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Sognando l’africa
di Michele Nardi
Quello che stiamo per raccontarvi, cari amici lettori, è soltanto un sogno e perciò prendetelo per quello che è, leggendo queste righe come uno spensierato racconto, tutto d’un fiato. Noi abbiamo cercato di rendervi partecipi di questo meraviglioso safari sognato lo scorso ottobre. Sogno, testo e foto di Michele Nardi.
Dopo molti rinvii, dopo molti discorsi, dopo molti altri sogni finiti poi nel dimenticatoio, eccomi qua, risvegliatomi in un volo appena decollato da Bologna, della qualificatissima compagnia aerea NEOS (www.neosair.it): direzione isola di SAL, nell’arcipelago di CABO VERDE!
L’atterraggio è previsto tra cinque ore e venti minuti.
L’arcipelago di Cabo Verde si trova nell’Oceano Atlantico fra tre continenti, Africa, America ed Europa, a circa 450 km dalla costa occidentale dell’Africa, al largo del Senegal. L’area totale dell’arcipelago è di 4033 kmq e gode dei favorevoli venti Alisei che arrivano dal continente dividendo ipoteticamente il paese in due gruppi, quello di Sopravento e quello di Sottovento.
Il primo gruppo ingloba le isole di Santo Antao, Sao Vicente, Santa Luzia, Sao Nicolau, Sal e Boavista mentre il secondo è formato dalle isole di Maio, Santiago, Fogo e Brava. Diverse montagne superano i mille metri d’altezza ed il massimo lo raggiunge la vetta del vulcano sull’isola di Fogo con ben 2829 metri. Sal rappresenta l’ottava isola per grandezza (216 kmq) in un arcipelago composto di dieci grandi isole, più altri otto isolotti disabitati; i suoi abitanti sono circa 14800 e quelli totali, cioè di tutto lo stato, sono circa 435000.
Grazie all’aeroporto internazionale (è proprio di questi giorni la notizia che ne apriranno uno anche nell’isola di Santiago, dove sorge la capitale Praia) l’isola costituisce il punto di partenza della maggior parte dei turisti che vogliono visitare le altre isole di Cabo Verde. Sal si presenta pianeggiante e ricoperta solo da pochissimi palmeti che rappresentano l’unica vegetazione di cui dispone. Qui si trova la maggioranza degli hotel con standard internazionali e vengono offerte al turista le opportunità migliori per praticare sports o per svolgere attività legate al tempo libero. Il piccolo e variopinto centro di Santa Maria inoltre offre i migliori ristoranti di tutto lo stato, dove ho mangiato i migliori piatti di pesce degli ultimi dieci anni (!) ed i migliori discopub, dove ho conosciuto le migliori ragazze…
L’ARRIVO A SAL
Ad attendermi all’aeroporto c’è Ubaldo Cascella, un avvocato pugliese che vive nell’isola da tre anni e che sarà la mia guida personale durante i quattordici giorni di permanenza.
Ubaldo si dimostra subito un grande esperto di pesca, simpatico e molto preciso nel modo di parlare: mi sa che andremo molto d’accordo!
Intanto stiamo già viaggiando verso la cittadina di Santa Maria, la seconda dell’isola dopo Espargos il capoluogo e, vedo solo deserto intorno, un deserto a perdita d’occhio, la temperatura è intorno ai 32° e non c’è un filo di vento… penso solo a come potrò sopravvivere…
Quando iniziamo a scendere verso sud il panorama cambia e dimostra che ci troviamo realmente in un isola, infatti si scorge in lontananza il mare su ambo i lati ed il vento (finalmente) da le sue prime avvisaglie, mostrandoci anche un piccolo tornado che non faccio in tempo a fotografare (la mia fuji è ancora in valigia). Arrivati a destinazione mi sistemo in un residence situato proprio sulla lunga spiaggia di S. Maria e non so descrivere lo stupore che ho avuto quando ho visto per la prima volta il panorama: stratosferico! Il mare è blu cobalto e solo questo vale il motivo di una visita. Il residence è gestito da una famiglia italiana e non manca proprio niente, c’è anche la TV satellitare, un vero lusso da queste parti. Tra qualche giorno mi raggiungerà dall’Italia Carlo Gentilini, titolare dell’unico centro pesca a Sal ed unico vero, e sottolineo vero, punto di riferimento per chi vuole pescare e divertirsi a Cabo Verde: ci siamo capiti vero?
