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Pater Noster qui es in aquas
di Antonio Larcher

Chi s’accontenta gode, dicono. Sará magari vero, non lo so. Io ci soffro.
Un sistema che conosco da quando ero ancora un ragazzino, consiste in uno spezzone di filo principale che viene tenuto sul fondo da un piombo fissato all’estremitá, al quale sono annodati come rami secondari, da 3-5 ami coi relativi piú o meno lunghi leader e che in certi circoli pescatori chiamano il paternoster (Un analogia all’omonimo ascensore?).

Una prima esecuzione di questo sistema me la insegnó mio padre. Si trattava di un doppio nodo sul filo principale che chiudeva tra un nodo e l’altro il leader secondario dell’amo. Su questo leader si fa un nodo ad 8 per evitare che si sfili (Fig. 1 e 2a).

Stringendo ambo i nodi si forma una giunzione filo principale-leader semplice ed efficace. Questo sistema mi serviva a pescare dei piccoli barbi nei meandri piú tranquilli del fiume Reno e funzionava a piena soddisfazione. Ci sarebbe stato di che accontentarsi e godere, ma avrei dovuto fermarmi lí e proprio questo mi faceva soffrire. Fra l’altro piú tardi ebbi a che fare con pesci meno piccoli e acque meno tranquille e il nodo sul filo principale mi inquietava.

Trovai un sistema che che mi affascinó a prima vista. Si trattava di un siatema di coni di plastica che sotto tensione bloccava sia il filo principale che il leader (Fig. 2b). Tanto fú il fascino che ne comprai diverse dozzine. In Messico, trovandomi a pescare nel frangente, saltarono fuori tutte le pecche che questo sistema aveva. Non aveva i tanto inquietanti nodi, peró i nodi li facevano le onde. Infatti ero costantemente indaffarato a sciogliere i nodi che si facevano sia sul leader stesso che quelli fattisi tra il leader e il filo principale. A parte il fatto che sotto certi carichi il sistema non teneva la posizione e scorreva lungo il filo principale.

Di ritorno dal Messico, ad una esposizione di caccia e pesca, scoprii il “Quick bead” (Fig. 2c) che per lo meno offriva una funzione in piú che mi sembrava interessante: L’elicottero. Questo infatti dá al leader la possibilitá di ruotare sull’asse del filo principale con l’effetto di dare piú libertá di movimento al leader ed evitare cosí il formarsi di nodi. Purtroppo per posizionare il “Quick bead” sul principale è necessario fare dei nodi. Ci risiamo.

Oggi peró c’è il filo al fluoro-carbonio, che è invisibile e che quindi puó essere di dimensioni piú robuste cosicché, se per colpa del nodo diminuisce il carico di rottura, si adotta un filo tanto robusto che anche sotto la perdita di un 50% conserva abbastanza margine di carico per resistere a certi drills. Molto simile al quick beads è quello delle palline ovali con doppio foro (Fig. 2d). In ambo i casi si ottiene un leader che gira libero, appunto ad elicottero sull’asse de filo principale mentre l’asse del leader è bloccato. Il quick beads offre in piú il vantaggio di essere smontabile, ad es. per sostituire un leader con amo con un altro, mentre le palline ovali sono montate fisse.

Saró un brontolone, ma a me anche questi non soddisfacevano. Pensavo a cosa succede se durante il drilling il pesce si gira e torce il leader. Come scaricare la torsione? Aggiungendo un girello? Perché no. E arrivai cosí ad una ulteriore versione: il girello montato ad elicottero. Trovai una prima versione costituita da un girello montato su di un tubetto di ottone (Fig. 2e). Detto tubetto viene posizionato sul filo principale con una perla di plastica fissata a monte con una e a valle con due giri di filo.

Una seconda versione offriva la possibilitá di fissare il sistema sul filo principale crimpando il tubicino sul quale è montato il girello (Fig. 2f). In ambo i casi faccio un mezzo fiasco:Una volta tanto che aggancio un pesce di belle dimensioni, questo mi torce e deforma il gambo del girello che smette di girare sull’asse del leader. Fra l’altro, nel primo caso, la perla a valle che serve per tenere in posizione il sistema sul filo principale, anche se con due spire tiene contro lo slittamento, il tubo su cui è montato il girello sfrega pericolosamente con tutto il carico del pesce agganciato contro il filo delle spire attorno alla perla che chissá quando cederá e nel secondo la crimpatura schiaccia il filo, lo deforma, lo indebolisce e non impedisce che scorra. La deformazione del perno del girello l’avevo giá conosciuta quando adottai dei girelli a tre vie (Fig 2g). In teoria sono delle gran belle idee, in pratica al momento giusto ci rimani in braghe di tela.

Altro tentativo: Montare il girello direttamente sul filo principale e fissarlo con due perle di cui quella a valle viene fissata con due spire (Fig 2g). Finalmente un sistema che permette al girello sotto tensione di disporsi assialmente evitando cosí di subire torsioni e deformazioni. All’altro occhiello posso fissare il leader dell’amo con un nodo ad asola che rimane cosí smontabile e intercambiabile. Purtoppo, anche qui, la perla a valle offre all’occhiello del girello il filo da sfregare. C’è da dire peró che sotto tensione l’occhiello del girello tende a scendere al livello piú basso e scende dal filo alla superfice della perla. Infatti fin’ora non ho avuto mai una rottura del filo in questo punto.

Non so esattamente se sia il caso di accontentarmi e goderci. Noto invece che non ci soffro e tiro avanti.
Che San Pietro v’accompagni!

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