
Meccanico o dinamico, questo il dilemma
di Sandro Meloni
www.sandromeloni.it
All’inizio era semplicemente ‘pendulum’, un lancio con piombo in sospensione che offriva, a parità di sforzo, una distanza di gran lunga superiore a qualsiasi stile con piombo a partire dal suolo.
Ognuno di noi, nell’ambito della sua conoscenza o del suo filone tecnico, ne ha raccolto un modello – ad esempio e tra tutti, Neil Mackellow o Paul Kerry - e lo ha perseguito, adattandolo strada facendo alle proprie attinenze e caratteristiche.
Ma già in quei lontani esordi, si faceva avanti la regola della ‘personalizzazione’ una vera e propria legge, secondo la quale, non esistevano nel circuito, due soli lanciatori che eseguivano il lancio allo stesso modo. Con il termine ‘psico-dinamica’ si archiviò la discussione, ma è chiaro che occorreva capire il perchè tutti noi, pur compiendo la stessa operazione, la eseguivamo con un differente equilibrio interno.
Ci si concentrò allora – e fu una grande evoluzione – non tanto sulla causa, quanto sull’effetto, scoprendo dei risvolti tecnici ricorrenti e le variabili frutto della personalizzazione. Il movimento di pensiero legato al piombo in sospensione, assunse allora un connotato più definito, ma soprattutto definibile.
Agli inizi del 2001 ci fu una vera e propria corsa alle definizioni del lancio aerealizzato, questo dovuto al gran successo di Daniel Moeskops ed il suo ‘flat arc’, ma anche alle migliori denominazioni di timing dello stesso pendulum. Alla luce dei nuovi filoni tecnici, si rese quindi indispensabile una più rigorosa ridistribuzione della ‘panoplia’ a disposizione degli appassionati.
Dopo diversi anni di dibattiti, anche molto accesi e controversi, oggi pare essere accettata e diffusa, una suddivisione ‘semplificata’ basata su due grandi famiglie del casting aerealizzato: Il lancio dinamico ed il lancio meccanico.
Vediamo allora di conoscere meglio le caratteristiche, i confini, le differenze dei due stili.
Se è vero che l’effettivo laboratorio di sviluppo e ricerca è costituito dal campo e dal long casting agonistico, allora è giusto partire dal ‘meccanico’, in quanto è questa la famiglia che oggi detiene un’evidenza superiore.
Il concetto e la tecnica contenuti in questo stile, sono semplici: l’arco della canna viene compresso sfruttando da un lato, l’inerzia del piombo, dall’altro la leva di entrambe le braccia sul manico.
Cioè forza pura, dove la rapidità dell’esecuzione, unitamente ad un attrezzo rapido e veloce, favoriscono una ‘piega’ proporzionale alla distanza. Maggiore (e di minor durata) è la piega raggiunta dalla canna (nel suo sviluppo, arco – tallone) superiore è il percorso balistico del piombo. La parte flettente dello sviluppo è in questo caso il tallone, capace di accumulare flessioni aggiuntive nell’ordine di pochi millimetri, che duplicano al quadrato la restituzione di energia all’ogiva.
Entrando meglio nella tipologia del meccanico, annotiamo anzitutto le caratteristiche del lanciatore tipo, identificato in una muscolatura importante, baricentro basso, forza esplosiva (capace cioè di una erogazione istantanea della propria potenza), ossatura di proporzioni medio-elevate. Ma aggiungiamo pure, un visus mentale predisposto a questo tipo d’azione, breve e potente.
Sotto il profilo tecnico, si assiste ad un caratteristico comportamento del piombo; quest’ultimo permane costantemente ‘dietro’ l’azione del lanciatore, con il compito di restituire la massima resistenza indotta.
Nel richiamo interno, generalmente molto lento, questo si dispone a circa 90° rispetto la punta della canna, su un piano orizzontale compreso tra -45° e +45°.
Questa forbice discrezionale, condensa in realtà una miriade di variabili tecniche (non affrontabili in questo spazio) riassumibili comunque nel frazionamento forza/progressione/velocità sia del lanciatore, sia dell’attrezzo prescelto. La sequenza di lancio prosegue con una brusca fase di ‘caricamento’ dell’arco, e cioè con il lanciatore che utilizza l’avvitamento prodotto dalla gamba sinistra (negli ambidestri) e la presa al terreno dello stesso piede che caricano il dorso e le braccia nel loro avanzamento da destra verso sinistra. Il piombo all’inizio opera la sua resistenza inerziale, per poi allargarsi verso l’esterno in una contrastante azione a metà tra la forza centrifuga e il guinzaglio indotto dall’avanzamento della canna.
Quest’azione è determinante per l’adeguata disposizione del piombo nella fase finale, cioè distante dal lanciatore (alle sue spalle) e pressoché in linea con la punta della canna (più o meno 20° in meno rispetto all’asse in quel momento maturato dall’attrezzo). La fase si manifesta esattamente al momento dell’ultima brevissima imposizione della forza da parte del lanciatore, il quale è spesso costretto al rilascio della bobina, in un gesto più o meno volontario.
Sotto il profilo del timing, il lancio meccanico procede con questa progressione: lento-lento-veloce, ma forse sarebbe più calzante il termine ‘esplosivo’.
