Il sito leader della Pesca Sportiva
Pescareonline


Surf Casting a Boavista
Di Roberto Ripamonti


L’ultima volta che avevo pescato a surf a squali risaliva ai gloriosi tempi del Quater, il gruppo formato da Sandro Meloni che ha lasciato una traccia indelebile nella storia di questa disciplina. Erano i tempi di Graciosa e di una spedizione che contribuì ad aprire quel magnifico Centro di pesca creato da Fulvio Monticone che, per tanti anni è stato una meta fissa di tanti appassionati di spiaggia, roccia e traina. Di quei tempi mi rimangono delle foto in cui felice posavo con il mio primo grigio, raffiato dopo un combattimento che mi è rimasto impresso nella mente soprattutto perché, mai avrei pensato che un pesce potesse sviluppare una simile accelerazione svuotandomi un mulinello in pochi istanti.

Poi la vita e soprattutto la pesca, mi hanno portato verso altri sistemi d’acque interne e progressivamente il mare si è allontanato, preso com’ero dal voler conoscere e possibilmente divulgare tecniche destinate a prede altrettanto grandi , certamente molto meno combattive ma, all’interno di un sistema affascinante tanto quanto il surf casting.
Nella mia mente rimaneva però il desiderio di riprovarci perché quelle del passato, erano state indubbiamente le mie massime esperienze di pesca; il punto più alto di emozione, sforzo, fatica ed entusiasmo che avevo vissuto. Il vero surf per l’appunto; quello di cui i Quater erano stati portavoce per anni e che io avevo dimenticato.

Il caso vuole che per le riprese della grande collana di pesca in dvd che ho la fortuna di curare da più di un anno, servisse proprio una parte dedicata al surf casting dopo che una sessione di riprese fatte in Senegal non era stata completamente soddisfacente per la taglia delle catture e nonostante un ambiente mozzafiato. Eravamo anche riusciti a riprendere il mio vecchio amico Paul Kerry in una sessione di lancio tecnico dedicato proprio agli appassionati italiani che vorranno acquistare il dvd (uscita prevista a metà aprile) ed inserire una bella, quanto breve sessione nella Gallura in cui , prima di un temporale non erano mancate catture tipiche del beach ledgering nazionale. Mancava però una ciliegina sulla torta e dopo aver sentito i riporti di alcuni amici e visto alcune foto appese nei negozi che frequento, aveva cominciato a frullarmi nella testa che esisteva una possibilità, e questa poteva essere Capoverde. Il problema semmai era quello di organizzare un viaggio con tanto di cameraman in un posto di cui sapevo poco o nulla ed in un periodo in cui gli impegni professionali “veri”, mi impedivano di prepararmi a dovere. Ci ha pensato Gionata Paolicchi che, contattato Massimo della Boapesca è riuscito nell’impresa di spedirmi in mezzo all’Atlantico con meno di 3 settimane di preavviso.

L’arrivo.
Capo Verde è un arcipelago che spunta a 300 miglia dalle coste del Senegal, proprio in mezzo all’Atlantico laddove si passa da fondali di oltre 3500 metri ad una serie di isolette vulcaniche, 10 per essere esatti.
Dopo un bel volo tra Verona e l’Isola del Sale, durato circa 6 ore e sinceramente piuttosto confortevole non facciamo tempo a scaricare i bagagli che è già ora si salire su un piccolo turboelica della Caboverde Express in cui, un pilota italiano ci trasporta dolcemente verso Boavista, la nostra meta dove ci aspetta Luca Da Pozzo che di Boapesca è guida, titolare, skipper e padrone di casa. L’impatto è magnifico; ampie dune di sabbia si infilano in mare e le spiagge sono tutt’intorno all’isola incastonata in una mare immacolato quanto potente. L’onda è forte ma non impossibile e la smania di cominciare è altissima tanto che per sgranchirmi, non appena i bagagli vengono aperti, costringo Riccardo, il cameraman a seguirmi in una passeggiata con tanto di canna da spinning.
La spiaggia adiacente al piccolo albergo è magnifica, piena di pesce che insegue i miei minnow e con tartarughe marine che fanno capolino ovunque mentre una immensa mangianza di sugarelli copre centinaia di metri di superficie. Sono estasiato e nonostante il viaggio, non ho la minima intenzione di stare con le mani in mano. Ma devo pazientare perché è il giorno seguente ad aprire le danze …e le cose cominciano a farsi serie!...

