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L’appuntamento
Di Andrea Francini
Un appuntamento importante, quelli che ti cambiano la vita, è capitato a tutti di aspettarlo, i più fortunati lo hanno avuto.
Ma gli appuntamenti importanti vanno costruiti, organizzati, seguiti con la massima dedizione, altrimenti rischiano di essere una delusione i cui riflessi incideranno sul nostro destino, sulla nostra autostima, insomma sulla nostra fiducia.
All’appuntamento si va ben vestiti: un paio di bermuda militari, una vecchia camicia beige, scalzi. Non in taxi, ma con una vecchia barchetta in vetroresina e senza la ventiquattro ore, basterà una canna da spinning di due metri, una busta del supermercato, con un pugno di cucchiaini rimediati in vecchi negozi di pesca, un mulinello Cardinal armato con un monofilo 0,25: è tutto quello che serve per concludere un affare importante.
Affacciarsi dalla finestra di una casa del centro della città, alla metà di luglio, con il pessimo umore di colui che crede che in questa società marcia tutto è difficile e che è convinto di avere perso per sempre le forze, guardare il cielo e capire che finalmente potrebbe arrivare quella perturbazione in grado di rendere elettrica l’aria e scacciare per qualche ora l’afa insopportabile e disgustosa che ci perseguita, realizzare in un secondo che è giunto il momento di fare qualcosa di e puntare in alto e voltare pagina.
Partire per tornare in quella meta che ci ha dato i segnali d’amore e che continuamente, per tutto l’anno, ci ha lanciato messaggi, facendosi ricordare per la sua bellezza, per la sua purezza, luogo ideale del mondo prefetto: un mondo che mi ha macchiato l’anima con il verde del bosco d’estate, con il colore irripetibile delle sue acque, dall’armonia perfetta dei suoi colori, che sa mescolare senza regole, sicuro di trovare l’accostamento migliore. Per tutto l’anno da sempre.
Il profumo selvaggio ci guiderà, il cielo terso e atlantico ci darò l’energia per scoprire i sentieri profondi del nostro istinto, anche ad un’ ora da casa.
Terra, cielo e acqua: trovarvisi al centro. Prima del temporale catturane tutti gli odori e le gradazioni e finalmente essere vivi davvero.
La tua donna ti ama ma mai potrebbe capirebbe l’importanza del momento, è una femmina e la vuoi così.
Il cane sí saprebbe apprezzare, ma non è lui il giusto compagno, è troppo rumoroso.
La solitudine esalterà la tua ricerca primitiva. La tua caccia.
I racconti che farai ed il tuo sesso sapranno parlare di tutto il resto.
La realtà è partita da un sogno. Il sogno prende corpo.
La pioggia è arrivata: fortissima. L’elettricità pervade l’aria. Il cielo è plumbeo.
I canneti reagiscono alla tempesta e resistono alla sua orda inarrestabile, gli uccelli tacciono e si nascondono, mi lasciano da solo. Il molo, lontano, è deserto e spettrale. L’acqua è improvvisamente scura e si chiude coprendo l’altro mondo, quello sotto di te.
Lì sotto dove vagheggiano le mie fantasie e i miei desideri c’è quello che voglio conoscere, sapere, svelare: laggiù ci sono i miei sogni più profondi ma prima, tutte mie le paure; quassù dalla barchetta sembra tutto molto lontano.
Le raffiche mi impediscono di rifare il nodo, alla fine ce la faccio, cinque occhielli invece di sei. La lenza dovrebbe resistere, ma non ne sono sicuro, come al solito.
Le difficoltà sono enormi: sono un intruso, ma mi sono imposto nel sistema, mi ci sono inserito, sono stato accettato, sono qui, sono un uomo.
Sono il più pericoloso fra i predatori: molti qui lo hanno capito a partire dal primo luccio che catturo, non arriva ad un chilogrammo, come del resto gli altri due, nonostante il filo che il vento mi ha intrecciato e che devo re-imbobinare a fatica.
Le prede ritornano a casa come prigionieri scampati – ho deciso così - inghiottiti dal mondo nero del lago, se lo sono meritato, hanno dato un senso alla mia follia: solo in mezzo al canneto in tempesta, con la barchetta, agganciata ad un vecchio tronco con le mani sporche e tremolanti, maleodoranti e intirizzite dall’acqua.
I capelli sono zuppi i vestiti fradici, i lampi ed i tuoni mi ricordano che potrei morire se solo uno di essi decidesse di guardare quello che sto facendo.
La vita e la morte appesi al cucchiaino che ho appena cambiato: non è rotante, non è ondulante ma è un vecchio modello che gira su se stesso con un grosso fiocco rosso sull’ancoretta; lo avevo visto in tante cassette di pesca - quando ero piccolo - ai pescatori della mia valle; un vecchio ricordo arrugginito, un classico della diversità, l’ho comprato perché sono un romantico nostalgico. Ho sempre creduto in lui.
Sono felice di essere qui da solo.
Il ferro rotea parallelo al canneto alla mia sinistra, continuo così alla ricerca del lancio perfetto, che esiste in ogni spot di pesca. Forse ci sono riuscito.
Qualcuno dovrà pagare il conto per tutto questo. Ormai è tutto pronto.
Il lago rigurgita, nell’acqua si crea una come un’enorme buca.
Sta emergendo un’enorme forma verde, da lontano sembra un caimano. Salta.
È enorme. S’ immerge verso il largo. Salta ancora e si dirige verso il canneto.
Sono sconvolto, ma mantengo la calma: la canna è piegata, la frizione sibila, il luccio è ferrato: lo devo portare via da lá: ce la faccio, si avvicina, riemerge, è davanti a me. Salta ancora indomito e ricasca a peso morto stremato. Non mi fido.
La sua bocca è enorme e aperta, i suoi denti pericolosi, le branchie minacciose.
E’ lungo oltre un metro, è grasso, è fortissimo, si dibatte sotto la barca, schizza dappertutto: non so come issarlo, non ho il guadino e non posso toccarlo mi farebbe cadere o mi ferirebbe.
Riesco a tiralo su, è dentro. E’ gigantesco sbatte la sua coda e riesce a slamarsi da solo, si è liberato. Lo guardo, lo amo: è il re del lago, il vero padrone, ma oggi il suo padrone sono io: decido io, anche per lui. Sono in testa alla catena alimentare.
Lo rispetto profondamente, avrà oltre dieci anni: è vecchio anzi probabilmente è una femmina, sono le più longeve: una belva. E’ il terrore del lago.
Non posso essere io a fermarlo, a strapparlo al suo destino. Lo ringrazio dell’emozione e dell’adrenalina che mi ha regalato. Lo libero, è libero.
E’ il più bel pesce che abbia mai visto. Lo ricorderò per sempre
Io al mio appuntamento sono stato puntuale, sapevo che era importante: era alle sei di pomeriggio di venerdì scorso.
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