
Surf spinning all'italiana
di Stefano Montone
Il mar Mediterraneo si riscalda e questo lo sappiamo per certo. L’innalzamento della temperatura va a sconvolgere tutta una serie di fattori e porta nelle nostre acque specie ittiche a noi sconosciute fino a qualche tempo fa: Leccia Amia, Serra, Barracuda, Lampughe, ecc.
Una volta lo spinning in mare era destinato quasi esclusivamente alla cara e vecchia spigola locale ma oggi le cose sono cambiate. Avere un serra o una leccia attaccata all’altro capo della lenza è un emozione non da poco: sono veri e propri trattori.
Ed ecco dunque giungere sulle nostre coste il surf spinning “nostrano”.
Si, nostrano! perché a differenza del vero surf spinning (o spinning pesante) che si pratica begli oceani alla ricerca del Giant Travally, ma anche dei Martin, dei Tarpon ecc., il nostro surf spinning è un pò più leggero di quello oceanico ma più pesante dello spinning classico. Diciamo che orientativamente le esche si aggirano sui 30 grammi.
LE PREDE
Le prede sono quelle appena descritte. In particolare si insidiano presso le foci grandi e piccole. Lecce Amia, Serra e Barracuda spesso arrivano in folti gruppi, lasciando meravigliati gli ignari astanti che vedono l’acqua letteralmente ribollire dalle scroscianti cacciate dei predatori che non hanno timore a spingersi fin sopra la battigia.
Quando si scatena la frenesia alimentare è uno spettacolo bellissimo, le catture si susseguono copiose. Spesso non si riesce a tirare a riva i pesci piccoli perchè gli stessi vengono letteralmente tranciati dai loro simili che li vedono in difficoltà.
Non di rado però le catture sono inaspettate. Proprio quando sull’acqua non si vede alcun segnale, all’improvviso si scatena l’attacco sempre poderoso.
Per molto tempo si è pensato che i serra non fossero cannibali, che non si mangiassero tra di loro – mentre alcune ultimissime testimonianze degne di nota, hanno riferito di serra grandi che cacciano altri serra in difficoltà.
LA VECCHIA E CARA SPIGOLA
Ma anche il nostro caro branzino, non disdegna di certo l’attaccare artificiali da 15 cm.
Sia alla foci che nei porti che sotto la scogliera è sempre bello poter catturare una combattiva spigola che si lascia ingannare dai nostri artificiali.
Lunatica come sempre, la spigola non lascia mai niente per scontato. Può attaccare di tutto come pure può snobbare l’artificiale che il giorno prima ci ha regalato catture copiose.
La cosa quasi certa però e che la spigola predilige le foci e le banchine dei porti. La marea montante e l’acqua torbida rendono la sua presenza quasi costante.
Alcuni spinner incalliti hanno addirittura inventato il recupero da spigola. Tale recupero consiste nel girare il mulinello al rallentatore, quasi deve essere immobile e ogni tanto jercare con il vettino della canna. Tra l’altro devo però dire che questo tipo di recupero è già da tempo conosciuto dai pescatori di luccio e di sandre che prediligono l’uso dell’ondulante.
LE CANNE
La Canna! – fattore primario per il Surf Spinning all’Italiana.
Le misure della stessa sono fonte dei più disparati dibattiti. C’è a chi piace lunga, a chi corta a chi intermedia.
In effetti bisogna fare una importantissima considerazione. Fare spinning non significa solo girare la manovella e recuperare l’artificiale. Bisogna utilizzare il manico e saper “muovere” l’esca fin sotto ai piedi. E qui gli esperti parlano di canne corte, diciamo anche da due metri.
Qualcun altro invece, giustamente dice: “canna lunga lancio lungo”, e pure ha ragione dato che peschiamo in mare.
Insomma la canna è una cosa soggettiva. E’ un pò come la regolazione del seggiolino dell’auto; ognuno ha la sua posizione. La maggior parte degli spinner italiani predilige canne dai 2,40 ai 2,70 metri. Quali canne? – una canna che lanci almeno fino a 50-60 grammi, rigida e nervosa con azione prettamente di punta.
A tal punto le marche da scegliere per avere buoni risultati, sono veramente poche : G-Loomis, St Croix, alcuni modelli di Shimano, Lemiglass, Illex Asura. Purtroppo il mercato delle canne Italiane non si è ancora dedicato seriamente su questo tipo di prodotto.
Per chi invece non volesse spendere tanti soldi, vi dico che alcune canne Maver, le Alcedo e le canne che si trovano presso Decathlon possono comunque servire ad avvicinarvi al Surf Spinning.
A mio parere la canna deve essere rigida, azione very hard di punta insomma quasi un paletto. Come vi dicevo il non plus ultra sono le G-Loomis e le Lemiglass ma dovrete mettere in conto minimo un bel paio di bigliettoni verdi.
