
Cassien: il sogno
Paul Mc Comy
Mai avrei pensato di riuscire un giorno ad esserci, essere presente, respirare l’aria, immerso totalmente in questo paesaggio tanto da dimenticar tutto, tutte le cose superflue ovviamente, ma anche i pensieri e le assillanti problematiche di tutti i giorni.
Oggi eccomi qua, mentre attraverso il ponte che divide il lago, strozzo in gola il primo urlo, ma poi sprigiono tutta la mia felicità, ci sono eccomi qua, sembra che il Santo mi accolga benevolmente, una splendida giornata di sole, solo il tempo per recarmi nel posto dove rilasciano i permessi e mi ritrovo a caricare le barche in compagnia del socio Max Tn.
La prima intenzione, se la postazione fosse stata libera, era quella di dirigersi verso il braccio nord, magari alla 56 2eme pointe, ma un gruppo di tedeschi ci stava precedendo, qualche parola scambiata, qualche informazione dall’amico Carlito ed abbiamo concluso che quella zona era ferma da circa una settimana, quindi ripieghiamo verso l’ovest e ci fermiamo alla 26 pointe à Michel la postazione dei pazzi come l’ha definita l’amico di prima, molto impervia per piazzare l’accampamento, piazzamento del brolly quasi soddisfacente, ma per il socio in pesca Max e la moglie Lucia quasi impossibile.
Finalmente si perlustra il lago e la sua conformazione, aiutati dall’ecoscandaglio percorriamo in lungo ed in largo, avanti ed indietro la zona davanti a noi ove si possa raggiungere il punto a tiro di lancio, scrupolosamente troviamo i punti che ci soddisfano e piazziamo i segnalini senza accorgerci che sono giunte le 20.00, i punti indicati variano dai 7 ai 22 metri, tagliamo davanti al plateau il passaggio al pesce che eventualmente fosse passato, ma purtroppo in due notti solo breme, prese in 13 e 15 metri di profondità.
Il terzo giorno ci spostiamo alla postazione 28 Mathilde, dove ora libera, di notte abbiamo sentito parecchi salti, si ripropongono tutte le operazioni di accampamento e di scandagliatura, indispensabili anche le info ottenute dal leggendario “Rice” , è sera quando terminiamo di calare l’ultima trappola, una cosina veloce sul fornello e poi lo sbalzo termico eccessivo dal giorno alla sera ci induce a metterci in branda, terribile...
siamo passati dai 24/25° con il sole durante il giorno ai miseri 6/7° della sera con vento gelido.
Il lavoro certosino svolto durante il giorno, alle 5,00 del mattino seguente viene premiato: un singolo bip… neanche una frazione di secondo e si trasforma in un suono unico, tanto da sembrar tagliare come una coltellata la famosissima nebbia del braccio ovest, i segnalatori sul pod di Max Tn sono illuminati ma è quello di sinistra che non stà scherzando, ferrata, poi rilascio della frizione per evitare la rottura del nylon sul gradino, in barca senza sentir freddo carichi di adrenalina avviati al combattimento:
La Greys 3½ piegata come mai l’ho vista, (fortuna che solo il giorno prima provandole avevo dato il mio parere dicendo che erano dei pali) faceva a fatica il suo lavoro, poi quando sembrava che tutto andasse per le lunghe è uscita dall’acqua…solo per farsi ammirare, o forse per metterci ancor più in agitazione, una regina da brividi!!!
Riparte la sua corsa e come un treno ci porta a spasso per il Santo, è già ci siamo dimenticati dove siamo, ed abbiamo in canna un pesce eccezionale in quanto a bellezza e combattività.
Stremata si è lasciata dolcemente gradinare, in fase di pesatura ha segnato 20 Kg e 300 gr per un metro giusto di lunghezza… stupenda. La giornata scorre tranquilla addirittura si festeggia con un buon rosso transalpino, finchè verso sera scende un vento pungente che perdura tutta la notte.
Il risveglio del mattino quando si è in pesca è sempre dolce e flemmatico, ed ancor di più bello per iniziare la giornata è stato leggere il messaggio di Carlito arrivato ieri sera ma che non ho sentito, il quale comunicava la cattura di un esemplare di carpa a specchi notevole, 22 kg e 200 gr in 18 metri d’acqua, fenomenale, contentissimo per lui, s’è l’è andata a cercare per il lago fin che l’ha trovata dopo vari spostamenti.
Giunti al 18 ottobre, l’acqua del lago continua a salire seppur lentamente, anche oggi c’è molto vento, mentre nel pomeriggio si raggruppano nuvole minacciose, cariche di acqua.
Ore 04,30… comincia a piovere, buon segno???
Si pensa e si spera che il pesce si possa muovere maggiormente, alla ricerca di cibo, nel frattempo noi ci limitiamo ad una quindicina di boilies sbriciolate ed una decina integre per canna, l’idea che ci siamo fatti, risulta non essere un pesce stanziale, ma nomade, quindi le soluzioni potrebbero essere queste, o pasturiamo forte per fermare il branco se passa, e ci bruciamo però il pesce di taglia, o puntiamo a quello pasturando il minimo.
Siamo più che convinti di aver messo le esche nei punti giusti, abbiamo spostato 2 canne contro la sponda opposta, una nel canale dopo il plateau a ridosso della sponda sugli 8 metri d’acqua, più o meno a metà risalita della sponda, ed una dove scende e comincia il piano, proprio sotto un canalino che piovendo ha iniziato a portare ulteriore interesse in acqua.
Che dire, nell’attesa in compagnia di due amiconi Olandesi ci siam mangiati un galletto francese a testa, comunque buoni.
I successivi giorni sono stati caratterizzati da forti piogge alternate a raffiche di vento, tanto da farci smantellare l’accampamento sotto l’acqua, solo il trasporto dalla barca alle macchine è stato agevole e senza pioggia, ma col vento a favore, quasi che mi è parso di sentir una voce sussurrare arrivederci.
Certo che si, alla prossima, non una sfida, ma un voler rivederti, grazie Cassien.
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