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Sbarbionite Cronica
Di Jader Sky Lazzari

Aspettavo da tempo la mia fuga d'amore verso quelle acque.... ormai da qualche anno stregato dal freddo padano, fatto di nebbia, acqua, gelo e neve... e soprattutto barbi. Purtroppo questa mia "due giorni" non verrà ricordata per il pezzo da record o il numero incredibile di pesci guadinati, a differenza dello stesso periodo dell'anno scorso, ma l'inverno è ancora lungo... e comunque la storia... la fanno gli uomini! Complice il bel ponte dell'Immacolata, concordo con la lady un fifty-fifty... due giorni a pesca e due al caldo... d'altra parte se dessi retta all'egoismo da pescatore suonato che sono, forse avrei già trovato le valigie sul pianerottolo (a dire il vero ho già rasentato il cambio serratura...)

Giovedi 8 dicembre, mentre lo specchietto retrovisore vede il sereno su Bologna, l'orizzonte lombardo è un po' scuretto... alle otto e mezza mi presento a Pizzighettone, zona Salesine, dove i fortunati "locali" sono arrivati già da una mezz'oretta. Pago dazio per essere arrivato ultimo e il sacchetto di croissants fumanti sparisce nelle dentature da aspio degli amici Rico, Mauri, Dorian e Willy, già piazzati. Il cielo arriccia lo sguardo su di noi.... Qualche barbo gira fra i guadini, ma il ritmo è lento.

Si pesca con feeder da 40 a 90 grammi a seconda delle varie visioni.... ma il 60 permette una pesca pressochè alla portata di tutti, lanciando nella classica diagonale a monte, lasciando fare un bella pancia alla lenza, con la canna sull'attenti come un soldatino ed il vettino che ci obbliga a tenere d'occhio le nuvole... Le mangiate arrivano per tutti, ma ognuno ha i suoi momenti "clou" infilando sequenze da batticuore, a volte seguite da libido sessual-piscatoria, a volte invece constatando la triste conseguenza dell'azione del barbo, adulto, maschio e dotato... e assente al recupero....

Quella volpe da Oscar si dilegua dal gruppo e, nel suo esilio intelligente, sarà l'unico che sorpasserà la ventina di cartucce sparate e tantissimi "strike". Io e Rico, peschiamo molto vicini, Dorian e Willy, a pochi metri, in un clima goliardico e festoso. Gli ami sono piccoli e tosti, i finali lunghi e corposi, gli inneschi furbi e ricercati. Personalmente ho sputato sangue avendo perso un sacco di pesci... ben 5!!!! Mentre Rico sembra avere una vite filettata al posto dell'amo.... Lui usa il power gum, io no.

La pesca con ami piccoli non perdona e, mentre ogni ballonzolamento del feeder durante il recupero funge da slamatore, io capisco sulla mia pelle la valenza di questo accessorio,  sottolineato dal fatto che sto utilizzando un trecciato dello 0,10 ben piu rigido del classico nylon.
Piove.... tanto per cambiare.... è pomeriggio, e tutti abbiamo dato sfogo ai guadini.... si opta per un caffè caldo e un panino. In centro a Pizzighettone, incrociamo un certo Mario, uno che si narra amare talmente il fiume da dormirci sopra, potendo tranquillamente lanciare dalla finestra...

L'amico Molinari, incontrastato regista della divulgazione del ledgering in Italia, si ferma con noi a fare due chiacchere, amabile e frizzante come il più buono dei vini, confermando per l'ennesima volta la vocazione per la divulgazione tecnica senza lesinare sfumature e critiche migliorative alle nostre domande.

Se è uno dei leader della rivista di pesca più venduta in Italia un motivo ci sarà...
Mentre continua a diluviare, passiamo un oretta dietro ai vetri appannati, parlando ognuno del suo "perchè" fondendo le esperienze in un quadro di grande valore... con il risultato di un Van Gogh ubriaco di espressioni bresciane, cremonesi, milanesi e bolognesi.... forse più vicino ad un Picasso astratto... ci salutiamo e comincia il ritorno ai propri focolari. Mentre il pilota automatico va da solo, il cervello tarlato picchia su quel pezzo di power gum... arrivo a Bologna con le idee chiare sul giorno dopo, la mia piccola "modifica", che dire... oso definirla fra me e me la "Sky-line" ma la spiegherò meglio più avanti.

