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Il prezioso piacere della solitudine
I lucci di Holbina
Testo e foto di Stefano Montone
Ero giunto nella capitale rumena a mezza notte con il mio solito volo diretto da Roma, viaggio tranquillo e fortunatamente senza movimenti strani. Le mie valigie, pesantissime e stracolme di materiale da pesca, mi erano costate un bel pò di tasse per eccesso bagagli.
Dopo un anno mi ritrovavo nuovamente da solo a gironzolare di notte per le strade della intrigante Bucarest. Non avevo mai dormito in una suite, me lo sono permesso a Bucarest dato che costava solo 55 euro. Ogni tanto uno sfizio bisogna farselo passare.
In Romania è tutto così diverso, terra facile e difficile allo stesso tempo, pagare un euro di taxi e cosa che in Italia abbiamo dimenticato da diverso tempo.
L’appuntamento era chiaro! Ore dieci del giorno dopo all’aeroporto Baneasa in attesa del volo proveniente da Venezia.
Si aprono le porte ed ecco uscire i miei compagni di viaggio: Massimo Mantovani “outsider” della Romania; Simone Palli, pescatore a mosca che ha girato il mondo e titolare della nota ditta Sir Francis; nonché ultimo ma non ultimo, Roberto Rastiglieri noto agonista di punta della Trabucco che per l’occasione aveva deciso di regalarsi una rilassante vacanza di spinning.
Facciamo in fretta conoscenza e montati sul nostro sgangherato fuoristrada, azzeriamo il timer della mente e del logorio quotidiano per dare inizio alla nostra ennesima avventura – destinazione Holbina in pieno delta del Danubio!
Un fazzoletto minuscolo di terra in mezzo ad un oceano di acqua e canna palustre: questa è Holbina!! Un posto dove si ritrova la dimensione umana, un posto dove riesci a capire che al mondo non siamo nulla, un posto dove è ancora possibile sentire il prezioso piacere della solitudine.
Regno incontrastato di sua maestà il luccio che prospera indisturbato.
Holbina si trova nel delta del Danubio, nelle vicinanze del lago Razim.
Il viaggio non è semplice. Scesi a Bucarest ci sono ad attenderci circa cinque ore di automobile attraversando paesini e caratteristici villaggi dove il tempo sembra essersi fermato al 1800.
Il viaggio in auto è contornato dalla vista di paesaggi semplici e struggenti.
Avete mai visto un nido di cicogna su un palo della luce? No? Bene! Andate in Romania e lo vedrete! Distese interminabili di campi fioriti, foreste – e poi d’improvviso attraversiamo lui, l’immenso Danubio in golena per svariati chilometri. L’acqua lambisce l’asfalto della strada e ci provoca un lieve timore.
Terminato il lungo viaggio in automobile, ci imbarchiamo su un motoscafo che navigando in un labirinto di canali e cataletti, in circa 30 minuti ci porterà ad Holbina che è la zona degli alberghi extralusso.
Il personale dell’hotel ci attende con un caldo benvenuto. Alloggiamo in camere singole. Prima di cena però decidiamo di fare un primo giro in barca che ci regala qualche timida cattura a calar del sole.
Gli alloggi sono di prima categoria, come pure i pasti tipicamente rumeni a base di siluro, carpa, luccio e sandra.
Sappiamo bene che le migliori catture avvengono all’alba, cosi ci diamo un calendario abbastanza rigido e senza distrazioni - da calciatori per intenderci, siamo qui per pescare, filmare e fotografare: cena alle 20,00, a letto alle 22,00 e sveglia ogni mattina alle 04,00 per non perdere i momenti migliori.
La complicità e la simpatia inizia a persuadere il gruppo e in breve mi guadagno il simpatico appellativo di “super terrone”. Tra l’altro sono l’unico meridionale del gruppo. Mantovani?, Mantovani lo conoscete bene! Lui è di Mantova ma nelle sue vene deve scorrere un pò di sangue meridionale, tanta simpatia altrimenti non si spiegherebbe. Simone Palli invece è un calcolatore, un perfezionista, il tipico pescatore a mosca giramondo che parla un perfetto inglese e fa colpo sulle diciassettenni. Roberto Invece è il tipico pescatore al colpo che anche se non ha piena dimestichezza con lo spinning, dimostra subito di conoscere perfettamente i pesci e il mondo della pesca.
