
I cavedani del liri
Di Andrea Romanelli
Estate torrida, anch’io che vivo vicino al mare soffro l’afa per la prima volta. Il nostro piccolo Pepe (foto 1) mi guarda perplesso con la lingua di fuori ma io lo rassicuro “non ti preoccupare vieni pure tu”. Quando mi vede armeggiare nel box con la roba da pesca è sempre in ansia fino al mattino (mi porta o non mi porta). Partiamo alle 4,20 alla volta di Ceprano, i cavedani sul Liri stanno mangiando e non possiamo rischiare di farci fregare il posto... o forse è solo la smania di iniziare a pescare. Il tratto prescelto è quello denominato il traliccio, uno delle zone più belle e più varie del campo gara del Liri, o almeno lo è per me, perché si può pescare con la roubaisienne, le fisse l’inglese scorrevole e fisso la bolognese, insomma ce né per tutti i gusti.
Parlando con il mio grande amico Maurizio, che da qualche anno pesca nei campionati di élite, polemizziamo sul fatto che il Liri sia stato scartato nei campionati di vertice, ma oggi l’agonista tipo preferisce stare con la rouba in mano tre ore aspettando che s’impicchi un carassio piuttosto che dover cercare il pesce scegliendo fra le varie tecniche. Alle 6,00 dopo il caffè di rito in piazza e relativa sigaretta sbirciando il tratto cittadino, anch’esso molto bello e simile al Tevere ad Umbertide, arriviamo al fiume.
Siamo soli e riusciamo a sistemarci tutti e sei di fila. Come al solito mi guardo intorno mentre sto per montare le punte e mi accorgo che la solita bomba è scoppiata intorno a me. L’acqua in questo periodo è quasi ferma anche se a volte, a causa dell’apertura della diga, capita che inizia a muoversi. Scelgo tre punte montate con lo stesso tipo di galleggiante, una goccia allungata con deriva in carbonio ed antenna in plastica piena, una da 0,75 con una spallinata abbastanza aperta per i cavedani, una da 1 gr più chiusa e con il bulk basso per le savette ed una con olivetta e qualche pallino molto piccolo sotto da 3gr., non tanto per la corrente ma per le alborelle che in questo periodo possono rendere veramente impossibile calare la lenza.
Sondo ed a 13 mt. ho circa 3,5 metri d’acqua il fondo poi degrada abbastanza dolcemente, fino a poco più di 4mt a 14,50. Decido di pescare corto al limite dello scalino partendo con la lenza da 0,75 gr alla quale abbino un finale da 40 cm dello 0,10 ed un amo del 16 della serie 2. I cavedani, qui, non vanno tanto per il sottile, i locali e non solo pescano spesso più pesanti e con finali più robusti ma in gara non è mai così ed oggi siamo un bel po’ a pescare… e poi sono sempre cavedani!!
Per la pasturazione incollo 2,5 kg di bigattini con della quarzite finissima, lasciandone qualche etto sfuso (alle volte se l’alborella non disturba possono essere utili) e divido i tre chili di pastura rossa al formaggio con Maurizio. Il galleggiante, anche se la corrente è molto lenta, deve camminare per pescare i cavedani e visto che dalle passate di prova il fondo non è proprio pulitissimo scelgo di pescare appena appoggiato. Siamo pronti e partiamo insieme, dopo le prime tre quattro palline d’incollato le catture non si fanno attendere, la lenza è perfetta e segue il movimento lento della corrente ed i cavedani si allamano quasi da soli. Sono esemplari di taglia media sui 3 etti ma ogni tanto qualche fucilata mi fa pensare a bestie diverse. Infatti, ne attacco uno abbondantemente sopra il chilo che mi beffa proprio sul più bello infilandosi nelle canne del sottosponda. Dopo una mezzoretta le alborelle cominciano ad imperversare e non si cala più.
Il caster oggi non rende e sfinito dalla lotta con le piccole amiche argentate, seguo gli altri che si sono appesantiti e prendo la punta da 3 gr.. La pescata non ha lo stesso ritmo ma i cavedani continuano a mangiare, anche se i lisci si sprecano e le mezze tocche sono spesso il segnale di una bella camicia di bigatti rimasta desolatamente all’amo. Prendo anche un paio di carassi (era parecchio tempo che non li prendevo qui sembravano spariti) e qualche scardola. Qualcuno inizia anche a prendere qualche savetta e decido, quindi, di tirare anche la pastura… ma i cavedani sembrano gradire pure quella e continuano a far affondare il tappo.
Poi, finalmente, eccola, bellissima e gran combattente battere sulla testa della mia ruba e sciabordare a pelo d’acqua, una savettona che qui sul magnifico Liri continua a farci divertire come un tempo. Pepe ha ormai smesso di scorrazzare tra i campi e si è sistemato all’ombra vicino a me nel fresco delle canne e mi fa capire che è ora di tornare a casa. Alla prossima pescata ragazzi! |
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