Il sito leader della Pesca Sportiva
Pescareonline


Favola di Natale: La leggenda del grande lanciatore
di “il vecchio”

Una mattina di fine estate di qualche anno fa, si verificarono quelle particolari condizioni che fanno di una giornata qualsiasi un evento da ricordare.
Nel giro di un paio d'ore pescai talmente tanto pesce da stancarmi, sembra incredibile ma fu così.
I cavedani sembravano impazziti e si gettavano sul mio artificiale con una frenesia mai vista e nel giro di un paio d'ore, come dicevo, il braccio cominciò a farmi male e mi sentivo soddisfatto sì, ma stanco.
Così decisi di non chiedere più nulla alla sorte e mi avviai senza indugio verso la trattoria, una di quelle trattorie vere, con le forchette che pesano mezzo chilo, i bicchieri sfaccettati e le tovaglie a quadri e il profumo della cucina che invade la sala.
Il posto era pieno, evidentemente era stato scoperto da qualcuno in vena di esplorazioni extracittadine che aveva poi pubblicizzato la cosa e si era sparsa la voce tra i buongustai della domenica così che il locale era diventato un “must” e stava vivendo una effimera stagione di notorietà che sarebbe durata fino alla scoperta di un nuovo locale e questa trattoria sarebbe tornata a essere frequentata dalla sua clientela più vera, cacciatori, pescatori e ruspanti personaggi dei luoghi.
Quel giorno l'unico tavolo semilibero era occupato appunto da uno di questi personaggi, un vecchio pescatore della zona intento a mangiare, nello sconcerto generale degli pseudogourmet di città, una robusta fetta di gorgonzola.
Chiesi se potevo sedermi al suo tavolo, lui spostò bottiglie e saliere e mi fece cenno di accomodarmi. Mi chiese come era andata la pesca e mi disse che anche lui era un pescatore a spinning e parlammo di artificiali, canne e mulinelli.
Dopo il caffè mi rilassai parecchio anche perchè era veramente piacevole ascoltare questo vecchio che piano piano cominciò a raccontare una storia incredibile, infarcita di assurdità al limite della follia che voglio riportare e che voi dovrete, se vorrete leggerla, prenderla per quello che è.
Tanti anni fa, ma veramente tanti, si era diffusa la pesca a spinning.
Ovviamente gli artificiali di allora non avevano nulla da spartire con quelli di adesso ,erano grezzi e quasi tutti autocostruiti dagli stessi pescatori che facevano a gara a chi costruiva il modello più catturante o che poteva venire lanciato più lontano. In particolare la costruzione di artificiali sempre più pesanti, aerodinamici e veloci sembrava appassionare la maggior parte dei pescatori, almeno quelli normali.
Sì perchè nessuno poteva non dico battere ma nemmeno avvicinare i continui record di lancio di Paolone, il superpescatore della zona e la cui fama aveva ampiamente travalicato i confini della regione. Gli artificiali di Paolone erano autentici missili che lui riusciva a lanciare a distanze impossibili grazie a una canna ultraflessibile di sua invenzione e a una poderosa e incredibile forza delle braccia.
Un giorno Beppo il barista mostrò a Paolone un articolo di giornale dove si parlava di una gara internazionale di lancio che avrebbe visto la partecipazione di tutti i più forti lanciatori del mondo e sotto l'articolo la foto del premio,una vera automobile. Paolone venne incoraggiato a iscriversi. Sul bancone del bar apparve una scatola con la faccia di Paolone e tutti erano invitati a partecipare alla colletta per la quota di iscrizione. In breve tempo venne raccolta la somma necessaria e Paolone partì per la gara, accompagnato da amici e parenti la maggior parte dei quali avevano intaccato i propri risparmi per assistere alla prova e per poter dire che loro c'erano.
Paolone aveva passato un mese intero in attesa della gara nella sua officina cercando di mettere a punto la sua attrezzatura, poi aveva capito che per una competizione di quel livello occorreva ben altro e aveva deciso di ripartire da zero. Nei giorni precedenti la partenza si era praticamente rinchiuso in officina, aveva sbarrato la porta, dormiva su una branda e la moglie gli portava lì i pasti lasciandoli fuori dalla porta, come si fa coi carcerati. Nulla trapelava, il solo autorizzato a entrare in officina era uno strano individuo mai visto prima che diceva di essere un chimico, e basta.