Palloni per il grigio
La prima sessione di surf è di quelle atipiche ma dalle quali si possono incamerare talmente tanti dati ed esperienza assolutamente da trasportare nelle nostre acque. Ci troviamo su una scogliera a picco sul mare, si tratta di una lingua di roccia larga non più di 100 metri ai cui lati esplodono due spiagge incredibili di almeno 15 km ognuna. Ovviamente non vi è nessuno in vista e il primo sguardo al mare limpido che si staglia una decina di metri sotto di noi, conferma che siamo davanti ad un “hot spot”. Grossi serra nuotano tranquilli tra le onde e sul fondo si intravedono saraghi, mormore, grosse triglie e tutta una serie di pesciotti che diventano subito il nostro obbiettivo per avere pesci esca. Non si tratta di una grande fatica perché il mare è davvero ricco per cui, in pochi minuti disponiamo di saraghi da 2 etti, un paio di mormore e delle triglie di scoglio che, a detta di Luca, sono un’esca prelibata. Il mare è magnifico, ricchissimo ed in pochi minuti facciamo un carniere che a casa ci farebbe saltare di gioia… ma qui…sono solo esche.

Tocca quindi alla pesca vera e propria a prede più importanti e osservando la nostra guida costruisco un finale in cavetto d’acciaio termosaldabile da 50 libbre su cui annodiamo due ami del 3/0 regolabili sulle dimensioni dell’esca. L’acciaio è collegato mediante un Allbright ad uno spezzone di 050mm ed una girella ci collega alla lenza madre a circa 3 metri di distanza dagli ami. Quindi si annoda un palloncino ben gonfio affinchè funga da vela ed allontani l’esca dalla scogliera prendendo il vento teso che spira alle spalle e si lancia mettendo la canna in attesa, non dopo aver sfilato qualche metro di lenza affinchè la nostra trappola prenda il largo. Un sistema facile e comodo che al più presto userò per i serra e le leccie della foce del Tevere dove le condizioni con vento da nord est, sono simili.

Passa circa mezz’ora e d’improvviso mi accorgo che il mio palloncino è sparito e la canna è già in piena flessione con il Penn che sfila filo cantando sulla fuga del pesce. Sono richiamato dalle urla di Mirko che ha visto un serra nuotare in modo strano sotto i suoi piedi….era il mio allamato che si era spostato senza che mi accorgessi di nulla. Prendo la canna, ferro e comincio a combattere sfruttando la fortuna sfacciata che evita che il filo si incastri sugli scogli trascinato dal movimento del pesce e dalle onde. A questo punto inizia la fase in cui Luca, addetto a raffiare il pesce, scende dalla scogliera e non appena il serra, che nel frattempo si era prodotto in qualche bel salto, si presenta a tiro, lo raffia con precisione. Un gran bel pesce sui 6-7 kg immortalato da Riccardo “cameraman” Di Sisto e che apre la serie di prede da spiaggia di questa sessione atipica ma bellissima. Passano pochi minuti ed assistiamo dall’alto all’attacco di una lampuga su un branco di aguglie e quindi, direttamente sulla triglia di Luca che ferra ed inizia a forzare il pesce fuori dagli scogli. Sembra una preda bellissima che, dopo un paio di salti sputa l’esca e fugge a pinne levate. La povera triglia era ancora viva e vegeta!

