
Il Sarca di Campiglio a Pinzolo
di Davide Andreoli
L’acqua scende velocissima dalla briglia creando sotto i miei piedi un ribollire di schiuma bianca, devo stare attento a non scivolare, è da un bel po’ che non scendo in acqua con gli stivaloni e non devo dare troppa confidenza al torrente, trovarsi con il sedere (e non solo quello) a mollo è un attimo.
Lascio che la lenza scenda assieme all’acqua, dritta sotto la spuma della cascata. Qualche secondo e sento che si è fermata sul fondo, recupero un po’ finché il cimino non si piega appena e il filo resta teso, in modo da sentire le tocche.
Beh, la voglia di pescare in torrente era tanta, la levataccia alle 5 del mattino un supplizio, due ore di macchina... non ne parliamo... il caffè oleoso con croissant ripieno di crema industriale all’autogrill, in fianco ad un camionista tedesco che non si lavava dalla vigilia di Natale (siamo a settembre n.d.r.) e trangugiava un panino con cotoletta sorseggiando il cappuccino, si insomma, non è una mattina come le altre e magari non ci sono del tutto con la crapa, però, cavolo, al primo tentativo mi sembra che stia già abboccando... sono in una sorta di trance ipnotica o è realtà?
Nel dubbio ferro con decisione e... si, è una trota!
Sembra anche bella, lotta con foga prima di uscire fuori dalla schiuma attaccata alla mia lenza. La recupero portandola sulla briglia, è una discreta fario con una livrea bellissima, faccio qualche passo e poi mi siedo su una roccia, con qualche difficoltà a piegare bene le ginocchia avvolte dagli stivaloni. Mi guardo intorno e capisco perchè, in tutte le rappresentazioni del paradiso, c’è sempre un torrente, un ruscello, un corso d’acqua che taglia distese di natura incontaminata.
Facciamo un passo indietro. É martedì mattina, per l’esattezza martedì 5 settembre, ho preso una giornata di ferie per andare a trote in Trentino. L’amico che doveva accompagnarmi purtroppo ha avuto un imprevisto e quindi, o rinuncio alla trasferta e torno mestamente in ufficio, oppure vado all’avventura da solo, sorbendomi la strada e tutto il resto.
Opto per la seconda ipotesi e alle 5 e mezza, quando è ancora notte fonda, sfreccio per le strade deserte in direzione autostrada. Sull’autobrennero, finito il periodo delle ferie, e visto l’orario, trovo soltanto camion e mi ciuccio gli 87 km da Verona a Trento sempre in corsia di sorpasso, con il sottofondo di “nursery crime” e “selling England by the pound” degli inarrivabili Genesis di Peter Gabriel. Sosta all’autogrill (vedere sopra), dove compro anche una focaccia che sarà il mio pranzo, e arrivo al casello di Trento centro alle sei e mezza spaccate. Prendo la statale per Madonna di Campiglio e dopo un’ora scarsa sono parcheggiato in centro a Pinzolo. Fa freddino, infilo la giacca della tuta e vado al solito bar per il permesso di pesca. Se tutto va bene alle 8 sono già in pesca.
E invece... il bar ha finito i permessi! Devo riprendere l’auto e recarmi ad un’edicola di Carisolo, qualche chilometro più in là. Nel frattempo cominciano a venirmi alcuni dubbi amletici: ho portato gli ami senza ardiglione? E il coltellino? E la penna per segnare le catture? Apro il bagagliaio e faccio un rapido inventario: manca solo il metro per segnare la misura della trote. Vado all’edicola, faccio il permesso e compro un giornale per passare la mezzora che manca all’apertura dei negozi. A questo punto potevo dormire un’ora in più... prima delle 9 non sarò in pesca!
Entro in un supermercato dove hanno di tutto, a parte, naturalmente, il metro che sto cercando (ci sono quelli da sarta ma non mi pare il caso). Chiedo dove c’è un ferramenta e finalmente, dopo altri dieci minuti e la modica cifra di € 2 e 50, ho in tasca un ottimo metro da falegname e percorro la stretta salita che porta al mio torrente preferito: il Sarca di Campiglio.
Si tratta di un bellissimo torrente che nasce nei pressi di Madonna di Campiglio dalla congiunzione di vari rii di alta quota, percorre una valle stretta dove abbondano cascate e salti anche notevoli, per poi sfociare nel corso principale del Sarca nei pressi di Pinzolo. Il tratto in questione, il mio preferito appunto, è quello terminale, caratterizzato da una serie di briglie artificiali che creano pozze molto ampie e profonde. L’acqua è cristallina, freddissima e qualitativamente buona, nonostante un certo inquinamento organico dovuto agli scarichi di un centro di rilievo come Madonna di Campiglio.
La presenza di moltissimi “portasassi” e di tante trote comunque, la dice lunga sulla bontà di questo torrente. Ci sono tre motivi per cui il Sarca di Campiglio è al vertice della mie preferenze: 1) è bellissimo dal punto di vista paesaggistico e mi ricorda i film ambientati in nord america, soprattutto quelli dove erano gli indiani a fare la parte dei “buoni” 2) è poco frequentato e non ho mai dovuto litigare per gettare la lenza, come succede a volte in altri tratti del Sarca dove si fa a gara per accalappiarsi le postazioni migliori (cioè quelle dove tutti i venerdì fanno le semine) 3) la prima trota selvatica della mia vita l’ho presa lì, esattamente 16 anni fa, nel settembre del 1990.