A un certo punto Paolone cominciò a uscire dall'officina la mattina presto con un fagotto in mano, prendeva la Lambretta e scompariva per far ritorno la sera tardi, completamente sfinito. Si diceva che andasse fino in città, era stato seguito e visto scomparire dietro l'aeroporto e nulla più. Ma non ci fu più tempo per indagare oltre perchè venne il giorno della partenza.
Durante il viaggio in treno Paolone, taciturno per natura come tutti i pescatori, sorrideva tranquillo e rilassato e ogni minuto controllava un grande fagotto dalla forma allungata sistemato con cura sulla reticella portabagagli che conteneva l'attrezzatura, completamente nuova, che aveva sviluppato. Ad attendere Paolone alla stazione della città dove si svolgeva la gara c'era questo chimico che Paolone prese sotto braccio e con cui prese a confabulare, assicurandosi di non venire udito e lanciando ogni tanto occhiate sospettose intorno. E venne la mattina della gara.
Famosi pescatori di tutta Europa e d'Oltreoceano si guardavano con aria di sfida e guardavano Paolone che però non faceva una piega e calmo e serio aspettava il suo turno. Lancio dopo lancio gli amici di Paolone cominciavano a preoccuparsi perchè il tabellone segnava continui record e nessuno aveva mai visto Paolone lanciare a quelle distanze. Ma venne finalmente il suo turno. Con una lentezza e una meticolosità esasperante montò la canna, un attrezzo nero come la notte ma lucente, sottilissimo, lungo quasi dieci metri ma flessibile come un giunco e senza mulinello.
Aprì uno scrigno che aveva con se e ne estrasse un oggetto misterioso, oblungo, argentato, simile a una grossa pallottola e lo agganciò al filo che sporgeva dalla punta della canna, se si poteva chiamare canna. Dall'altro capo,verso l'impugnatura dell'attrezzo, il filo non era avvolto a un banalissimo mulinello ma scendeva in larghe spire in un gigantesco bidone che riempiva fino all'orlo e tutti, concorrenti, organizzatori, giornalisti, fotografi e spettatori si chiedevano chi era e cosa avrebbe fatto questo misterioso lanciatore arrivato chissà da dove e quale prodigio avrebbe compiuto con quella strana attrezzatura. Paolone era pronto. Gli spettatori mettevano una mano sopra gli occhi per tentare di vedere meglio il bolide in cima alla canna, che splendeva nel sole come un diamante.
Paolone iniziò a roteare la canna per accumulare velocità e forza cinetica, poi accellerò i movimenti poi anche il suo corpo cominciò a roteare su se stesso e tutti faticavano a seguire i movimenti velocissimi del lanciatore. Adesso tutti trattenevano il fiato, il tempo era sospeso e il sole si era fermato allo zenit, bloccato nell'attesa del compiersi di un evento fuori dal comune. Poi il bolide venne finalmente scagliato, tutti ricominciarono a respirare e il sole e il tempo ripresero il loro corso. Fu subito chiaro che si era di fronte a un lancio più che formidabile, un lancio di una forza mai vista, ultraterrena a giudicare dalla velocità con cui il filo saettava fuori dal contenitore.
Un filo sottilissimo, un filo di ragno ma superresistente, un miracolo della chimica, il risultato di ore e ore sottratte al sonno passate a sperimentare, il prodigioso risultato dei sacrifici, della perizia e del genio di un uomo. Il filo non si fermava più. I giudici erano sconcertati, era passata mezz'ora, un'ora,due e il filo continuava a uscire e non dava segno di rallentare la sua incredibile corsa, qualcuno disse che il lanciatore aveva agganciato un aeroplano e si facevano le teorie più assurde. Poi verso sera Paolone, ancora con la canna in mano, mentre stava per accostare alle labbra un bicchiere di vino ristoratore, venne colpito violentemente alla nuca da un oggetto volante e svenne in avanti senza un lamento.
Un coro di meraviglia, incredulità, sgomento si levò quando l'oggetto fu esaminato e si scoprì che altro non era che il bolide che Paolone aveva scagliato in direzione Est con angolazione quarantacinque gradi sei ore prima e che ora ritornava nel punto esatto da dove era stato lanciato ma da Ovest,cioè dalla direzione opposta. Nessuno voleva credere a quella che era l'evidenza dei fatti e cioè che con quel formidabile lancio Paolone aveva fatto compiere al bolide il giro completo della Terra, tracciando per sempre un nuovo equatore. Il giorno dopo arrivarono molte testimonianze da tutto il mondo. Indigeni dei lontani Mari del Sud, truci tagliagole del Selvaggio West, contadini messicani, sacerdoti del Perù si chiedevano che cosa era quel filo misteriosamente comparso nelle loro terre e da dove veniva.
