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Carinzia: una favola oltre confine
di Roberto Granata

La Carinzia, per chi non la conoscesse, è una regione nel Sud dell’Austria, confinante con l’Italia e con la Slovenia, e quindi comodamente raggiungibile. Itinerario ottimo non solo per la pesca, ma anche per il turismo o per una piacevole permanenza con tutta la famiglia, associa ad un paesaggio tipicamente collinare una grande ricchezza di acque. Laghi, fiumi e torrenti fanno la gioia dei nostri occhi, la piacevolezza di una passeggiata con mogli e prole e, soprattutto, delle nostre smanie piscatorie, sempre un po’ sopite, per forza di cose, durante il resto dell’anno.

In terra d'Austria
Ho avuto il piacere di trascorrere una settimana a pesca in alcune di queste splendide acque austriache, che vedremo tra breve, ed il fiore all’occhiello di queste acque, a mio avviso, è una stupenda risorgiva (o chalk-stream, detto all’inglese) lunga nove chilometri e popolata da fario ed iridee anche di notevole stazza. Questa chicca fa parte del pacchetto di acque proposto dall’AKTIV HOTEL GARGANTINI – MÜHLBACHERSTRASSE 13-9232-ROSEGG – tel. 0043-6645307670 oppure 0043-427451612. Si tratta di un confortevole hotel, gestito da italiani, “base di partenza” per diversi ottimi itinerari, un po’ per tutte le tecniche di pesca.
La Drava, per chi non la conoscesse un fiume grande quasi quanto il nostro Po, regala grandi soddisfazioni agli amanti della bolognese, del ledgering ed anche di altre tecniche. La Drava Piccola (che in certi tratti tanto piccola non è), e diversi laghetti, in un panorama stupendo, completano il quadro. Dopo queste premesse, doverose per chi non pratica solamente lo spinning come me, entriamo nel vivo del discorso, parlando di quanto serve per cercare un sano divertimento e, possibilmente, le migliori catture da ambienti fantastici, ma giustamente a volte impegnativi che sono le risorgive, i fiumi della Carinzia ed i suoi bellissimi laghetti.

Un po’ di tecnica

Il “chalk stream” di cui vi parlavo, oltre ad essere popolato da trote anche di notevole stazza, è un ambiente piuttosto infrascato ed, in certi tratti, inerbato. Tutto ciò, unito alla corrente, che in certi tratti non si può certo definire lenta, consiglia un’attrezzatura adeguata, senza “fare i bulli” per poi farci fregare da una grossa trota che, vi garantisco, in ambienti simili ci fa sudare.
Personalmente usavo una canna con power casting 10-30 gr., un mulinello robusto (io pesco con dei vecchi ABU, ma in ogni caso una misura adeguata è 2500), monofilo 0,25 (va benissimo comunque anche un trecciatino), rotanti (Martin 9 e 12) e Rapala 7 cm. floating, o sinking per i pochi tratti un poco più profondi. Per tentare il luccio in fiume, stesso discorso. I tratti con corrente e, soprattutto, la possibilità di imbatterci in soggetti di taglia, ci indirizza verso un’attrezzatura “tosta”.

Anche le altre tecniche, come ad esempio il ledgering, ci vedono operare in correnti sostenute (specie in Drava grande), per di più su di un fondale con rocce e sassi taglienti, per cui tutta l’attrezzatura (ed in primis i terminali) andranno un po’ “maggiorati” rispetto a valori standard. Ma sarà lo stesso Adriano Gargantini od i suoi figli (che vi faranno da guida nei vari itinerari) ad elargirvi ulteriori e preziosi consigli. I miei, per finire, sono: se riuscite a pescare in risorgiva (d’obbligo amo singolo senza ardiglione) in giornate nuvolose e/o con pressione in ribasso, il divertimento è al top.
Se tentate il luccio, anche se appare scontato, usate artificiali dalle dimensioni generose. Semplicemente, non perdetevi la Carinzia.

