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Le Canarie, un paradiso a due passi da casa
di Antonio Larcher


Quest’anno non ce l’ho fatta ad andare in Messico. Per motivi d’affari, dovevo essere nei paraggi per la fine dell’anno. Avevo bisogno di trovare un posto dove ci si arriva in poche ore. Decisi cosí di andare a La Gomera una delle Isole Canarie. C’ero già stato due anni fa e mi era piaciuta. È il posto dove uno ci va per avere tranquillitá, fuori dal casino dei posti di turismo di massa. In aereo si arriva a Tenerife Sud in 4h, 30 min e dal porto Los Cristianos partono i ferry per S. Sebastian e Playa Santiago a La Gomera. Partito a mezzogiorno da Monaco di Baviera, sono arrivato alle 9 di sera a S. Sebastian de La Gomera. Per il Messico mi ci vogliono due giorni di viaggio: Uno d’aereo ed uno di autobus. Per telefono avevo trovato l’alloggio: Una settimana a S. Sebastián e tre a Playa Santiago. Impacco gli utensili da pesca e parto. E parliamo subito di pesca, va, se no vi annoiate. 

Tra gli utensili impacchettati, avevo 4 canne telescopiche: Una da 2 metri ad azione media, una da 2,40 m. per il lancio di piombi da 100 a 200 gr., una da 3,60 m. da 30 a 80 gr. e una da 4,20 m. da 5 a 30 gr. (Quella da 2,40 e quella da 4,20 si sono dimostrate come le piú utili.) Ogni canna il suo mulinello, polifilo trecciato da 5 a 25 kg della lunghezza di 80 m ca.

Artificiali imitanti gli sgomberetti da 10 a 15 cm. affondanti, tipo deep runner.
Ami da 8, 0/1, 0/2, e qualche amo da 0/7 o 0/8. Del monofilo da 0,40 – 0,35 e 0,25 mm. Leader in acciaio e in monofilo al fluorocarbonio da 1mm. La solita minuteria e qualche attrezzo come pinze, forbici, coltellino, accendino, cacciavite, ecc.

Se poi uno ha dimenticato qualcosa, nessun problema: sia in S. Sebastian che in Playa Santiago ci sono negozi di articoli da pesca forniti di (quasi) tutto. Arrivato in luogo, mi sono subito reso conto che questi pesci sono più difficili di quelli che prendo in Messico. Ad esempio, i gamberetti d’esca vanno sbucciati altrimenti non abboccano. I pesci messicani invece sono dei boccaloni. Non solo abboccano a tutto, ma anche i pesciolini più piccoli si agganciano ad ami del 0/2-0/3, cosa che qui non mi è mai capitata. Per il pesce piccolo qui ci vuole un amo dell’8 al massimo.

Pescare è permesso dappertutto all’infuori delle spiagge e della darsena. La maggior parte dei pescatori lo fa da un punto a scelta del pontile, dalle rocce ai margini delle spiagge o dalle barriere di blocchi di cemento. Chiaro che non occorre alcuna licenza.
La pesca a S. Sebastian ha delle particolarità interessanti. Tutte le sere, verso le 6, al porto, ad un pontile d’attracco fuori servizio, si riunisce una comunità da 10 a 20 pescatori su di un fronte di circa 30 metri. Sono sempre gli stessi. C’è chi porta una buona bottiglia, chi la radio per ascoltare la cronaca di una partita di calcio o della musica. Tutti pescano, uno a fianco dell’altro, fino alle ore piccole, sono di buon umore e quando risuona il grido: Ocho, que estoy picado! tutti ritirano velocemente le lenze fino a quando chi ha dato detto allarme ha tirato in secca il suo pesce. Poi tutto ricomincia da capo.

Chi va li è bene che si metta al lato del sicuro. Si porti una canna robusta (io usavo quella da 2,40). Monti un amo da 0/1 o 0/2, piombo da 30-60 gr. senza galleggiante, a fondo quindi. Filo da 25 kg. Dal pavimento del pontile al filo dell’acqua ci sono 2-3 m di dislivello. Un retino è di difficile impiego per cui è bene fare i conti di dover estrarre i pesci, qualche volta piuttosto selvaggi e con un  peso fino a 4 kg, con la canna. Si prende di tutto, ma i più apprezzati sono i jureles fino ad un peso di 2 kg. e i bicudas fino a 4 kg. Come esca i detti gamberetti ai quali va tolta la buccia. Si comprano congelati al supermercato “hiper trebol” e non costano molto.

