
Spinning: opportunità invernali
di Roberto Granata
Come dissi nel mio primo articolo per Pescare on line, lo spinning non si ferma, neanche in inverno. Alcune battute d’arresto riguardo a talune specie sono inevitabili (ma le sorprese non mancano), tuttavia la “versatilità” di questa tecnica, che con artificiali, recuperi e strategie particolari per ogni stagione e/o per ogni specie ci permette comunque di cavarcela, fa sì che le emozioni continuino, magari in modo diverso, ma non per questo meno appagante, anzi...
In quell’articolo parlavo essenzialmente dei predatori autoctoni, descrivendo per ogni specie le opportunità di pesca invernali. Ora vorrei parlare prima di tutto del meteo, perché il suo andamento nella stagione in oggetto assume un’importanza ancora superiore che in altri periodi, arrivando a condizionare intervalli di tempo anche molto lunghi, ed insieme a loro l’esito delle nostre battute. Daremo poi un occhio ancora alle varie specie, comprendendo stavolta anche le alloctone, perché il loro comportamento col freddo, anche molto marcato, appare sovente diverso rispetto alle specie “classiche”.
L’importanza del meteo
Penso che ormai nessuno più metta in dubbio l’influenza del meteo ai fini della pesca. Personalmente poi, ho un vero “pallino” per l’osservazione dei fenomeni che, direttamente o meno, influiscono sul comportamento dei pesci. Di questo pallino, chi mi legge si sarà sicuramente accorto. Ebbene, in inverno il meteo assume un’importanza ancora maggiore. Vi sono diversi motivi per tutto ciò, ed il primo, elementarissimo, ma che la fa comunque da padrone, è la temperatura dell’acqua.
Fin qui è tutto chiaro e scontato, ma ora vorrei porre alla vostra attenzione alcune “rilevazioni” da me compiute ad ogni inverno, sperando come sempre di potervi fornire un piccolo aiuto.
- Dopo un periodo piuttosto lungo con acque gelide, dovute a tempo sereno, gelate, venti freddi (in pratica quel periodo di alta pressione stabile che puntualmente si verifica, prima o poi, in inverno) ritengo che i predatori siano insensibili ad altri stimoli che non siano la fame, ed anche riguardo a quest’ultima limitino la loro attività.
- Anche se quanto appena detto appare logico, proviamo a pensare ai vari perché ed a trarre le debite conclusioni. E’ chiaro che ogni giorno che passa con queste condizioni diventa sempre peggiore per lo spinning, ed anche quando la situazione cambia in modo avvertibile, “stranamente” le possibilità di cattura non aumentano.
- E’ questa una situazione che può trarre facilmente in inganno, e vorrei descriverla con un esempio pratico: dopo quel periodo “gelido” che abbiamo visto, ecco una bella perturbazione che apporta in un solo colpo temperature più miti, pressione bassa o, meglio ancora, in ribasso, e magari acque nuove sotto forma di un aumento di livello, che comunque ci permette di pescare; tre condizioni ottime. Infatti ci precipitiamo ansiosi sul fiume, convinti di trovarci di fronte ad una condizione eccezionale, perdipiù dopo un periodo avaro di catture, ma purtroppo il risultato non cambia. Perché? Sarebbe sicuramente cambiato in altri periodi, ma difficilmente ora, perché:
- L’acqua non ha avuto il tempo di riscaldarsi a sufficienza per “ripristinare” nei predatori tutti i loro istinti, od almeno quelli che esternano con temperature meno rigide. Occorre ricordare che un relativo innalzamento della temperatura dell’aria, soprattutto se di durata limitata, non hapraticamente alcun effetto su quella dell’acqua. Le due cose non vanno di pari passo, non procedono nello stesso momento, ma occorre un lasso di tempo perché la prima metta in movimento l’altra.Per cui, se le temperature relativamente miti (che d’inverno significano di norma perturbazioni) perdurano per diversi giorni, possiamo notare un miglioramento, se invece la perturbazione è isolata, o di breve durata, spesso e volentieri non cambia proprio niente, e vorrei sottolineare ancora che i cambiamenti di pressione, del tasso di umidità e tante altre belle cosette, così intensamente avvertite dai predatori in ogni altra situazione, non riescono in questi casi (e sottolineo in questi casi) a sovvertire la situazione, perché le “funzioni” del pesce atte a captare tutto ciò sono messe momentaneamente in tilt dall’acqua troppo fredda.
