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Il canale Molinella
di Davide Andreoli
Questo è un itinerario perfetto per chi non ha molte pretese ma punta semplicemente a passare qualche ora tranquilla, in santa pace, in mezzo alla natura. Il canale Molinella nasce a Marengo, in provincia di Mantova, qualche chilometro più a sud di Pozzolo, prendendo acqua dallo scaricatore del Mincio.
Si tratta di uno dei tanti canali che, captando l’acqua dell’alto Mincio (e quindi del Garda), costituiscono il fitto reticolato che va dalle colline moreniche a sud di Peschiera fino al Canal Bianco.
Il Molinella (o la Molinella come la chiamano i locali) è sicuramente il canale più importante della zona orientale della provincia mantovana, territorio che percorre interamente prima di gettarsi nel Canal Bianco nei pressi dell’Oasi del Busatello, tra Gazzo Veronese ed Ostiglia, dopo circa 40 km caratterizzati da tratti perfettamente regolari alternati ad altri in cui il canale assume tutte le caratteristiche del classico fiume di pianura, con meandri e buche profonde.
Questa conformazione permette al canale di mantenere livelli accettabili di acqua anche in inverno quando, grazie ad una politica quantomeno discutibile, i vari consorzi chiudono i rubinetti lasciando in secca fossi e canali dove trovano la morte (per asfissia o bracconaggio) pesci di varie specie, soprattutto allo stadio giovanile, nati nella frega di primavera.
Il tratto che prendiamo in considerazione si trova tra i comuni di Castel d’Ario e Villimpenta, a pochi chilometri da Mantova ma facilmente raggiungibile anche dalle province di Verona e Modena. In questa zona il canale presenta un’ampiezza di circa 10–12 metri e una profondità media di un metro e mezzo. La fauna ittica del tratto in questione è quella dell’alto Mincio, ad esclusione dei barbi, la cui presenza è sporadica.
Prevalenza di ciprinidi, in primis scardole, alborelle e cavedani, ma si trovano anche triotti (diventati però meno abbondanti che in passato), carassi e carpe, mentre la tinca, abbastanza comune fino a qualche anno fa, è praticamente scomparsa, così come l’anguilla ed il black bass. Negli ultimi anni si è rarefatto anche il pescegatto (comunissimo in tutta la zona fino alla fine degli anni ’90) che si riesce a pescare ancora, ma si parla di pochi esemplari per volta, solo di notte.
In compenso il siluro è ancora piuttosto raro, mentre non si segnalano, almeno per ora, catture di breme, gardon e lucioperca, forse grazie ad uno sbarramento piuttosto alto posto qualche chilometro a valle, che impedisce la risalita di tale specie dal Canal Bianco, dove sono ormai preponderanti. Infine, è presente il luccio, anche con esemplari di taglia interessante, ma estremamente difficili da catturare a causa dell’erba che, incessantemente, scenda a galla con la corrente, rendendo di fatto impossibile la pesca a spinning.
Negli ultimi anni, oltre all’invasione dei gamberi americani, la cui presenza si sente (e si vede) soprattutto nei piccoli fossi che prendono acqua dal canale, sono aumentati in maniera esponenziale anche i cavedani. Difficile capire con esattezza i motivi della proliferazione improvvisa del furbo ciprinide che, precisiamolo, in Molinella c’è sempre stato, ma non così numeroso. Viene da pensare che si tratti di un effetto inversamente proporzionale alla diminuzione di anguille e pescigatto, pinnuti che banchettano volentieri nei letti di frega altrui. Sia come sia, i cavedani ci sono e non li pesca nessuno! I pescatori della zona infatti, ricercano quasi esclusivamente la carpa con risultati, tra l’altro, non sempre positivi.
Dopo aver pescato in Molinella per anni, esclusivamente di notte, qualche tempo fa, attratto dall’ombra sulla sponda e dalla tranquillità dell’ambiente, ho provato a fare qualche passata alla “luce del sole” e mi sono sorpreso a pescare qualche cavedanello. Così sono tornato attrezzato di tutto punto impostando la pesca sul cavedano con risultati quasi sempre buoni.
Per farsi una mezza giornata in santa pace non serve molto: una bolognese sui 5 metri o in alternativa una fissa sui 6.
Efficace anche il ledgering (con feeder chiusi da 30-40 grammi) ma a patto che scenda poca erba e che si segua qualche semplice regola, come quella di bandire il portacanne poggiando il cimino a pelo d’acqua, vicinissimo alla riva, in modo da evitare che l’erba trovi il filo lungo il suo percorso.
