
Scelta dell’attrezzatura da Jerk
di Roberto Ripamonti
Dopo la serie di articoli scritti sul jerk fishing e il fortunato dvd sui predatori, (a proposito, grazie a tutte le migliaia di persone che ci hanno sostenuto permettendoci di continuare con questa serie di avventure filmate anche per il futuro), l’interesse verso questa tecnica è esploso e mi sono giunte decine di email e lettere che chiedevano chiarimenti. Premetto ancora una volta che non sono un esperto di spinning né, voglio invadere giardini non miei per cui, mi limito a fornire la mia visione di questo modo di pescare sperando che non incontri le critiche tropo feroci da parte dei puristi che, come tali, hanno il mio rispetto. Personaggi come Montagna, Della Valle e Cerchi sono stati precursori del jerk in Italia e certamente non ho intenzione di loro togliere nulla né,mi sento in grado di andare oltre il loro straordinario lavoro.
Consigliare verso quali attrezzi andare è una bella responsabilità dal momento che le scelte disponibili sul mercato non sono molte e potrei apparire troppo di parte consigliando solo alcune serie di attrezzi concentrati sulla stessa azienda. Proprio per questo vorrei non andare tropo oltre alcuni riferimenti di massima o ancora meglio, limitarmi a scrivere su ciò che io stesso utilizzo nelle mie pescate con queste esche.
Psicologia del jerk.
E’ una parolona ma che si spiega in pochi cenni; chi pesca con gli artificiali è innegabilmente rimasto sorpreso davanti ad artificiali di dimensioni così grandi e totalmente lontani dalle nostre abitudini. Poi qualche esperto del settore dirà che non è vero, che i jerk si usano da anni e che andavano solo meglio promossi per far capire che sono molto efficaci. E a queste posizioni do assolutamente ragione ben sapendo che in Italia una folta schiera di appassionati di spinning usa i jerk da molto tempo e con buoni risultati.
Ma come autore spero di rivolgermi ad un numero crescente per cui mi piace l’idea di contribuire a rendere questo modo di pescare, più comune e fruibile. Io stesso solo tre anni fa ero scettico e pensavo che esche così non potevano funzionare nelle nostre acque….. fino a quando un gran luccio mi ha attaccato un Runt e mi ha obbligato a posare la canna da morto manovrato e iniziare a scoprire un mondo nuovo. Era solo questione di pescare. Provare e capire che quello che da tanti anni altri bravissimi angler vanno scrivendo e professando è solo una purissima e splendida verità. La psicologia del jerk è solo la paura di iniziare a far frullare in acqua una “cosa” spesso dalla forma inverosimile e che, a prima vista, spaventa i pesci. Ammetto che si tratta di un primo passo non facile soprattutto se si pesca in acque non completamente ricche di luccioni e l’ostacolo, diventa ancora più arduo da superare se entro le prime due ore di pesca (sono ottimista) non è successo nulla.
Se superiamo questo scoglio siamo un gran pezzo in avanti e forse, se un luccio ci degna di un inseguimento, abbiamo la speranza di diventare amici dei jerk altrimenti, inizia una parabola discendente che gradualmente ci porta a rifugiarci su esche più piccole quali i micro jerk, i minuscoles ed altre esche concettualmente operanti come i grandi jerk ma psicologicamente più sostenibili.Se poi anche queste ci tradiscono allora, il rischio di tornare ai tradizionali minnows, crank e simili è molto alto.
Ma questo è un rischio che si corre con quasi tutte le tecniche di pesca che vanno contro la tradizione insita nel nostro dna di angler italiani, evoluti, tecnici ma, sempre figli di onorevoli generazioni che hanno pescato i lucci con esche lunghe 3 centimetri anche quando il già si parlava di raddoppiare il mitico Martin 28gr e magari aggiungendo qualche batuffolo di pelo per la finta ai recenti Bucktail. A quel punto l’unica via per sopravvivere (in senso metaforico) è quella di provare ad andare sui micro jerk e sulle nuova serie di artificiali che ci aiutano, passo dopo passo, a familiarizzare con un concetto di pesca intelligente. Ho per questa ragione allegato alcune immagini di piccoli artificiali della serie “Micro jerk” che segnano un passo in avanti nella pesca con questi magnifici “pezzi di balsa”.
Altri, si sono succeduti a spiegare il jerk fishing e forse arrivato il momento, anche visto l’eccezionale successo del dvd “Predatori”, affinchè tanti altri si avvicinino a questa tecnica. Forse, ma questa è una speranza, più saranno quelli che cercheranno una pesca più selettiva dell’esocide, meno luccetti da 50 centimetri verranno catturati e uccisi per aver ingoiato un artificiale da 10 grammi. Sembra incredibile ma. Ancora oggi il problema è convincere tanti appassionati che un luccio non si uccide mai, si rimette in acqua e si spera che la prossima volta arrivi più grande.
Scelta della canna e mulinello.