Il lancio dinamico, frutto della sapienza tecnica introdotta dal grande Neil Mackellow, può considerarsi l’esatto contrapposto di quanto esaminato sino ad ora.
Qui la carica della canna, dove però è presente una sezione di collegamento chiamata power-point (suddivisione strutturale tra tallone e arco, che negli attrezzi per il meccanico è unita) è ottenuta dalla forza centrifuga del piombo, il quale operando una rotazione completa nella fase di richiamo interno, si dispone presto in linea con l’azione. Questa caratteristica, più facile a definirsi, è per contro notevolmente impegnativa sotto l’aspetto pratico, imponendo un costante allenamento per padroneggiarne il timing.
Il dinamico è giustamente considerato più tecnico ed impegnativo del precedente, ma promette qualcosa di inedito: la distanza senza sforzo fisico. E’ questa la chiave che alimenta in qualche modo la ricerca legata a questo stile. Vediamo di conoscerlo meglio.
Il piombo deve essere costantemente accelerato; il richiamo interno è veloce, il rilancio, ancora più veloce… Non esiste per il lanciatore alcuna forma di rilassamento, la continuità del gesto è fondamentale, il guinzaglio non deve essere mai perduto ed anzi, costantemente accelerato! Il momento più bello e rilassante sapete qual’è? La chiusura!
Nel dinamico non sentirete mai l’odore della gomma bruciata… Il ditale è piccolo e per certi versi se ne può fare a meno. La bobina non deve mai essere stretta energicamente, anzi, al momento della chiusura è spesso il pollice a sollevarsi per liberarla. Ad essere esatti, l’azione di chiusura, non esiste… Nessuna potenza, nessuna spinta, semplicemente un’azione continua delle braccia che portano al petto il manico.
La canna non viene ‘colpita’ ma semplicemente rilasciata. Chi vi guarda vede che per un attimo, la canna si piega e rilascia un’energia notevolissima, pensa a chi sa quale forza finale… Si stupisce nell’apprendere che nulla di tutto questo è avvenuto.
Ma cosa è accaduto veramente?
Il piombo si è allargato a dismisura, sino a quasi il doppio della lunghezza della canna; soprattutto con la pallina da allenamento, si nota che la continua accelerazione ha portato quest’ultima ad allargarsi e partire sulla destra con una tangente di almeno 12 metri alla destra del lanciatore… Il mulinello accelera sempre più, ma non parte a mille, progredisce strada facendo, imponendo al filo una fuoriuscita costante, mai brusca.
La precisione è assoluta, millimetrica, il piombo in volo, assume a partire da destra una lenta convergenza verso la punta della canna con l’allineamento che si completa subito prima della fase discesa.
Le canne dedicate a questo stile, sono anch’esse notevolmente diverse dalle precedenti, più elastiche (una canna rigida impiegata con questo stile non verrebbe neppure portata in chiusura), dotate del già definito power-point e consentono un’impugnatura più breve, in quanto non è qui prevista una vera e propria ‘leva’ sul manico da parte delle due braccia.
Per sottolineare questa profonda differenza, è interessante annotare che il timing nel dinamico assume delle connotazioni di questo tipo: veloce-veloce-lento.
Tra le FAQ sull’argomento ve ne è una che evidenzia il suo status; molti lanciatori che ‘credono’ di effettuare un dinamico, debbono sottoporsi ad un particolare test per capire se il loro è un vero e proprio dinamico. Consiste nel provare ad allungarne la misura del drop, anche di un solo piombo e verificarne la resistenza… Se questa diminuisce, il percorso è sbagliato, in quanto il dinamico, unico e solo, aumenta la carica della canna con il crescere del drop, tutti gli altri stili, meccanico e middle (una sorta di ibrido) compresi, la diminuiscono. La stessa prova può essere eseguita al contrario, cioè accorciando la misura; in questo caso si dovrà verificare una minore resistenza,
E’ tempo quindi di bilanci: meccanico o dinamico?
Quanto esposto aiuta a far chiarezza, ma non può risolvere il dilemma, neppure è possibile caldeggiare uno stile o l’altro. La scelta diventa soggettivamente obbligata nel percorso agonistico, dove è indispensabile che da ciascuno da noi, fuoriesca effettivamente il massimo, ma non lo è nella fase di apprendimento o nell’esercizio della pesca. Lo dice uno che per una vita ha portato in pedana un meccanico (è questione di DNA) ma che allo stesso tempo insegna alle giovani leve le virtù e la tecnica del dinamico.
Il meccanico risulta a molti ‘stressante’ nella fase di chiusura, dove tra l’altro è spesso in agguato la ‘slittata’ della bobina, un inconveniente che a pesca soprattutto produce la perdita del finale e del tempo necessario per sostituirlo. Il dinamico lo è nella fase di preparazione, in quanto con il buio, a diversi lanciatori disturba la roteazione completa e verticale del piombo sulla testa, inoltre anche il timing vede una fase in più, ma il controllo del rilascio è esemplare e un’azione prolungata di lanci, non produce l’affaticamento fisico tipico del meccanico.
Ma lo stesso dinamico attende un nuovo rilancio sotto il profilo agonistico (di Neil Mackellow non ne nascono tutti i giorni…) al di là di giovani ed interessantissime promesse – Francesco Deta su tutti - l’Italia non ha attualmente altri testimoni di rilievo impegnati in questo stile, ma solo per la complessità del percorso formativo.
|
|