
Un Po di Lookness…
di Vitaliano Daolio
La galaverna questa notte ha dipinto tutto il paesaggio, il cielo ha il colore della brina, l’erba che orgogliosamente aveva resistito alle piogge autunnali è collassata, tutto è grigio anche gli alberi in lontananza.
Camminando sento il rumore dei miei passi, lo scricchiolio del ghiaccio che si frantuma, un ovattato rumore che si mescola all’ansimare gioioso dei miei due cani, che corrono come impazziti in uno scenario per loro completamente nuovo. Seguendo la piccola strada che attraversa il bosco di pioppi, piantati in rigorose geometrie, arrivo a scorgere quasi all’improvviso, le immense spiagge ed il corso lento del fiume Po.
Lo scenario è incantevole, una leggera nebbiolina sfuma il contrasto fra la sabbia e le cupe acque del fiume, in un gioco dove sembrano cambiate le prospettive, come se un pittore avesse usato il colore bianco per dipingere le ombre in negativo. Mi siedo sulla sponda dell’argine e attorniato dai due cuccioli che vedono per la prima volta questo miracolo della natura, mi tornano in mente le leggende che sono nate, sono state narrate e si sono modificate con il passaparola, che raccontano di grandi mostri che popolano il fiume Po.
Infatti se vi capita di passare nella pianura padana in quei piccoli paesi in riva al fiume, che raggruppano vecchi cascinali senza tempo, cercate come ho fatto io, un vecchio bar o un’ osteria, entrate e mentre consumate un caffè, cercate di attaccare bottone con un frequentatore del locale. Dopo aver parlato del più e del meno, indirizzate il discorso in maniera più precisa al fiume Po, discutete di come era e dello stato attuale in qui si trova, quasi sicuramente, il vecchio e saggio narratore vi racconterà come per magia la storia del cacciatore e del suo cane.
Si narra che... un conoscente si era recato sul fiume per cacciare le anatre, quindi dopo aver costruito con mani sapienti in riva alla spiaggia un piccolissimo capanno con frasche e rami, per meglio celare lui ed il suo fido amico alla vista dei germani, aveva posizionato nell’acqua stampi di anatre finte ma ben disegnate, per meglio ingannare i volatili di passaggio, che per sopravvivere al freddo clima del nord Europa, nei mesi invernali popolano in gran numero il nostro fiume.
Era ormai l’alba e la luce del pallido sole rischiarava il paesaggio, ad un tratto il silenzio venne rotto in lontananza dal battito d’ali di un gruppo di volatili, che starnazzando si gettano nelle fredde acque del fiume, ingannati dai finti uccelli e dal richiamo del cacciatore.
Un’imbracciata al fucile trattenendo il respiro, tre tuonanti lingue di fuoco in breve sequenza, poi di nuovo il silenzio, due ignare anatre erano morte e la lenta corrente del fiume le trascinava a valle avvolgendole in un silenzioso rituale. Il fiero cacciatore lancia allora con un ordine secco, il suo fido cane al recupero delle due prede, il setter senza nessun indugio esce dal nascondiglio e dopo piccoli balzi inizia a nuotare con la testa che fuoriesce dall’acqua, con le gambe anteriori che spruzzano e spingono l’animale in uno stile molto goffo.
Solo a quel punto si accorge di un’onda anomala che rigonfiando l’acqua in una forma molto simile alla prua di una nave in avvicinamento, si dirige verso quelle quattro zampette che annaspano, vibrano e schizzano l’acqua, si avvicina a quell’odore di sangue fresco che tanto lo inebria, lo trasforma in quel micidiale predatore del fiume Po, il pericolosissimo Siluro Glanis. La grande massa d’acqua spostata dal colossale esemplare è ormai sotto all’amato cane, che viene azzannato alle gambe posteriori e trascinato sotto per alcuni interminabili secondi, poi un grande vortice nell’acqua e tra i flutti esce per l’ultima volta la testa dell’animale, che prima di essere di nuovo inghiottito, lancia un terrificante latrato di dolore, poi come per incanto tutto torna tranquillo, come il cupo silenzio del fiume.
Il cacciatore non si da pace, non è riuscito a difendere il suo fido compagno dalle fauci di quel mostro di quattro metri, a sparare al vero distruttore dell’ecosistema del grande fiume, una giornata che era iniziata con la grande gioia nell’abbattere due anatre di passo è finita in una grande tragedia.
A questo punto del racconto oltre al caffè mi serve anche un buon digestivo, saluto lo sconosciuto narratore ed uscendo dal locale penso tra me: e con questa sono dieci le storielle del cacciatore e del cane mangiato dal siluro, raccontate in zone diverse, una vera strage, peccato che non ci sia nessuna documentazione in merito, io le chiamo leggende a denominazione di origine controllata, quelle che nascono dopo il terzo, fresco e spumeggiante bicchiere di lambrusco, una vera scienza da bar che potrebbe essere sfruttata a fini turistici, come a Lookness in Scozia dove hanno creato un’economia che vive e prospera grazie alla leggenda del mostro che è stato filmato e fotografato in maniera molto discutibile. Noi che abitiamo e lavoriamo sul grande fiume proporremo una campagna pubblicitaria con lo slogan un Po di Lookness , sperando di avere la stessa fortuna.
|
|