Dopo soltanto due giorni sono entrato in perfetta sintonia con l’ambiente circostante e mi sento già come se fossi qui chissà da quanto tempo, non so come questo possa accadere, sarà la fierezza e la simpatia dei capoverdiani che unita a quest’ambiente crea un mix di assoluta allegria, infatti qui a Cabo Verde c’è una bella e pacifica convivenza tra bianchi e neri, come non avevo visto da nessun altra parte. C’è un luogo a S. Maria che sembra possedere quel meraviglioso potere di farti sentire parte di una terra, di un popolo, di una civiltà e della sua natura; quel posto è il “pontao” (il famoso pontile dove tutti comprano il pesce). Ci arriva gente da ogni dove, tutti rapiti da quell’incantevole mix di natura e creatività spontanea: travi sconnesse dal tempo protese sull’oceano, popolate in basso da pesci di ogni forma e colore, che sembrano sospesi nel nulla per merito di un mare cristallino.
È il cuore del popolo di Sal, dove i pescatori al ritorno dalle loro fatiche depositano il pesce: tonni, wahoo, dorado, ricciole, marlin, vela ed un’infinità di altre specie, tutte pescate rigorosamente con la lenza a mano, mi assicura Ubaldo, senza altro inganno di un pescetto vivo nella più sofisticata delle loro tecniche. Su queste vecchie assi, tutto il paese viene a comprare quello che c’è, con una serenità ed una pazienza a noi “civili” ormai << purtroppo >> sconosciute. Tutti indistintamente, a qualsiasi ora del giorno e della notte, arrivano con passo delicato, si fermano, rivolgono il viso in alto ed ascoltano il mare con gli occhi socchiusi. Io, credo di avere capito quello che sentono: se stessi, la propria natura.
Come potrebbe un pescatore non amare questa gente, questi luoghi ?
I capoverdiani sono un popolo semplice, gentile, in armonia con il mare (unica generosa fonte di vita), primo grande elemento da rispettare e vivere intensamente.
IL “FISHING DREAM”
A pochissimi passi dal pontile è nato il FISHING DREAM (quale nome è mai stato più azzeccato?). È qui che quattro italiani innamorati del mare hanno aperto un centro di pesca per contagiarci tutti con la loro “passionaccia” per la pesca in ogni sua accezione: surfcasting e rockfishing per primi e nel corso del 2006 anche tutti i tipi di pesca dalla barca saranno praticati alla grande e con le migliori attrezzature, gentilmente messe a disposizione dalla COLMIC, alla quale va il nostro più caloroso abbraccio, grazie COLMIC per aver reso possibile questo sogno! E grazie alla FONDERIA ROMA che ci ha rifornito con tutte le sue belle novità in fatto di piombi da surf, come l’apprezzatissimo Triedro che nella grammatura da 200 a fatto veri e propri miracoli con le onde atlantiche, per non parlare poi degli spike a montaggio differenziato, adattabili a qualsiasi situazione.
Inoltre Ubaldo vuole aggiungere qualcosa, ed ecco a voi:
In un arcipelago di dieci isole, ognuna particolare e affascinante a modo suo, forte di un governo stabile, attento al turista e di una civiltà fortemente democratica, il nostro centro di pesca è in grado di poter regalare grandi momenti di puro divertimento in una natura ancora lontana dal degrado, in un mare ricco di prede ineguagliabili e con escursioni possibili in ciascuna delle isole, con mezzi fuoristrada e quad (moto a quattro ruote).
È tanto che ovunque nel mondo, lancio i miei inganni a mare, ma a Cabo Verde mi capita sovente di avere l’impressione di “essere pescato” anziché di pescare. Venite e lasciatevi catturare, non lo dimenticherete mai! Il sito internet è in allestimento. Per ora l’unico modo per mettersi in contatto è quello di telefonare al sig. Carlo Gentilini al numero 348 / 6959749 che vi darà tutte le informazioni; oppure tramite e-mail indirizzata all’attenzione del sottoscritto: colmic@colmic.it
IL SURFCASTING
Ubaldo mi ha fatto visitare tutta l’isola; le spiagge non sono molte ma veramente affascinanti e ricchissime di pesce e crostacei: aragoste in grande quantità!
