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Pesca grossa sperata, ma inaspettata
Un racconto di Ettore Fumaroli scritto da Stefano Vittorio Talone

Ettore piega la schiena leggermente in dietro. Sputa la sigaretta nella barca e fa segno di stare zitti. Parte il mulinello. E parte per bene. Prende cento metri di filo in pochi secondi poi Ettore tira la frizione e quello si spegne giusto un attimo, lì giù a cento metri dalla poppa.

- L’ho preso. Non è grande ma è arrabbiato. Tira come un maledetto.
- Forse hai preso quello che cercavi - gli fa Rujo. Perché la barca è di Rujo e Ettore ha pagato qualche dollaro a Playa del Carmen per starci dentro e andare a pescare di notte. Poi riprende a muoversi. Con la luna quasi piena mostra un angolo del dorso completamente argentato in un ribollire di onde.
- Rujo accendi i motori e vai verso di lui piano. - fa Ettore.
- non è molto grosso. Ma è bello guarda come scoda. - Fa Pablo Sierrez. Lui è già ubriaco. La moglie lo ha cacciato di casa stasera quando gli ha detto che un italiano voleva andare a pescare con la barca di Rujo. - Sei un vecchio ubriacone. - Gli ha urlato e lui è scivolato sui gradini della sua capanna da tre pesos al mese. - Amore vedrai che porterò a casa i soldi… Aspettami alzata. Dico sul serio questa volta torno con cento pesos. - Ma niente lei gli aveva sbattuto la porta e urlava. - Zitto Sierrez. Vattene su a prua e restaci. Devo portarti tutto intero da mia cognata stasera o mia moglie mi uccide. Se fosse per me ti butterei a mere e con tutti i barracuda che vanno e vengono ti farei dare una bella ripulita. Pablo si azzittisce e inizia a respirare con la bocca.

Ettore intanto recupera lentamente. Rujo ha fermato i motori e tiene la mano destra su un vecchio raffio arrugginito. Il pesce è forse una ricciola e dopo un venti minuti di lotta è sfiancato. Ora è a venti metri dalla barca e fa nettamente metà della schiuma di prima.poi di colpo la canna tentenna un attimo e più niente. - Che succede che si vede. - Fa Ettore mandando giù un po’ di birra. Rujo si affaccia, poi ritorna dentro e guarda Ettore. è rimasta la testa. C’è solo la testa. Ettore si affaccia e vede la testa che brilla come una moneta al sole. Si guardano tra di loro. E Pablo fa - l’avevo detto che avresti preso grosso.

L’avevo detto. Italiano te l’avevo detto… Ettore gli volta le spalle e ritira la testa della ricciola verso la barca. -Vai adagio italiano, vai piano come se ti facesse male…ha già preso il corpo,ora vuole anche la testa.- Gli fa Pablo. Ad un tratto la testa scompare e il mulinello scricchiola giusto un paio di volte. - è sotto – fa Rujo. - Ha abboccato, è sotto… - Poi sfila una revolver da una tasca nella paratia di destra e spara due colpi in aria urlando: - Dio sia lodato. Sia lode alla tuo regno mio signore. - A quel punto parte il filo!con una testa di ricciola e mezzo corpo già divorato il pesce doveva essere grosso.

Ettore apre tutta la frizione e punta la canna su un asse. Poi punta i piedi e lascia andare.il pesce in pochi minuti si porta via qualcosa come cinquecento metri di filo. i bagliori in lontananza della schiuma sembrano lo sfiato di una balena.la luna intanto è alta sul mare e inquadra tutto il campo di pesca. - Italiano,fai con comodo. Ora è più forte di te e me insieme... Lascialo andare. - Fa Rujo. Ettore allora sfila una sigaretta dal suo pacchetto e dice qualche bestemmia. - Sicuramente è un tonno…una bestia di tonno. - fa Pablo. - Cuciti quella bocca Sierrez… - Lo minaccia Rujo con un pugnale in mano.

Poi corre sulla paratia di sinistra: la sua canna ha preso qualcosa. Ma è piccolo non vale la pena. Col pugnale quindi taglia il filo e lascia tutta al mare. Poi torna dietro Ettore e poggia la schiena sul timone. Il pesce là giù non molla e dopo che Ettore ha recuperato un po’ di filo, quello riparte. La canna si piega ancora e il pesce prende altro filo. - è indiavolato… che Dio ci benedica! - Dice Pablo e da una lunga sorsata alla sua bottiglia di vino. - L’hai detto… l’unico pesce drogato in tutto il benedetto Messico a chi è toccato…- Fa Ettore e sputa sul legno. - Italiano…fai piano. Ma inizia…ritiralo qui. Fagli sentire che ci sei. - Fa Rujo all’orecchio di Ettore. -Si, si non mi sfugge. è tutto mio.

Ettore allora stringe un po’ la frizione e ritira. Ogni tanto si ferma e pompa con il busto, piegandolo avanti e indietro. Non vuole più fumare ora.vorrebbe solo tirarlo su quel pesce e guarda in lontananza… là giù dove il pesce ogni tanto esce a scodare. Poi Pablo dal capo della prua inizia a cantare. Ogni due parole poi batte un barattolo di latta sulla cornice di legno. Il pesce inizia a stancarsi, ma è già passata mezz’ora da quando ha abboccato. - Certo che è grosso… questo non è un tonno. Non è tempo per tonni così. Fa troppo caldo… -No, non è proprio periodo. Ma lui tira ed io voglio stargli dietro. - Sussurra Ettore rispondendo a Rujo. La luna è calata bassa sull’orizzonte e illumina proprio la poppa della barchetta. Ma il pesce è ancora in mare. è passata un’ora e un quarto. Lui però resiste.