Trovare un accessorio universale non è facile perché qui si parla di spaziare tra esche da 25 grammi fino a 150 grammi e quindi è comprensibile che sia più semplice proporre almeno due canne differenti eliminando almeno all’inizio, le canne estreme. Una canna da jerk è un accessorio da barca, quindi molto corto e assai potente tante da lasciare sbalorditi quando si prende in mano per la prima volta perché, sembra di gestire una canna da traina. Dopo qualche lancio però si capisce perché le canne che devono manovrare queste splendide esche debbano essere così concepite visto che, solo un accessorio rigido trasmette i nostri movimenti senza ritardi e ci permette di condurre il jerk verso traiettorie veramente attiranti.
Una canna rigida ed adatta all’esca che stiamo usando aiuta il mulinello nel lancio facilitandone l’uso anche quando la taratura del registro laterale o del freno magnetico non è delle migliori. L’esca deve volare via a 40-50 metri con un semplice casting alto e veloce e solo un attrezzo che è disegnato per catapultare un’esca da 130 grammi può restituire la velocità d’uscita senza flettersi e rallentare l’azione. Il rallentamento, si tramuta in un ritardo nella fase d’uscita dell’esca, una accellerazione brusca e cattiva della bobina del mulinello e una potenziale parrucca. Chiaramente i problemi s’incontrano se decidiamo di usare una canna da casting tradizionale magari disegnata per esche da 30-40 grammi e sperare che lavori in modo decente con artificiali doppi. Una canna media può invece essere un modello che operi in un range compreso tra i 30 e 60 grammi (dato indicativo) e su questo genere di attrezzi possiamo manovrare correttamente grossi bucktail e molte versioni di jerk.
In questo caso la scelta del rotante da casting è semplice perché si tratta di andare verso un 6000-6500, magari con manovella adatta alla mano sinistra (Left handed, segnalata appositamente nei cataloghi) caricato indiscutibilmente con una treccia in dyneema.
Una seconda alternativa è data da una canna che possa operare con esche medio piccole ed un esempio è dato dai modelli Fox International Finesse che sono perfetti per lavorare principalmente con Micro jerk e tutta una serie di artificiali medio leggeri. Il mulinello deve essere adeguato per cui scendere verso le versioni 5000-5500 è perfetto.
La scelta da effettuare qualora volessimo usare i grandi jerk da oltre 100 grammi, i Replicant o simili (oltre 150 grammi) oppure i bucktail più grandi va invece su mulinelli di classe 6500-7000 usando come metro di misura gli ABU. Un 7000 gestisce benissimo il lancio ed il recupero senza mai affaticarsi e se volessimo una volta nella vita provare l’emozione di pescare con queste esche fuori dai nostro confini magari puntando sul Nord Europa oppure nelle acque esotiche in cerca di Perca del Nilo, grandi tarpon, siluri o altri mega predatori, allora avremmo fatto la scelta giusta.
Come appare da queste righe, le bobine devono indiscutibilmente essere caricate con una treccia che offre il vantaggio dell’assenza di elasticità, perché questo materiale garantisce una risposta perfetta ai movimenti che impartiamo alla canna e perché si lancia indiscutibilmente meglio. Una scelta che lascia sorpresi forse è nel diametro dell’intrecciato perché talune perplessità nascono dal fatto che si usa una resistenza da minimo 50 libbre salendo fino alla soglia delle 80 sebbene si peschino pesci di taglia non così esagerata.
La ragione è semplicemente tecnica poiché un diametro maggiorato garantisce:
lanci più costanti e accurati perché comunque si raggiungono distanze eccellenti
diminuisce il rischio di backlash (parrucche)
nel lancio e nel combattimento la treccia non entra tra le altre spire della bobina bloccando la rotazione.
Artificiali.
Qui le cose diventano complicate perché la scelta sta diventando ogni giorno sempre più ampia e si complicano le idee. Come abbiamo già detto in altre occasioni, la suddivisione dei vari jerk avviene in base alla velocità di affondamento ed alla tipologia di recupero che dobbiamo usare per renderli vivi. Poiché i lucci, si muovono in vari strati dell’acqua durante la giornata oppure, in funzione delle condizioni meteo, dobbiamo crearci una piccola scorta che ci permetta di fronteggiare le differenti situazioni. Non sempre è facile perché davanti a tanti prodotti, la confusione può essere normale.
Ovviamente ognuno ha le sue esche preferite sia per come operano in acqua che per i risultati ottenuti. La mia scatola contiene un numero limitato di jerk, di micro jerk e d’imitazioni tipo “replicant” nelle varie misure cercando una linea logica che mi permetta di non cadere nel collezionismo che tanto piace a tutti noi quando vediamo questi splendidi oggetti colorati.
Alcuni di essi sono veramente facili da usare perché il loro disegno è talmente ben fatto che basta una piccola serie di strappetti sulla canna per renderli vivi e assolutamente efficaci.
L’esempio è dato dal Runt e dal micro Runt della Fox che sono devastanti su fondali medio bassi oppure dai Replicant che, nelle differenti misure, sono incredibilmente efficaci semplicemente “flippandoli” sul fondale.
Ma la nostra scatola può allargarsi a qualche esemplare di Micro di nuova concezione oppure qualche grosso Jig e Popper che ci permettono di uscire dagli schemi abituali dello spinning dirigendoci verso una concezione di pesca originale ed innovativa oltre che “fuori dagli schemi”. |