La prima pescata l’abbiamo fatta a Serra Negra, quello che secondo me è il luogo più affascinante di Sal. È con noi anche Giuseppe Ricucci, un lombardo che abita a Sal da diversi anni e che si dimostrerà un abilissimo pescatore, bravo nel surf e dalla barca, ma soprattutto in quella che è la sua tecnica preferita: il rockfishing!
Occorre un bel safari per arrivare alle quattro spiaggette incastonate tra gli scogli di roccia lavica ed una volta messe in acqua le nostre lenze, al tramonto, abbiamo subito iniziato a prendere delle grosse triglie, mormore, bonito, murene e saraghi di diverse specie, faraoni compresi. Una volta arrivato il buio iniziamo a vedere delle abboccate molto più consistenti ed io riesco a stanare una bella “ bica de roca” (pesce molto apprezzato dai locali), mentre vedo Ubaldo alle prese con una preda che a sbobinato più di cento metri di filo: un bellissimo jack crevalle (subito soprannominato, alla maniera di noi toscani, il “gran gecche”).
Di notte viene il bello, oppure il brutto, a seconda dei punti di vista. Arrivano dei grossi squali di oltre cinquanta chili (dicono che qualcuno supera i cento) che puntualmente riescono a rompere, a slamarsi, insomma, a scappare nonostante le nostre enormi lenze!
Ci fermiamo un attimo per fare il punto della situazione e riuscendo ad “aggiustare il tiro” riusciamo a catturarne tre, ma molto più piccoli, della specie pinna nera.
Anche nelle pescate successive a Serra Negra non cambia molto. Di giorno ci sono mille specie di pesci, grazie anche ad un fondale elevato e di tipo misto (croce e delizia di noi pescatori), di notte invece c’è la predominanza degli squali e nessuno sa dirmi quante siano le specie presenti da queste parti, si parla di oltre cinquanta!
Affascinato, stregato da questi “sommergibili”, chiedo, anzi, obbligo Ubaldo a portarmi a pesca in un posto dove ci sia tutta sabbia; in fondo l’anima del surfcaster è questa no?
E via! Il giorno seguente andiamo nella vicina spiaggia di Ponta Preta con attrezzatura pesante, adatta per insidiare gli squali. Abbiamo una canna a testa, la colmic BIG SURF, tanto qui non c’è il problema dell’attesa, anzi pescare con due canne sarebbe solo d’intralcio; monacavo d’acciaio e treccia termosaldante (50 lb) per ricoprire tutta la parte soggetta al pericoloso sfregamento con la pelle dello squalo che è molto abrasiva. Per questa tecnica sembrerebbe adeguato l’uso del mulinello rotante, ma non è così, infatti con il rotante i tempi di combattimento si allungano molto, vista la sua minore velocità d’avvolgimento (il difetto di tutti i mulinelli rotanti) ed i pesci hanno molte più probabilità di cavarsela a buon mercato. Purtroppo l’ho provato di persona!
Quindi, ricapitolando: canna in due o tre pezzi di potenza elevata, circa 250 grammi, mulinello fisso di grossa taglia e con ottima frizione, monofilo in bobina di diametro intorno allo 0,40 solo se di ottima qualità e, importantissimo, aggiungere sempre venti metri di shock leader dello 0,60 come protezione integrale. In verità io sono sceso ancora con il diametro del filo imbobinato, ma solo perché avevo con me il meglio del meglio e cioè il nuovissimo colmic AXIAL dello 0,34. I piombi come al solito variano con lo stato del mare ma, viste le grosse e pesanti esche che dobbiamo lanciare, ci orienteremo sempre tra i 150 ed i 200 grammi. Gli ami più adatti sono quelli a becco d’aquila (MR21) da montare anche in coppia ed i nuovi TUNA della colmic, tutti nelle misure dal 2/0 al 7/0. Oggi il mare è calmo ed abbiamo deciso di usare come esca dei grossi trancioni di cavala, un pesce che assomiglia allo sgombro e quindi la zavorra perfetta risponde al nome di Tommy, da 200 grammi. Anche qui, su queste spiagge deserte abbiamo potuto constatare che il finale di fluorocarbon fa la differenza (molta sui carangidi), soprattutto in termini di abrasione, quindi abbiamo usato quello che è unanimamente considerato il top: SEAGUAR SOFT.
