
Tonno: cosa sente, cosa vede
testo e foto di Andrea Lia www.andrealia.it
Nel big game al tonno, prima di arrivare al combattimento bisogna avere successo nei due passi fondamentali di questa tecnica: richiamare i tonni sotto la barca e indurli ad abboccare. Per riuscire ad ingannarlo è bene avere presente cosa vede e cosa sente il nostro avversario.
Di ritorno da ogni battuta di pesca al tonno finita a cappotto, il pescatore presuntuoso si giustifica: “oggi non ce n'erano”. Il pescatore critico invece si chiede “non sono riuscito a richiamarli sotto la barca o non sono riuscito a farli abboccare?” Questo è il dubbio che deve sempre inseguire chi insegue i tonni. Questi sono infatti i due punti base della tecnica del drifting. Il combattimento, l'attrezzatura e tutto quello che è collegato, sono argomenti solo secondari, ovviamente.
Per avere la possibilità di provare la più emozionante delle lotte con la lenza bisogna prima riuscire a scovare l'avversario, poi richiamarlo verso di noi e quindi convincerlo all'attacco. Nelle pagine che seguono vi proponiamo, pur senza rinnegare le tecniche di base universalmente accettate, alcuni consigli per incrementare l'efficacia della pasturazione classica e della tradizionale costruzione e disposizione delle lenze in acqua. Riuscire ad avere un tonno, o qualche tonno, sotto la barca. Questo è indubbiamente il primo obiettivo che deve porsi chi esce per una battuta di pesca a drifting. Poi bisognerà convincerli ad abboccare, e poi ancora riuscire a tirarli a bordo. Ma queste sono operazioni successive. Se non riusciamo ad attirare i pesci verso di noi, qualsiasi sforzo tecnico su lenze e attrezzature è solo un'inutile perdita di tempo. Il primo passo per avvicinarsi alla possibilità di incrociare un branco di tonni è certamente quello di conoscere, almeno a grandi linee, le zone migliori. E questo è facile. Informazioni di questo genere sono di dominio pubblico, e una volta arrivati più o meno sul posto, la concentrazione di barche in pesca ci conferma l'attendibilità delle notizie.
Ma conoscere più o meno la zona e possedere punti precisi in cui si sono verificate numerose ferrate non è la stessa cosa. La maggior parte delle barche che catturano con maggior frequenza scelgono il loro punto di ancoraggio o la linea della loro passata ideale con cura maniacale. Anche se il mare è immenso, a volte soli cento metri di scostamento possono fare una grande differenza. E state certi che questi punti precisi non troverete nessuno disposto a passarveli. Ma non è un dramma. A patto di essere in zona è possibile richiamare sotto la nostra barca qualche tonno anche da distanza notevole. Come? La pastura è certamente un sistema efficace,e noto a tutti, ma non è l'unico.
Con una classica pasturazione fatta di sardine intere o spezzettate lasciate cadere in sequenza, costituiamo certamente una scia attirante, ma un'azione di questo tipo ha un difetto, o meglio un limite: si diffonde in una sola direzione, lungo una linea molto stretta. Potremo quindi interessare i tonni che la incrociano, però non avrà nessun effetto su quelli, magari vicinissimi alla nostra barca, ma nella direzione opposta.
E non è il numero di casse di sardine a fare la differenza, ma il modo di utilizzarle. Rispetto a un pigro lasciar cadere tocchetti di sarda a intervalli regolari e sempre dallo stesso punto, una pasturazione più attiva può già incrementare il suo effetto. lanciare pezzi di sardina di dimensioni diverse, a distanze diverse, in diverse direzioni e da diversi punti della barca, ha già una efficacia maggiore. Consente di coprire una fascia d'acqua superiore e quindi risulta più facilmente individuabile.
Ma c'è di più. Esiste qualcosa che si diffonde nell'acqua a trecentosessanta gradi, in tutte le direzioni e anche in profondità, quasi senza essere influenzato dalla corrente. Si tratta del suono, delle vibrazioni. E fra queste vibrazioni ce ne sono alcune capaci di spaventare i tonni, ma altre che hanno l'effetto di incuriosirli. In molte parti del mondo esistono pescherecci d'altura che praticano la pesca del tonno con sistema rudimentale ma efficacissimo, avvalendosi di rigidi bastoni con funzione di canna da pesca con i quale salpano i tonni che abboccano a qualsiasi esca una volta radunati intorno al peschereccio. E per richiamare i pesci in superficie ecco il sistema: tramite una potentissima pompa, viene proiettato in mare un potente getto d'acqua mantenuto in costante movimento.
Questo rumore, unito all'incresparsi della superficie, simula una branco di piccoli pesci spaventati, e funge da richiamo irresistibile per i tonni della zona, che si portano in caccia proprio nel punto della mangianza simulata. L'efficacia di questo tipo di richiamo sta proprio nel fatto che non si diffonde lungo una sola linea, ma in tutte le direzioni. Questa non è una teoria, è una certezza. Centinaia di pescherecci sopravvivono da decenni solo utilizzando questo sistema. E' vero, si tratta di mari più pescosi dei nostri. E' vero, sulle nostre barche sportive è praticamente impossibile montare pompe di una tale potenza.