Potrei anche aggiungere che di trote ce ne sono parecchie, benché i ripopolamenti vengano fatti solo a monte di questo tratto, e questo mi fa pensare che almeno in parte siano autoctone. Sono tutte fario e la taglia è quasi sempre modesta, attorno ai 23 –25 cm, quelle oltre i 30 cm sono piuttosto rare, quelle oltre i 40 rarissime (e lo so per sentito dire perchè io non lo ho mai prese).
Molto frequente, soprattutto se si pesca con i normali vermi rossi, imbattersi in esemplari sottomisura (che qui è fissata in 20 cm), consiglio quindi di pescare, per chi ne ha disponibilità, con i grossi lombrichi da terra, che selezionano meglio la taglia. Il verme va infilato in tutta la sua lunghezza su ami a curva larga, con la coda libera di muoversi e la punta dell’amo (che in tutta la zona è obbligatorio senza ardiglione) che deve rimanere rigorosamente scoperta.
Si pesca al tocco, in alcuni tratti volendo si può montare il galleggiante ma personalmente non ne vedo la necessità. Buoni risultati si possono avere anche a spinning, soprattutto con piccoli rotanti argentati o con minnow affondanti sui 5 cm.
Come canna io uso la solita bolognese da 6 metri, l’ideale sarebbe una teleregolabile più lunga con cui arrivare praticamente ovunque (probabilmente costituirà il mio prossimo acquisto) ma bisogna dire che la bolognese esalta le capacità balistiche del pescatore nel lanciare con precisione la lenza in un ambiente decisamente difficile, insomma, si impara a pescare. La montatura è quanto di più semplice: in bobina ho un buon 0,16 sul quale lego direttamente l’amo, a circa 40-50 cm metto una fila di 5 olivette da torrente molto vicine tra loro e il gioco è fatto.
Sconsiglio i pallini perchè si incagliano molto più facilmente, mentre l’uso della girella, per quanto consigliato, secondo me non è indispensabile in quanto si pesca con la lenza quasi sempre ferma sul fondo, altro discorso sarebbe pescando nel classico torrente di fondovalle, con lenza in movimento a seguire la corrente. In caso di trote svogliate, metto un finale dello 0,14; solo una volta sono sceso ad uno 0,12 e ho capito che in torrente, o almeno in questo torrente, non ne vale la pena, non serve molto in termini di abboccate e si spezza facilmente in caso (quasi sempre) di recuperi un po’ difficoltosi.
Niente di nuovo quindi, si tratta della classica pesca alla trota, con stivaloni a coscia, zainetto con viveri e impermeabile sulle spalle, carniere con porta-esche e ricambi (piombi e ami) a tracolla, cappellino di pescareonline e tanta libertà di azione! È una pesca semplice ma completa, dove gli elementi della nostra passione convergono tutti insieme: tecnica, esperienza, concentrazione e quel po’ di c... che non guasta mai! Per avere buoni risultati è indispensabile pescare a risalire, avendo l’accortezza di non farsi scorgere dei pinnuti che, oltre ad essere furbi di suo, sono agevolati nella “sorveglianza” anche dell’estrema limpidezza dell’acqua.
NOTE INFORMATIVE
Il Sarca di Campiglio, come tutte le acque della Val Rendena, è in concessione all’Associazione Pescatori Alto Sarca (www.altosarca.it) con sede a Tione di Trento.
Per pescare servono la licenza di pesca governativa e il tesserino rosa (gratuito) rilasciato dall’associazione, indispensabile per avere i permessi giornalieri (costo € 13) che si possono trovare in vari bar e negozi della zona. Si può pescare tutti i giorni ad esclusione dei venerdì non festivi. L’associazione provvede settimanalmente alla semina di materiale adulto in varie zone.
La specie predominante è senza dubbio la trota fario, presente in tutte le acque in concessione, nei tratti torrentizi di alta quota è presente anche il bellissimo salmerino alpino mentre, nel corso principale del Sarca, a valle di Pinzolo, sono frequenti le marmorate e gli ibridi.
Un discorso a parte va fatto per il bacino di Ponte Pià, un invaso artificiale che si trova ai limiti meridionali della zona gestita dall’associazione, nonostante vi vengano convogliate le fredde acque del Sarca, il lago ha tutte le caratteristiche dei bacini collinari, le acque sono piuttosto torbide ed oltre alle trote (qui sono presenti anche molte iridee di immissione), si pescano grossi persici e grossi cavedani, oltre a carpe, tinche, carassi e pesce bianco in genere. Sul Sarca sono presenti anche alcuni tratti “no-kill”.
Personalmente, ritengo che l’Associazione Pescatori Alto Sarca stia gestendo molto bene queste acque e, anche dal punto di vista della sorveglianza, sono avanti anni luce rispetto ai fiumi e canali di pianura a cui sono abituato. Al di fuori del lato pesca, la Val Rendena è senz’altro una delle zone più belle e famose del Trentino, dove il turismo è una delle risorse preponderanti. Assolutamente da non perdere la Val di Genova (che non ha nulla a che vedere con la città ligure) nei pressi di Pinzolo, dove il ramo principale del Sarca scorre impetuoso tra i boschi incantati del Parco Nazionale Adamello-Brenta e dove si può ammirare la celebre cascata di Nardis. In questo tratto di fiume qualche anno fa, in compagnia dell’amico “muflo” persi una trota fantastica... ma questa è un’altra storia che terrò in serbo per il prossimo concorso “amarcord”...
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