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Ledgering in Drava
di Sabino Civita
Trovarsi a pescare sulla Drava, per la prima volta, per chi come me fa del ledgering la sua tecnica d’elezione, è abbastanza emozionante, poiché si tratta di un banco di prova interessante e molto diverso da quello che abitualmente siamo soliti affrontare in Italia – per non parlare di quello che è il ledgering e il feeder fishing in Inghilterra.
Ospite nell’Aktiv Hotel dell’amico Adriano Gargantini (amico mio, ma anche grande amico del ledgering), e avendo a disposizione la sua esperienza nelle riserve di pesca che gestisce da anni – oltre a quella di Gionata, che è stato (pazientemente: grazie Gionata …) la mia “guida di lusso” in questa esperienza, non ho certamente scelto la settimana meteorologicamente migliore per godermi la Carinzia, ma non è stata certo un po’ di pioggia a rovinarci l’esperienza.
Adriano e Gionata, nel dopocena del mio primo giorno in Austria, quando davanti ad una tazza di caffè abbiamo fatto i “piani di battaglia” per la battuta di pesca dell’indomani, mi hanno catechizzato su quella che chiameremo la dura legge della Drava. Il fondo roccioso, la corrente variabile e spesso impetuosa, il grande vigore dei pescimettono alla prova attrezzatura ed esperienza del pescatore: “Guarda, Sabino”, mi dice Adriano “ per fare del ledgering in sicurezza, qui in Drava, e soprattutto a Feistriz, che è lo spot più redditizio, si dovrebbe pescare sempre con finali dello 0,30. Lo so, sembra un’eresia. Ma se con terminali più sottili, e mai sotto lo 0,16, riesci a prendere qualche pesce, al primo grosso esemplare di barbo o carpa che riesce a prenderti un po’ di lenza dovrai pagare il pegno di una rottura.”
Principalmente ero desideroso di pescare i nasen, pesci che non avevo mai pescato, così uguali e così differenti dalle nostre italiche savette che riempivano i nostri fiumi. I nasen invece ci sono ancora, in Carinzia, e tantissimi, e ne avevo fatto subito il mio obbiettivo, visto che in ogni pescatore alberga il desiderio di pescare ciò che non hai mai avuto attaccato al proprio amo.
Tuttavia mi sarebbe dispiaciuto perdere un grosso barbo per colpa di un’attrezzatura sottodimensionata, e andai a dormire rimunginandoci sopra. Il primo spot visitato è stato quello che ormai tutti i frequentatori italiani delle acque di Gargantini chiamano “Le Mucche”, per la presenza di un pascolo frequentato dai simpatici e mansueti bovini.
Un approccio molto più soft di quanto fosse Feistriz, per fondale e corrente, così montata la mia Fox Challenger Heavy opto per una via di mezzo: mulinello classe 4000 Okuma Epix, trecciatino Spiderwire Stealth dello 0.12, shock leader dello 0,26 e finale dello 0,22, con un amo del 12 per ospitare un attraente fiocco di bigattini. Il peso del feeder resta sempre variabile, tra i 40 e i 90 e più grammi, a seconda di quanto la diga venisse aperta nel corso della giornata. Insomma, mi sentivo abbastanza protetto da ogni eventualità che potesse mettere in crisi la mia attrezzatura.
I momenti di maggiore attività del pesce coincidono con le fasi di corrente più forte, e in quei momenti non tardarono a farsi vedere i primi nasen, prima sulla canna di Gionata, e poi (finalmente) sulla mia. Il mio primo nasen l’avevo preso, e ne sono seguiti altri, ma a un certo punto ferro un piccolo mostro, che mi costringe ad alzarmi e a seguirlo, controcorrente, per evitare di rompere il terminale dello 0,22.
E tutto stava andando bene, la corrente era forte ma non proibitiva, il fondo compatto ma non roccioso, ma … ad un certo punto tutto si ferma, ho incagliato in qualcosa, segue il classico tira e molla, nella speranza che il pesce (un grosso barbo? una carpa?) non si slami.
E invece perdo terminale e pesce. Con un finale di diametro più elevato avrei potuto forzare meglio il pesce, evitando di condurmi – quando invece le danze avrei dovuto condurle io. In un momento di acqua bassa, quasi un metro in meno, a diga chiusa, nel punto in cui avevo perso il misterioso pescione, un grosso ramo affiorava …Due giorni più tardi, dopo aver intermezzato il fiume con una pescata al Kuker Au (il mitico laghetto delle tinche), si va a Feistriz, sotto la versione austriaca del Diluvio Universale, il ricordo del pesce perso ancora bruciava, e il mio terminale era dello 0,30, a legare un Fox 2XS del 10. Pesci ne sono venuti, soddisfacendo il mio desiderio di nasen anche sotto la pioggia, ma nessuno dei big barbel ha onorato le mie esche, poi pioggia pioggia, pioggia … fino a rendere il fiumi scuri e impescabili per gironi. La Drava mi aveva dato la mia occasione - ma me ne darà ancora tante in futuro, lo sento, e allora mi troverà pronto.
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