Dopo questa chiacchierata, che spero non prendiate per un “bollettino di guerra”, ma solo per una constatazione di eventi (dalla quale capire quando è meglio muoverci e quando possiamo limitare le ostilità) passiamo a descrivere il comportamento dei vari predatori nella stagione fredda.
Gli autoctoni
LUCCIO: ottimo l’autunno, anche inoltrato, fino all’arrivo dei veri freddi. Nel pieno del freddo anche per lui diventa difficile, tuttavia con artificiali “a forma di pesce” possiamo far muovere pochi, ma magari grossi calibri. Meglio provarci con temperature dell’acqua da almeno 5 gradi in su. Non perdete i periodi perturbati, soprattutto se riescono ad innalzare le suddette temperature.
TROTA: la sua pesca nel pieno del freddo è chiusa, ed alla chiusura, e più avanti all’apertura, di norma non si trovano condizioni così critiche. Parliamo quindi della sua pesca nei laghetti “a pagamento”. In tali ambienti le trote si comportano spesso in modo bizzarro e comunque diverso che non in natura, ma non per questo la loro pesca è sempre facile. Preferite anche per loro periodi perturbati, o comunque non freddissimi, anche se imbattendoci in esemplari prossimi alla riproduzione, o già nel suo mezzo, queste regole possono essere più sovvertite.
CAVEDANO: è forse l’autoctono che risente meno delle condizioni esposte in quest’articolo, per cui può valere la pena di provarci.
Un consiglio: non cercatelo in piena schiuma, ma dove la corrente smorza, in acque un poco più calme.
PERSICO: non è il periodo migliore, ma possiamo avere il vantaggio di trovarlo radunato in branchi. Curve, prismate e soprattutto legnaie sono i luoghi da battere, con grubs o Jigs piombati e fatti lavorare lentamente sul fondo, nei pressi di qualche tana.
BLACK BASS: nei periodi “gelidi” visti prima lo sconsiglierei decisamente. In quelli più vivibili, con tanta pazienza e dedizione, insieme a Jigs, o meglio ancora spinnerbaits, lavorati molto lentamente e sul fondo, i miracoli, a volte di misura notevole, accadono.
Gli alloctoni
SILURO: la sua cattura col freddo, specie se pungente, diventa un fatto occasionale, anche se non impossibile. E’ uno dei predatori dove si nota maggior differenza di rendimento estate-inverno, soprattutto a spinning.
ASPIO: non è per nulla da scartare la sua ricerca invernale, anche se i periodi (durante l’inverno) un pochino più miti sono da preferire a quelli veramente gelidi. Trovando comunque le giornate giuste, non rinuncia alle sue “scorribande” in branchi nel sottoriva, di norma prima del tramonto.
LUCIOPERCA: a mio avviso, e secondo parecchie testimonianze, è il predatore che “si muove di più” col gran freddo. Anzi, a muoversi in questo frangente sono spesso i giganti della specie.
In diversi spot, ad esempio il basso Ticino, sono avvenute catture veramente notevoli soprattutto nel periodo gelido, sereno e con alta pressione stabile (il peggiore per tutte le altre specie). Anch’io, poco tempo fa, ho avuto due attacchi (e purtroppo due slamature) di altrettanti esemplari di mole ragguardevole, in un corso d’acqua dove non ne avevo mai constatato l’esistenza pur pescandoci tutto l’anno. Negli altri periodi dell’anno, secondo me, è più sensibile ad altri fattori comuni alle altre specie (compresa la pressione), ma nei frangenti appena esposti spesso sovverte ogni regola. E siccome a farlo sono i soggetti migliori, provateci!
A conti fatti, le possibilità per gli irriducibili (senti chi parla) sembrano proprio esserci, ed è sperando di averle descritte in modo tale da darvi un aiuto, che vi auguro tanti buoni “strike” invernali.
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