Man mano che la marea cala, la forza delle onde si attenua e anche la nostra attenzione si sposta gradualmente sui saraghi mentre la mia canna con il palloncino veleggia a circa 80 metri di distanza dalla costa senza dare segni di vita. La mia idea è che se la marea è scesa, forse l’unica via è andare intercettare qualche cosa lontano dalla costa anche perché, stoo di noi, le catture sono diminuite.
Proprio mentre recupero la canna “da esca”, mi accorgo però che il pallone lontano ha un movimento veloce quasi si fosse staccato dalla lenza madre per volare via. In quel preciso istante la mia Trek si piega allo spasimo e il Penn fischia la sua rabbia; è strike anche se non so ancora di cosa si tratti.

In realtà, dopo che la preda mi toglie 200 metri di filo dal mulinello in pochi secondi le possibilità sono veramente poche; è uno squalo al 100% ma, come fare a fermarlo visto che la quantità di lenza rimastami nel mulinello si assottiglia sempre di più?Il filo sta per finire anche perché, sono partito con oltre 100 metri di lenza fuori cioè una situazione che non avrei mai previsto in partenza. Spero solo che non finisca la lenza anche se ci simao vicini.

Urlo per richiamare l’attenzione e parte finalmente la telecamera mentre comincio a studiare come e soprattutto, dove, portare a terra la preda. Lo squalo compie la sua traiettoria classica, puntando verso il largo e quindi, esaurita la prima grande fuga, ponendosi lateralmente per iniziare una sorta di piramide fatta di fughe parallele alla costa. Passata la sorpresa iniziale rotto finalmente il fiato, guadagno ben presto una cinquantina di metri di filo (050mm) che ho nel mio vecchio Penn 990 e comincio a respirare spostandomi lateralmente visto che la preda sembra privilegiare la spiaggia di destra. Luca mi anticipa con il raffio e arrivato sul limite della scogliera ci produciamo in un pezzo di trekking per raggiungere la sabbia. Ric ci segue con la telecamera. Lo squalo è ancora potente e il filo che ho in bobina e nel finale non mi concede margini eccessivi anche in considerazione del fatto che il terminale era destinato ai serra e non a prede molto più grandi!

Dalla spiaggia mi sento più a mio agio e riesco a controllare meglio la situazione anche perché la preda comincia ad essere stanca e le fughe sono meno intense. Finalmente si riesce anche a vederlo tra le onde e la camera di Ric lo cerca con insistenza per bloccarlo nella cassetta video. Passano ancora pochi minuti e il surf ancora potente mi aiuta a portare il bel grigio a tiro di raffio e quindi, tra le mie mani. Erano quasi 15 anni che non catturavo uno squalo e avere questa magnifica creatura tra le braccia mi riempie di gioia che no mi vergogno a mostrare. Lo squalo è sfinito e non è possibile rimetterlo in acqua sia per la raffiata sia, perché muore in pochi istanti. E’ questo l’unico momento triste di un combattimento per il quale meritava di tornare in acqua senza dubbio; 20 anni fa, quando catturai il mio primo squalo mi ripromisi di liberali tutti e aver mancato questa promessa lascia una traccia di amarezza che sporca leggermente la mia incredibile giornata.

Corral Velho, la sfida continua
Questa volta si parte per una spiaggia leggendaria per una sessione più tradizionale di surf casting. La spiaggia, raggiunta dopo 40 minuti di fuoristrada tra panorami magnifici è qualche cosa di indicibile. Nessun segno di vita in una striscia di sabbia lunga molti chilometri in cui l’Oceano arriva con forza scavando muri e creando settori da manuale del surf. L’acqua è limpidissima e nell’onda si vedono pesci predare mentre branchi di mangianza si spostano lateralmente pronti ad esplodere quando arriva l’attacco. Insomma, se mai avessi avuto il dubbio, dopo aver visto Corral Velho ho la conferma del perché il surf è la regina delle tecniche di pesca!
Montiamo le canne e con l’aiuto di Mirko, Marco e Luca cominciamo a portare in secco saraghi, triglie, pompano, piccoli carangidi, mormore che, quando di taglia idonea, finiscono nella vasca del vivo. E’ una pesca con canna in mano poiché, usando un piccolo trancio di tonno e calamaro, l’esca non fa tempo a toccare il fondo!

