
Apertura, torrenti e trote di Roberto Granata
L'apertura alla trota è sempre un avvenimento molto atteso e, nonostante qualche cambiamento rispetto agli “anni d'oro”, rimane per molti pescatori un vero e proprio rito. Sarà la pausa forzata della sua pesca (tranne in luoghi particolari), saranno le lunghe camminate per raggiungere le cascatelle più alte, in un panorama da mozzare il fiato, o la bellezza della sua livrea, ma resta il fatto che il richiamo è troppo forte e, francamente, spesso ne vale proprio la pena. Vediamo allora una serie di suggerimenti per cercare sia di arrivare al meglio al “fatidico giorno” che, soprattutto, per insidiare la “regina” a spinning, non solo in quel giorno o quei pochi giorni, ma anche per un certo periodo a venire. Infatti, secondo me, sarebbe illogico “sgomitare” con gli altri per due giorni e poi piantare lì tutto, tanto più che lo spinning non è certo una tecnica che può esprimersi a meraviglia con una certa ressa. Via allora col primo suggerimento, secondo me di notevole importanza.
Risalgo o ridiscendo?
Molto spesso, purtroppo, non ci si pone questo quesito, perché i canoni classici della pesca dicono di risalire. Ma, fermo restando che voglio soltanto esprimere il mio modesto parere, sono più importanti i canoni, cioè la norma, o le effettive esigenze della pesca? Molto spesso pescare come Dio comanda significa anche stravolgere i luoghi comuni o, più semplicemente, ragionare sul da farsi a seconda delle circostanze e della logica. In quest'ottica, ecco che il risalire o meno un torrente od una risorgiva, ad esempio, diventa un fattore di primaria importanza. Quali sono i vantaggi e gli svantaggi delle due azioni? Ecco una carrellata:
Il vantaggio più conosciuto e decantato del risalire è la possibilità di insidiare le trote restando nascosti alla loro vista, siccome sovente queste ultime si trovano rivolte controcorrente, sia per ghermire il cibo trasportato dalla corrente che per una tendenza del pesce in generale a risalire, occasionalmente o meno. Tutto ciò a mio parere, è valido in certi casi, ma non sempre, come vediamo subito.
Il principale svantaggio, invece, sta nella difficoltà di animare correttamente i nostri artificiali, svantaggio che si fa più sentire più la corrente è sostenuta, sia per il lavoro dell'esca in sé che per mantenere un buon contatto con essa. Infatti, oltre al problema di “smanovellare” sul mulinello (evitabile usando la corrente come alleata, ma solo quando si può) dobbiamo aggiungere i problemi del dragaggio della lenza, e conseguentemente a questi, quelli riguardanti la percezione dell'artificiale e della ferrata.
Avrete allora intuito i vantaggi del ridiscendere: possibilità di governare l'esca alla velocità, alla profondità e nel modo voluto, perché stavolta la corrente si può veramente usare come alleata. Operando in questo modo, inoltre, possiamo far arrivare l'artificiale di turno in angolini diversamente impossibili da raggiungere. Aprendo l'archetto e mandando alla deriva un bel minnow galleggiante, ad esempio, possiamo veramente “giocare” col suo recupero, variarne la traiettoria al momento desiderato, farlo sostare mentre scodinzola in un punto interessante, sospendere un recupero dove e quando vogliamo, per iniziarlo sempre dove e quando vogliamo. Con un artificiale affondante questi giochetti sono più limitati, ma non impossibili, e comunque decisamente più fattibili che non pescando a risalire. Abbiamo poi l'“asso nella manica”, che ho già descritto in altre occasioni, della foglia. Dove la corrente non è proprio esagerata, possiamo depositare, ad esempio, un bel rotante su di una foglia, mandando il tutto alla deriva nel punto “tabù” da raggiungere con un qualsivoglia lancio. Togliendo (con delicatezza) il nostro rotante dalla foglia, ecco che il giochetto descritto prima col minnow può ripetersi in modo simile, con un dominio quasi assoluto da parte nostra sull'insidia che proporremo alla “regina”. Il recupero giocato in pochi secondi dalla risalita, è sostituito da uno, se vogliamo, praticamente infinito, a nostro piacimento. “Miracoli” della ridiscesa.
Anche quest'ultima ha comunque qualche handicap. due in particolare, specie secondo i canoni classici:
1) Le trote percepiscono la nostra presenza.
2) L'insidia arriva da davanti a loro e non dalle loro spalle.
Riguardo al primo punto, sappiamo di avere a che fare con un pesce scaltro, e sappiamo pure che stiamo pescando in luoghi difficili, per cui il mimetismo e l'accortezza da parte nostra debbono essere ai massimi livelli. Cercate sempre di fare in modo che l'artificiale arrivi sempre prima “di voi”. Il secondo punto è indubbiamente vero, ma non è affatto vero che un'esca che arriva controcorrente non debba interessare una trota, come un altro pesce, e nemmeno che l'insidia venga per forza di cose percepita. Mi permetto di far osservare che, secondo me, la pesca a mosca secca ha influenzato nel tempo questi ragionamenti. E' chiaro che non si poteva fare altro che far discendere un'imitazione, e forse da ciò è nato tutto il resto. Ma, guarda caso, quando si pesca a sommersa si fa esattamente il contrario spesso con risultati impensabili (ed impossibili) all'altra tecnica. E' evidente allora che gli handicap descritti diventano effimeri, e forse frutto non di effettive logiche ed esigenze. Questo è il mio parere, che non è e non sarà mai critica per nessuno. Passiamo ora al discorso artificiali, per vedere come partire con profitto nella nostra “apertura”, a seconda delle condizioni ambientali e climatiche.
Gli artificiali
Il discorso è fortemente legato alle condizioni atmosferiche, alla temperatura dell'acqua, alle sue condizioni ed all'istinto delle trote. A rendere molto bene sono i minnows o simili con temperature basse, con acque molto chiare e specie con livelli molto bassi. In caso di temperature (specie quella dell'acqua) leggermente più elevate, per quel poco che lo possono essere, con livelli più alti ed acque velate è molto meglio affidarsi al classico rotante, anche perché il leggero innalzamento della temperatura può risvegliare nel pesce istinti particolari, che non siano la sola fame. Affidatevi, se pescherete a scendere, a modelli discretamente pesanti in rapporto al volume, per poter meglio effettuare quella specie di “trattenuta” contro corrente che ci fa diventare padroni del recupero in ogni istante, e ci fa percepire ogni giro di paletta del nostro rotantino (io starei sui 2-2,5 centimetri di lunghezza della paletta, almeno in torrente). Riguardo ai minnows, direi che una lunghezza di 4-5 cm. in torrente rappresenti l'ideale, per salire ovviamente fino ad 8-10 cm ed anche oltre, nei torrenti di fondovalle e nei fiumi, dove potrebbe avvenire l'incontro con la fantomatica trota marmorata.
L'attrezzatura
L'attacco repentino dei salmonidi ci indirizza verso canne rapide, sebbene, per il torrente, di lunghezza e potenza limitata. Non è facile conciliare queste due caratteristiche, per cui, forse in questa pesca più che in altre, vale il detto “Chi più spende meno spende”. Mulinello affidabile di taglia 1000 o 1500, monofilo 0,16 o 0,18 o meglio ancora un trecciato adeguato, completeranno l'attrezzatura di base, assieme a tanto silenzio, mimetismo ed una grande passione per una pesca che, solo per i luoghi in cui ci porta, vale sicuramente un po' di fatica.
|
|