
Freddo e cavedani ad agosto…
di Massimo Zelli
La giornata semiautunnale era invitante, con quest’estate 2006 che prima sembra voler battere ogni record di caldo e poi invece lascia con un palmo di naso, dando giorni d’ottobre ad agosto.
Questa mattina il lago era semideserto, senza gente che faceva navigazione a vela o marmocchi urlanti in compagnia di mamme isteriche ed abbrustolite sulle sdraio, chiamatemi pure misantropo ma il brutto tempo quest’anno lo invocavo a forza per liberare i miei posti di pesca. Mi compiacevo dei nuvoloni mentre i tornanti prealpini volavano sotto le ruote dell’Audi ed immaginavo lo spettacolo spettrale e tranquillo che a quelli come noi bramano quando la voglia di allungare le canne su un acqua plumbea e profonda si fa insistente almeno quanto il puzzo della sacca al momento di aprirsi e snocciolare le care larve vitali amiche di tante battaglie.
Lasciando l’auto alle spalle scendo giù con comodo: “ho pure la macchinetta fotografica con me con buona pace di Gionata…” mi dico sottovoce.
E da tempo che mi dice di portarmela dietro ma io purtroppo quando pesco, pesco e basta ed a meno che non si presentino situazioni particolari non sono neanche di gran compagnia se sono concentrato figurarsi se perdo tempo a fotografare; stavolta è diverso la voglia di scrivere un articolo è tanta e 2 foto ci vogliono proprio.
Spira un vento piuttosto forte che mi costringe a montare un 16 grammi per pescare a 30 metri, non che con un 12 non ci sarei arrivato ma preferisco sempre eccedere con i grammi in maniera da poter avere maggiore precisione e stabilità sia in volo che in pesca.
La lenza è la classica e quanto mai scontata con il pallettone, il fondale è sui 9 metri e la superficie presenta onde alte 40 cm che mi costringono a montare il panchetto anziché dentro l’acqua come faccio sempre appena fuori sulla riva per evitare indesiderati bagni.
E’ una goduria immensa pescare con il paniere in acqua e se non avete provato fatelo perché ne vale la pena, sembra persino di pescare di più…
La situazione estrema che si presenta manderebbe via a gambe levate chiunque, ma a me queste condizioni mi galvanizzano ed è questo il momento in cui riesco veramente ad essere soddisfatto della pescata, più è difficile più mi appaga.
La lenza è obbligatoria, le condizioni meteo non concederebbero una pesca proficua con una lunga spallinata a mezz’acqua; così metto un Tubertini a penna piena di Ardenti in battuta sul pallettone con un attacco Stonfo in Sic, sotto ho una girella cui sono attaccati 2 metri e 50 di 0.14 con i primi 40 cm di brillatura.
Un pallino del numero 8 partendo dalla girella è posizionato ogni 50 cm, in tutto sono 4 pallini perché il quinto viene sostituito da una girella micro del 22 su cui legherò un fluorocarbon del 7 da 60 cm ed un amo del 23.
Incollo il primo chilo di bachi , m’accendo una sigaretta propiziatoria ed intanto sono venute le 7 è ora di cominciare.
La colla (in realtà è un misto arabica destrina e non una colla pura) fa il suo mestiere ed i bigatti si tirano ma danno palline poco consistenti che arrivano giusto sull’acqua e si disfano nei primi 4 metri di corsa…
Il galleggiante da 16 è azzeccatissimo, purtroppo non lo è la canna una CFM da 2-16 grammi per 4.50 metri, le condizioni meteo la mettono in sofferenza sia in lancio che in pesca, ma tant’è che non ho voglia di aprirne un’altra e quindi stringo i denti.
Queste lenze vanno lanciate in maniera molto fluida e con canne leggermente più rigide di quelle usuali ma con cime ugualmente sensibili, tanto per capirci, oggi la vecchia Daiwa connoisseur Z da 14’ sarebbe stata la canna da scegliere ma non m’aspettavo ne le onde ne questo vento ed avevo quindi riposto la mia fiducia in una leggerissima 15 piedi.
Una canna più rigida con lenze del genere è più precisa e non da luogo a contraccolpi che su queste lenze sono deleteri.
