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Allevamenti… di mare!
di Simone Bini

Le tecniche utilizzate per allevare specie ittiche marine sono molteplici e possono essere impiegate sia in terra che in mare.
Gli impianti di vallicoltura possono essere di tipo estensivo, cioè grandi specchi d’acqua nei quali i soggetti si nutrono di alimento naturale, di tipo semintensivo che sfrutta sia alimentazione naturale sia artificiale e di tipo intensivo che è caratterizzato dall’utilizzo di mangimi in pellet a base di farina di pesce, con diete bilanciate a seconda della specie allevata.

Gli impianti in mare si dividono in in-shore e off-shore. I primi vengono installati vicino al litorale costiero e possono utilizzare sia gabbie galleggianti sia semiaffondanti.
Gli impianti off-shore invece, sono localizzati a qualche miglio dalla costa, in aree riparate da forti correnti, lontano dalle aree di migrazione dei grandi predatori e possono essere galleggianti, semiaffondanti o affondanti.

Negli ultimi 15 anni nel Mediterraneo è stato sperimentato l’allevamento di nuove specie ittiche, a causa della carenza del prodotto della pesca, per la concorrenza manifestata dalla Grecia che produce in impianti in-shore, grandi quantitativi di pesce a costi contenuti. Questo ha causato una caduta del prezzo dell’orata e della spigola ed una crisi, anche italiana, nel fronteggiare la concorrenza greca.
Per questo gli acquacoltori stanno cercando di allevare sempre più nuove specie ittiche pregiate come ad esempio l’ombrina boccadoro, la sogliola, il rombo, il dentice, il pagello, il pagro, il sarago pizzuto ed il sarago maggiore, la ricciola ed il tonno rosso.
In merito a questo, è stato studiato tutto il ciclo biologico e riproduttivo di tali specie al fine di valutare la fattibilità del loro utilizzo come alternativa alla spigola ed all’orata.

I saraghi sono considerati specie complementari alla spigola e all’orata perché, se allevati insieme a queste, contribuiscono a mantenere pulite le reti e le vasche. I risultati ottenuti sono stati soddisfacenti ed oggi i maggiori produttori sono l’Italia, la Grecia e la Croazia. L’allevamento del dentice ha catturato l’interesse degli allevatori soprattutto per l’elevato prestigio delle carni; ma i risultati ottenuti sono stati poco soddisfacenti per problemi di cannibalismo, alta mortalità nella fase di allevamento larvale e scarsa “domesticabilità” della specie.

L’allevamento del dentice inizia con la produzione di circa 90000 uova/kg di peso vivo; che si schiudono in 3 giorni alla temperatura di 18°C. Dopo 3 giorni dalla schiusa inizia l’allevamento larvale costituito da artemie, rotiferi e mangime bilanciato. Il dentice, una volta svezzato con dieta artificiale, ha un accrescimento piuttosto rapido raggiungendo in soli 24 mesi la taglia di 1 Kg.
L’allevamento del pagro rappresenta, per l’elevato valore commerciale, una valida alternativa all’orata.
Attualmente esso viene effettuato solo in Grecia a partire da uova depositate da riproduttori selvatici, che nel giro di 3-4 giorni si schiudono. Qui inizia l’allevamento larvale per mezzo di alghe, rotiferi, artemie ed alimenti bilanciati. Dopo 2 mesi si ha il loro svezzamento con il trasferimento di questi in gabbie off-shore o in-shore dove permangono fino al raggiungimento della taglia di circa 0,5 Kg.

L’allevamento del pagello, invece, è ancora in fase di studio e le prove condotte hanno rilevato una buona adattabilità della specie alla vita in cattività, anche se i tempi di accrescimento sono ancora modesti. L’allevamento dell’ombrina boccadoro è ampiamente diffuso in molti paesi del Mediterraneo per l’ottima qualità delle carni e la rapidità di accrescimento. La ricciola è un carangide che può raggiungere anche i 50 Kg di peso; è un predatore diffuso in tutto il Mediterraneo ed ha destato interesse tra gli allevatori proprio per l’elevata resistenza, per il rapido accrescimento (in 5 mesi, da luglio a novembre, passa da 50 g a circa 1 Kg) e la sua capacità di adattarsi alla cattività.

Attualmente le tecniche di allevamento non sono state standardizzate perché sono in corso studi e ricerche sulla riproduzione artificiale con ormoni. Viene alimentata con scarti della pesca.
Il tonno rosso è un esemplare pelagico, diffuso in tutto il Mediterraneo e nell’Atlantico; si nutre di pesce azzurro come sardine e sgombri e può arrivare a pesare fino a 350Kg.
Questa specie è richiesta soprattutto dai giapponesi per il famoso sushi; per il quale sono richiesti velocissimi tempi di lavorazione del pesce.

L’allevamento del tonno è basato sulla pesca di giovani esemplari ed al successivo svezzamento e accrescimento. In un anno da una taglia iniziale di 5Kg, possono essere raggiunti i 40 Kg. La sogliola è un pesce piatto che raggiunge dimensioni fino a 30 cm. Gli allevamenti che stanno effettuando la riproduzione, si trovano di fronte a molti ostacoli come ad esempio lo pseudoalbinismo; infatti nelle produzioni circa il 40% dei soggetti assume una colorazione bianca.

Questo problema svaluta molto il prodotto che, agli occhi del consumatore, appare malato.La sogliola ha un tempo di accrescimento lentissimo che rende poco economica questa attività. Le specie maggiormente allevate sono la Solea senegalensis e la Solea solea che è la specie autoctona italiana.

ACQUACOLTURA: PRODUZIONI IN ITALIA NEL 2005

Fonte: API 2005
I grafici sopra riportati rappresentano le percentuali di produzione per specie in Italia. Possiamo osservare che l’allevamento delle specie ittiche marine rappresenta solo il 26,82% ; di questo il branzino risulta la specie ittica maggiormente allevata. Lo studio e la ricerca porteranno alla produzione di specie attualmente non presenti nel settore dell’allevamento, per soddisfare così la richiesta del mercato che non può più essere soddisfatta solamente dalla pesca a causa del progressivo impoverimento dei nostri mari.


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