Pesca, natura e poesia
Dopo la tecnica, gli accorgimenti ed i consigli vari, direi che un po’ di cronaca ci possa anche stare, se non altro per descrivere la bellezza dei luoghi e dei corsi d’acqua di questo angolo d’Austria che è la Carinzia. Arrivato con la famiglia (la moglie ed il mio adorato Marco), dopo un meritato riposo decido, data l’ora, di esplorare un tratto di Drava Piccola poco distante dall’Hotel.
Lo scenario si presenta avvincente, con tratti a corrente piuttosto sostenuta e piccole cascatelle che si alternano a lunghe spianate con corrente lenta ed a tratti quasi nulla, dove chiaramente l’alveo si allarga e la profondità arriva anche a cinque-sei metri. Parrebbe il posto ideale per tentare qualche luccio che, dalle informazioni datemi, non sono numerosissimi ma inframezzati da soggetti di taglia notevole. In meno di due ore di pesca, ancora mezzo addormentato, riesco a sentire un paio di tocche sul Martin 20 grammi, probabilmente di due trote incuriosite da un’esca un po’ voluminosa “per loro”.

Trote comunque presenti, sia fario che iridee, come testimoniano le catture dei numerosi pescatori a ledgering, tra una buona dose di bremes, nasen (una specie di savetta), barbi, carpe ed altro, pesci che però si trovano assai più numerosi nella Drava grande, vero paradiso, come detto, per gli amanti della passata, roubaisienne, ledgering ed altro. Nella Drava piccola ci ritorno dopo qualche giorno ed, ai piedi di una cascatella, in una piccola morta, ai primi lanci vedo un gran polverone all’improvviso vicino al mio Martin. Rilancio nei pressi e, dopo qualche lancio, ferro un luccio (ad occhio sui tre chilogrammi), che purtroppo in una delle sue testate a galla si slama. I rimanenti tre giorni dedicati alla pesca li ho trascorsi nella risorgiva, della quale mi sono veramente innamorato anche perché, rispetto ai rari ambienti “vagamente” simili della mia zona, è veramente tutta un’altra cosa. Il primo giorno, con cielo nuvoloso e temperatura non elevata (parlo del mese di Agosto), credevo di essere giunto in paradiso.

Quasi ad ogni lancio corrispondeva l’inseguimento, e spesso l’attacco, di fario dalla livrea stupenda. Quelle sui 20-25 cm. sono numerosissime ed autoctone, ed infatti gli unici ripopolamenti vengono effettuati con grosse iridee e qualche fario di taglia ma, essendo giustamente praticato il catch and release, anche questi esemplari si trovano in loco da tempo ed hanno assunto tutte le caratteristiche comportamentali di un pesce di risorgiva. Le molte catture dipendono sì dalla gran quantità di pesce presente, ma non pensiamo che tutti i giorni siano uguali, perché basta un giorno molto soleggiato e caldo, come è successo alla mia seconda uscita due giorni dopo, per far sì che le cose cambino e che ci si debba ingegnare con recuperi particolari e nelle zone più ombreggiate per aver ragione delle nostre amiche, in particolare quelle coi pallini rossi.

Uno “strano” recupero che in frangenti simili ribaltava la situazione a mio favore, l’ho pensato ed attuato dopo un paio d’ore non di certo eclatanti, e consisteva nel far compiere, a canna alta, una vistosa scia con tanto di saltelli fuor d’acqua ad un Rapala galleggiante da 7 cm..
Non sarà certo un recupero “da manuale”, ma, quel giorno ed il successivo, interessava molto i grossi calibri, e mi ha portato a catturare due fario attorno al chilo ed un’iridea che sfiorava i due. L’energia sprigionata nel combattimento da esemplari di questa taglia in simili ambienti, dove non è raro che vincano loro, è una sensazione da provare.

Per finire, dopo aver visto consigli ed accorgimenti vari per la ricerca della regina in quegli splendidi ambienti che sono le risorgive, palestre ideali per lo spinning e, si sa, anche per la mosca (come ho visto dall’amico Alessandro di Udine) e per i fiumi incontaminati che vi scorrono, non mi rimane che ricordare l’Austria, stupenda anche per il turismo, e l’ottima permanenza dell’amico Adriano, che con la famiglia gestisce, devo dire ottimamente, l’albergo da cui possiamo partire, guidati dai suoi due figli, per le nostre avventure piscatorie, dove può capitare di pescare (come di cenare e chiacchierare la sera) a fianco di personaggi come Milo, Ripamonti e moltissimi altri, oppure, tanto per riposarci le braccia dalla “sindrome da canna da pesca”, partire alla ricerca di ghiotti porcini e cantarelli.
Il sito è www.trophyclub.it

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