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![]() Il lago Domizio Il morto manovrato finalmente approda anche in sud Italia Testo e foto di Stefano Montone
Tra tutti il nostro Roberto Ripamonti. Abbiamo cercato soprattutto di carpire la filosofia del pescatore a manie, poi l’abbiamo provata in punta di piedi nelle acque Rumene, poi con i black bass Italiani e poi quando finalmente sono arrivati i risultati ne abbiamo fatto una tecnica da divulgare e sperimentare in ogni sua forma.
Dal 1987 ad oggi la tecnica, come dicevamo, è stata costantemente migliorata fino a metterla con successo anche sulle esche siliconiche e addirittura di usarla con successo anche con i predatori di mare. La “tâte” come viene definita in alcuni posti della Francia, ha subito alcune varianti, sia nelle forme che nell’uso; per esempio invece della lenza, oggi si usa la treccia che presenta un elasticità vicino allo zero. I colori sgargianti e fluorescenti della linea ci aiutano a controllare la posizione dell’esca. Ci limiteremo dunque a ripetere semplicemente i suoi dettami: l’esca deve muoversi vicino al fondo, con il quale entra continuamente in contatto. Si tiene la lenza continuamente tesa sentendo il tocco del piombo sul fondo. I movimenti dell’esca sono dati da piccoli spostamento del vettino o semplicemente recuperando due velici giro del mulinello. In questo modo si anima il pesce morto facendolo sembrare esamine ed in grado di sviluppare il naturale attacco dei predatori. Dunque non solo mort manie con il classico pesciolino ma anche con i siliconi. E’ una ex cava di sabbia egregiamente riconvertita a lago di pesca sportiva. L’acqua è limpida e le sponde accessibili in gran parte del bacino. Le cave di questa zona una caratteristica particolare, en esse possono vivere sia specie di acqua dolce che di acqua salata. Infatti nel bacino oltre a trote, black bass, lucci, carpe, tinche e storioni, si possono pescare anche cefali e spigole di ragguardevoli dimensioni. Ma la nostra attenzione è appunto focalizzata sui predatori, quelli che si lasciano ingannare dal morto manovrato e dallo spinning Infatti la nostra tecnica ci ha portato alla cattura di lucci, trote e black bass.
Dopo varie prove abbiamo determinato l’attrezzatura più idonea ad affrontare il lago. Da terra vanno bene le canne da 2,70 - 3 metri - mentre dalla barca canne che vanno da 2 metri ai 2,40. La cosa migliore sarebbe quella di avere una canna dedicata al manie, per esempio la Tactilus dell’Olivier Portrat, oppure la mitica Garbospin messa appunto anni fa dallo stesso Albert Drachovitch, oppure la Drachko Pro; ma per chi si avvicina per la prima volta a questa tecnica e non vuole spendere qualche centinaio di euro può optare anche per canne da spinning medio pesante di opportuna rigidità e consistenza.
Le montature sono di varie misure, dallo 0 al 4 e sono utilizzate in base alle dimensioni dei pesci da usare come esca. Abbiamo affrontato il lago Domizio dopo una lunga preparazione e studio dei luoghi e delle acque e siamo stati premiati. Dopo soli pochi lanci ed utilizzando un pesciolino morto di medie dimensioni, sono iniziate a venire su i pesci che prima di allora non avevano mai visto questo tipo di esca.
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