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Messico 2001, a pesca con Gionata
di Andrea Fusignani
Un racconto “vietato” ai minori di 14 anni…
Con questo articolo, parte una piccola serie di racconti di pesca e non che vede protagonisti me e il nostro amato Direttore Gionata Paolicchi.
Prima però voglio fare una doverosa premessa sull’amicizia che lega me e Gionata.
Promofish Reggio Emilia 2000. Ero appena approdato nel magico mondo della pesca sportiva, in senso più maniacale, in quanto negli anni prima sì pescavo ma con minor costanza e soprattutto per il fatto che praticavo la pallacanestro a livelli agonistici, facendo fatica a coniugare le due cose, più la scuola.
Dicevo, grazie ai miei genitori (che non finirò mai di ringraziare per quanto hanno fatto per me in questi anni, assecondando la mia passione, con viaggi e acquisti di materiale) decido di voler andare al Promofish, che quell’anno era alla sua seconda edizione. Entrato nel padiglione della fiera non sapevo più dove guardare, vuoi per le attrezzature esposte, vuoi per l’andirivieni di personaggi noti nel mondo della pesca. Ricordo ancora bene quando sono passato allo Stand della Marcaste, che in quegli anni gestiva il centro di pesca Trinidad Lodge a Cuba.
Avevo già visto un servizio su Pescare sulle potenzialità del luogo, e dei suoi bellissimi pesci (fra cui spiccava una foto di Gionata con un tarpon veramente grande). E appunto la figura di Gionata la faceva da padrona nel servizio. Conoscevo già la fama di Gionata per i vari servizi e per i video di pesca, e l’avevo eletto a mio idolo nel mondo della pesca.
Comunque passiamo di lì e mentre ammiro la speciale canna da pesca studiata per quelle acque e personalizzata esclusivamente per Gionata, la sua ex ragazza mi si avvicina e mi dice:
< Se vuoi parlare con Gionata te lo vado a chiamare>
Io ricordo di essere diventato bordò e di avere detto
<No non starlo a disturbare, non ce n’è bisogno>
E sono scappato via. Tornato con i miei genitori allo stand per convincerli in un viaggio a Cuba, ecco apparire Gionata che mostrava a dei clienti un video e delle squame del tarpon.
Io dissi a mia madre
<Mamma ma quello è Gionata Paolicchi, uno dei pescatori più forti e il mio preferito>
Mia mamma mi guardò e tranquillamente mi disse
<Vagli a chiedere un autografo>
<No non lo voglio disturbare, ha da fare>
Lei mi ha preso per un braccio è partita verso Gionata e gli ha chiesto
<Gionata scusa questo ragazzo vorrebbe un tuo autografo>
Lui si è messo a ridere e mi ha detto:
<L’autografo lo devi chiedere a Brad Pitt non a me>
E ridendo e scherzando mi ha chiesto se mi avrebbe fatto piacere andare a pescare a Cuba nel periodo in cui c’era lui (l’autografo sul video Mosca e Spinning a Cuba Magiche Flat lo conservo ancora incellofanato fra le cose più care che ho N.d.R.).
E così ci siamo lasciati i vari numeri di telefono con la promessa di sentirci il prima possibile per organizzare il viaggio. E fu così che per uno strano caso del destino quell’anno Gionata non era a Cuba, ma doveva andare a fare delle riprese in Messico, a Huatulco nel centro di pesca gestito da Alessandro Magno Giangio e suo fratello Massimo. Accetto la proposta e il giorno 8 marzo 2001 ci troviamo all’aeroporto di Bologna con Gionata, Roberto Tabaroni e Alberto Batoli (due persone squisite e alla mano, che purtroppo ormai da anni non sento più).
La notte prima è stata per me insonne, ero già mentalmente là, immaginavo l’incontro con pesci importanti, la frizione che slittava, i pesci saltare ecc…
Devo anche però dire che ai tempi avevo 15 anni e quindi sì ero contento di andare a pescare, però da un lato mi immaginavo una vacanza noiosa a parlare sempre di pesca, a letto presto, svegliarsi all’alba e così via. Certo che io mi volevo anche divertire, che ne so discoteche, ragazze ecc…
Va beh si parte e dopo ben 12 e passa ore di volo atterriamo a notte fonda al piccolo aeroporto di Huatulco, dove ci viene a prendere Massimo, che sulla strada ci informa del briefing della settimana di pesca. Tutti a letto, ma non Gionata che con la scusa di dover parlare con Massimo va a tastare il terreno in vista di future uscite notturne.