Ceno con le mie donne pazienti e mi sento con gli amici della società di pesca, un gruppo di psicopatici romagnoli che domani, ai miei 180 km ne aggiungeranno altri 80 partendo da Ravenna per vedere il barbodromo più conosciuto dell'Adda... appunto Castelnuovo Bocca d'Adda. Ore 6,15... pensa un po'... piove.... ma pare promettere "asciutto". Alle 8 scarse siamo al bar in piazza a Castelnuovo, indispensabile un caffè propiziatorio. Ora apro un piccola parentesi: di mestiere faccio il rappresentante e bevo dai 200 ai 300 km al giorno, con una memoria stradale spesso da "gps".

Mi sa proprio che oggi per qualcuno devo esser sembrato lo zio di turno col cappello di paglia a foggia larga. Segue la vergognosa cronaca: sbaglio una volta la strada dell'argine "giusto" poi un seconda.... solo che questa carraia ci porta in un percorso di guerra dove la mia auto, dopo una decina di pozze "ignote", vale a dire "ce la farò, boh???", a seguito di una intuizione malandrina e beffarda, si pianta... e dopo circa mezz'ora di bestemmie e traino con fune, riportiamo le gomme sulla strada principale. Il terzo argine è quello buono... ma la figuraccia che mi garantirà un buono spesa per la prossima bevuta e la presa per il fondoschiena dei prossimi giorni è assicurata.

Osservare la maestosità di questo tratto d'Adda, stampata negli occhi di coloro che finora, avevano il massimo dell'impeto rappresentato dal Destra Reno da Anita ed Ostellato... è la prima piccola soddisfazione per un Cicerone fallito... spianiamo la contraerea, memore di quella quarantina di pezzi del dicembre 2004, auspicando a tutti grandi aspettative. Silenzio. Il silenzio degli innocenti. Innocenti i pesci, innocenti gli amici, Roberto, Riccardo e Marco. Mentre sto cercando una pietra "giusta" per farmi un ciondolo adatto alla situazione e porre fine ad un calvario esistenziale degno di analisi psichiatrica, un dito dal cielo fa traballare la canna di uno dei ragazzi. Entusiasmo alle stelle per il primo "duekili" e la mia sicurezza da Paperino che rilancia... annunciando l'arrivo di nuove ed entusiasmanti avventure. Pochi pesci e diversi persi dai ragazzi. Io sfodero lo Sky-line... invenzione del quarto d'ora precedente e magari già utilizzata dal resto del mondo.

Per me è la "mia" trovata: spezzone da 30 cm di elastico ammortizzatore da rouby del diametro dell'1,8 (preparato anche identico con il 2,1), alle estremità due robuste girelle, una fissata al trecciato e una collegata ad un metro e trenta di finale e relativo amo. A metà un bel doppio nodo che sorreggerà una girella con moschettone a cui sarà fissato il feeder... per l'occasione da 90 a 120 grammi a seconda della corrente. Sconsigliato il bagno, rischio emersione in zona Porto Tolle (Rovigo)...

I pochi pesci allamati, poche le mangiate, una decina in tutto... nessun pesce perso. Ripeto, nessun pesce perso. La giornata ha visto addirittura l'apparizione del colore blu sopra le nostre teste, facendomi seriamente preoccupare di cotanta bontà divina. Scherzi e schiamazzi l'han fatta da padrone e le ore sono volate via. Il conto della bevuta invece no. Come da rituale, pausa rifocillatoria prima del rientro e giù gas... La sera a casa, esausto da questa piccola follia di due giorni su e giù per l'Emilia, pensavo e riflettevo su quanto e cosa ci rimane da questo apparente nomadismo piscatorio, quante storie si incrociano e si accomunano in questa "volgare" fede a pinne e squame.

Tempo rubato agli affetti, soldi buttati ad inseguire una soddisfazione effimera, fine al puro momento vissuto, volubile ed insaziabile, con il pensiero rivolto, mentre una pescata sta finendo, una nuova già sta nascendo... ma forse neanche Marzullo ci capirebbe qualcosa... ma forse è meglio così, e poi... ormai i manicomi li hanno chiusi. Per fortuna...

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