Una sera che stavo ritirando una boga, improvvisamente, a metà strada, uno dopo l’altro, tre formidabili strappi: un bicuda mi ha rubato la boga lasciandomene solo la testa. A questo punto, devo parlare di alcune osservazioni che ho fatto di persona sul bicuda. È inutile tentare di pescare il bicuda, stretto parente del barracuda caraibico, se il bicuda non c’é. Lui fa delle apparizioni fugaci e scompare altrettanto rapidamente come è comparso. Mi è capitato di prenderne 4 nel giro di un quarto d’ora e poi per ore niente FOTO 1. Di solito appare nel tardo pomeriggio, all’interno dei porticcioli a prendersi qualche pesciolino che viene scartato dai pescatori locali che rientrano dalla pesca del tonno (dalle 3 alle 5 del pomeriggio) e poi se ne va.

Così mi mettevo verso le tre sul porto (ad es., a Playa de Santiago), montavo un amo del 0/7-0/8, chiedevo qualche sgomberetto vivo (caballita) rimasto ai pescatori, agganciavo e buttavo in acqua e nel giro di pochi secondi cominciava la lotta con questo pesce, a dire poco, selvaggio. Nei giorni in cui i pescatori di tonno non erano usciti, montavo l’artificiale o uno dei pesci piccoli che stavo pescando. Infatti di solito si fa vivo inseguendo il ritiro di piccoli pesci, come bogas caballas (Scomber japonicus), viejas e pejeverde (foto 2, Thalassoma pavo).

Per questo, quando pesco il pesce piccolo, lo conservo in una nassa per mantenerlo in vita fino a quando si fanno vivi i bicuda (e spesso ho avuto successo, se invece non é servito per la pesca, serve per una minestra o un fritto a cena) e tengo sempre pronto l’apposito armamentario-bicuda (canna da 2,40 con filo da 25 kg). Se si fa vivo il bicuda, cambio tecnica, lancio l’artificiale o l’esca viva. L’artificiale va ritirato ad una velocità piuttosto elevata. Questo mi sembra abbia l’effetto di eccitare il bicuda all’attacco. Quando l’esca viva da segni di stanchezza e si muove lentamente è meglio cambiare con un’altra più vivace. Poco efficaci sono infatti le boghe che una volta agganciate perdono rapidamente vivacità. Lo sgomberetto è di gran lunga più resistente, veloce ed efficace in questa situazione. Da provare sarebbe anche il traino di una montatura con pesce morto e ancorette fissate sulla schiena e in coda.

Il bicuda ha per me un comportamento molto strano. L’ho visto “giocare” con uno sgomberetto semivivo come un gatto con il topo. Lo urtava con il lato della bocca, lo spingeva verso la superfice, verso il fondo e non l’ho potuto seguire per vedere quando e se se l’è mangiato. Di una dozzina di bicuda che ho preso (non è una gran quota se considero che ho pescato per 28 giorni!) solo due e solo con la tecnica dell’esca viva (sgomberetto), erano ferrati in bocca. I tre bicudas che mi sono sfuggiti al ritiro, si erano ferrati anche loro con la tecnica dello sgomberetto vivo.

Chissà come e dove erano ferrati, se ne sono liberati. Tutti gli altri li ho portati in secca senza scampo per loro, usando l’artificiale ed erano ferrati nelle branchie, negli occhi, sotto la bocca e uno anche nel ventre,. Tutti avevano una particolarità comune: Erano a stomaco vuoto, erano affamati. Per il pesce piccolo si è dimostrata efficiente la canna da 4,20 m con un polifilo da 12 kg. Il montaggio terminale era costituito da 1,5 m di monofilo da 0,4 mm e 2-3 ami dell’8 montati ad elicottero con monofilo da 0,35 mm. Essendo questa pesca effettuata sul fondo, si presenta subito un problema. Il fondo è di origine vulcanica fortemente eroso.