Pablo ad un tratto è anche andato fuori di testa per il vino. Ha sfilato la pistola di Rujo e ha iniziato a sparare in acqua bestemmiando. Allora Rujo gli ha dato uno schiaffo e lui è caduto a terra. - Ringrazia che sei mio cognato Sierrez… ringrazia! Ettore intanto ha le braccia indolenzite . L’ultima mezz’ora non ha fato altro che pompare. Ma il pesce non si fa vedere in superficie. Ha preso altro filo e se n’è andato in profondità. Ma il pescatore sa come tenerlo e per quarantacinque minuti non ha fatto altro che recuperare. Il pesce è sotto ora. è andato giù, ma non è più tanto distante dalla barca. Rujo lo sa e ha tolto il turacciolo di sughero dal raffio. Ma sa anche che il momento non è ancora così vicino. così sfila un’altra sigaretta ad Ettore, mentre con la sinistra bagna con un po’ d’acqua il mulinello.

-Ma quanto vuole andare giù… Pablo non parli più? Come la vedi questa storia maledetto pazzo? Pablo si risveglia e guarda le spalle di Rujo. Poi fa: - Quello è il pesce del diavolo, dovete sparagli o ci porterà via con tutta questa barca. Non vuole cedere… lo vedi come tira. - Tu sei un povero pazzo signor Pablo. Però su una cosa siamo d’accordo. Non vuole mollare il bastardo. Ad un tratto eccolo nello specchio d’acqua rischiarato dalla luna a poco meno di cento metri dalla barca. Salta; poi si inabissa nuovamente. - Tarpon, Tarpon! - Urla Rujo. - è il pesce del diavolo. Ha il diavolo dentro… - Falla finita Sierrez. - Fa Rujo e ancora: - è enorme, peserà oltre i cinquanta chili. Sarà una gran festa stasera italiano.

Ettore rimane zitto. Il pesce si è stancato ancora di più dopo il salto. Quindi fa fare un paio di scatti alla frizione e la indurisce ancora di più, poi inizia a pompare e ritirare. Il pesce è lì a meno di settanta metri e lui sa che ora mai è questione di minuti. Anche Pablo lo sa e viene a poppa anche se completamente ubriaco. - Sierrez, - gli urla Rujo. - Non fare casini!Rimani dietro il timone. Tanto sei ubriaco marcio e non puoi farci niente. Capito? Pablo annuisce. - Il pesce lo tiriamo su io e l’italiano. Tu rimani a guardare. Sei troppo ubriaco rimani a guardare… Pablo Sierrez si è seduto sulla cornice a due metri dalla poppa. Ma ora si è ripreso, sa anche lui che la pescata è grossa. Intanto Ettore ha quasi recuperato tutto il filo. Il pesce è sempre sotto e la canna tocca quasi l’acqua per quanto è piegata. Rujo sente che è il momento e prende il raffio in mano, perché in acqua intanto ha iniziato disegnarsi la figura argentata. Poi si mette col busto fuori dal bordo e rimane in attesa.

Il Tarpon sanguina e le chiazze iniziano a venire a galla. - Sierrez passami il bastone di legno… Dai che gli rompo il cranio. Altrimenti ci combina un casino qui in barca. Pablo gli passa il bastone e si rimette al suo posto. Ettore intanto ha iniziato ad urlare. - Non mi sento più il braccio sinistro. Vieni su maledetto diavolo.Vieni su… In quel momento il Tarpon da una pinnata e come esausto viene a galla. Rujo lo afferra subito con il raffio e lo tira a bordo. Mentre scende in barca il pesce vomita sangue e acqua. Pablo si fa indietro. Il Tarpon scende del tutto. è un bestione. Pesa su i sessanta chili e ha mezza testa di ricciola tra la bocca e lo stomaco.

Ettore scende dal seggiolino e prende il bastone da Rujo, poi lo colpisce con tutta la forza dritto sulla testa. Il cranio del Tarpon si apre e finisce di scodare. Dopo un po’ di pulizie in barca decidono di rientrare. Rujo si mette al timone e inizia a prendere le onde di tre quarti. La barca oscilla. Ettore si è messo sbracato su un asse e rimane ad occhi chiusi con la cicca in bocca. Pablo Sierrez si è messo a prua e guarda dritto negli occhi suo cognato. - Te la ricordi “oh mia Maria”? - fa Pablo chinando per un attimo la testa. - Certo che la ricordo Sierrez… certo che la ricordo. Pablo Sierrez iniziò a cantare e dopo un po’ gli viene dietro pure il cognato mentre le luci della città sorgono sulla costa, e il pesce riposa nella stiva. - Ohi Maria mia sposa, ohi Maria al ritorno dalla guerra ti sposerò, Ma se là giù io morirò,da te non tornerò…

Poi Rujo guarda Pablo Sierrez e gli fa: - domani faremo un po’ di soldi al mercato e tua moglie starà buona fino a domenica.

 

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