Mentre aspettiamo il buio totale ho sulla mia canna il primo potentissimo strike ad un probabile carangide che, dopo venti minuti di combattimento, riesce a slamarsi proprio sotto riva. Ed iniziano le danze! Arriva un branco di squali casson (chiamati shark tope nel manuale IGFA) e si susseguono abboccate e recuperi, infatti, in tre ore di pesca, ne abbiamo presi più di venti ma tutti tra i due ed i cinque chili. In ogni caso, come diceva Andrea Lia quando pescavamo insieme in Corsica, uno squalo dalla spiaggia è sempre un gran bel pescare! E chi può dargli torto?
Nelle quattro giornate seguenti, insieme a Carlo che è arrivato fresco fresco dall’Italia, giriamo tutta questa zona, la baia di Algodoeiro e devo dire che il surf, sia diurno che notturno, da queste parti riserva delle sorprese inimmaginabili all’appassionato che non è mai giunto in Africa. Addirittura io personalmente ho preso una begia (pesce perro) di due chili, uno dei pesci più pregiati che esistono sulla faccia della Terra ed un casson che aveva in bocca un mio amo della sera precedente: proprio non voleva lasciarmi! Oltretutto il casson è ottimo in cucina, assomiglia al palombo dicono, ma secondo me è migliore, provatelo alla griglia e fatemi sapere.
Una mezza giornata abbiamo pescato con altri amici italiani proprio vicino al pontao. Anche qui la musica non cambia anzi abbiamo preso delle bellissime ombrine boccadoro ed una quantità impressionante di mormore, che comunque qui sono considerate solo un pesce esca, ne più ne meno. Abbiamo avvistato anche tante aguglie, enormi!
Con questo non voglio far sembrare Sal come se fosse una pescheria, i cappotti esistono anche qui e le leggi del mare valgono ovunque; l’importante è affidarsi ad una buona guida, soprattutto per non incorrere nei vari pericoli che certamente da queste parti non mancano.
IL ROCKFISHING
Giuseppe è certamente il più grande rockfisher che ho conosciuto, lo ha dimostrato con i fatti, con la perfetta conoscenza dei luoghi e delle attrezzature.
Giuseppe oltretutto si sta appassionando allo spinning in mare: mi assicura che tutti i mesi legge gli articoli di Alfio Elio Quattrocchi su questa rivista, alla quale è abbonato e approfittando dell’occasione lo saluta sperando di poterlo conoscere di persona e magari andare a pesca insieme.
Sono le cinque di domenica mattina, quando ci ritroviamo per la spedizione a Fiura, nell’estremo nord dell’isola. Ci fermiamo ad Espargos per prelevare Antonio, un amico capoverdiano malato per la pesca (anche lui?), che mette in macchina una bella canna, la colmic VIPER: a quanto pare non tutti i locali pescano con la lenza a mano, eh Ubaldo!?!
Per arrivare a Fiura dobbiamo affrontare due ore di puro safari in mezzo al deserto, meno male che i nostri due fuoristrada sono pieni di bottiglie d’acqua fresca e di tutto l’occorrente, e poi, non appena si scorgono le falesie, il panorama mozzafiato ci fa dimenticare subito tutto il sudore e la polvere trascorsi. La prima cosa da fare è quella di procurarci l’esca viva che, dice Giuseppe, deve necessariamente essere rappresentata dai muggini, perchè sono ineguagliabili con tutte le prede più grosse. Non è stato facile prendere una quindicina di muggini, anzi, dico io, è più difficile che fare abboccare i “gran gecche”. Si pesca con la tecnica della teleferica su un fondale di circa quaranta metri ed abbiamo presto iniziato le danze!
Giuseppe ha uno strike con un grosso squalo e dopo un quarto d’ora di combattimento, completamente sudato, mi passa la canna dicendo che non ne può più ed a questo punto entro anch’io in azione: il bestione non è affatto stanco e dà delle testate incredibili cercando di guadagnare il fondo, ma non essendo certo io l’ultimo arrivato, riesco ad alzarlo ed a trascinarlo verso riva nella speranza di farlo arrivare a tiro di raffio. Intanto Ubaldo e Antonio sono vicino all’acqua pronti con il raffio munito di corda (unico sistema per aver ragione di questi bestioni). Finalmente è vicino ed Ubaldo parte con un forte colpo di raffio, ma non riesce a bucare la durissima pelle dell’animale, Giuseppe urla: sotto la gola, sotto la gola! L’animale, sentendosi ormai vinto, si avventa al raffio come un cane arrabbiato e, non so come, riesce a tagliare addirittura il monocavo d’acciaio!?!
