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Ferrata - autoferrata: binomio vincente
di Agostino Zurma

Ferrata: gesto con cui assicurare il pesce all’amo e perciò alla lenza, mediante il rapido e preciso strappo inferto con il polso alla canna da pesca.
Autoferrata: atto con cui il pesce dopo avere abboccato si conficca l’amo nelle carni tirando la lenza. Naturalmente questo avviene quando ci troviamo davanti al buon funzionamento della montatura nella quale ogni singolo elemento riesce a rendere il massimo dell’efficacia.

Queste poche righe nella loro semplicità e nello stesso tempo nella loro chiarezza delineano in maniera inequivocabile il significato di tali azioni. Moltissime sono le opinioni in merito a queste argomentazioni, tutte degne di considerazione e derivanti da test, interpretazioni, esperienze e convinzioni personali.
Possiamo distinguere infatti due categorie di pensiero, che danno la preferenza all’uno o all’altro dei comportamenti, forse ambedue con ragioni e torti, come a dire che la verità sta nel mezzo, o meglio ancora secondo il mio punto di vista due gesti che si completano vicendevolmente,determinando positivamente il risultato finale.. Il momento della ferrata è a mio parere uno dei più belli della pesca, secondo solo al combattimento, questo perché nei pochi secondi che vanno dall’impugnare il nostro attrezzo a sfoderare il tanto sognato strike si fondono in noi stessi stati d’animo di eccitazione o di delusione che esplodono incontenibili o ammutoliscono desolatamente a seconda dell’ effetto conclusivo.
Ricordiamo innanzitutto come mangia la carpa, abitualmente essa effettua due precise movenze aspirazione ed espulsione ed è appunto su questa diligente sequenza che si basano i fondamentali della nostra tecnica. Nel loro comportamento i ciprinidi dopo aver aspirato l’esca, non con poche titubanze e attenzioni, sentendosi punti o meglio nel venire sorpresi dalla puntura presi dal panico tentano quasi di liberarsi dal fastidioso corpo estraneo con poderosi colpi della testa facendo sobbalzare il piombo in modo sconcertante, poi, sollevando nuvole di terriccio, effettuano violente fughe che si traducono nell’emozionante segnale che fa salire la nostra adrenalina a mille.
Non possiamo certo affermare che tutti i pesci adottino il medesimo comportamento e abbiano le stesse reazioni, la nostra esperienza insegna, ma questa è una indicazione abbastanza apprezzabile e precisa. Detto questo, diviene fondamentale far si che il nostro amo entrato nella bocca del pesce non ne esca più e si agganci nel miglior modo possibile e nel punto maggiormente indicato dell’apparato boccale.

Diffidenza
Questa prerogativa delle nostre avversarie risulta essere più o meno presente a seconda di quante volte siano cadute nella nostra trappola,conseguentemente attueranno un comportamento di diffidenza proporzionale agli agganci subiti.
Il collegamento della diffidenza con l’autoferrata è d’obbligo, maggiormente il pesce attaccherà la nostra esca con sicurezza più sarà colpito dalla sorpresa che lo impaurirà costringendolo ad una fuga violenta e se tutte le cose sono state fatte nel giusto modo l’amo si conficcherà con sicurezza nella sua bocca. Ma non è sempre così, quante volte avete notato la lenza spostarsi di qualche metro privati della più piccola segnalazione, quante volte avete effettuato la ferrata senza che l’avvisatore emettesse il ben che minimo suono, ma solamente grazie alle indicazioni avute dalle punte delle canne il cui il cimino fletteva in modo pigro.
Tutte situazioni nelle quali l’autoferrata ben poco ha potuto, dove la mangiata lampo è mancata e solo l’entusiasmante strike ha prodotto l’effetto sperato. Situazioni legate in definitiva al comportamento e alle caratteristiche fisiologiche di ogni singola carpa, circostanze che devono trovarci pronti ad interpretarle nel modo a noi più favorevole.

Ostacoli e distanza
Tutti consideriamo ostacoli, manufatti in cemento,alberi in acqua e nell’immediato sottoriva come dei veri e propri rifugi per i pesci oltre che una riserva di cibo costantemente visitata.
E’ infatti a ridosso (mai all’interno) di questi specifici ambienti che rivolgiamo il nostro interesse e posiamo le nostre trappole. La nostra maggiore preoccupazione sarà quella di evitare che il pesce entri negli ostacoli o che si serva di essi per rompere in qualche punto della lenza o del terminale, sarebbe infatti criminale punire con una possibile morte i nostri avversari, attenzione quindi a pescare in queste particolari zone con sensatezza e sfoderando al massimo tutta la nostra esperienza.
Mai come in queste occasioni ferrare repentinamente, al minimo cenno di abboccata è cosa determinante, bisogna infatti dopo avere ferrato con decisione costringere il pesce lontano dalla zona pericolosa per dopo iniziare il combattimento nei modi consueti. Anche la distanza di posa dei terminali contribuisce a propendere maggiormente per l’una o l’altra delle azioni esaminate, a lunghezze estreme infatti (oltre 300-400 mt) l’autoferrata deve maggiormente fare la sua parte divenendo un requisito essenziale.
Se consideriamo infatti che quando il pesce ingoia l’esca il segnale che ci perviene è limitatissimo, a volte avviene dopo che la carpa ha già percorso alcuni metri dobbiamo essere certi che l’amo sia penetrato il più efficacemente possibile. Il mio atteggiamento è rivolto a utilizzare piombi tondi da 200-250 gr , terminali molto corti 15-17 cm montatura bloccata, naturalmente ferrare al primo cenno di abboccata.
L’efficacia nella ferrata è determinata dalla canna in nostro possesso, è lei che con la propria potenza trasmette all’amo l’impulso per completare validamente l’aggancio nella bocca del pesce. Personalmente utilizzo canne con azione parabolico progressiva le R.R. 3,25 lb che combinano la potenza, utile nella ferrata e nel contrastare efficacemente le fughe del pesce con una sensazione molto gradevole nel combattimento.