Un’infinità di buchi, crepe e anfratti rocciosi insidiano il piombo sul fondo. Una volta incastrato non lo si salva più. La soluzione perfetta é il piombo a bastoncino tirolese o un piombo imbottito nella spugna di plastica a pori aperti: Arrivato sul fondo, la spugna mantiene il piombo a distanza dalla roccia e al ritiro, essendo elastica, cede e si libera da situazioni incastranti, mentre il bastoncino tirolese bello lungo, si mantiene libera la via del ritiro. Purtroppo questi due tipi di piombo li ho dimenticati a casa e qui erano proprio gli articoli che non avevano nei negozi. Già a priori avevo così agganciato il piombo mediante un filo da 0,25 mm, quindi con il carico di rottura più basso di tutto il sistema. Se si incastra il piombo, perdo solo quello e non tutta la montatura.

Dopo il terzo piombo, però, a parte che mi “rugava” perché li avevo comprati, non mi andava il fatto che per colpa mia aumentasse il tasso di un metallo pesante in questo magnifico mare. Decisi così di sostituire il piombo con i sassi. Se perdo un sasso, sasso più sasso meno, le cose per il bel mare non cambiano. Fra l’altro i sassi qui sono gratis, di origine vulcanica, silicati durissimi e pesanti, ne trovo di tutte le dimensioni e forme, mi posso sbizzarrire. Detto e fatto. Ne scelgo una manciata alla spiaggia, prendo della cordicina di nylon e ne faccio degli spezzoni da 5 cm. Faccio sfrangiare i terminali, prendo la colla istantanea, metto una goccia sui due punti in cui voglio fare l’attacco e premo sopra i terminali sfrangiati della cordicina con un dito protetto da un pezzo di plastica di un sacchetto del supermercato. Ecco fatto foto 3. E funziona. Ne ho perduti una dozzina in tre settimane, ma chi se ne frega! Il bel mare ancora meno di me.
Ci sono diverse specie di pesce piccolo.

La più frequente all’amo é il boga da 10 a 18 cm di lunghezza. Segue il caballa,  il sargo picudo (diplodus puntazzo), il palometa e il jurel tutti di dimensioni simili. Il jurel dei fondali bassi arriva in media ai 20 cm. Tutti questi sono pesci che si prendono dalla riva, da un pontile, da una roccia, alla distanza di 5-10 metri. Insieme a questi pesci ce ne sono altri, meno interessanti come i pejeverde, i tamboril (Sphoerodes spengleri), i castañeta (Abudefdul luridus), i rascacio (Scorpaena scrofa, attenzione spine velenose!), qualche lenguado (Solea vulgaris) la sogliola nostrana, qui a riva molto piccola.

Questi ultimi non si allontanano di più di un metro dai muri dei pontili, dalle rocce, dagli sbarramenti di protezione. Mangiucchiano e non ingozzano e fanno fuori l’esca rosicchiandola come i topi, quasi non ce se ne accorge. Hanno bocchine minutissime, con dei dentini poderosi. Uno tira su l’amo perché non da segni di vita e l’amo è nudo. Una volta mi sono preso la soddisfazione  di prenderli, perché mi avevano rugato abbastanza. Ho montato un amo del 16 e in poco tempo ne ho presi tanti, ho saziato una colonia di gatti che è stazionata sulla punta del porto e poi ho piantato lí.


Naturalmente avendo la possibilità di andare fuori con una imbarcazione, le cose cambiano. La, fuori, a qualche miglio dalla costa, ci sono anche dei jurel da 7-8 kg, dei tonni striati (bonitos, Katsuwonus pelamis) da 10-15 kg., delle murene (Muraena helena) da 1 m., dei petos (Acanthocymbium solandri) da 2 m., dei chuchos (Dasyatis pastinaca), della famiglia dei manta, da 200 kg. e così via. Almeno così ho sentito dire. Io sono rimasto a terra ed ho preso un sacco di pesce piccolo, ma tanto. Una pesca poco eccitante, al momento della pesca, molto eccitante al momento della mangiata, è quella del chucho. Con cautela però, perché anche sotto riva ci sono degli esemplari mostruosi fino a 200 kg.! A parte il fatto che anche quelli più piccoli hanno il famoso aculeo velenoso sulla coda, tirarli in secca diventa uno sport pesante. Se questo deve avere luogo da un pontile a 2-3 metri dal filo dell’acqua, è bene avere un mezzo per arpionare il pesce per tirarlo su. Altrimenti mollare il tutto.