Il problema ad ogni modo non si pone anzi si risolve in maniera abbastanza semplice, basta lasciare tra il galleggiante e la punta della canna più spazio del dovuto: circa un metro e venti.
L’elasticità del filo ed il maggior caricamento della canna generato in questo modo sopperiscono alla mancanza di potenza facendoci raggiungere medesime gittate con un tiro più parabolico e praticamente zero possibilità di fare garbugli.
Ovviamente per lanciare in questo modo inusuale bisogna farci un po la mano ed avere una padronanza dell’attrezzo ottima altrimenti il danno è dietro l’angolo che aspetta solo una vostra distrazione per tirare fuori dalla vostra bocca inenarrabili improperi.
La musica comincia e palla su palla comincio a seguire il galleggiante inglese che preciso casca sempre nello stesso metro quadrato, alla terza palla e terzo lancio decidono di farsi sotto i cari amici.
Ho cominciato a pescare stampato sul fondo ed in fatti la prima mangiata l’ho presa in starata netta… liscio e giù le prime benedizioni, ma me lo aspettavo.
Pian piano mi sposto sui 7 metri e allora cominciano le prime franche fucilate del cavedano, del resto per il tipo di pasturazione che adoperò andare a cercare il pesce sul fondo non è proprio usuale ma il copione impone che si faccia così e non si sa mai che uno trovi la giornata in cui sono abulici e pascolano attaccati al fondo (come è successo parecchie volte).
La giornata comincia con un emozione di quelle che uno va sempre cercando in questa pesca: aggancio una motrice che dopo essersi fatto un baffo della magra CFM si prende 20 metri di filo e piomba sul fondale “scapocciando” come un ossesso dopo 2 minuti decide di fumarsi il terminale... pazienza ed io intanto sono ancora cappotto ma comunque li ho portati sotto, ne sono certo, qualche piccolo aggiustaggio di fondo e catturo il primo: mezzo chilo, vuol dire che sono in pesca dentro il branco.
Intanto il bombardamento è continuo e io vado come una macchinetta, lancio, affondo il filo, calata fiondata ed invito, un copione costante e ripetuto.
Oramai li ho trovati ma stento parecchio a ferrare,quelli che porto a riva sono piccoli, 2 mostri come il primo si esibiscono nella solita scenetta vista e rivista come una pubblicità della Tim fuga, capocciate e spaccata.
Ogni tanto becco quelle inequivocabili sparate che ti lasciano con gli occhi fuori dalle orbite come Enrico Beruschi del DRIVE IN sulle cosce di Carmen Russo ma purtroppo tra la canna che è troppo moscia per pescare con questo putiferio meteorologico ed io che mi sono scordato gli occhiali e sembro il signor Magù queste mangiate me le porterò probabilmente negli occhi per molti giorni ma purtroppo senza aver visto chi è quello scaltro mascalzone che “tira il ….filo e nasconde la pinna”.
Su una trentina di mangiate totali prendo forse 15 pesci ma anche pescando quelli piccoli mi sto divertendo, dopo un ora ho già fatto fuori 3/4 dei bachi in colla e neanche una sigaretta, sarà una coincidenza ma quando pesco concentrato mi dimentico di fumare.
Proprio quando sono venuti più numerosi a mangiare un fulmine che non casca troppo lontano non lascia troppi misteri su come volgerà il tempo a breve e suggerisce che non è più il tempo di fare i duri, purtroppo le cronache estive riportano spesso di incidenti ed un pescatore con una 4.50 in carbonio sulla riva di un lago deserto è come un topo nero in una stanza bianca per un micio.
Sparecchio di corsa e lascio la nassa in acqua,che toglierò per ultima dopo aver fatto due foto con l’autoscatto, ne avrei fatte di più e meglio ma l’atmosfera “scottante” suggeriva un rapido ritorno a più tranquilli lidi a causa di diluvio universale incipiente...
Un oretta di pesca che avrei voluto fosse mezza giornata almeno ma pazienza… tornerò quando meno se l’aspettano i furbastri e la prossima volta troveranno attrezzi bilanciati all’occasione.
Un assaggio d’autunno oggi che promette bene per i mesi a venire e che quest’anno saranno dedicati almeno per me alla ricerca del cavedano in lago e fiume e della spigola senza digressioni di sorta.
Alla prossima pescata. |