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Una grave leggerezza (3 di 3 parti)
Situazioni imbarazzanti
di Massimo Zelli

E' capitato a tutti e se non vi è capitato vi capiterà di pescare convintissimi di pescare bene e sbagliare un pesce dopo l’altro come alla sagra del liscio.
La pesca in corrente è problematica sotto questo punto di vista e specie se le masse d’acqua in gioco non sono trascurabili la percezione della mangiata sul segnalatore avrà un certo ritardo. L’episodio che più mi martella la testa accadde circa due anni fa su uno dei miei fiumi preferiti, il Piave, in una zona in cui l’alveo è largo 40 metri circa e la profondità varia tra 6 e 7 metri.

L’incubo di ogni passatista potrebbe definirsi quel posto, una passata liscia come un biliardo una gran quantità di pesce ed una quantità di slamate in proporzione 15 a 1 con le catture.
Dopo ore e ore passate a prendere arrabbiature la situazione cominciava a delinearsi ossia tutte le volte che il pesce veniva sbagliato o si slamava avevano in comune qualcosa: la mangiata non era mai franca e decisa ma rabbiosa e rapida… la famosa fucilata.

Che si trattasse di pesci ne avevo la certezza in quanto qualcuno veniva fuori ogni tanto e si trattava manco a dirlo di “simpatici” cavedani ma come mai tutta quella differenza? La risposta non è semplice ne intuitiva però un altro particolare potrebbe aprire gli occhi sulla situazione. Le migliori mangiate migliori, con affondata non troppo veloce ma bella netta avvenivano tutte in lieve trattenuta, le fucilate avvenivano tutte nell’istante in cui la passata veniva rilasciata.

Per venire fuori da una situazione del genere è occorso chiamare in causa sia il modo di presentare l’esca sia il modo di fare la lenza sia il modo di pescare e trattenere.

L’innesco
I classici per la passata sono tre con diverse varianti: il bigattino singolo, il bigattino doppio (uno calzato e uno appeso), il mazzetto (tutti i bigattini appesi tranne uno calzato oppure tutti appesi).
Il bigattino singolo puntato per la cresta è la soluzione di partenza che di solito si usa in condizioni difficili e in trattenuta modesta ma cosa accade nel caso sopra di cui parlo dove se vi va bene tirate fuori una “camicia” ** al giro?

Il cavedano è aggressivo e da “la fucilata” solo quando non ha dubbi sulla autenticità del boccone, ed un bigattino puntato potrebbe essere un buon inganno l’unico problema è che quando mangia così rapido fa tempo a spostare parte della lenza , avvertirne il peso e liberarsi dell’esca se fa in tempo (e ci riesce spesso).

Sul micio a Pozzolo s’assiste spesso alla seguente scenetta il galleggiante affonda l’elastico esce 30 cm dalla punta della roubasienne e vi rientra in un attimo : tutto prima che si riesca ferrare.
Il problema è che in certi posti il pesce è troppo aggressivo e questa sua aggressività lo salva.
Innescare un solo bigattino per la schiena (anche i bigattini nonostante siano cilindrici hanno la schiena basta metterli a camminare e vedere in che verso sono girati) è un trucco che ha un senso in questa situazione.

Il bigattino in questo caso ha un aspetto se vogliamo ancora più naturale perché viene trasportato dalla corrente risentendo ancora di più delle fluttuazioni, quel che è però più importante è la posizione della amo che non si trova più sulla parte distale della larva e quindi può restare come sempre accade fuori dal palato del cavedano ma si trova al centro della larva , e quindi il cavedano per schiacciare la larva deve schiacciare anche l’amo …l’amo si conficcherà nel palato ma se non vi si conficca comunque fa un minimo di presa , questo vi darà tempo di suonare una bella ferrata e piantare l’amo sul labbro superiore (tipica posizione).
In questo caso la complessità del discorso è alta tuttavia la medesima condizione si può risolvere anche in maniera diversa , potete provare e decidere quale va meglio.

Un amo del 24 con un bigattino solo ha un peso più o meno neutro , per averne la certezza dovremmo usare un 26 ma se invece inneschiamo due bigattini o tre su un venti non otteniamo la stessa neutralità del peso? La risposta è si ed otteniamo anche un'altra cosa : una maggior capacità ferrante dovuta ad una curva più ampia dell’amo. Una situazione di questo tipo è di sicuro più facile da realizzare rispetto alla prima dove siamo veramente in condizioni limite per dimensioni di fili e ami.

