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Basentello a canna fissa con Anatoli
di Franco Stanzione, nick Tuolic

Questa volta voglio proporvi un altro itinerario di pesca nei dintorni della mia “siticulosa Apulia”, come la definiva il poeta latino Orazio, nativo tra l’ altro di Venosa, cittadina lucana poco distante dalla località in oggetto. Si tratta della diga del Basentello che, realizzata nel 1974, ha consentito il formarsi di un interessante invaso, ai fini della pesca sportiva, a forma di V e dalla capacità massima di 28 milioni di metri cubici di acqua, incastrato al confine tra Puglia e Basilicata e ricadente nei comuni di Gravina e Genzano, tanto è vero che a metà del manufatto della diga c’è il limite di provincia tra Bari e Potenza.

Questo invaso è adibito ad uso irriguo, potabile e di regimazione dei corsi d’ acqua della zona. Dal punto di vista paesaggistico non è che sia il non plus ultra, in quanto è circondato da basse colline molto brulle che, essendo coltivate esclusivamente a grano e foraggio, tranne che durante la primavera, si presentano per il resto dell’ anno con una uniforme colorazione delle diverse tonalità del marrone. A tale monotonia ambientale fanno da contrasto invece la vivacità e la quantità di pesce che in esso si può pescare fino ad autunno inoltrato, con tutte le tecniche. Infatti le specie presenti sono anguille, qui chiamate capitoni quando di grosse dimensioni, che a volte abboccano anche in pieno giorno, carpe, carassi e scardole a volontà, alborelle, persici sole, persici reali, persici trota e, udite udite, anche le breme. Infatti alcuni anni fa, a seguito di un by pass di acqua tra la diga di San Giuliano e la diga del Basentello, dalla prima sono state trasportate anche alcune breme, che in poco tempo si sono ben riprodotte, anche se fino ad ora non mi è mai capitato di prenderne oltre i duecento grammi.

Totalmente scomparso è il cavedano, a seguito di una grande siccità e conseguente ecatombe di pesci sulle rive, avvenuta intorno ai primi anni ottanta, di cui un giorno sono stato impotentemente spettatore; eppure prima di allora ho fatto a spinning vere e proprie stragi di cavedani, negli anni in cui muovevo dal mare i miei primi passi verso la pesca in acqua dolce. Ma la “Musa ispiratrice” di questo itinerario - racconto è invece la bellissima esperienza che ho fatto la mattina del 7 luglio 2006 con mio figlio Anatoli (il vero Tuolic), un vero e proprio personaggio per chi lo conosce.

Infatti Anatoli, che a novembre compirà 11 anni, mi si era davvero messo addosso da diverso tempo, con la richiesta di venire a pescare col papà, il quale ha abitudini piscatorie totalmente contrarie a quelle che possono essere le necessità di un bambino, in primis essere sul posto di pesca alle prime luci.
Il fatto: sera del 6 luglio e decisione che questa volta me lo porto insieme al lago del Basentello, con sveglia però alle ore 4. Controproposta di Anatoli: sveglia alle ore 3,45. Proposta accolta. Ore 3,45 …. Sveglia!!! Nel silenzio della notte, mentre sono in bagno, Anatoli, facendosi sentire dalla mamma, inizia a prendersi la sua buona dose quotidiana di TV accendendo a mia insaputa il televisore. Iniziativa subito stroncata. Usciamo di casa, carichiamo la macchina al locale dove ho tutte le mie attrezzature da pesca e, dopo aver fatto colazione presso un bar di fronte al porto di Molfetta, si va alla volta del Basentello.

In una quarantina di minuti di guida veloce, siamo sull’ acqua. Eccitazione di Anatoli ai massimi livelli. Ho optato per la sponda ricadente nel territorio Lucano, dal momento che ho pagato per tutto il mese di luglio l’ assurdo balzello mensile di 50 euro per i pescatori non residenti in Basilicata, e quindi voglio sfruttarlo, ed anche perché quest’ anno l’ acqua è al livello massimo, per cui nei pressi del manufatto c’è già una buona profondità a pochi metri da riva.

Vista la presenza di un bambino, decido di pescare a canna fissa, essendomi portato il mio borsone preferito in cui ho due serie complete dalla 5 alla 9 metri, delle DAIWA TD – ZW.
Preparata la pastura (un chilo di Carpa Mix ed un chilo di Carassio Match della Trabucco) e montata la mia postazione, sistemo mio figlio accanto a me, su un seggiolino di legno, io con una 9 metri e lui con una 6; entrambi utilizzeremo galleggiante da 1,5 grammi e lenza costituita da 5 pallini del 6 ed una torpilla da 1 grammo, madre del 0,16 e terminale da 25 cm. del 0,14 con amo 12 serie 21 di Tubertini. Anatoli, tranne che una volta in un allevamento di trote di Moliterno, non ha mai pescato, per cui devo all’ inizio insegnargli ad innescare e a distendere la lenza, cosa che fa propria dopo un paio di tentativi.
Insomma, al primo lancio prende un piccolo persico sole, poi ingrana e prende scardolette e bremette con una certa continuità.

Io pesco ma intanto lo guardo e, quasi dimenticando che sono andato lì per pescare pure io, mi fermo in contemplazione di questa specie di fenomeno: pesca da solo, senza alcun aiuto da parte mia, salvo che passarmi ogni tanto un pesce da mettere in nassa. Incredibile: è la prima volta e sa già pescare.
Il personaggio che è in lui si risveglia e mi fa: “papà, mi sono rotto le “p … e” di stare su questo seggiolino di “m ... a”, fammi venire al posto tuo”. Mai a nessuno avrei ceduto quel posto, ma considerando da chi viene tale richiesta….

Insomma Anatoli monta sul mio panchetto. Sembra ancora più piccolo lì sopra, ma intanto comincia a macinare pesci su pesci, con una naturalezza ed una precisione dei movimenti, da dare l’ impressione che peschi da anni, invece è la prima volta. Io pesco in piedi a circa dieci metri da lui, che intanto innesca i bigattini e pastura da solo, prende con facilità il pesce in mano, lo slama e lo mette in nassa….. una cosa indescrivibile. Chi legge può pensare che le mie siano le parole di un papà pescatore orgoglioso del proprio figlio, ma prego di credere che è la verità, anche se io stesso, prima, non ci avrei mai creduto.

Intanto inizia a piovere e ci rifugiamo in macchina alle 9,30 e Anatoli sfodera a sorpresa dal suo zainetto il Game Boy, disperazione di sua madre. Appena la pioggia accenna a diminuire, senza però promettere nulla di buono, smonto l’ attrezzatura e peso i pesci: un totale di 3,6 chili tra carassietti, scardolette e piccole breme in meno di quattro ore, e quasi tutti presi da Anatoli, giacchè il papà ha pescato pochissimo e male, perché impegnato a fare le foto occorrenti alla realizzazione di questo servizio.

E’ la prima volta che ritorno a casa dalla pesca, non scontento per aver pescato poco, ma felicissimo per aver scoperto nel mio Anatoli un potenziale futuro di grande pescatore: spero solo che in seguito non anteponga la pesca allo studio, come invece ha sempre fatto il suo papà.

 
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