che si sposta ai margini della zona pasturata.... ed il ritmo diventa veramente da filmare,  si capisce proprio che l'amo è costretto a fare lo slalom tra i pesci. Credo che una nota azzeccata sia stata la scelta di Umberto nel tipo di grana e colore della pasta al formaggio, almeno per gradimento dimostrato dalle breme, cosa che forse la classica rossa a grana grossa avrebbe favorito gli amici baffuti.

Qualche aspio di contorno a ricordarci quando le acque del nostro Grande Fiume ospitavano altri pesci bianchi ormai spariti.... ma non possiamo mettere in discussione il fatto che nei nostri grandi fiumi c'è molto più pesce oggi che non dieci anni fa.

Vado a far due chiacchere con gli amici del feeder, intenti anche loro a divertirsi ed a discutere delle mille sfumature che compongono il nostro mondo. Scopro, o meglio riscopro, leggendolo da sempre, un Molinari che pur non essendo uomo di federazione, è incredibilmente proiettato in una dimensione di vita della pesca come raramente ho riscontrato in altre persone, confermando di conoscere meglio di tanti altri (che in federazione ricoprono compiti a tal proposito) quelli che sono i tanti mali e problemi della pesca in Italia. Chiusa la parentesi politica, ma non potendomi esimere visto il comune pensiero, ritorniamo tutti insieme da Milo e Ballabeni.

Ora il trio di star si diverte a ricordare i vari annedoti o episodi da ridere di almeno 15 anni di agonismo mondiale e, per un pirla qualsiasi come me, lontano anni luce da quel mondo, è possibile percepire quanto persone palesemente "arrivate" siano di una umanità e genuinità disarmante. Il buon Gionata surriscalda l'apparecchiatura fotografica, avendo validi motivi per una sequenza di click... quelli finali, di rito, del pescato in nassa prima di liberarlo, sono le 13 e 10, Gionata ritorna verso casa, 3 servizi fotografici in 4 ore… credo sia un record del mondo…

E' ormai pomeriggio, mentre chiudiamo per andare in zona panini, Umberto mi invita a fare un giro di giostra e la passata pulita si pianta in un labbrino dell'ultimo baffo da chilo e mezzo. Chiudo io la canna giusto per scrivere la parola "fine" nel migliore dei modi. Sono le due, un bar sulla statale, 4 panini e birre... e passano altre due ore parlando di mille cose, con Milo e Umberto, discutendo di quella canna, quel galleggiante... sto da re e vorrei parlare ancora per ore... ma la seconda parte della giornata con gli amici ci aspetta, li a Spinadesco. Arriviamo, io e Sabino, mescolandoci al gruppo danzante, in una rumba intensa fatta di strati di breme e qualche barbo.

Il tempo scuro non ci impressiona e l'acqua ormai avviata verso temperatura primaverili regala catture a tutti, negando però l'onore di guadinare pesci da record. Ormai si sa, le taglie extra large le torneremo a cacciare il prossimo autunno, a meno che non si utilizzino esche più selettive del classico bigattino. La splendida giornata volge al termine e gli ultimi tre superstiti, il sottoscritto, Luca di Pisa e Rico di Cremona, chiudiamo le canne sotto l'acqua che il buon Dio, almeno oggi, ha avuto l'occhio di risparmiarci.

Sono le 19, nel bar di Spinadesco parte un giro di campari e salatini, con le ultime battute sulla bella giornata passata. Per l'ennesima  volta , un normale giorno, un qualsiasi giovedì, si è trasformato in un evento da album dei ricordi ed il viaggio di ritorno verso Bologna, quei 160 chilometri di pensieri positivi, quel caffè all'autogrill immerso fra viaggiatori festanti dei giorni pasquali, mi hanno fatto sentire ancora come un felice marziano in un mondo di matti. Alle 21, chiusa la fedele carriola stanca in garage, scaricate le poche cose materiali, sono tornato a fare il marito ed il papà, distrutto e massacrato, ma meravigliosamente caricato di nuovo entusiasmo in attesa della prossima pescata. 

Grazie a tutti Voi.

 

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