
“Senza peli sulla lingua!!” Interviste senza veli… tutto quello che direte potrà essere usato contro di voi!!!
Di Stefano Montone
Stefano Montone intervista Sandro Meloni
Intervistare questo personaggio mi emoziona un poco. Ricordo quando un decennio fa, con alcuni amici mi ritrovavo di sera a guardare una videocassetta dell'Olimpia e restavamo estasiati nel vedere questo personaggio spiegare lanci, tecniche ed esche. Signori cosa dirvi: a voi nudo e crudo Sandro Meloni!! L'intervista come al solito si divide in alcune domande standard, di conoscenza, che servono ad introdurre il discorso e poi domande più dirette e personali.
NOME, COGNOME, ETA' E CITTA' DI PROVENIENZA:
Sandro Meloni, nato a Cagliari 51 anni fa, vivo in Puglia dal '92.
PROFESSIONE:
Sono un giornalista pubblicista e mi occupo di comunicazione e marketing.
SPOSATO?
Si, sposatissimo, due volte per l'esattezza… Credo nel matrimonio, quello vero; fatto di convergenze e un rapporto basato su una “terra di nessuno”, dove ciascuno porta il suo contributo, senza alcun predominio. Stefy è il Ministro degli Interni, io il Ministro degli Esteri.
FIGLI?
Si… Ma onestamente, oggi non costituiscono più un'aspettativa; nel senso che questo non è un gran mondo da fecondare. Credo anche – forse egoisticamente – che se si desidera affrontare e gustare sino in fondo l'avventura della vita, occorre farlo in due, non di più. Stefy ed io abbiamo naturalmente contravvenuto a questa regola, accogliendo a bordo Susy, una dolce gattina che la pensa come noi; non vuole altri coinquilini.
ALTRI HOBBY OLTRE LA PESCA?
Un'infinità. A volte scherzo su questo aspetto, se infatti per qualche remoto motivo dovessi finire in carcere… Bè, penso che non mi annoierei J! Mi piace la fotografia, l'informatica, l'archeologia, le tattiche e le strategie militari, la creazione di video-giochi, la tecnologia avanzata, e poi, leggere, leggere, leggere… Dalla mitica penna di Wilbur Smith (lo odio L per quanto riesce a trarre da un rivolo di sudore!) alla goduriosa scorrevolezza di Patrick Robinson e Clive Cussler, alla sapiente provocazione di Dan Brown e Eliètte Abecassis. Ho amato molto Tom Clancy; ci siamo “lasciati” dopo le 1.000 inutili pagine di Debito D'onore… Ma ho anche un'hobby manuale, poco conosciuto, che a me ha dato tante soddisfazioni: l'antico nodeggio navale. Ho consumato interi anni (e palmi delle mani) a discommettere e ricommettere, con pazienza infinita i legnoli di canapa, creando nodi di bugna, stelle a 10 legnoli, trinelle, impiombature, morselli, code di ratto, gasse impiombate, occhi e passerini… Tutte lavorazioni oggi scomparse e che sono appartenute alle vele quadre; un'arte che merita di essere conservata, ma di cui non frega nulla a nessuno.
CANTANTE PREFERITO?
Sono cresciuto con Lennon e MacCartney, Pink Floyd e Jethro Tull; ho anche un passato (assai modesto) con la dodici corde e seconda voce, nei Mother Nature Sons, un gruppo di nostalgici molto “Apple”. Oggi permetto alla musica di carezzare la mia creatività, ma non di invaderla. Solo quando sono al simulatore di volo, chiedo al sound la stessa forza e ritmo richiesto nel dog-fighter.
GENERE FILM PREFERITI?
Techno thriller naturalmente, nella speranza di non cogliere l'epilogo entro i primi 10 minuti.
I TUOI SPONSOR QUALI SONO?
Dall'85 al 95, sono stato consulente tecnico (perché sponsor?) delle più famose aziende, italiane ed estere, impegnate nel settore della pesca sportiva. Daiwa, Browning, Shimano, North Western, Italcanna, Crever, Vedette, oltre a numerosi grossisti ed importatori. Ho svolto per loro unicamente il sano e pulito lavoro del consulente, fatto di ricerca e sviluppo, selezione prodotti, schede tecniche, test atlantici. E per questo sono stato retribuito. Non sono mai stato un testimonial e neppure, ho mai confuso i due ruoli.
E I RAPPORTI CON GLI STESSI?