L’universo acquatico del Delta è contornato di tantissima vegetazione sommersa dove sono annidati i nostri nobili avversari.
La prima mattinata è di ambientamento. Bisogna prima di tutto testare le esche che prendono meno erba e poi fare la cernita di quelle che catturano.
Presto detto, scopriamo chè è letteralmente inutile pescare con siliconici e minnow, come inutile è il morto manovrato – troppe alghe!. Le uniche esche appetite e che non si incagliano sono gli ondulanti affusolati con ciuffetto rosso del tipo linus e dentex.
E cosi tra l’osservare incantati un cigno, una nutrice e un pellicano iniziano a vedersi i primi violenti attacchi. Attacchi spesso portati “in diretta” proprio sotto la barca. Personalmente opto per due situazioni estreme, la prima è una canna da 2,70, armata con un mulinello della Alcedo serie FX 4500, treccia Mohican gialla fluo della Indy Line, cavetto da mezzo metro di graphite di metallo e artificiali fino a 30 grammi. L’altra canna è invece l’inverso, una 2,10 metri, un mulinello serie 2000, lenza del 25 in bobina e un ondulante da cinque grammi senza cavetto. Incontriamo un pescatore rumeno che cu mostra i suoi ondulanti di fattura locale. Sono le dimensioni sono le stesse, ma la lamiera è più sottile e dunque il peso è piu’ ridotto, in questo modo si prendono meno alghe ma l’ondulante rimane quasi a galla.
Apro dunque la mia cassetta e tiro fuori tutto quello che ho di simile e leggero, la scelta cade sui blitz da mare fatti in lamiera abbastanza leggera. Nonostante il peso ridotto i lanci sono più che soddisfacenti e le catture iniziano ad arrivare copiose.
Entrambi le soluzioni sono vincenti, con la canna lunga faccio lanci da surf esplorando le parti centrali dei numerosi laghi alla ricerca dei “pezzi grossi”. La canna corta invece la uso nei canali sotto le canne e con lanci cortissimi.
Simone Palli invece pesca a mosca. Un attrezzatura pesante e potente in grado di lanciare vistosi streamer rigorosamente fatti da lui. Simone ci regala emozioni, e gli altri, spesso, invece di pescare si fermano a guardare la millimetrica bravura del “pallifish” che pone la mosca ad un centimetro dalle canne.
Incontro un pescatore rumeno e gli chiedo di vedere i suoi ondulanti; sono diversi dai nostri, la lamiera che li forma è molto più sottile. Questo fa si che praticamente siano recuperati appena sotto il pelo dell’acqua. Come pure mi vengono mostrati degli ondulanti autocostruiti e di successo comprovato.
Le acque della riserva di Holbina sono talmente intrigate che senza il nostro barcaiolo ci saremmo irrimediabilmente persi.
E si! Il nostro barcaiolo merita una nota in questo articolo. Il suo nome è Stiliano. Una persona anziana e poverissima tanto da non potersi permettere nemmeno un pacchetto di sigarette. Uno stipendio di venti euro al mese e quaranta anni della sua vita passati a mettere reti nel rivolo di canali e canaletti.
Stiliano conosce queste acque come le sue tasche. Mentre navigavamo spense il motore e mi disse “Stefano, Stiuca!” (Stefano un luccio!!); ma dove? Pesai io, non vedo cacciate, non vedo niente; Stefano lancià la! Grido’ Stiliano; io poco convinto lanciai nel punto indicato e ….. BABAM!!! ZZZZ!!! Una botta sulla canna seguita da tre – quattro prodigiosi salti.
Dunque ci sono cose e fattori che a noi pescatori che passiamo le giornate dietro ad una scrivania ci sfuggono, linguaggi dell’acqua che riesce a percepire solo chi a furia di stare nel liquido è diventato mezzo uomo e mezzo pesce.
L’ultima notte la passiamo a Tulcea la ridente capitale del delta. Tra una pizza, una birra e il sorriso intrigante della giovane Sabrina. Salutiamo incantati questa meravigliosa terra ben consci che non è un addio ma un timido arrivederci.
Ci ritroviamo dunque dopo qualche ora di nuovo all’aeroporto di Bucarest e quelle che al primo incontro erano state delle timide strette di mano tra estranei, si trasformano e stringenti abbracci tra compagni di avventura….
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