Surf casting
Nella schiuma
Di Andrea Lia www.andrealia.it
Col mare mosso i pesci si avvicinano alle spiagge. Vero. Ma individuare esattamente dove e quando non è facile. Inoltre la pesca fra le onde è tecnicamente complessa e richiede un'attrezzatura adeguata. Ecco perché spesso i risultati non arrivano. Vediamo insieme come evitare gli errori più gravi.
Per prendere dei bei pesci in Mediterraneo, ci vuole il mare mosso. Oppure, quando il mare è mosso si prendono pesci. Questo è vero, probabilmente, in termini statistici. Cioè se si prendono le due affermazioni come una valutazione delle migliori probabilità, non come una sicurezza. Chi ci ha provato, chi ci ha provato tante volte, sa perfettamente che “onde uguale pesci” non è un verità assoluta, che il mare mosso non è condizione assolutamente necessaria, né men che meno sufficiente, per garantire una bella pescata.
Capita decine, centinaia di volte, di essere sconfitti da un mare apparentemente perfetto. Questo perché, oltre al pur determinante fenomeno onde, a condizionare l'attività dei pesci concorrono mille altre cause. Pressione atmosferica, momento di marea, temperatura dell'acqua sono solo alcuni dei fenomeni a noi noti, che si sommano a decine di altre variabili sconosciute, che messe insieme costituiscono quel buon cinquanta per cento di casualità che deve sempre essere tenuto presente parlando di pesca. Tuttavia , per gli amanti della spiaggia, onde-pesci rimane un binomio dal fascino supremo. Proprio perché nasconde grandi possibilità di pesca dietro altrettanto grandi difficoltà tecnico/tattiche. Il che rende fragilissimo il confine fra il più triste dei cappotti e la pescata della vita.
Le fasi della mareggiata
Chissà quante volte, in mezzo a quelle maledette onde che non ci davano niente, abbiamo sfiorato una pescata memorabile. I pesci erano solo qualche decina di metri più in là, oppure erano appena passati, o sarebbero arrivati dieci minuti dopo il nostro abbandono. Non lo sapremo mai, ma probabilmente è successo. Perché se è vero che in mezzo alla schiuma ci sono i pesci, è altrettanto vero che non ci sono sempre e nemmeno dappertutto. La scelta del momento e del posto esatto sono determinanti e strettamente legate una all'altra. Nel senso che lo stesso spot può essere eccellente adesso e totalmente deserto dopo qualche ora, oppure il contrario, a seconda dell'evoluzione della mareggiata.
Vediamo un esempio, tanto per chiarire le idee di chi è alle prime armi. Siamo su una spiaggia lunga mezzo chilometro, che forma un golfo fra due promontori di roccia. Arriviamo un paio d'ore prima del tramonto, il vento soffia da poche ore forza quattro, angolato di quarantacinque gradi rispetto alla battigia, dalla nostra sinistra. Verso l'estremità destra della spiaggia, la più esposta, si alza un po' di schiuma, mentre a sinistra, sottovento, tutto è calmo. Decidiamo di posizionare le canne dove cominciano le onde. I frangenti sono a distanza accettabile, riusciamo a superarli con un lancio medio e prendiamo qualche pesce, un'orata, un paio di belle mormore. Il vento continua a soffiare e le onde crescono, i frangenti si allontanano, e davanti alla nostra postazione la schiuma imbianca almeno cento metri di mare.
Se la nostra tecnica e attrezzatura ce lo consentono, aumentando il piombo e correggendo i calamenti, adesso potremmo prendere qualche sarago e magari qualche spigola. Se invece non siamo preparati, cioè non abbiamo canne abbastanza potenti, zavorre sufficienti, e una tecnica di lancio adeguata, probabilmente a questo punto siamo già tagliati fuori. In tutti i casi però è fortemente possibile che dopo qualche altra ora di divertimento, nella posizione che abbiamo scelto comincino ad accumularsi alghe, tante, troppe, e la nostra azione di pesca diventi impossibile. Fine.