Paolone venne portato in trionfo per le vie della città mentre pensava confusamente ai guadagni prossimi venturi che gli sarebbero derivati dalla commercializzazione della sua attrezzatura. Ma, ahi, non fu così. Si scoprì che la struttura chimica del filo era altamente instabile e che poche ore dopo, quel magico filo che aveva stretto il Pianeta in un abbraccio effimero,n on c'era più e si era dissolto. C'erano ,è vero, parecchie foto, ma si vedevano persone con le mani aperte, o con le dita pollice e indice unite a pinza e null'altro. Il filo era completamente invisibile e non è da farci meraviglia sennò a che servirebbe un filo da pesca visibile, a nulla. E la supercanna, troppo sensibile, a nulla poteva servire senza quel filo miracoloso, perchè era stata costruita esclusivamente in sua funzione.
E si sa come vanno queste cose, senza prove tangibili quell'evento prodigioso venne presto dimenticato, venne la guerra e i popoli che un uomo aveva inconsapevolmente unito con un sottilissimo filo si divisero e si combatterono fino alla morte. Paolone morì come tanti altri disgraziati su una montagna, costretto a sparare a gente che non conosceva, nascosto in una trincea in mezzo al fango e magari quelli là, pensava,erano anche loro pescatori e io li sto ammazzando.
Durante le notti di gelo, in trincea, prima degli assalti, Paolone raccontava quell'evento lontano ogni volta arricchendolo di particolari, modificandolo, abbellendolo, enfatizzandolo e trasformandolo in una sorta di leggenda epica e alla fine, come accade se si ripete una parola decine di volte fino a svuotarla di significato, finiva che non ci credeva più nemmeno lui. "Ma io lo ricordo" concluse il vecchio "perchè me lo ha raccontato mio padre che era là, alla gara di lancio!" Lo disse picchiando il pugno sul tavolo e destandomi dalla trance in cui mi ero immerso mentre ascoltavo la storia.
Mi sembrò di svegliarmi da un sogno. Il proprietario della trattoria ci invitò cortesemente ad andarcene, il vecchio si alzò brontolando e si avviò verso la porta. Poi si voltò a guardarmi e tornò verso di me. Io ero rimasto seduto perchè avevo il sospetto che il vino bevuto durante il racconto avrebbe potuto rendermi incerta l'andatura. Infilò una mano in tasca e mise sul tavolo una specie di pallottola molto allungata, argentata e lucente e pesantissima."I fatti e le persone vivranno finchè ci sarà qualcuno che le ricorda. E gli eventi straordinari compiuti da persone straordinarie non hanno bisogno di prove che dimostrino che sono avvenuti. Vanno creduti,e basta." Disse così e scomparve.
Rimasi seduto ancora qualche minuto, rigirando tra le mani quel bolide che mi aveva regalato il vecchio. Salutai il padrone e dissi che invecchiare era una brutta cosa. Presi lo strano oggetto e tornai a casa ma continuai a pensare al racconto delirante che avevo ascoltato.
A casa trovai mia moglie con un'amica e i loro due figli di otto e dieci anni. Per farli stare buoni mia moglie mi chiese di collegare la Playstation al televisore e io cominciai meccanicamente a trafficare con i cavi. Poi vidi mia moglie che guardava con curiosità il Bolide che aveva trovato nel giubbetto da pesca e mi chiese cos'era. Rimasi qualche secondo in silenzio e tutti mi guardavano con aria interrogativa.
Presi il Bolide e lo mostrai ai bambini e gli chiesi se invece di giocare alla Playstation volevano ascoltare una storia accaduta tanto tempo fa e sorprendentemente dissero di sì,e si accucciarono sul divano,in attesa.
Mi sentivo veramente bene, mi sentivo ispirato e pensando alle parole del vecchio cominciai a raccontare.

"Tanti anni fa, ma veramente tanti,..."


Home - News - Blog - Tecniche - Itinerari - Prodotti - Esche - Esperti - Campioni - Foto -POL Junior
Newsletter | Forum | Ricette | Gare | Link | Pesci | Video | Acque | Negozi | Contatti | Club | Mercatino | Incontri | Pagine blu

www.pescareonline.it- infopostapescareonline.it
Tutti i diritti riservati

Credits: Marg8.com