
Il Po di Maistra
Di Agostino Zurma
Anche se, a mezzo della sola carta stampata, la cosa risulta difficile, è mia intenzione tentare di descrivervi una delle aree maggiormente suggestive ed affascinanti del Delta del Po, definito il più bel ramo con cui il grande fiume si mescola con l’Adriatico.Il Po di Maistra nasce dalla riva sinistra del più grande Po di Venezia, in prossimità del centro abitato di Ca Venier. Dopo aver percorso di circa 15 km, sfocia in mare aperto.
In questo punto l’alternanza delle maree modella a proprio piacere una secca, oltre la quale, in alcuni casi, riescono a passare solamente gommoni o piccole barche, imbarcazioni che non superino determinate misure di pescaggio. La natura, con questa sua intercessione ha permesso al Po di Maistra di trasformarsi negli anni in un corso d’acqua praticamente chiuso alla grande navigazione. Questa particolarità, seguita da scarsi interessi legati al commercio, hanno favorito lo spostamento del turismo di massa dai suoi argini a favore del suo aspetto che tutt’oggi appare selvatico ed inviolato.
Il paragone alle regioni paludose della Florida meridionale, a sud del lago Okeechobee, in parte delle quali è stato eretto un parco nazionale, meglio conosciute con il nome di Everglades è veramente appropriato. Risalendo il fiume non è raro dover abbassare il capo per non toccare la rigogliosa vegetazione che protrae i suoi rami sul filo dell’acqua.
Suggestivo, anfrattuoso racchiuso da alte sponde e ricco di golene boscose abbraccia con gli altri rami, Po di Gnocca, Po di Venezia le tre isole di Ca Venier, Donzella e Polesine Camerini. E’ simpatico e ricordare che Zucchero, per la canzone Pane e Sale ha voluto girare un video proprio lungo il Po di Maistra, ad un certo punto il noto cantante era divenuto introvabile, tutto era pronto per la registrazione ma di lui si erano perse le tracce. Alla fine lo trovarono in un casone (tipica costruzione del Delta) che, in compagnia di un pescatore, si mangiava del pesce alla brace appena pescato.
Pasturazione
La pasturazione venne programmata per un periodo di circa 20 giorni, pasturando per una decina di volte il luogo prescelto, (utilizzato con discreta frequenza nel corso dell’anno) con le seguenti quantità di esche:
1° - 2°- 3°- 4°-5° giorno 2 kg di boilies, 3 kg di mais e canapa.
6°- 7°- 8°- 9° 1,5 kg di boilies, 2 kg di mais e canapa.
Nel giorno che precedeva l’entrata in pesca 1 kg di boilies 2 kg di mais e canapa.
Per la pasturazione durante la pesca utilizzai, oltre ai prodotti usati in precedenza della pastura da fondo per carpa aromatizzata alla crema. Questa uscita nel Po di Maistra venne pianificata in periodo invernale che non di rado riserva gradite sorprese. Le condizioni della temperatura dell’aria variavano tra i -1,5 e i + 7 gradi di giorno e i 0 e -3 durante la notte, mentre quelle riferite all’acqua si mantenevano pressoché stabili con variazioni che rientravano tra i 5,6 e 6,8 gradi.
Condotta di pesca
L‘azione di pesca venne esercitata in uno spot con fondale pulito e regolare presentando una profondità che dopo un primo doppio gradino a circa 2,5 ; 3 mt arrivava repentinamente ai 5 ai 6 metri. Gli inneschi prevedevano singole boilies da 16-20 mm, di mia produzione, realizzate mediante una ormai collaudata miscela di birdfood arricchita con robin red nella percentuale del 5%. Utilizzai due diverse aromatizzazioni, Secret Combispice della Keen Carp e mescolato con liquirizia della Nutrabaits , e Cream Cajouser della Nutrabaits.
Durante il momento di cambio di marea nel quale l’acqua rimane pressoché ferma e nel periodo in cui il flusso ed il deflusso si presentavano con minore impeto ho utilizzato della pastura, citata in precedenza con cui ho confezionato i caratteristici stick. A questi ho aggiunto uno stringer con 2-3 boilies. In questa situazione ho agganciato il finale, lungo circa 15 cm, al tratto in leadcore mediante una clip a sgancio rapido, protetta con una perlina salvanodo, per consentire il veloce inserimento del finale stesso all’interno dello stick.
