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Top-water carp (& amur)
di Sabino Civita

Già mi vedo i bass-men rizzare le orecchie nel leggere “top-water”. No, non si tratta di spinning con esche di superficie; ciprinidi, niente centrarchidi. La pesca a galla delle carpe con esche naturali, nella fattispecie col pane, è ben nota, relativamente facile e molto, molto divertente. Mi era capitato, quasi un anno fa, di vedere Matt Hayes pescare le carpe a galla al Lago del Sole di Massa. Con me Gionata (che ci ospitava) e Matteo Boselli. Quando Matt ha messo mano a fette di pane in cassetta (quelle del “Mulino Bianco” tanto per non far nomi), innescandole intere, e ha cominciato ad allamare carpe, nessuno si è incuriosito più di tanto.

Dopo tutto ne aveva prese con la fragola, la meringa, la pizza, il Ferrero Rocher… Però sapevamo che era cosa buona stare attenti e rubare quanto più possibile, perché quando un asso della pesca come Matt Hayes fa qualcosa meglio stare all'occhio. La stagione delle carpe è iniziata, i primi caldi, il pre-frega, movimenti sull'acqua che segnalano la presenza di grosse regine in attività, di variopinte specchi, tutte appena sotto il pelo dell'acqua a bollare. Un invito che pochi pescatori possono declinare con facilità.

Amur
Li si era visti subito, gli amur. A due, tre alla volta girovagavano lungo le sponde della lanca, una delle tante formate dal Ticino, mentre le carpe si facevano desiderare. Al contrario del giorno prima quando, numerose, si davano un gran daffare, e qualcuna aveva ceduto all'inganno del pane a galla e si era lasciata portare a guadino. Belle carpe, niente di piccolo, quattro, cinque chili. Naturalmente queste cose succedono quando si è lasciata la macchina digitale a casa, per questo ci si era tornati l'indomani.

La macchina digitale stavolta c'era, ma le carpe facevano le ritrose. Gli amur invece facevan passerella ed erano belli grossi. Chissà se gli amur ci danno al pane a galla? Ecco che però un paio di carpe, due specchi, fanno la loro comparsa, fantasmi che escono dal fondo dell'acqua un poco torbida. Cominciano a sbocconcellare le fette di pane, una si avvicina a quella che contiene il mio amo, io mezzo nascosto dietro un cespuglio, vedo poco, Matteo ha una visuale migliore e mi sussurra “occhio!”

La lenza, lasciata lasca, inizia a tendersi, so che devo aspettare, niente ferrate precipitose, attendo fino a che il vettino della canna inizia a piegarsi e ci do. Liscio. Niente, si è portata via il pane e non ci è rimasta. Dopo una mezz'oretta tocca a Matteo, e questa volta è strike. Ci vuole poco a capire che è grosso, e solo qualche secondo in più che non è una carpa.

È un amur, e come sempre accade con gli amur, appena ci scorge comincia ad arrabbiarsi sul serio, sfoderando tutto un repertorio di fughe, testate, immersioni e violente scodate all'acqua che non ha nessuna intenzione di abbandonare. Riesco a guadinarlo e la portiamo sul materassino per slamare l'amur con calma e in sicurezza. Qualche rapida foto, poi di nuovo nel liquido elemento. La giornata è calda, gli amur son pesci delicati e questo perde un po' di sangue dal palato, dove era infisso l'amo. Mettersi a gambe in acqua e dedicare un po' di tempo a riossigenarlo, muovendolo avanti e indietro, è buona cosa, e infatti l'amur si ripiglia e se ne va.

Un po' di tecnica
Parlare di tecnica è forse eccessivo. Niente raffinate montature o avanzate tecnologie per la pesca col pane a galla. Meglio parlare di accortezze, e soprattutto, dell'innesco della fetta di pane. La sequenza fotografica mostra chiaramente come fare. Infilato l'amo a circa un centimetro dal bordo, farlo passare completamente dall'altra parte.

Poi arrivare fino al bordo opposto, innescare la punta dell'amo sulla crosta, chiudere a libretto la fetta e stringerla a clessidra. Questo tipo di innesco mantiene sia una buona consistenza che una adeguata galleggiabilità del pane, anche dopo parecchio tempo passato nell'acqua. Per contro, essendo l'innesco molto lungo e con l'amo ad una estremità, può capitare che le mangiate (meglio dire le “succhiate”) si abbiano dalla parte del filo, e questo porta a volte a ferrare a vuoto.

Abbiamo provato diversi tipi di pane, da quello di segale, per passare alla soia, fino al pane bianco senza crosta per le tartine. Gradito quello con semi vari, imbattibile il pane bianco di grano duro. Usare degli ami della misura adeguata, un 4 o un 6 da carpfishing, con occhiello, legato palomar direttamente al filo di bobina, è una buona scelta. Il nylon dello 0.25-0.28, di colore non appariscente (stiamo pescando a vista, noi ma anche le carpe), una canna adeguata (una specialist da 1 ¾ - 2 libbre di test curve o una canna da carpfishing da 2 ½ o 2 ¾ lbs) e un mulinello proporzionato (classe 5000) completano il quadro. Fine della tecnica.

Pecularis
Torniamo a pesca. Il mattatore del giorno è Teo. Sulla sua esca arriva, senza farsi troppo vedere, un pesce che risucchia il pane e se ne va. Qualche secondo di attesa, il filo fugge via, ferrata decisa ma non violenta e si ripete la scena di prima. Questa volta è una carpa, una splendida pecularis (contrazione gergale tutta nostra che sta per Cyprinus Carpio Specularis ) che si danna l'anima per non arrivare a guadino. Quando, bontà sua, decide di entrarci possiamo ammirare uno splendido esemplare dai colori magnifici. Slamatura, foto e gli si ridà la via dell'acqua.

Coll'avanzare della stagione calda capiterà spesso di vedere questi splendidi ciprinidi darsi da fare appena sotto la superficie, e con un poco di pane e di pazienza ci si potrà divertire a pescare top-water anche le carpe.


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