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Splendida sandra
Il lucioperca è una realtà oramai consolidata in tante acque italiane e sta mietendo seguaci sempre più numerosi
di Roberto Ripamonti

Credo che un pesce su tutti sia la sintesi perfetta della tecnica del morto manovrato; il lucioperca. Non si tratta di un combattente potente e nemmeno eccessivamente furbo ma, tanti fattori la rendono una preda ambita e sognata da migliaia di appassionati. Una volta l'amico Olivier Portrat mi diceva queste profetiche parole…”….puoi pescare lucci, siluri e black ma una volta che hai conosciuto lo zander, difficilmente puoi rimanerne senza per troppi giorni…”

Parole che da sole descrivono il mio stato d'animo ogni volta che carico le mie canne e le esche in macchina e mi dirigo verso una delle zone di pesca che so contenere sandre e che si sono sempre dimostrate generose oppure, quando preparo la valigia e mi appresto a viaggiare verso quelle acque rumene o spagnole che hanno fatto scoppiare in me la febbre per questo splendido avversario.

La sandra o zander è una preda prestigiosa perché è essenzialmente bella e misteriosa, perché ha gli occhi che fissano il vuoto e sembrano quelli di un mostro da incubi ma, allo stesso tempo, è un predatore lunatico che spesso tradisce e per questo, la si desidera ancora di più. Negli ultimi 6 anni ho trascorso molto tempo a pescare sandre e credo di avere avuto la fortuna di portarne in barca alcune assolutamente stupende che, una vola apparse ci hanno fatto levare un grido di stupore.

Così è stato per l'ultima, di circa 6-7 kg che ho ferrato durante una breve gita in barca, quando la pesca era l'ultima delle mie priorità di quel giorno. Avevo appena montato un motore funzionante sulla mia vecchia Karolina Skiff (che sta andando in pensione) per cui dovevo provare se l'insieme funzionava oppure era destinato a lasciarmi in mezzo al fiume a remare (cosa avvenuta qualche volta tra l'altro..). Quindi giunto in una delle mie zone preferite avevo tirato fuori la mia fedele canna da maniè che, nonostante sia un prototipo sviluppato quasi per scherzo è ancora la meglio che ho provato fino ad oggi fatto qualche lancio. Come al solito quando si è a pesca e si ha poco tempo il primo perca era arrivato dopo meno di un metro di recupero e si era anche slamato senza darmi l'impressione di essere un record.

Quindi un secondo sui 2 kg era arrivato in barca al secondo lancio ed al terzo avevo sentito una bella botta sulla malcapitata scardola.
Questa volta si trattava di un pesce vero, di quelli che vanno verso la corrente e che scendono a valle decisi con veloci puntate. Ma quando si pesca senza assilli, si pesca bene e quindi la preda era arrivata fin sotto la barca facendomi fare un mezzo salto; una grande sandra, forse la più bella che avevo visto in quel tratto di fiume!

Messa in barca e fotografata con l'autoscatto (una salvezza ma anche una bella sfortuna non avere Pino o Mauro dietro la macchina) l'avevo poi liberata con mille precauzioni prima di dirmi ultra soddisfatto e pronto a tornare a casa. Una giornata splendida che mi ripagava delle cento altre volte in cui avevo sbattuto la testa contro il muro per sentire una piccola mangiata.

Mangiate delicate
La caratteristica più importante della pesca al lucioperca è nella delicatezza con cui attacca la nostra esca. Questo avviene 8 volte su 10 mentre nelle altre 2 occasioni, il nostro avversario perde le staffe ed attacca quasi fosse un luccio qualsiasi oppure un black bass. Da qui nasce la bellezza di una tecnica che è fatta di ricerca sul fondo, di sensibilità portata all'estremo e di delicatezza in ogni singola fase. La mangiata del perca avviene in vari momenti del recupero partendo dal preciso istante in cui l'esca tocca il fondale.

In questa occasione spesso capita di avvertire una aumentata pesantezza dell'esca a cui, dopo la ferrata, fa seguito una fuga mai troppo convinta. Spesso l'esca è attaccata durante le lunghe fasi di fermo dell'esca sul fondale, trucco questo che fa cadere in inganno molti predatori convinti di potersi lavorare il pranzo in massima tranquillità. Per questa ragione il recupero deve essere obbligatoriamente lento, ma che dico; lentissimo! In pratica, quando riterrete di andare già molto piano con gli spostamenti, in realtà state andando ancora troppo forte e se i perca non sono all'apice dell'aggressività, non vi sarà attacco.

Raramente, sebbene sia capitato anche questo, i lucioperca attaccano staccati dal fondo o peggio, verso la superficie per cui, tutto il recupero dovrà essere concentrato fin sotto la barca o i piedi perché può avvenire dopo un lungo inseguimento e studio. Allora conviene sfruttare ogni centimetro praticabile di recupero.

Finali leggeri
La pesca del perca è fatta di leggerezza e di attrezzi perfettamente dimensionati ma soprattutto, di inneschi misurati e di lanci precisi. Nelle giornate in cui l'attività è ridotta può essere molto difficile sentire le mangiate se non si dispone di ottimi attrezzi e di un perfetto bilanciamento tra canna, mulinello e treccia.


La mia scelta dell'ultima stagione è fatta di mulinello dimensione 2500 caricato con una treccia bianca da 018 mm di alta qualità (non una ricoperta) e di una delle canne disegnate da Olivier Portrat e modificata sul manico per le mie lunghezze di avambraccio. IN questo modo riesco a lavorare con 12 grammi anche in presenza di vento e se le condizioni sono veramente troppo perturbate, posso salire a 15 grammi con la chiara sensazione di ciò che sta accadendo sul fondale.

L'attacco spesso si manifesta con una leggera scarica oppure con quello che definiamo “tic…” sulla lenza, spesso impercettibile. Si risponde con una ferrata secca e ci si prepara a combattere questa splendida preda che, non è uno dei combattenti migliori che esistano. Ma le forme eleganti, la linea perfetta e l'occhio da predatore mortale fa passare tutto in secondo piano.

Una preda da trattare con i guanti
I lucioperca sono prede delicate che mal sopportano di rimanere troppo fuori dall'acqua per le foto di rito. Per questa ragione, maneggiamoli il meno possibile e quindi restituiamogli la libertà. E' vero che si tratta di un pesce dalle ottime carni ma se veramente amiamo la pesca, non dobbiamo uccidere queste splendide creature.

 

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