La mattina dopo, colazione e giretto turistico nel paesino di Huatulco, dove rompiamo il ghiaccio e stringiamo ancora di più le amicizie. All’ora di pranzo ci fermiamo al Ristorante Oasi, dove io vengo colpito dalla bellissima cameriera di nome Magali (mi ero innamorato perdutamente di lei) e dopo la classica figura di m..da che mi ha fatto fare Gionata per una foto insieme ci congediamo per arrivare sul porto e partire per la prima battuta di pesca, Notte al pesce spada.
Mi ritrovo con Gionata sul tuna tower della barca e cominciamo a parlare del più e del meno, mi chiede della scuola che stavo frequentando, delle ragazze e così via, e mano a mano che la conversazione va avanti si entra nei particolari intimi della cosa, e capisco in quel secondo che quella vacanza non me la sarei mai più scordata in tutta la mia vita. Mi parla di Cuba, dei suoi pesci, del tarpon, parliamo della canna che ha progettato e delle famose donne cubane. La conversazione viene interrotta dalla cicala del mulinello che comincia a fischiare. Io ero talmente emozionato che non ci pensavo minimamente a prendere la canna in mano. Così tocca ad Alberto recuperare con la pesante attrezzatura da 80 lbs un….. una piccola palamita. E così tra risate e prese per i fondelli concludiamo la prima sessione di pesca senza registrare alcuna altra cattura. Giorno dopo, di buon mattino, si riparte. Incontriamo una bella mangianza di bonitos a poche miglia da riva. Lancio l’ondulante e ferro un discreto esemplare che lotta come un leone. Purtroppo mi si slama sotto la barca e il branco si disperde.
Ora però si fa sul serio, tirate fuori le canne da traina si parte per la Traina al pesce vela, obbiettivo principale per chi effettua la pesca in Oceano, e pesce più famoso dopo il suo cugino marlin blu.
Verso mezzogiorno la cicala fischia impazzita e Alberto ferra un maestoso pesce vela di quasi 40 kg che, complice un mare non proprio calmissimo, combatte per tre quarti d’ora buoni e sfinisce il povero Alberto. Continuiamo a trainare ma niente da fare, i pesci sembrano scomparsi.
Si rientra in porto e Gionata propone il programma della serata (era sabato sera se non ricordo male)
Cena e poi per i giovani uscita in discoteca.
Ci sto, finalmente la vacanza comincia a piacermi.
Ceniamo tutti insieme e dopo le chiacchiere i miei genitori e Roberto decidono di andare a letto.
Noi chiamato un taxi, andiamo in paese e dopo aver bevuto un qualcosina, Gionata propone di andare in un simpatico localino della zona…
La sera prima il furbone se li era girati tutti e aveva scelto “l’Entrega” per via di una certa “cubista” di nome Perla che lo aveva attirato non poco. E così a 15 anni faccio la mia entrata trionfale in un locale notturno, non senza un po’ di timore.
Arriva Perla, e devo dire una gran bella muchacha, che riconosce subito il nostro “Animale notturno” (al secolo Gionata Paolicchi) e mi propone un privè con lei. Gionata ed Alberto non stanno più nella pelle e io imbarazzatissimo acconsento.
Finita la nostra sosta al localino, decidiamo di uscire per andare a ballare. Gionata odorava di vero macho e nelle risate ci stavamo per far scappare anche il taxi, ma The Animal col suo fischio collaudato (stile Willy il Principe di Bellhair) lo ferma.
<Gionata ma che schifo, ti sei messo le mani in bocca dopo quella…>
E lui esordisce con una frase storica, che rimarrà per sempre stampigliata nella mia mente
<In effetti un certo retrogusto c’è>
Una volta usciti da lì ci dirigiamo al Dexite la discoteca accanto al nostro hotel, e dove sapevamo esserci Magali, la cameriera del ristorante.