Per pescare portatevi il mezzo chilo di bigattini permesso dalla legge, una scatoletta di vermi, un barattolo di mais, e della pastura da fondo al formaggio (che io preparo aggiungendo bigattini e mais). Consiglio poi vivamente un paio di birrette da tenere al fresco in apposito contenitore... Il periodo migliore per affrontare il canale sono i mesi di maggio e giugno, ma in generale si può pescare fino a quando il consorzio tiene aperte le paratie dello scaricatore, di solito fino all’inizio di ottobre.
Una della caratteristiche del Molinella è la costante presenza di erba che scende con la corrente, rendendo talvolta veramente difficile l’azione di pesca, nella costruzione della lenza occorre tenerne conto soprattutto per quanto riguarda il peso del galleggiante che non deve mai essere al di sotto dei 2 grammi. Lenza madre dello 0,16 (sconsiglio di scendere) e finale almeno dello 0,10, considerando che l’acqua è sempre piuttosto velata ho avuto buoni risultati anche con lo 0,12. Per l’amo consiglio un 16 a gambo lungo su cui infilare 2 bigattini. La profondità media si aggira attorno al metro e mezzo, di norma il fondo è abbastanza regolare e le erbe acquatiche si trovano soprattutto nell’immediato sottoriva, in ogni caso, prima di scegliere il posto, è bene provare qualche passata per sondare il fondo.
Due o tre palle di pastura bastano per iniziare, i pesci arriveranno a tiro di canna dopo qualche minuto e si tratterà quasi sicuramente di cavedani di taglia medio-piccola (occhio a buttarli in nassa, perchè qui la misura minima è di 22 cm), in seguito arriveranno quelli più grossi, ma devo sottolineare che la taglia media è attorno ai 3-4 etti, quelli superiori ai 7-8 etti li ho presi solo pescando di notte con i lombrichi di terra! Però, se la giornata è buona, nonostante la taglia non eccelsa c’è davvero da divertirsi perchè sono uno dietro l’altro. A volte, per motivi che mi sfuggono, dovuti probabilmente ai frequenti cambi di livello, non dico che si rischia il cappotto, perchè qualcosa si prende sempre, ma l’attività dei pesci è quasi assente. Di norma, assieme ai cavedani, abboccano anche le scardole e, se abbiamo la sfortuna di incocciare nel branco, anche le alborelle.
Le ridotte dimensioni del canale di solito impediscono di tenere il pesce in pastura per molto tempo, soprattutto i cavedani, ai quali non passa certo inosservato il trambusto dei colleghi che vengono a tiro di guadino e poi finiscono in nassa. Di solito dopo un po’ iniziano ad abboccare soprattutto le scardole. In questo caso, o ci si sposta di qualche decina di metri e si ripete l’operazione dall’inizio, oppure, si tiene pasturato con una pallina ogni 10 – 15 minuti e nel frattempo si cambia tecnica. Il fondo del canale è infatti ricco di carassi, anche di taglia, che rispondono con gagliardia ad un bel verme succoso, non è necessario montare per forza il feeder, bastano un piombo da 20 grammi, un amo del 12 su finale dello 0,14 e si lancia vicino a riva.
Le abboccate non mancheranno e non è detto che saranno solo i carassi a farsi prendere: anche qualche bel cavedano si lascia sedurre dal verme e un paio di volte mi è capitata anche la carpa. Con il mais si fanno poche catture ma decisamente buone in termini di taglia. Purtroppo però, ho notato che la scardola non ha difficoltà ad abbrancare il chicco in movimento durante la passata, mentre il cavedano, o lo afferra immediatamente mentre cala in acqua, oppure raramente ci casca. Più facile che il furbastro abbocchi se il mais è innescato a fondo.
NOTE INFORMATIVE
Il tratto che ho descritto si trova appena fuori da Pradello (frazione di Villimpenta) sulla provinciale che porta a Villagrossa (frazione di Castel d’Ario). Il canale passa sotto la strada e si inoltra nella campagna. Si prende la stradina sterrata che costeggia la riva destra (c’è una sbarra che però è sempre aperta) e si può avanzare lungo l’argine per un paio di chilometri. Dopo una serie di curve il canale si raddrizza e la profondità è maggiore, ogni posizione va bene. Attenzione ai tralicci che ci sono più avanti, prima di uno sbarramento che forma una cascatella: tenetevi a distanza di sicurezza.
Per pescare in Molinella servono la licenza governativa e la tessera FIPSAS. Nei dintorni ci sono parecchie trattorie e aziende agrituristiche dove gustare il “risotto alla pilota” tipico della zona, preparato con il “vialone nano” (una varietà di riso che si produce nelle province di Mantova e Verona), carne di maiale e grana padano. Ma qui il risotto si può gustare con tanti condimenti diversi, a seconda delle stagioni, e una delle varianti classiche è quella con il pesce d’acqua dolce e le rane.
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