Trecce e monofili
Tra le molteplici caratteristiche proprie di questi materiali, comunemente richieste e analizzate con minuziosità, quella che a noi interessa principalmente collocandola nello specifico argomento è senza dubbio la prontezza con cui ci vengono segnalate le abboccate , la rapidità con cui la nostra ferrata si trasmette al terminale completando l’aggancio del pesce e la capacità di costringerlo fuori dagli ostacoli.
A farla da padrone in questo caso sono senza dubbio le trecce, filati che presentano una notevole resistenza , un diametro ridotto, una durata maggiore , la assoluta assenza di elasticità ed un controllo immediato del pesce qualsiasi sia la distanza affrontata.
Queste caratteristiche per essere sfruttate al meglio richiedono al pescatore una perfetta conoscenza della propria canna e del proprio mulinello che gli consentono di annullare i possibili inconvenienti dovuti alle furiose e repentine fughe del pesce. Consideriamo anche l’ambiente in cui eserciteremo l’azione di pesca in quanto non dobbiamo scordare la limitata capacità di resistere all’influenza negativa di pietre, cozze o altri ostacoli simili, completiamo quindi la nostra lenza nel tratto finale con un parastrappi in specifici trecciati o con nailon di grosso diametro e con pochissima deformabilità, caratteristica molto utile anche nella fase finale di recupero con il pesce a pochi metri da noi.
La presenza anche minima di elasticità si dimostra un perfetto alleato della nostra canna nell’ attenuare le sfuriate del nostro avversario.

Piombi
Quelli che nell’autoferrata sono elementi predominanti del piombo sono la forma ed il peso, componenti che incidono prepotentemente nella riuscita dell’azione e che garantiscono all’amo una adeguata penetrazione nelle labbra del pesce. Le forme che presentano ed interpretano senza alcun dubbio i maggiori poteri autoferranti sono quelle che in maggior misura esibiscono un aspetto massiccio, tipico dei modelli tondi o a pera.
Questo perché dette forme trasmettono al terminale e quindi all’amo una resistenza maggiore dovuta al baricentro del piombo che specificatamente nella forma a sfera si trova proprio al centro dello stesso. Questo non accade nelle forme maggiormente affusolate che hanno la loro espressione migliore nella fase di lancio. Il peso in associazione con le particolari forme non deve mai essere inferiore agli 80 grammi per arrivare a pesi nettamente maggiori, 200-250 grammi in caso di distanze estreme.
Particolare importante è quello di verificare l’efficacia dell’amo in collaborazione con la capacità autoferrante del piombo, in nostro aiuto interviene il conosciuto test mediante il quale viene alzato lentamente il piombo con la punta dell’amo appoggiata al polpastrello del dito indice, l’effetto di dolore provato ci fornirà delle valutazioni sufficienti ad effettuare delle scelte appropriate.

Terminali
Un terminale ben fatto e curato è la prima condizione che garantisce all’amo una permanenza all’interno della bocca del pesce. Per parlare di terminali si sono utilizzate decine e decine di pagine, entrando nello specifico sia per forme semplici che avanzate, la valutazione di quale utilizzare diviene quindi una personalissima scelta legata a episodi, convinzioni ed esperienze..
Importante a mio avviso è che questi centimetri finali siano ben appoggiati sul fondo, non stesi, ne completamente allungati ma con una possibilità di spostamento tale da permettere al pesce di aspirarli senza trovare opposizione. Per ottenere un simile risultato io applico delle semplici ma importanti regole che sono:
a) dopo aver lanciato non tirate mai la lenza per non provocare lo spostamento del piombo, rischierete di stendere troppo il finale rendendo difficile una corretta aspirazione;
b) nel caso vi trovaste costretti a trascinare il finale,naturalmente per un brevissimo tratto, esattamente a ridosso di un gradino utilizzate retine o sacchetti in pva. In questi introdurrete completamente il terminale ed il piombo, allo scioglimento completo degli involucri presenteremo l’amo libero di muoversi nel migliore di modi.
c) se dovete raggiungere distanze maggiori, per cui non fosse possibile usare i contenitori solubili, e dover poi recuperare lievemente il tutto, agganciate all’amo un fiocco in pva al cui scioglimento corrisponderà un corretto adagiamento del finale sul fondo. Questi accorgimenti, possono venire vanificati quando si pesca in presenza di forte vento o in acqua con energica corrente dove l’influenza degli elementi esterni può far stendere in modo inevitabile il nostro terminale.

E per finire…
Utile è ricordare che, dopo una ferrata e anche durante il combattimento ,tenere alta la canna serve a staccare il pesce dal fondo, rivolgere invece la punta dell’attrezzo verso l’acqua equivale a farlo rimanere in profondità, due movenze da applicare a seconda delle circostanze in cui ci troviamo. In conclusione , riprendendo le riflessioni fatte in premessa secondo il mio parere la ferrata serve inequivocabilmente a completare quanto iniziato dall’autoferrata, ovvero far entrare in modo definitivo e completo l’amo nell’apparato boccale del pesce garantendone l’aggancio.

 
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