Dopo aver parlato un po’ con lei, mi abbandona e io mi rendo conto di essere rimasto da solo, in quanto Alberto stanco era andato a letto e Gionata doveva incontrarsi con una certa persona per la notte. Vengo imbroccato da tre ragazze messicane e in uno spagnolo stentatissimo e inventato cominciamo a parlare, quando con la coda dell’occhio vedo passare Gionata che mi stava cercando.
Io con un balzo fulmineo lo raggiungo e lo invito al tavolo per darmi un aiutino (visto che lui lo spagnolo lo parla più che bene).
Quando le ragazze mi chiedono chi sia, io esordisco dicendo
<Esto es mi hermano (questo è mio fratello)>
E la risposta che ne ricevo è stata
<Verdad ustedes es igual (veramente, voi due siete uguali).>
Ci impegniamo poi con loro per la sera successiva ad una fantomatica festa che si svolgeva nelle vicinanze e di cui eravamo ospiti molto graditi da loro.
Evvai che si tro…, speravo io.
Dopo esserci salutati io me ne vado a letto mentre Gionata rimane alla reception ad aspettare.
Giorno dopo, Alberto scende con una faccia visibilmente scossa, alla nostre domande ci risponde che ha dovuto dormire sul divano e che non ha chiuso occhio, in quanto Gionata aveva compagnia e facevano abbastanza casino. Risate generali, e anche da parte di Gionata che ci aveva da poco raggiunti.
Come solito si parte e ci avviciniamo alla solita mangianza di bonitos. Stavolta ferro e imbarco il pesce. Non è enorme, e in confronto alle catture che in futuro andrò a fare è piccolino, però lo ricordo con molta soddisfazione in quanto è il mio primo pesce pescato a traina.
Giangio per consacrare ancora di più la cattura, e con la scusa di un antico rito Maya (abbiamo anticipato La Talpa) mi fa mangiare il cuore crudo del pesce, mah.
Sta di fatto che con due belle strip ricavate dalla pancia del bonito trainiamo per circa due ore in cerca di pesci “più seri”.
Va ricordato che complice la noche brava io ero visibilmente provato, quindi come al solito (e Gionata lo può confermare) dormivo in continuazione, in qualsiasi posto mi sedevo.
Parte la cicala della mia canna e mi rendo conto in quell’istante che stavolta tocca a me.
Dal tuna tower Giangio urla
<Sailfish on te pink one (pesce vela sul kona rosa)>
Il capitano della barca intanto mi consiglia sul da farsi, e io gettandomi tutti i timori alle spalle ferro con decisione e incomincio il combattimento col pesce più grande con cui ho avuto la fortuna di incontrarmi, finalmente il vela poteva diventare parte delle mie catture.
Il pesce salta, fa delle fughe velocissime e Gionata mi incita e mi da consigli.
Finalmente dopo circa una mezz’oretta aggalla un bel vela di circa 30 kg, non male per essere la prima volta. Lancio un urlo liberatorio, contento di essere riuscito a pescare il pesce che da solo valeva tutto il viaggio, un pesce che sta nell’Olimpo della pesca d’altura.
Unica cattura della giornata si dimostrerà poi il mio vela e il piccolo bonito.
Con un sorriso a 36 denti rientriamo in porto e io, ubriaco di parole i miei genitori e mimo ogni scena della cattura effettuata. Sono proprio felice, ancora adesso mentre scrivo questo racconto mi tremano le mani per il ricordo. La sera arriva presto e io e Gionata abbiamo un appuntamento. Alberto ci abbandona per recuperare il sonno perso, ma io e Giò non possiamo mancare all’appuntamento delle chicas; così chiamato un taxi ci dirigiamo verso la fantomatica festa.
Io non stavo più nella pelle, alla mattina avevo pescato un bel vela, ed ora avevo anche la possibilità di pucciare il biscottino, cosa volevo di più ?
Fatto sta che una volta arrivati ci accorgiamo di essere stati presi per il cu..o e della festa e delle ragazze neanche l’ombra. Porca miseria, i miei sogni di gloria vanno a farsi sfottere, e Gionata che rideva di gusto sulle mie disgrazie (bella forza lui l’aveva pucciato la sera prima il biscotto).
Torniamo, io con la coda fra le gambe, al famoso localino, ci guardiamo due spettacoli e decidiamo di andare a dormire, se non altro domani ci sarà la pesca a darmi delle soddisfazioni.