Messe da parte le catture “esca” osservo Luca preparare le canne per gli squali. Lui opta per bobina fissa caricati con treccia da 100 libbre; io per il mio fedele rotante ricaricato di 350 metri di 060mm. Il finale è semplice ed impressionante; un cavo d’acciaio 49 stand molto morbido (American Wire Cable), lungo 170 cm a cui è collegato un amo del 6/0 e una girella da 200 libbre nell’altra estremità.
Questo finale è collegato alla lenza madre mentre il piombo è collegato ad una girella che scorre sulla lenza madre (bloccata da una pallina dopo una corsa di 15 cm) e un braccio di lenza 055mm) lungo esattamente quanto il cavo d’acciaio. In questo modo, come ho potuto constatare, piombo ed esca si trovano alla stessa altezza ed il lancio è molto facilitato.

Io monto un classico long arm, memore dei vecchi tempi e non mi rendo conto che il finale di Luca vola meglio e più lontano del mio incolpando inizialmente la mia perduta confidenza con i grossi rotanti.
Osservo Luca posare una triglia a 40 metri, quindi tocca a me lanciare. Il risultato non mi soddisfa ma se non altro, osservo l’esca innescata per la coda, entrare in acqua viva e vegeta.
Inizia la fase d’attesa mentre la marea sta scendendo anche se i saraghi e le mormore sembrano non saperlo visto che mangiano con continuità sulle canne a mano. Ogni tanto arriva un pesce di taglia e le cose si complicano anche se usando un finale dello 035mm è facile avere ragione della bella ombrina o del balestra che si difende con forza.

Dopo un’ora parte la canna di Luca innescata con una triglia. La partenza è potente e Luca controlla la situazione anche se dopo meno di 20 secondi lo squalo si slama e lo osserviamo nuotare via parallelamente alla spiaggia. Una grossa macchia scura attraversa la zona della mia canna e per un attimo spero che riattacchi….ma non accade. L’adrenalina sale perché vederlo nuotare è emozionante.
Il tempo di mettere una nuova esca è la canna di Luca riparte anche se il tutto termina dopo pochi istanti forse e semplicemente perché lo squalo non aveva mangiato bene l’esca. Io sono sorpreso e comincio a rendermi conto che devo arrivare più lontano per avere qualche chance per cui, copio brutalmente la soluzione di Luca ed allungo il piombo all’altezza dell’esca. Innesco una mormora e vedo che il tutto guadagna 10 metri almeno rispetto al mio precedente lancio. Questa volta sono soddisfatto e il lavoro viene ripagato dopo poco, con una flessione della canna a cui fa risposta un serra di 3 kg che ha mangiato in pieno giorno su un cavo d’acciaio da 175 libbre. Se penso che ci sono giorni in cui se usi il solo nailon i serra se ne vanno via ridendo!

Quella cattura mi da la sensazione che le cose sono fatte nel modo giusto ma , visto lo stato di bassa marea, credo di non avere altre possibilità anche perché un terzo pesce attacca la canna di Luca senza mangiare decentemente…. quasi fossero svogliati.
Io, che di attacchi non ne ho avuti (ma forse ho pescato male per 3-4 ore…) , cerco e prendo un sarago, lo metto subito sulla mia canna e lo lancio a 35-40 metri e spero di avere almeno una chance.
Intanto il vento è teso e la giornata sta andando a finire e Riccardo il cameraman, sta finendo le ultime riprese prima di smontare e andare a casa.