Ma è il concetto che conta. La nostra idea non sarà quella di sostituire la classica pasturazione al richiamo delle vibrazioni, ma piuttosto di integrarli. Una qualsiasi pompa che pesca acqua di mare destinata al lavaggio del pozzetto, può già eseguire una modesta azione di richiamo, almeno certamente potrà incuriosire quei tonni che già si trovano abbastanza vicini alla nostra barca. Azione combinata
Il getto d'acqua non è l'unico sistema di “pasturazione sonora”. Esistono alcuni dispositivi, poco conosciuti in Italia ma molto noti negli USA, che sfruttano proprio questo principio. Personalmente ne ho provato uno che mi è parso efficacissimo: si tratta di un grosso tubo in pvc dotato di numerose feritoie e di lame scorrevoli al suo interno. Il tubo si riempie di sardine o pesci di ogni genere, si immerge in acqua, e si comincia ad agitarlo su e giù tramite un manico che aziona le lame. Si ottiene così un incredibile mix formato dal rumore di un branco di pesci che si dibattono in superficie, associato a un' enorme nuvola di pastura sminuzzata.(www.chumchurn.com)
Cosa vede
Bene, se siamo riusciti a far arrivare un tonno sotto la nostra barca, non ci resta che farlo abboccare a una nostra esca. A volte è molto semplice: innesco, terminale, amo…non guarda niente, arriva nella frenesia della scia di sardine e mangia tutto ciò che trova. Non è raro. il tonno arriva, fa un paio di giri, e parte una canna. Ma non sempre è così. Altre volte si vede la marcatura sull'ecoscandaglio, o addirittura si vedono i tonni sotto la barca, mangiano le sardine della pastura, ma quelle innescate le scartano accuratamente. Perché? Di cosa si accorgono? L'innesco è sbagliato? Non credo.
La sardina singola, l'innesco a T, quello a grappolo, li ho visti tutti catturare senza distinzioni, anche nella stessa situazione, uno affianco all'altro. Penso che sia piuttosto la naturalezza dell'esca in acqua a giocare un ruolo determinante nei giorni in cui i tonni sono poco aggressivi. E infatti un sistema che spesso funziona in casi di questo genere esiste. Bisogna srotolare dal mulinello almeno una quindicina di metri di filo, sul pagliolo della barca. Poi, passandoli all'inverso si sistemano in ampie spire ben ordinate in un secchio. A questo punto si lancia in acqua, a mano, esca e terminale, e subito dopo si buttano in acqua a una a una, ma facendo caso che tutto resti completamente in bando, le spire della lenza già estratta dal mulinello.
In questo modo la sardina innescata cala verso il fondo quasi come se fosse libera, non essendo trattenuta dal filo in tensione. Spesso funziona, e il tonno abbocca prima che abbiamo finito di calare. Ovviamente un sistema di questo tipo va messo in atto con la massima attenzione. Abbiamo in barca parecchie spire di lenza e quando arriva l'abboccata dobbiamo essere più che sicuri che queste possano partire ordinate e senza trovare intoppi. Qualsiasi imprevisto in questa prima fase porta alla rottura immediata della lenza. Se invece quando il tonno prende in bocca la sardina la lenza fila via libera e il mulinello è regolato sullo strike, appena si entra in tensione il il ferraggio è automatico e si può iniziare il combattimento.
Per quanto riguarda le lenze che sono già calate, disposte in acqua con piombo e palloncino, ogni tanto qualche piccolo recupero e successiva calata, così, tanto per tenerle un po' in movimento, è un trucco che qualche volta può incitare ad attaccare un tonno sospettoso nei confronti di un'esca che se ne sta lì impiccata. Ma il movimento e la naturalezza dell'esca non è tutto. Nei confronti dei tonni più difficili probabilmente anche la visibilità della lenza ha la sua influenza.
Infatti sono in molti a giurare sulla superiorità del fluorocarbon rispetto ai normali nylon per la costruzione dei terminali. E probabilmente hanno ragione, almeno in certi casi. Io penso che il fluorocarbon, almeno dal punto di vista della sua minor visibilità, sia effettivamente da preferire per le lenze che pescano più vicine alla superficie, diciamo entro i primi venti o trenta metri della colonna d'acqua, zona in cui i raggi della luce solare possono creare qualche riflesso sul filo. E ho direttamente notato che questi riflessi sono in grado di scoraggiare un tonno proprio al momento dell'abboccata. Però, per tutte quelle esche che vengono calate a cinquanta o settanta metri di profondità, ho il forte sospetto che fluorocarbon o nylon non faccia alcuna differenza. Almeno se il confronto si fa solo sul piano della visibilità. Rimane però da considerare che esistono nylon molto più morbidi di qualsiasi filo al fluorocarbonio, e quindi che garantiscono un più naturale movimento dell'esca, il che rimane un innegabile vantaggio. Ma anche che il fluorocarbon ha una resistenza all'abrasione superficiale decisamente migliore del nylon, e quindi chi usa diametri sottili riduce il rischio di rottura causata dall'attrito coi denti del pesce. Come al solito è una questione di scelte, di compromessi. Vale la pena di sapere cosa abbiamo a disposizione ed essere capaci di scegliere la miglior soluzione di volta in volta, piuttosto che professare fede assoluta all'una o all'altra scuola. Amo piccolo sì, ma…
Anche sulla dimensione dell'amo è bene avere le idee chiare. Se inneschiamo una sola sardina, e magari anche di dimensioni piuttosto piccole, è tassativo usare una amo molto piccolo, diciamo del sei/zero. Anzi, un amo così piccolo è sempre da preferire, con ogni innesco, se si considera strettamente la presentazione dell'esca e la visibilità d'insieme dell'inganno. Insomma è probabile che faccia arrivare un numero maggiore di abboccate. Ma è anche vero che può capitare di avere una partenza… e poi più niente. Il tonno non è rimasto ferrato. E' raro ma succede. Con un bel nove/zero questo rischio è decisamente ridotto. Ma anche il numero di abboccate. Ancora una volta la perfezione assoluta non esiste… questione di scelte.
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