Prenderlo, se c’è, è facile. Questo si nutre anche di pesce morto. Io ho agganciato la prima boga che tirato le cuoia, l’ho buttata in acqua ed ho legato la canna ad un attracco. Ho continuato a pescare pesce piccolo con l’altra canna per almeno un’ora e mezza, quando la canna legata all’attracco segnalava che qualcosa di pigro e pesante tirava la lenza, l’ho presa ed ho cominciato a ritirare il pesce. E lui veniva, lentamente, pesantemente, senza reagire, ma veniva. Ero preoccupato di aver a che fare con un bestione come descritto da certi pescatori, ma poi, tirato alla superficie mi resi conto di che cos’era e fui molto alleggerito al vedere che si trattava di un chucho di piccole dimensioni, perché ero solo, senza aiuto, provvisto di un arpioncino teleferico di fortuna che avevo organizzato in luogo.

Comunque un bel pezzo di 6,5 kg (foto 4) che ci ha nutrito e deliziato (due persone) per una settimana, sotto forma di minestre, stufati e sughi. Questo pesce va cotto in acqua, non tentare di friggerlo o gratinarlo. Diventa coriaceo e gommoso. Il miglior modo è quello di farne brodi e stufati con verdura, quocendolo fino a che si disfa. Con gli organi interni (che fegato!) si fa un bel ragù per la pasta. Ce lo siamo goduto. Un pesce formidabilmente insulso invece è il trompeta (foto 5 Aulustomas strigosus). Avevo buttato una boga in acqua nella speranza di prendere un altro chucho e mi sono ritrovato con questo mostro dalla bocca a forma di tromba (da qui il nome) che non aveva dato nessun segno di beccata ed era venuto docilmente senza reagire. Non era ferrato, bensí non era riuscito a risputare la boga che teneva nella sua trombetta. Ci riuscì a risputarla quando ormai l’avevo portato in secca. Questo pesce non serve a niente. È assolutamente non commestibile.

Tutta la carne è infiltrata di fasci di spine. Non vale nemmeno la pena di tirarlo fuori dall’acqua. Di solito dopo un paio di strattoni, si libera dell’esca. La trombetta è talmente coriacea che l’amo difficilmente si ferra. A Playa de Santiago i posti migliori per pescare sono il porticciolo dove arrivano i ferry e i pescatori di tonno e il porticciolo della playa de Tapahuga. Perlomeno boghe e jureletti si rimediano sempre e qualche volta, come dicevo, anche qualche bel bicuda e qualche jurel da 7-8 etti. L’isola offre anche tante altre occasioni di godersi una vacanza in un clima per noi estivo anche a dicembre. La temperatura da me registrata è minima 17° di notte e massima 22° C di giorno. Ho avuto una notte e due giorni di pioggia in tutto il mese di dicembre. Si possono fare delle belle escursioni in montagna.

La vetta, il Garajonay, arriva a oltre 1480 metri d’altezza. I sentieri sono marcati e in innumerevoli volantini vengono descritti, proposti, offerti e guidati itinerari a seconda dell’interesse del partecipante. Panorami favolosi, rocce di basalto, paesaggi caratteristici, albe e tramonti scenici,… C’è anche la possibilità di affittare una mountain bike o una macchina. La benzina costa 75 cs al litro. Le strade sono in uno stato quasi perfetto. Incontrerete dei tratti con pendenze fino al 14 per cento. Si trova da alloggiare in appartamentini in affitto da 17 a 45 € al giorno, con camera da letto matrimoniale, bagno, salotto e cucina.

Ovunque moderni supermercati con prezzi come da noi. Se habla Español, ma si trovano anche tanti pizzaioli napoletani, meccanici tedeschi, artisti francesi, musicisti svizzeri, upper class turisti inglesi, ecologisti norvegesi, tranquillissimi svedesi, tanti tipi stravaganti che hanno abnegato la civiltà moderna e vivono nelle grotte, qualche naufrago che ha abbandonato la navigazione e si è stabilito li da qualche parte e dalla Baviera un pescatore pazzo capace di pescare 10 ore al giorno, che però pare non sia nemmeno tanto bavarese. In bocca allo squalo!

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