Questa giornata vede il nostro Roberto alle prese con un discreto vela che salta un sacco e non ne vuole sapere di avvicinarsi alla barca, per lui poi abituato ai barbi e ai cavedani alla passata, sarà sembrato di avere in canna una balena.
Il pomeriggio, dopo avere visto una balena e un branco gigantesco di delfini, incontriamo un branco di Yellowfin tuna e innescate le esche vive ne agganciamo uno a testa.
Non pesci enormi, massimo 7 kg, ma con le attrezzature leggere veramente tosti.
Li tratteniamo tutti, in quando uno sarà trasformato in sushi sulla barca, fresco e il pesce più buono che io abbia mai mangiato, e gli altri andranno ad allietare la cena della sera a cui si erano aggiunti anche Massimo, suo papà e Nigel il capitano della barca.
Serata tranquilla con mamma e papà e gli altri, bevendoci un digestivo in un pub del paese e la mattina dopo si parte prestissimo, per avere più chance di cattura.
Tocca a Gionata stavolta con un bel vela che combatte con vera maestria e da campione quale è, avendo pescato in quasi tutti i mari del mondo, e con affermatissimi campioni di pesca. Veramente notevole.
Comunque il mio regalo più bello doveva ancora arrivare, quando canta la frizione della mia canna e in lontananza si vede saltare un grosso esemplare di lampuga, il mio pesce preferito, e quello che speravo di prendere con tutto il cuore, un bel Bull (maschio) che lotta e che combatte come pochi Game fish al mondo. Ed eccomi lì tremante che inizio il mio combattimento.
Il pesce mi prende filo e fatico a tenerlo in canna, però so che non posso sbagliare, e fra i commenti da parte di Gionata sul mio fondello e i complimenti di Alberto e Roberto, ecco che dopo un tempo interminabile Giangio e Nigel raffiano uno stupendo esemplare di lampuga maschio di 10,5 kg di peso, e con cui Gionata mi fa una specie di servizio fotografico.
Ne conservo ancora la coda imbalsamata, e devo dire che a 5 anni di distanza, quando la guardo mi viene ancora in mente il combattimento col pesce più bello e sportivo che ci sia.
Purtroppo arriva l’ultimo giorno e ci dobbiamo congedare dal Messico e dai suoi pesci, le sue donne e il suo clima. Piango come una fontana perché devo lasciare la mia bella cameriera (anche se a lei non gliene frega niente) e vengo preso in giro da Gionata.
Atterriamo a Bologna dove dopo un abbraccio e un arrivederci, ci avviamo ognuno per la sua strada.
In conclusione cosa dire, ormai di acqua sotto i ponti ne è passata, ma mi ricorderò per sempre di quel mitico viaggio (complice anche il video che poi mi mandò Gionata), e devo ringraziare sostanzialmente tre persone. In primo luogo i miei genitori, perché se sono diventato quello che sono è perché mi hanno sempre assecondato in questa passione, facendomi viaggiare e insegnandomi il rispetto per il prossimo.
E poi Gionata, anche se ci vediamo poco nell’arco di un anno, in quanto abitiamo io in Romagna e lui in Toscana, siamo molto legati. Ci sentiamo spesso ci vediamo alle fiere ma siamo sempre uniti, in tutto.
Io lo considero il fratello maggiore che non ho mai avuto.
Potrei scrivere un libro su di lui, in questi anni ne sono cambiate di cose, dal Messico di ben 5 anni fa ad oggi. Dal ragazzotto “farfallone”, che insegnava quello che sapeva sulle donne e sulla pesca al suo discepolo, ad un Direttore di un importantissimo sito internet, produttore di un’intera collana di DVD per l’Editoriale Olimpia, ma soprattutto marito di Chiara e fra poco papà di Gabriele che (per la disperazione del papà) nascerà lo stesso mio mese, e che poi sarò io a svezzare così come lui ha fatto con me.
Non ti ringrazierò mai abbastanza per tutto quello che hai fatto (e che spero continuerai a fare) per me, per i tuoi consigli, le tue sgridate, le battute. Tutto.
E un grazie speciale anche da parte di quel ragazzino di 15 anni che oltre 5 anni fa al Promofish, assieme ai genitori, ti chiedeva l’autografo e coronava il sogno di diventare tuo amico.
<Amico di Gionata Paolicchi mamma, il Pelè della pesca>. |
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