
I terminali del surf casting
MONORIP -
La risposta italiana allo short rovesciato
Di Sandro Meloni Nel 1985, a causa del poderoso vento innovativo prodotto dalle canne a ripartizione di sezioni (familiarmente denominate “rip”), tutta la panoplia dei sistemi dedicati subì uno scossone. Canne e mulinelli su tutti, ma anche l'accessoristica ed in particolare i terminali. Provatevi a pensare ad una gloriosa e variegata gamma, cresciuta in oltre 10 anni di duro lavoro in riva al mare e composta da modelli molto specializzati, resa quasi inutilizzabile dall'avvento del bait clip; Il gancetto ferma esca, indispensabile con le rip e con i lanci aerealizzati.
Vennero in particolare messi in crisi tutti i finali lunghi, perlomeno nell'ottica del pendulum, giacchè sulle distanze brevi e medie, il ground cast ne consentiva l'impiego. Si trovò anche una mediazione tra lo strumento rip e lo stesso surf casting. Quest'ultimo – se esercitato con la regola dei settori – non necessitava infatti di soluzioni per la lunga distanza…
Allo stesso modo però, non si poteva “lasciar fuori” l'innovazione rip, determinante proprio per le capacità balistiche ognitempo e con il vantaggio di estendere il teatro operativo a qualsiasi condizione, anche la più estrema.
Ecco che il pianeta rip, venne affiancato ai sistemi tradizionali, quale complemento e non come sostituto. In questa ottica “scoppiò” la pace tra i due filoni di pensiero, ma non poteva essere duratura. Le rip erano le uniche attrezzature che potevano vantare capacità assolute. Quale tecnico e ricercatore, non potevo non abbracciare l'innovazione ed il futuro; mi misi quindi a lavorare su accessori e finali per rendere il sistema rip, perlomeno “simile” al filone dei tradizionalisti.
Fui persino accusato di “tradimento”, dopo aver – almeno inizialmente – dapprima respinto e poi abbracciato il sistema rip. Ma non si poteva negare la ragione; quella era la via del futuro. Erano anche gli anni in cui – finalmente – conclusa la ricerca sui terminali classici, il surf caster iniziava a ricercare agilità e snellezza, con finali confezionati a casa e idee molto più chiare circa gli accessori al seguito.
Le cassette tipo Eta Beta (gigantesche!) venivano soppiantate da piccoli zainetti e porta finali di ridotte dimensioni. Due erano in realtà i modelli principali del sistema rip: short rovesciato e pater noster. Oggi vi presento l'elaborazione del primo, lo short rovesciato, che fece grande scalpore, anche in Inghilterra, patria di questo finale. Il Monorip ha oggi 20 anni, ma li porta benissimo ed è tuttora insuperato per la perfezione del disegno e dei componenti. “Un lusso”, come ebbero a dire a suo tempo sia Neil Mackellow sia Paul Kerry. A parte lo stile tutto italiano, il Monorip lo disegnai tenendo conto della massima perfettibilità in termini di durata, dinamica e sicurezza. Divenne un riferimento e fu venduto in quantità “industriali” da alcuni laboratori a cui cedetti i piani costruttivi.
Credo che lo schema e gli approfondimenti siano sufficienti, rimango tuttavia a disposizione per tutti coloro che desiderano ulteriori chiarimenti su questo terminale. Rimane da dire qualcosa circa le sue capacità tecniche tra le onde.
Il Monorip ama la turbolenza e la distanza, ma con la limitazione prodotta dalla lunghezza del suo braccio, che non si limita ai 70 cm dell'effettiva estensione, bensì al raddoppio prodotto dall'altezza del trave. L'attacco alto infatti produce una “bandiera” alla corrente, amplificando la mobilità del finale. Questa lunghezza si rivela talvolta eccessiva e fonte di grovigli, allorché il terminale lavora sotto centrifuga o a strettissima vicinanza con l'onda frangente. E' in sostanza una soluzione “oltre l'onda”, adatta nella stragrande casistica delle battute. Per fare in modo che il terminale risulti durevole, vi consiglio di ricorrere ad un trave piuttosto morbido, poco incline alla cristallizzazione e di non superare in lunghezza complessiva, gli 80 cm.
All'epoca della presentazione, a parte i finali perduti per cause inevitabili (alghe/strappi), vennero segnalati Monorip che pescarono per due anni di seguito, mantenendo l'originale freschezza.
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