D’improvviso sento un cicalino esplodere e la canna flettersi veloce sotto la spinta di un pesce. Corro,….. Riccardo accende la telecamera e io ferro deciso scoprendo che finalmente è arrivato il mio momento!Non mi pare un pesce come quello del giorno prima perché la velocità è minore ma, la sagoma che intravedo lontano non da scampo; è un nutrice che si difende pur senza produrre quelle fughe che aveva fatto il grigio il giorno prima. La telecamera riprende tutto e quando il pesciolone arriva sul surf mi rendo conto che è piuttosto grosso e per nulla al mondo va ferito. Luca abbandona il raffio e aiutati dall’onda portiamo il nutrice in secco. Una stima iniziale lo posiziona sulla linea dei 50kg e le foto che scattiamo testimoniano che si tratta di un bel pesce che , per la gioia mia e dei miei compagni di pesca, torna in acqua placido a chiudere una giornata di pesca strepitosa che mi rimette parte della coscienza a posto!
Sono la settimo cielo e non lo nascondo nemmeno davanti alla telecamera a cui mi presento coperto di sabbia, mezzo fradicio d’acqua ma con il morale alle stelle. Erano anni che una cattura non mi dava questa gioia!

Boapesca Fishing Club
Da circa 5 anni nell’isola di Boavista è attivo un centro di pesca “Boapesca fishing Club” curato da Luca e Massimo. Il centro offre opportunità di traina d’altura in acque incredibilmente ricche (whaoo, carangidi, tonni, lampughe, vela, marlin) con MARIU III, una splendida Glastron 9.50 con 2 motori da 220Hp e la guida in magnifiche sessioni di surf casting sulle spiagge e scogliere dell’isola. Ogni singolo giorno offre una possibile tecnica differente.
La guida e la presenza di Luca è essenziale per raggiungere in sicurezza le postazioni migliori sia per la sua grande esperienza che per la sicurezza di disporre, tra i pochi nell’isola, di una radio per le emergenze (incidenti, insabbiamenti, forature ecc.). Massimo invece gestisce le prenotazioni dall’Italia per organizzare al meglio la vacanza e consigliare la sistemazione e il volo in base al tipo di esigenza di ogni pescatore o semplice turista.
Le sistemazioni poggiano sulle strutture alberghiere dei VIAGGI DI ATLANTIDE SEALINE dell’isola poste nella piccola città di Sal Rei, graziosa ed accogliente. La moneta locale è lo scudo ma con l’Euro si paga ovunque così come, con l’italiano si fa qualsiasi cosa. Quasi tutti i locali comprendono bene la nostra lingua e nei piccoli ristoranti, veramente strepitosi come qualità, si trascorrono ore piacevoli in una cucina mista tra la tradizione locale e qualche tocco di italianità. Le spiagge attorno a Sal Rei sono adattissime alla balneazione, al surf ed al kite surf grazie al vento che non manca mai e che diventa un prezioso alleato contro il caldo. Un luogo magnifico in cui la pesca, che si può fare di giorno con ottimi risultati, può essere condivisa anche con la famiglia in un ambiente indimenticabile. I pacchetti viaggio prevedono voli settimanali da Bologna, Roma Fiumicino, Malpensa, Verona e Bergamo e sono svolti dalla Tacv e dalla Neos, una società italiana di voli charter che dispone di nuovissimi Boeing 737-800 mentre i collegamenti interni si svolgono con piccoli velivoli.

Per informazioni contattare:
Massimo; info@boavista2000.com +39 338 7587220 Organizzazione dei viaggi.
Luca ; luca@boavista2000.com informazioni tecniche sulla pesca.
www.boavista2000.com

Home - News - Blog - Tecniche - Itinerari - Prodotti - Esche - Esperti - Campioni - Foto -POL Junior
Newsletter | Forum | Ricette | Gare | Link | Pesci | Video | Acque | Negozi | Contatti | Club | Mercatino | Incontri | Pagine blu

www.pescareonline.it- infopostapescareonline.it
Tutti i diritti riservati

Credits: Marg8.com