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Il lago Domizio
Il morto manovrato finalmente approda anche in sud Italia
Testo e foto di Stefano Montone

Come precedentemente annunciato in un precedente articolo, non è con lo spirito di pionieri ma con quello di avventori che ci apprestiamo a realizzare una serie di articoli atti a portare nelle acque del sud d’Italia alcune tecniche usuali per altre zone della penisola, ma ancora sconosciute nel “mio amato meridione”.
Prima ancora di mettere la penna sulla carta e ancor prima di mettere la canna nell’acqua, per alcuni anni abbiamo seguito le istruzioni e le linee guida dei maestri che per primi hanno portato in Italia questa tecnica.

Tra tutti il nostro Roberto Ripamonti. Abbiamo cercato soprattutto di carpire la filosofia del pescatore a manie, poi l’abbiamo provata in punta di piedi nelle acque Rumene, poi con i black bass Italiani e poi quando finalmente sono arrivati i risultati ne abbiamo fatto una tecnica da divulgare e sperimentare in ogni sua forma.

Didier Magnan, vecchio e famoso pescatore francese, nel “libro della pesca” nel 1987, scriveva: “.. la tecnica per eccellenza è quella con il pesce morto, è la più raffinata, la più adeguata, la più efficace e la più polivalente, le regole sono definite più chiaramente, ed in oltre permette anche di progredire e di migliorare continuamente i propri risultati. Di qui il successo di questo tipo di pesca, molto semplice nel principio e assolutamente accattivante”.

Dal 1987 ad oggi la tecnica, come dicevamo, è stata costantemente migliorata fino a metterla con successo anche sulle esche siliconiche e addirittura di usarla con successo anche con i predatori di mare. La “tâte” come viene definita in alcuni posti della Francia, ha subito alcune varianti, sia nelle forme che nell’uso; per esempio invece della lenza, oggi si usa la treccia che presenta un elasticità vicino allo zero. I colori sgargianti e fluorescenti della linea ci aiutano a controllare la posizione dell’esca.

Albert Drachovitch per primo ha enunciato le regole di questa pesca in modo cosi chiaro e semplice che non è rimasto quasi niente da aggiungere, tranne che sperimentare e valutare differenti varianti delle montature che comunque si rifanno sempre al principio base intuito con successo da Albert. Albert Drachovitch dovette sicuramente assistere all’attacco di un predatore su di un pesciolino in agonia che non ce la faceva a nuotare e puntava esamine la testolina a terra restando perpendicolare rispetto al fondo.

Ci limiteremo dunque a ripetere semplicemente i suoi dettami: l’esca deve muoversi vicino al fondo, con il quale entra continuamente in contatto. Si tiene la lenza continuamente tesa sentendo il tocco del piombo sul fondo. I movimenti dell’esca sono dati da piccoli spostamento del vettino o semplicemente recuperando due velici giro del mulinello. In questo modo si anima il pesce morto facendolo sembrare esamine ed in grado di sviluppare il naturale attacco dei predatori. Dunque non solo mort manie con il classico pesciolino ma anche con i siliconi.

La classica montatura iniziale è stata spesso arricchita dall’aggiunta di palette di cucchiaini, ciuffi colorati sulle ancorette e piombi dalle forme strane e fluorescenti.Ma passiamo al nostro itinerario. Siamo a Giugliano In Campania, precisamente in località Licola sulla SS Domiziana a pochi metri dal mare e pochi chilometri dal più famoso lago Patria. Il bacino è di dimensioni abbastanza considerevoli.

E’ una ex cava di sabbia egregiamente riconvertita a lago di pesca sportiva. L’acqua è limpida e le sponde accessibili in gran parte del bacino. Le cave di questa zona una caratteristica particolare, en esse possono vivere sia specie di acqua dolce che di acqua salata. Infatti nel bacino oltre a trote, black bass, lucci, carpe, tinche e storioni, si possono pescare anche cefali e spigole di ragguardevoli dimensioni. Ma la nostra attenzione è appunto focalizzata sui predatori, quelli che si lasciano ingannare dal morto manovrato e dallo spinning Infatti la nostra tecnica ci ha portato alla cattura di lucci, trote e black bass.

Ma non ci siamo limitati a montare le montature sui pesciolini morti, le abbiamo provato anche sui siliconici con ottimi risultati.I predatori più grossi si trovano sotto i canneti nella parte est del lago. Questa è una posta raggiungibile comodamente con la barca che può essere messa a disposizione dall’amministrazione del lago su richiesta. Acqua salata dicevamo, allora abbiamo usato come esca anche delle sarde con ottimi risultati.

Dopo varie prove abbiamo determinato l’attrezzatura più idonea ad affrontare il lago. Da terra vanno bene le canne da 2,70 - 3 metri - mentre dalla barca canne che vanno da 2 metri ai 2,40. La cosa migliore sarebbe quella di avere una canna dedicata al manie, per esempio la Tactilus dell’Olivier Portrat, oppure la mitica Garbospin messa appunto anni fa dallo stesso Albert Drachovitch, oppure la Drachko Pro; ma per chi si avvicina per la prima volta a questa tecnica e non vuole spendere qualche centinaio di euro può optare anche per canne da spinning medio pesante di opportuna rigidità e consistenza.

Per esempio nel nostro caso abbiamo utilizzato le Pride Spin della Alcedo che si sono dimostrate molto all’altezza della situazione eguagliando le cugine più blasonate. Le montature da mort manie sono state quelle classiche. Con un po di pratica è possibile costruire le montature seguendo le istruzioni più volte pubblicate sulla nostra testata, oppure acquistarle già pronte. Il miglio rapporto qualità prezzo è dato dalle montature distribuite dalla ditta Ilba (www.ilba.it) di Bergamo.

Le montature sono di varie misure, dallo 0 al 4 e sono utilizzate in base alle dimensioni dei pesci da usare come esca. Abbiamo affrontato il lago Domizio dopo una lunga preparazione e studio dei luoghi e delle acque e siamo stati premiati. Dopo soli pochi lanci ed utilizzando un pesciolino morto di medie dimensioni, sono iniziate a venire su i pesci che prima di allora non avevano mai visto questo tipo di esca.

Ma al lago Domizio è possibile pescare anche a carpfishing, e come mostrano le foto, con ottimi risultati, infatti nel lago vivono delle grosse e smaliziate carpe in grado di regalare tante emozioni. A questo punto la domanda nasce spontanea: le carpe ci sono, ma i pescatori a carpfishing dove sono? – sarebbe forse il caso di dedicarsi maggiormente nel tentare di esportare anche al sud la cultura delle nuove (?) tecniche di pesca – io nel mio piccolo ci provo, e gli altri?

Come arrivare
Autostrada Roma-Napoli, oltrepassare il casello Napoli Nord e poi svoltare per l’asse mediano in direzione del mare. Uscire a lago Patria e proseguire per Licola. Il lago si trova nei pressi del ristorante Di Francia.

 
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