Il collegamento del terminale alla clip avviene mediante un cappio rigirato all’interno di quest’ultimo in modo da dare maggior tenuta e robustezza. E’ necessario utilizzare zavorre di almeno 180 – 200 gr unite allo spezzone di leadcore con un Safety Bolt Rig. L’uso di uno o due affondafilo da 50 gr a seconda del mutamento di intensità della corrente è pressoché obbligatorio. Quest’ultima, per quanto cresca di impetuosità non compromette mai l’azione di pesca, (con il fiume in regime normale di portata) cosa che non avviene in altri rami del Po, nei quali, il corso violento in circostanze simili, pregiudica irrimediabilmente il corretto posizionamento dei terminali.
Le emozioni
Difficilmente si riesce a non rimanere affascinati dallo straordinario arrivo dell’alba, incantati dal sorgere del sole, a cui l’ormai conosciuto profumo di salsedine fa da cornice. Da ogni parte era il silenzio a fare da padrone, nemmeno il freddo pungente turbava questo magico momento accompagnato dal canto degli amici gabbiani, presenza ormai fissa. Tutto stava a ricordarmi che la foce si trovava molto vicina, faticavo a pensare che qualcun altro al mondo potesse stare meglio di me, avevo quasi tutto… aspettavo solo i pesci che,con forza e diligenza, fecero bene la loro parte. Le catture seguivano il copione ormai consolidato e gestito con sapienza dall’alternanza delle maree,la terza abboccata purtroppo mi riservò momenti di delusione e sbigottimento.
Il pesce dava chiari segnali di essere efficacemente agganciato, ma dopo aver resistito con vigore per almeno quattro volte agli sfoghi violenti del mio avversario, la tensione della lenza svanì improvvisamente lasciandomi di stucco a riflettere sul perché di quanto successo. L’interrogativo ebbe presto una risposta,ad un successivo e accurato controllo dell’amo questo mi si presento letteralmente spezzato all’altezza dell’ardiglione in modo netto, altre volte su diversi modelli di uncini avevo riscontrato dei piegamenti o degli allargamenti a dismisura, ma mai una circostanza del genere.Persi solo alcuni minuti per ricomporre il terminale, prontamente la canna tornò a fare il proprio lavoro, le carpe erano presenti proprio in quel punto ed erano impazienti di abboccare.
All’interno della tenda la temperatura era certamente accettabile, la vecchia stufetta ancora una volta rendeva meno difficile la mia permanenza, e proprio nel cuore della notte, una partenza bruciante mi fece scattare fuori dal sacco a pelo costringendomi a provare la dura realtà del forte abbassamento della temperatura. Ma cosa meglio di una decisa ferrata, che assicurando l’aggancio, riesce ad iniettare la giusta dose di adrenalina, sensazione ben nota a noi carpisti che proietta tutto il resto che ci circonda in secondo piano. Il pesce tirava con incredibile forza , aiutato efficacemente dalla corrente che per l’intervento della marea in fase massima di deflusso si era fatta più vigorosa.
La battaglia tra uomo e animale aveva inizio. La mia canna si fletteva con intelligenza, con consumata esperienza, trasmettendomi quelle sensazioni che ogni qualvolta intraprendiamo una battuta di pesca ci auguriamo di provare, con la mia attenta guida controllava bene le poderose sfuriate del pesce che dopo una quindicina di minuti, giunto in prossimità della riva, entrò nel guadino. Proprio una superba cattura, una poderosa regina del Po di circa 18 kg. I sacrifici e le difficoltà che la pesca invernale ci impongono erano state ampiamente compensate, ancora una volta il magico fiume aveva rilasciato una delle sue superbe perle che con riacquistato vigore riprese a nuotare nelle sue fredde acque.
Il regolamento
Uno stralcio dal regolamento per l’esercizio della pesca nelle acque interne della provincia di Rovigo prevede, lungo tutto il corso del fiume in questione, le seguenti disposizioni:
- per la pesca è necessaria la sola licenza governativa ed è autorizzata senza limitazioni di orario (notte compresa);
- uso di cinque canne;
- divieto dell’uso dell’ecoscandaglio per l’individuazione del pesce;
- misura minima per la carpa cm 30, nel periodo di divieto che va dal 15 maggio al 30 giugno è vietato l’uso e la detenzione sul luogo di pesca di mais, granaglie e derivati;
- il guadino deve avere il diametro o il lato non superiore ad 80 cm;
Il prossimo itinerario ci porterà ad affrontare il padre di tutti i rami, il Po Grande o Po di Venezia, dove ci attende una nuova condotta di pesca, una interpretazione del tutto diversa, come differenti sono tutte le diramazioni che originano questo nostro meraviglioso ed esclusivo Delta. A presto.
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