Ho talvolta ricevuto pressioni dalle case editrici, affinché trattassi benignamente coloro che non lo meritavano. Ho risolto a mio modo la questione; cioè ridisegnando per gli stessi quei prodotti che non si guadagnavano la fiducia dei miei ragazzi. Ma la sorte del consulente, è quella del limone… Le mie prestazioni sono sempre state discretamente retribuite, ma ho diligentemente insegnato ai miei clienti a fare impresa nel mondo della pesca, con articoli sempre all'avanguardia e accorgimenti tecnici a misura delle onde. Una volta trasferito il know-how, diciamo nel giro di due-tre anni, la “buccia” veniva cordialmente buttata nel cestino. Non ne ho mai fatto un dramma, l'ho sempre saputo e non mi sono illuso; d'altronde meglio così che proseguire con un rapporto da testimonial, un ruolo che mal si concilia con quello del giornalista. Quando è arrivato il momento, una cordiale stretta di mano ha sancito tutto ciò che rimaneva da dirsi. Ma alcuni rapporti, hanno proseguito sulle ali della stima, rara ma per questo più gradita. C'è però da aggiungere, che numerose aziende – dopo un breve periodo – sono tornate a chiedere i miei servigi. Sarà forse perché avevano imparato tutto? J
QUANTO GUADAGNI CON LA PESCA?
Ho vissuto della pesca per circa 15 anni, facendo il professionista a tempo pieno. Un buon trend, paragonabile a quello di un medico, di un avvocato, di un commercialista o qualsiasi altro professionista. Avrei potuto guadagnare di più, ma firmando un'esclusiva a vita.
E IN NERO?
Non è mai convenuto a nessuno, ma il regime delle prestazioni occasionali era allora molto più favorevole di oggi.
CREDI DOVRESTI GUADAGNARE DI PIU' PER QUELLO CHE FAI?
Tutti noi quotiamo il nostro operato in modo diverso rispetto al committente. Ho però sempre ritenuto giusto mediare le mie richieste con le attese del mio interlocutore. A volte ho regalato le mie prestazioni, ma altre ho preso il doppio.
UNA MATTINA DI NOVEMBRE CON LO SCIROCCO CALDO DEL SUD CHE TI ACCAREZZA IL VISO, IL MARE MOSSO COME SI DEVE, DUE BELLE CANNE NEI PICCHETTI E IL PIACERE DELLA SOLITUDINE, COSA PENSA UN PESCATORE IN QUESTI MOMENTI, ANZI A COSA PENSA SANDRO MELONI?
Alla fortuna di svolgere un lavoro che è anche una grande passione, con il mare in cattedra ed io al banco. Beato il surf caster che sa ascoltare ed imparare, ma soprattutto, credere al suo insegnante.
IN MOLTI DICONO CHE IL SURFCASTING ESPRIMA INTERESSE TECNICO SOLO NEL LANCIO, MENTRE L'AZIONE DI PESCA E' DI PER SE ELEMENTARE E NON PERMETTE DI GAREGGIARE AD ARMI PARI CON LA PREDA. COSA RISPONDI?
Che c'è ancora molto da fare nel settore dell'informazione e della didattica! Chi afferma una cosa simile, crede ancora che la pesca si componga di due imbecilli; uno ad ogni estremità del filo. Ho sempre accostato il surf alla caccia antisom, un'arte fatta di segni impercettibili e un avversario invisibile, sgusciante. Continue mosse e contromosse, sino al miracolo della materializzazione… “Maledirai appunto 90 volte la scelta. Ti sentirai svuotato e sciocco.
Ma quando nell'aria c'è quel sottile ed intenso odore salmastro che ti stringe la bocca dello stomaco; le esche che spariscono in modo irregolare; le canne che passano dalla stasi al tormento; le lunghe ombre delle onde in arrivo e la risacca che ti martella le tempie, stai attento e guarda dentro di te, se sei pronto, il surf ti si presenterà e tu lo riconoscerai. Un pò come accadde sulla via di Damasco...
Credici e lotta, dimenticherai 90 tormenti e troverai 10 paradisi terrestri!”
BULLFISH – UN ROMANZO, UNA AUTOBIOGRAFIA O UN TESTAMENTO SPIRITUALE?
Mi piace di più la seconda anche se, ovviamente, mi auguro di cuore non lo sia… In Bullfish c'è l'anima di questa malattia, una matrice, uno stampo, sempre più raro ed a rischio d'estinzione. Ci sono anche i sogni, ma non si può impedire a nessuno di pronunciarli ad alta voce. Sotto questo aspetto è un testamento spirituale con tanto di malcelato anelito autobiografico.