I MULINELLI Diciamo subito che le misure più usate vanno dal 4000 al 6000. Da scartare mulinelli economici. Una chiusura accidentale dell’archetto può farvi perdere un artificiale da 15 euro e poi se avete la fortuna di allamare una leccia amia come quelle della foto rischiate di vedere l’incendio in diretta del vostro recuperatore. Insomma anche per il mulinello scegliete marche collaudate e mettete in conto minimo una somma tra gli 50 e i 100 euro.
LE ESCHE
Su questo capitolo focalizziamo un pò la nostra attenzione. Si perché qui i signori dagli “occhi a mandorla” si sono superati e hanno portato le maggiori novità innovative. La progettazione delle esche specifiche alla tecnica da noi qui descritta ha fatto passi da gigante. In particolare con le esche comunemente e forse impropriamente denominate “Lip Less” (Senza paletta).
La prima volta che ebbi tra le mani un lip Less non capivo di cosa si trattava, quasi volevo buttarlo. Poi analizzando il comportamento in acqua mi resi conto che si trattava di una innovazione che avrebbe cambiato la storia dello spinning. Artificiali senza paletta che si muovono come se avessero la paletta!!! Scodano, jercano, mostrano la pancia, scappano, vanno sotto, vanno sopra, surfano e “doggano”! Insomma cosa vuoi di più dalla vita.
Tra tutte le esche appartenenti a questa famiglia, mi preme citare in particolare citare il Blues Code della Yamaschita Maria. Un artificiale che ha conquistato la maggior parte dei pescatori che si dedicano a questa tecnica. Non è un minnow tradizionale, non è un walking the dog, non è un jig, è semplicemente quello che sembra: un pesciolino.
Un pesciolino che il pescatore riesce ad animare a piacimento grazie ad una sapiente e ricercata dislocazione dei pesi: un grande lavoro di ricerca celato dietro una apparente semplicità.
Sull’acqua affonda ma al recupero risale posizionandosi sulla parte superficiale dell’acqua. Rallentando il recupero il Blues Code si abbassa, permettendo in questo modo di seguire il rilievo del fondo costiero. Ma anche Yo Zuri non scherza in fatto di innovazioni e in tema di produzione di minnow “atipici”, cioè diversi da quelli che siamo abituati a vedere. La serie magnet prodotta dalla nota casa Giapponese.
Sempre parlando di artificiali senza paletta è da segnalare il noto Lip Less sella francese Illex (purtoppo quasi irreperibili in Italia). Questo artificiale va recuperato un po più velocemente e da ottimi risultati anche in acque interne.
LE ESCHE TOP WATER
Sono esche quasi prettamente dedicate a serra e lecce.
Tra le esche di superficie troviamo i classici popper oramai comuni tra i pescatori e facilmente reperibili sul mercato.
Ci sono poi le esche “wolkin the dog”. Esche veramente spettacolari per il loro movimento ma che hanno bisogno di un minimo di conoscenza per muoverle bene. Praticamente si fanno muovere a destra e sinistra mediante lenti recuperi e movimenti del cimino.
Ma la novità sono gli skipping lures, detti anche “saponette”. Esche che in pratica non somigliano a niente ma imitano la fuga di un pesce in superficie. Tra tutte segnaliamo le Robert Lure, americane e le Mava Lure, italiane.
Ultimamente in rete c’è un forte dibattito su come armare queste esche. C’è chi predilige ancorette e chi predilige gli ami. La maggior parte dei pescatori prediligono armarle con degli ami cosiddetti “Circle”, magari dressati in varie colorazioni.
LA MONTATURA
Per questo tipo di spinning è necessario l’utilizzo della treccia. Non eccedete troppo nel diametro perché penalizza il lancio – diciamo una 15 20 libre va più che bene. Va poi aggiunto un terminale di fluoro carbon di buona qualità. La treccia e il fluoro carbon sono unite tra loro con un “uni to uni” – ricordate, il nodo migliore si ottiene facendo nove giri sulla treccia e cinque sul monofilo.
Bagnate e serrate con guanti o pinze.
GIRELLA O MOSCHETTONE?
Altro grande dilemma! In realtà ci vuole qualcosa che resista agli strappi e non si apra sotto pressione facendoci perdere esche artificiali. Dopo tante prove e tanti artificiali persi ho deciso di concentrare la mia attenzione esclusivamente sugli americani Breakaway, moschettoni molto resistenti e pratici ma veramente difficili da reperire nei negozi italiani. Ultima nota da citare è che le regioni dove questa tecnica ha preso veramente piede sfornando ottimi anglers (grazie anche alla presenza del pesce), sono in primis la Sardegna, seguita immediatamente dietro dalla Campania. Folti gruppi di “malatoni” dello spinning ai predatori affollano le foci e le scogliere alla ricerca del pesce che gli sbobini il mulinello.
Le foto parlano da sole.
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