Comunque è andata bene, abbiamo affrontato tre fasi della mareggiata e ne abbiamo sfruttate due, abbiamo scelto bene ed eravamo attrezzati per ogni evenienza. Ma poteva andare diversamente. Vediamo. Stessa spiaggia, stesso giorno, ma arriviamo un paio d'ore dopo, il tramonto è gia passato ed è quasi buio. Intravediamo le righe di schiuma e decidiamo di posizionarci nello stesso posto del caso precedente. Ma ormai la mareggiata spinge forte, gli spike da centocinquanta li abbiamo lasciati a casa, e i piombi a nostra disposizione non tengono, la lenza scarroccia e i calamenti si aggrovigliano.
Pescare è impossibile. Senza aspettare oltre cambiamo posto, per cercare di stare in pesca all'altra estremità della spiaggia, sottovento al promontorio di sinistra. Qui il mare, adesso, sembra perfetto, niente alghe e una corrente abbordabile. Stiamo in pesca. Ma non prendiamo niente. Probabilmente perché la corrente, che pure ci sembra amica, in quella zona sta solo spazzolando il fondo, per depositare i detriti ( e con loro il cibo che richiama i pesci) più a valle, dove ormai non riusciamo più a pescare. Non c'è rimedio: cappotto. Ecco come la stessa mareggiata, nello stesso posto, può trasformarsi in una bella pescata oppure in un cappotto a causa di due soli, apparentemente piccoli, particolari: un paio d'ore d'anticipo e un paio di piombi a spike.
Questo ovviamente è solo un esempio, immaginato ma estremamente verosimile. E se ne possono trarre alcune interessanti conclusioni. Arrivare in spiaggia ben prima del buio, per visualizzare accuratamente le onde davanti a noi. La loro distanza da riva, la loro disposizione nei vari settori della spiaggia, l'eventuale presenza di alghe. Scegliere la postazione in base alle nostre valutazioni di queste osservazioni, tenendo sempre presenti sia la probabile evoluzione meteo per le ore a seguire che le nostre reali capacità. Dopodiché, convinzione. Nella maggior parte dei casi i pesci mangiano forte per intervalli di poche decine di minuti, poi smettono, magari per ore. E possono ancora ricominciare all'improvviso. Normalmente le migliori battute di pesca si risolvono in un paio di mezzore dense di catture, che galleggiano in mezzo a lunghi periodi morti.
Tecnica
Come abbiamo visto però, oltre ad intuito ed esperienza nel valutare le condizioni e le spiagge, anche la tecnica ha un suo peso considerevole. Se ciò è vero sempre, in particolare in caso di mare mosso il capitolo attrezzatura può essere quello che fa la differenza. Affrontare una mareggiata con una canna di potenza inadeguata per raggiungere la zona di mangianza, con piombi di insufficiente tenuta, o con calamenti che si aggrovigliano nella turbolenza, vuol dire andare incontro a un fallimento sicuro, oltre che a qualche ora di tortura psicofisica.
Per quanto riguarda l'attrezzatura principale, canne ripartite e mulinelli a tamburo rotante esprimono in queste condizioni il massimo delle loro potenzialità. Perché nascono appositamente per gestire potenze importanti e lanci lunghissimi, e non temono fili di diametro sostenuto. Attenzione però: richiedono tassativamente tecniche di lancio avanzate, un ground cast o un pendolare (e ben eseguiti) sono d'obbligo.
Lanci tecnici, canne ripartite e mulinelli rotanti sono un trinomio che non si può sciogliere. Montare su una canna a ripartizione un mulinello a tamburo fisso e lanciare da dietro le spalle è ridicolo e inefficace.
Chi non ha intenzione di affrontare rotanti e allenamenti deve assolutamente restare alle teleparaboliche. Il che comunque non deve sembrare un ripiego, è solo una questione di preferenze. Oggi esistono molte telescopiche perfettamente in grado di fronteggiare qualsiasi situazione, e di prestazioni di lancio così elevate che solo i più esperti pescatori riusciranno a sfruttare a fondo.