IN ALCUNE ZONE D'ITALIA IL SURFCASTING E' STATO LETTERALMENTE MONOPOLIZZATO. SULLA CARTA STAMPATA SPESSO SONO POCHE PERSONE A DETTARE LEGGE, SPESSO UN PESCE PESCATO NEL TALE POSTO VIENE POI INSERITO IN UN ARTICOLO DI UN POSTO TOTALMENTE DIFFERENTE. I FAMOSI “FINTI” E GLI ARTICOLI “PALLA” SONO UN MALE PER IL SURF?
Da una decina di anni a questa parte, l'utente non è più un dipendente della carta stampata, è anzi un imprenditore indipendente, in grado di valutare qualsiasi messaggio e ricercare in rete alternative e confronti contraddittori. La carta stampata langue, affogata nelle sue stesse retrograde convinzioni, fatte di testimonial ed opinion leader, che non accettano confronti ed ancora si nascondono dietro una redazione; quest'ultimi ormai ridotti al rango di avvocati di se stessi e quindi, con un solo stupido cliente… L'attacco perpetrato oltre 13 anni orsono ai danni del surf casting (cartaceo e agonistico) si è ritorto contro i mandanti; ai surfcaster non hanno fatto nulla, ma ai potenziali allievi, hanno levato il movente onirico; hanno chiuso il mare in un cassetto, spodestandolo della sua irrinunciabile alea. Hanno cercato di ripopolare i sogni del pescatore con coppe e trofei, ma questi sono combattimenti tra uomini, non tra uomo e pesce. Oggi la tiratura complessiva di tutte le riviste di pesca, non arriva neppure al 50% di quella prodotta dal surf casting, dal mio surf casting! Diverso il discorso della gestione dell'archivio fotografico. Può capitare (e capiterà) di corredare un bell'articolo con cattive foto e viceversa, ma questo dev'essere inteso non tanto come un “tradimento”, quanto una necessità editoriale. Occorre però dire al pescatore, che quelle foto costituiscono esclusivamente un corredo, non un incidente probatorio.
DUNQUE UN APPASSIONATO DI GUERRA ELETTRONICA E TECNOLOGIA AVANZATE – BENE!! UNA PERSONA CON IL QUALE CONFRONTARSI, NON FACILE TROVARE PERSONE CON GLI STESSI “INTERESSI” – SEI UN HACKER?
Hargh, hargh, hargh J Non scherziamo, non ne ho l'indirizzo. Il mio linguaggio di programmazione è esclusivamente l'action script (1.0) di Flash, però ho letto molto anche di costoro. Occorrerebbe una migliore cultura in tal senso, l'hacker (vero) non è colui che distrugge, bensì l'individuo che si muove in una rete libera e si pone delle sfide tecnologiche. Dal lavoro di questi “nerd”, sono state evidenziate delle falle che altrimenti non si sarebbero mai scoperte. Tuttavia non si può basare una regola sul libero arbitrio, e qui, l'abuso è evidente.
IL TUO GIUDIZIO SU PESCAREONLINE.IT?
La differenza tra una lampadina spenta ed una accesa! Gionata ha recepito prima di altri che il salotto di discussione si spostava dalla carta alla rete, è giusto che ne raccolga i frutti. Lo ritengo un direttore sagace e capace della più costruttiva autocritica; doti che non passano inosservate sul browser. Pescareonline è oggi un irrinunciabile riferimento per molti pescasportivi, lo sarà ancor più con l'implementazione di servizi aggiuntivi. Come dire… Un club culturale, dove è piacevole trattenersi anche per parlare d'altro.
IL DECLINO DELLA PESCA SPORTIVA E' COLPA DEI PRODUTTORI DI PESCA, DELLE RIVISTE O DEI PESCATORI?