Antonio, che di squali ne ha visti tanti, l’ha stimato intorno ai settanta chili di peso, della specie ramato di scogliera. Mi viene da piangere…
Troppo stanchi per ripartire subito con gli squali, decidiamo di fare per un po’ una pesca più tranquilla utilizzando i soliti trancioni ed i melon (piccoli pesci che si pescano sotto il pontao in gran quantità). Ed anche così le abboccate non tardano: inizio io con un pesce trombetta, poi arriva una cerniotta tropicale, un balestra, un sarago zebrato e tanti altri pesci misti di scoglio. Un grosso balestra che ha abboccato all’unica canna munita di galleggiante, la nuova AVALON PRO (della quale torneremo presto a parlare), riesce ad intanarsi e non si è più rimosso.
Ci stiamo divertendo da pazzi, ma il sole comincia a cuocere e quindi decidiamo di ritentare la sorte con il muggine, prima di abbandonare definitivamente il campo.
Abbiamo messo in pesca tre canne con la teleferica e Giuseppe mi promette un altro strike…se lo dice lui!?! Passa più di mezz’ora e non vediamo nulla. Decidiamo quindi di rimettere, ma quando rimane una sola canna in pesca sentiamo partire la frizione velocissima: ci risiamo!
Stessa musica di prima, il bestione ha una potenza impressionante e noi non possiamo fare altro che seguire il medesimo copione del tira e molla. Dopo circa venti minuti mi ritrovo la canna in mano e mi appresto a portare lo squalo alla raffiatura: hei ragazzi, ma quanta fiducia avete in me!?!
Sono in un bagno di sudore, disidratato, ma non mollo, non sento più neppure la stanchezza, ormai lo seguo a vista: è un grosso squalo grigio!
Tutti e tre i miei compagni di pesca sono pronti per la raffiatura, che avviene poco dopo grazie all’entrata in acqua (pericolosissima ed inimitabile) di Ubaldo e Antonio, i quali non si sono certo risparmiati pur di vedere immortalato questo bestione di oltre cinquanta chili e dai denti taglienti come rasoi.
DA VEDERE A SAL
Assolutamente da non perdere lo spettacolo naturale che fanno gli squali alcune mattine all’alba nella baia da Parda, meglio conosciuta come SHARK BAY, dove si avvistano degli esemplari da film dell’orrore, che al contrario sono molto mansueti.
Altro luogo veramente incantevole, specialmente per gli amanti del bagno, è Buracona, dov’è situata una piscina naturale creatasi all’interno della scogliera, dove si può fare il bagno tranquillamente anche di notte, in un’acqua cristallina: ma portatevi le lampade!
Altro luogo spettacolare è Salinas a Pedra Lume, dove all’interno del cratere di un vulcano, quello che da il nome a Sal, ci sono delle grandi saline ed un lago dove si può fare il bagno, che però sconsiglio vivamente dato che anche le docce funzionano con la medesima acqua ultrasalata: uomo avvertito…
Mentre a Palmeira c’è il porto, ma non aspettatevi un porto come lo intendiamo noi, anzi, non aspettatevi proprio nulla.
COME ARRIVARE
Il mezzo più utilizzato per giungere a Cabo Verde è l’aereo, infatti l’aeroporto Amilcar Cabral nell’isola di Sal, riceve passeggeri da tutto il mondo. È possibile arrivare anche via mare (viaggio molto lungo e faticoso) dato che tutte le isole sono provviste di porto ed anche lo spostamento interno tra le varie isole si effettua sia per via aerea che per via marittima.
Obbligatorio il passaporto in corso di validità con visto d’entrata.
Assolutamente vietata l’introduzione di armi da fuoco.
La moneta locale è l’Escudo (1 € = 110,26 ECV) e l’Euro è normalmente accettato, anche se da parte nostra è più conveniente pagare in moneta locale.
La benzina (gasolina) costa quasi come in Italia, cellulari e internet funzionano bene, mentre riguardo alle carte di credito siamo proprio agli inizi e quindi è meglio avere con noi la vecchia e buona alternativa del contante.
Il consolato italiano naturalmente si trova nella capitale Praia (a differenza di molti paesi europei non abbiamo l’ambasciata): ecco i recapiti.
E-mail: italconsulato.cv@katamail.com
Telefono e fax: 619343 (solo per chiamate da Cabo Verde). |
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