Ce ne vogliono un paio, di potenza intorno ai centosettanta o duecento grammi, e due mulinelli ad ampia bobina riempiti di nylon da venticinque centesimi di millimetro. Poi è indispensabile annodare al termine del filo di bobina uno shock leader robusto.
Una decina di metri di quaranta o cinquanta centesimi, a seconda della rigidezza della canna e della potenza personale. Poi vengono i piombi; per tenere nelle condizioni più dure bisogna avere a disposizione qualche piramide da centotrenta a centosettanta grammi, e degli spike da centocinquanta. Questi ultimi sono più adatti se è necessario lanciare a lunga distanza, ma hanno l'inconveniente che devono essere lasciati dove cadono, in quanto se si cerca trascinarli sul fondo i grappini si sganciano e la tenuta è praticamente annullata.
Le piramidi al contrario volano meno lontano, ma possono essere trainate per riposizionare la lenza a piacere e sondare diversi punti del fondo. Eccoci quindi all'argomento tecnicamente discusso: i calamenti. Ve ne propongo due, uno per il lancio lungo e uno per il sottoriva. Quando si tratta di arrivare davvero lontano e pescare fra le onde, la montatura veramente efficace è una sola. Piombo a spike e uno snodo tipo perlina-girella-perlina montato novanta centimetri sopra alla zavorra. Dallo snodo parte un solo braccio monoamo lungo da settanta a novanta centimetri. E un bait clip regolabile è posizionato nei pressi del piombo.
Per la pesca a media o corta distanza invece i braccioli è meglio che siano due, coi relativi snodi montati a quaranta e novanta centimetri dal piombo, che può essere una piramide. In entrambe le soluzioni, la lunghezza e il diametro dei braccioli vanno scelti seguendo una sola regola: si accorcia la lunghezza e si aumenta il diametro fino a trovare il compromesso più lungo e sottile possibile, che riusciamo a recuperare non aggrovigliato dopo un quarto d'ora di permanenza in acqua. Se per avere un terminale che pesca correttamente fosse necessario salire a un diametro di trentacinque o anche quaranta centesimi, fatelo senza paura. Vuol dire che la turbolenza è talmente elevata che nessun pesce andrà per il sottile ad analizzare lo spessore della lenza.
Serve il lancio lungo?
Non scherziamo, ragazzi, fra le onde il lancio lungo serve, eccome se serve! E' vero, a volte l'ultima riga di frangenti è a soli settanta ottanta metri. E' vero, capita anche che fra la schiuma a perdita d'occhio si riesca a individuare una buca piena di pesci a venti o trenta metri da riva. Ma state certi che prima o poi, e più spesso di quanto non crediate, se vi piace pescare col mare mosso sarete chiamati a lanciare lontanissimo. O così o cappotto. Quindi se siete “un po' corti”, datevi da fare. L'ideale sarebbe trovare un buon istruttore. Con pochi consigli da parte sua, e un po' più di allenamento da parte vostra, guadagnare qualche decina di metri è roba di poche settimane. Non serve pretendere distanze da record, ma tenete presente questo riferimento: con una canna parabolica di buona qualità e una tecnica decente, i centotrenta metri sul campo sono una prestazione alla portata di tutti. Andare oltre è una questione di volontà e di impegno.
Sardina per tutti
In condizioni di media turbolenza ci sono esche che rendono bene alle prese con qualsiasi pesce si aggiri nella corrente. Bibi e cannolicchio, bianchi, ben visibili e molto profumati, sono certamente fra le migliori. Ma quando si tratta di pescare veramente fra la schiuma, la semplice sardina, sfilettata e legata a salsicciotto su un amo del quattro tipo Aberdeen, non teme la concorrenza di tutte le altre esche più pregiate. La mangiano tutti, ma in particolare saraghi e spigole ne vanno matti. Unica accortezza, sostituire l'innesco a ogni lancio, anche se apparentemente in buone condizioni. Perché un'esca che è stata in acqua qualche decina di minuti, avrà disperso buona parte dell'olio contenuto al suo interno, e quindi il suo potere di richiamo sarà progressivamente diminuito.
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