Privilegiare la leggerezza degli ami e degli inneschi sarebbe preferibile specie su animali di taglia discreta ormai avvezzi “al morso del volgar uncino” tuttavia la soluzione non è da scartare a priori anche perché garantisce molte più chance di portare a casa i pesci agganciati.

Lenze e modi di trattenere
Le lenze che meglio si adattano alle condizioni sopra citate debbono essere le più rapide della carrellata, quel genere di mangiata sarebbe molto difficile da prendere con lunghe scalate. La cosa che a me viene più ovvia da fare è pescare con un peso leggero , quello necessario appena a stare in pesca senza trattenuta, il cavedano in quella condizione di aggressività è portato a ghermire al volo e ad inseguire, esche che procedono grattando il fondale lentamente secondo me rendono meno di esche che si muovono nello strato d’acqua a ridosso di questo ma con maggior dinamicità. Il mio sile insegna spesso che gli esemplari più grossi nella giusta stagione si prendono sul limitare della corrente principale proprio in questo modo, leggeri e veloci.

La lenza dovrà essere corta, scalata su una ventina di pallini per 75-80 cm massimo e con un terminale di 40 cm , alternativa è quella classica dell’uso di un minor numero di pallini sulla stessa lunghezza ma di diametro maggiore. No c’è differenza tra queste lenze in termini di efficacia nel passare la mangiata , la differenza sta nel comportamento e nella presentazione dell’esca che sarà differente , non esiste un migliore o peggiore ma sono un diverso.

La lenza con più pallini ha maggior libertà di movimento e si presta a richiami di punta di modesta entità, la seconda lenza affida parte della naturalezza al terminale ma tiene molto meglio il fondale , condizione questa da tenere presente se si vogliono abbassare di molto i pesi minimi con cui la lenza sta in pesca. La soluzione di riserva anche in questo caso c’è ed anche in questo caso è riservata a coloro che nutrono dubbi sulla validità di una pesca estrema incentrata sulla finezza e la massimizzazione della presentazione.
Ci sono lenze con intermedie caratteristiche , una scalata da 22 -25 pallini su una novantina di cm con 60 cm di terminale potrebbe essere una di queste.

Queste lenze vanno scelte leggermente più pesati ma non troppo, debbono essere quanto basta per pescare trattenendo ma non stoppando la corsa.
Quello che cambia rispetto a prima è la trattenuta, in questo più versatile di prima, possiamo pescare nella maggior parte del tempo trattenendo leggermente ma all’occorrenza effettuare rilasci a scarroccio con la certezza d’essere in pesca.

Il piombo di troppo…può starci anche questo
E’ consuetudine di molti approcciare le condizioni descritte in aperture con lenze molto lente , alla ricerca della mangiata netta presentando l’esca in trattenuta estrema.
Questo modo di vedere le cose completamente opposto a prima, deriva dalla condizione che seppure l’esca non va alla velocità della corrente è sufficiente per trarre in inganno il pesce che questa passi nei pressi della zona pasturata confondendosi con le altre , tante volte si ha ragione a pensarla in questo modo altre volte si prendono sono scornate.

E’ il più logico dei procedimenti eppure ha qualcosa in meno rispetto agli altri perché fa conto soltanto sul fato che abbiamo pasturato bene mentre ignora completamente il discorso naturalezza legato ala velocità. Le lenze usate in questo caso sono le più lunghe delle scalate , spesso però viene usato un trucco, sovrappiombare la lenza con un pallino di grossa taglia (SSG, AAA).
In questo modo otteniamo una lenza che deve lavorare in trattenuta costante (bisogna se non si vuole che affoghi il segnalatore) e che non oppone minima resistenza all’affondamento con inoltre una capacità maggiore di tenere la corrente , insomma in tutto e per tutto una lenza da trattenuta.

Sarà opportuno con queste lenze partire poggiando un paio di pallini piccoli e facendo lavorare la lenza in lieve diagonale (la curva morbida farà il resto) in maniera da arrivare con l’esca quasi parallela al terreno ed avere quindi una mimetizzazione ottimale con quelle usate in pastura.
Lo scotto da pagare è che bisogna indurre i pesci a mangiare in un certo modo portandoli sopra la pastura e non facendoli stare a valle , cosa che definirei molto difficile in determinate condizioni di corrente , questa lenza inoltre passa la mangiata più in ritardo rispetto alle altre.

** Si intende con camicia il guscio esterno del bigattino , l’unica parte che resta attaccata all’amo dopo la succhiata del cavedano.

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