
Conoscere il lago e le abitudini stagionali della trota
di F. Buccella
Per chi non ha esperienza, pescare non è facile e la verità è che non lo è per nessuno. Meno male dico io! – Altrimenti, che noia sarebbe la pesca!
Buona parte di queste difficoltà è in funzione dell’ambiente in cui la si esercita. Qui ogni circostanza va studiata a fondo e nei laghetti popolati di trote, questa attenzione diventa essenziale. Infatti, difficilmente accade di trovare due laghi dove si possano praticare le stesse scelte di pesca con eguali possibilità di successo.
Pare incredibile, eppure ogni volta c’è un particolare diverso di cui occorre tenere conto: le dimensioni del bacino; la sua collocazione geografica (latitudine, longitudine e quota); la posizione rispetto ai punti cardinali o meglio, rispetto al sorgere e al tramontare del sole; la colorazione delle acque; la conformazione del fondo e le sue profondità; la temperatura dell’acqua a vari strati di profondità; le sorgenti; la presenza o meno di corsi d’acqua immissari ed emissari; le forme di vita subacquea ed il loro periodo di maggiore attività; gli alberi lungo le sponde; il vento: se tira spesso ed in quali orari e direzioni; quanta parte di superficie idrica è esposta al sole o all’ombra; la taglia delle trote immesse; la loro maturità sessuale; il luogo di provenienza; la temperatura dell’acqua in cui sono cresciute, il tipo di alimentazione … etc.
Potrei continuare con altre ipotesi per molte e molte righe ancora senza alcuna difficoltà. Questo non sarebbe difficile. Il difficile è capire in che modo su ogni lago si combinino fra loro e ancora più difficile è trarre le considerazioni che, all’atto pratico, si rivelino poi efficaci. Credetemi! Nessuno è in grado di farlo se non per tentativi. Perciò, attenti a coloro che in merito hanno un prontuario di risposte. Di certo sono dei gran teorici che, però, non hanno mai preso la canna in mano. Ignorano che il laghetto è una somma d'elementi ancora sconosciuti per i quali non esistono regole fisse che valgano a rendere meno difficile la soluzione del mistero. Osservare, riflettere e poi… provare, provare, provare. Questo deve essere il dogma che deve accompagnare ogni pescatore nella sua vita sportiva.
Ricordo benissimo il tempo in cui non ero mentalmente preparato a vedere e a trarre delle conclusioni, collezionavo una dopo l’altra delle giornate negative. E ancor meglio ricordo le prime volte in cui provai a pescare pensando. Da quel giorno ne è passato di tempo, ma quanti progressi ho compiuto nel frattempo!
Oggi sono nella fase in cui potrei essere considerato un presuntuoso. Vado su un lago, pesco con amici che sono nelle condizioni in cui io mi trovavo un bel po’ di anni fa e finisce sempre allo stesso modo: se la giornata è favorevole, loro prendono trote e io qualcuna di più; se la giornata è negativa, loro non prendono niente ed io ne prendo almeno una decina e soltanto io so che non è stata fortuna, ma esperienza. L’intelligente solitamente se ne sta zitto mentre il facilone: “Ma che c… hai avuto!”. Raggiungendo così il culmine della sua faciloneria.
Non merita attenzione questo personaggio, sarà sempre un presuntuoso perdente almeno fino al giorno in cui in lui non avverrà lo scatto mentale, l’illuminazione che gli faccia capire che sbaglia e che deve approfondire le sue conoscenze impegnandosi a fondo con umiltà.
Ma questo è affare suo. Un pescatore vero sa che l’importante è battere i pesci e non, a chiacchiere, il compagno di pesca.
Ma ritornando ai laghetti, una prima considerazione di base che ci può mettere nella condizione di fare delle scelte sgrossando il campo delle ipotesi, è la loro dimensione e profondità. Se sono piccoli e poco profondi, indirizzeremo le nostre scelte verso sistemi di pesca leggera sapendo che le trote bazzicano nei due, tre metri di profondità. Del resto più giù del fondo non possono andare e neppure volare in aria. Quindi, basta cercarle in quella poca acqua.
Se invece i laghi sono grandi e molto profondi (10-30 metri), allora niente va escluso perché qui tutto è possibile. E’ possibile trovare le trote sotto i piedi come ad oltre cento metri di distanza, a galla “sparata” come a profondità abissali.
Una mano comunque, ce la danno le trote stesse che per quanto siano imprevedibili hanno delle abitudini stagionali che associate alle caratteristiche del lago, ci permettono di indirizzare la pesca verso scelte abbastanza precise.
Ad ogni stagione dell’anno corrisponde generalmente un loro comportamento.
Per esempio:
in autunno sono un po’ dappertutto imbrancate a galla, un palmo sotto il pelo dell’acqua e indolenti;

in inverno, a causa della frega preferiscono i fondali con poca acqua sicché nei grandi laghi le troveremo per lo più vicino a riva mentre in quelli piccoli, sparse un po’ ovunque ma, sempre vicine al fondo;

in primavera inoltrata invece, sono attivissime, sempre in agitazione, aggressive e localizzate nella fascia che va da mezz’acqua alla superficie.

Ed infine in estate le si trova soltanto nei grandi laghi giù in profondità (15-20 metri) dove c’è acqua più fresca.

Questa è una regola fissa che tuttavia, come tutte le regole ha le sue eccezioni. Eccezioni dovute in gran parte alle ipotesi di condizionamento ambientale cui accennavo all’inizio, che ciascun pescatore dovrà da solo individuare traendo delle conclusioni. Come? – Semplicemente andando a pescare spesso nello stesso lago con lo scopo preciso di conoscerlo “intimamente” sia per quanto riguarda la sua geo-orografia che la vita subacquea.
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