E' una storia articolata, ma non complessa. Tutto nasce dalla nostra indole di grandi costruttori e pessimi gestori. In Inghilterra, vivono e prolificano testate da oltre 25 anni, basate su una veste grafica snella, dove gli articoli (e gli articolisti) sono al servizio della disciplina. L'appassionato (che già lo è di suo) vede il cartaceo esclusivamente quale supporto di riferimento. Allo stesso modo, il produttore, si rivolge alla rivista per le sue offerte, non ne condiziona la linea editoriale. Qui in Italia capita invece che le regole della domanda-offerta, condizionino anche il resto. Mi spiego meglio. Una rivista nasce non tanto per servire gli appassionati - i proventi della distribuzione costituiscono appena le briciole - il vero target è costituito dagli inserzionisti, i quali investono in pubblicità solo ed esclusivamente se il vettore è in grado di richiamare il maggior numero dei consensi tra gli appassionati. Ecco che la catena alimentare inizia a prendere forma. Faraonici progetti grafici, con doppie pagine di apertura, titoli roboanti e foto perculeggianti, infiammano la passione (quella finta, indotta) e mettono in moto il mercato. Certo si tratta di numeri, almeno inizialmente, poi l'aspirante pescatore riprende conoscenza e coscienza, capisce di costituire in prima persona la vera esca della catena alimentare. La creazione fittizia della domanda si sgonfia, non sorretta da argomentazioni valide e coerenti, l'offerta si ritrae come un “penillo infreddolito”; i primi investimenti a cadere, sono proprio quelli della pubblicità. L'unica colpa che hanno i pescatori (o meglio avevano), è di non averlo capito prima.
Non nascondiamoci dietro ad un dito… Siamo in pochi, e più la disciplina si fa impegnativa, minori sono coloro che possono venirci dietro; prendiamo atto di questa situazione. Ritorniamo all'esclusività dell'informazione, quella di settore, fatta di professionisti seri e argomenti specialistici, con pool di autori che sappiano guardare avanti e finalmente, creare qualcosa per questi appassionati; se c'è qualcuno da ingannare, questo non è il pescatore, casomai è il pesce… Con altrettanta chiarezza, si acquisisca l'impronta editoriale scientifica, fatta di approfondimenti qualificati (e reali) si dica al pescatore: ecco questa è la tua rivista, costa il doppio, ma la qualità è eccelsa, la tiratura limitata e l'industria non ci condiziona.
Con questo non voglio lasciar fuori i produttori, costituiscono un'importante risorsa; la casa editrice deve trasformarsi e creare un ambito di dialogo con questo importante segmento di mercato. E' ad esempio il caso dello stesso pool di autori che, unitamente a risorse tecniche adeguate e coordinati dalla stessa redazione, svolgono un servizio di ricerca e sviluppo conto terzi. Ma le due partite debbono rimanere separate, se così non fosse, anche questa informazione è alla resa dei conti.
PREGI E DIFETTI DELLA FIPSAS?
A questa domanda posso offrire solo una risposta di settore, cioè mirata al long casting ed il surf casting. Non posso che tessere elogi all'operato della Fipsas, e più in particolare a Marco Pisacane, per ciò che dal 93 sta facendo per il long casting. Se a livello internazionale l'Italia è oggi un primissimo interlocutore, lo dobbiamo alla sua passione e volontà, oltre che ai mezzi che ha saputo far convergere su questa specialità, composta da un numero di atleti quasi insignificante rispetto al fenomeno mediatico che produce. Non altrettanto posso affermare per quanto riguarda il surf casting.
Dagli stessi anni, l'allora Fips, si è impadronita di questa “dizione”, impropriamente, sacrificando all'altare dell'agonismo, il lavoro di quasi un ventennio. Oggi centinaia di pescatori a fondo, si disputano il campionato Italiano e mondiale di surf casting, trascurando il fatto che le loro “prede”, non sono che piccole esche dell'autentico surf.
Anche questa è stata, e continua ad esserlo, una disinformazione ai danni del pescatore. Non mancherà molto perché il surf sia denunciato da costoro come un'impropriazione indebita del surf casting agonistico… A me personalmente, è stata strappata dalle braccia una creatura! Non mi potrà mai essere tappata la bocca sinchè non mi verrà restituita. Il surf casting non può soggiacere a disputa agonistica, è bene si sappia!
MEGLIO PESCARE O FARE ALL'AMORE?
Creatività, estro, dinamismo, sensibilità… Non pensi che stiamo parlando di cose diverse ma alimentate dagli stessi attributi?
IL PIU' GRANDE RIMPIANTO?
Non essere riuscito a far da solo ciò che ha richiesto l'aiuto di terzi.
IL SOGNO NEL CASSETTO?
Intanto vorrei che Bullfish trovasse una sceneggiatura o, in seconda analisi, un editore che sappia affrontare il mercato internazionale. Poi sogno una grande concessione costiera, con decine di chilometri di spiagge e 5 miglia di totale protezione dalla pesca professionistica, da far rifiorire all'antico stato di incontaminazione. Qui creerei la mia Nova, dedicata al surf casting, al long casting e gestita da una collettività di sportivi, a cominciare da Roberto Ripamonti e Gionata Paolicchi.
Chi sarà il prossimo?
Iniziate a tremare!!, il Montone può bussare alla vostra porta da un momento all'altro.
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