
Carinzia 2007 - Breve ricovero alla Clinica del Pescatore
di Jader Lazzari
Esistono uomini, cose, profumi ed emozioni che mescolati sapientemente dal destino offrono al comune mortale un cocktail irresistibile al quale richiamo diventa molto facile cedere. Una sorta di assuefazione data da una polvere magica respirabile in determinati ambienti, crocevia di uomini dalle più svariate attività, culture ed aspettative dal medesimo contesto, tutti positivamente legati da una voglia di essere presenti, partecipando ad un collettivo chiacchericcio intriso di passione, di voglia di fare e di stare insieme.
Esiste un posto a cui ho dovuto necessariamente cedere una parte di cuore, un posto semplice in un contesto fiabesco, fatto di uomini semplici ma mai banali, con mezzi semplici e genuini, dove alcuni punti fermi della nostra quotidianità, scandita dall’incessante tran tran, stressata dal tempo, dal traffico e dalle singole ambizioni, improvvisamente… tutto squagliato come neve al sole.
Non è necessario scappare con un last minute in una qualsiasi località del mondo, schiavi dei meccanismi del turismo moderno, non servono i risparmi di una vita, non servono settimane di ferie… Certo, poterci stare a lungo sarebbe bello, ma preferisco descrivere questo luogo con gli occhi di chi può solo godere di ventate di libertà, come purtroppo succede nel mio caso, conscio di rispecchiare parecchie situazioni di impegni professionali e famigliari al limite del fuorigiri. Erano passati ormai due anni dalla mia ultima spedizione in terra austriaca e, forse era destino ne passassero altri, quando, per una serie stranamente fortunata di coincidenze e grazie alla loro insistenza, riuscii ad unirmi ad amici che già avevano prenotato. Inutile dire che, nonostante il miracolo avvenuto, si doveva finire col fare i conti con il meteo. Pioggia, tanta ne era venuta, forse altra ne sarebbe scesa… ma quando si decide che “ s’ha d’andà “ si va… Gli amici, i fratelli toscani Lapo e Nicola erano partiti il giorno prima ma io, per impegni precedentemente assunti ho dovuto rimandare di un giorno, raggiungendoli il venerdì mattino.
Tre ore esatte con andatura allegra e salvo imprevisti, il tempo che separa Bologna da Rosegg. Tre ore per voltare momentaneamente pagina. Tre ore per mettere gli spinotti del cervello in stand by. Il saluto a tutto il team dell’Hotel, la famiglia Gargantini al completo ed i suoi giovani collaboratori… in cinque minuti ci si ambienta. Un buon caffè e si comincia a respirare Qualità: Qualità che nasce dall'ambiente famigliare che Adriano è riuscito a creare e ad oggi, a mio parere, rimane forse l'unico esempio di "vacanza di pesca" a tale livello. Qualità nel clima di amicizia generale che regna all'interno di quella casa, gente di ogni regione, pescatori, fungaioli, mogli e figli al seguito in versione turistica... poi la Drava che in quanto fiume, con la sua variabilità e poliedricità può dare soddisfazione a chiunque... gli altri corsi d'acqua, i laghi, la natura intorno, i paesaggi...
Purtroppo per me, alzando gli occhi al cielo, le aspettative sono “a vista”, i gradi gireranno fra i 14 ed i 18, ma questo è tutt’altro che un limite, anzi… le giornate afose della cara Emilia sono ben peggio. Ci si arma di tutto il necessario e si va all’amata diga di Feistritz, non perché sia lo spot preferito ma più per la necessità di andare subito in pesca pregando che Giove Pluvio sia distratto altrove. Al trio si aggiunge l’amico Enrico di Parma, un ragazzo veramente affabile e di buona compagnia, compagno certamente di future pescate e che da diversi giorni ha piantato virtualmente la tenda ai bordi di questa diga, ormai misticamente integrato al linguaggio dei pesci che ci accompagneranno. La Drava è velata, opaca e pescabile, la sua temperatura risente decisamente delle precipitazioni dei giorni scorsi, le mie gambe a mollo sono il miglior termometro. Fra pesca con feeder e bolognese, scartando l’assenza di catture a method, dapprima con il livello standard del mattino, poi con le tre quattro ore di bacino e relativo incremento di portata, per chiudere nel pomeriggio con il livello di nuovo abbassato con la chiusura delle paratie, diverse sono state le catture.
Certo non poteva essere la giornata perfetta, ma nasen in primis, breme, cavedani e un barbo degno di foto preso da Nicola, non dimenticando qualche coregone e una fario, in un clima generale di allegria e sana goliardia siamo riusciti ad arrivare a sera bagnandoci appena appena, grazie a qualche nuvola fantozziana che di tanto in tanto lacrimava su di noi. I feeder farciti di tappi di rossa al formaggio e bigatti, ma soprattutto questi ultimi daranno il loro meglio nella seconda parte della giornata, quando la Drava abbassata concederà le sue grazie anche agli artisti della bolognese ed il Lapo giocherà un vero assolo d’autore. Pesci per tutti in un crescendo di mangiate che però salutiamo obbedendo al richiamo della cucina che ci aspetta. Rientriamo, in carovana di macchine con sacchi pendolanti, con tanta, tanta pace. Dentro ed intorno a noi. In Carinzia anche il semplice spostarsi nei ritmi locali, nelle loro strade, nella loro quadrata pulizia… anche questo è ossigeno. Intanto diluvia… la sala dell’Hotel è gremita di uomini donne e bambini.
Davanti alle portate di Erika e dei suoi ragazzi, è tutto uno scambio di relazioni. Bande di fungaioli si confrontano, mentre porcini e galletti giacciono nella sala apposita gestita dal grande Stefano, in arte Muflone, un giovane toscano “incinghialitosi” fra i boschi, fomentatore di ceste in vimini ripiene di funghi e responsabile di questo settore a disposizione degli ospiti di Adriano. Pescatori pellegrini da un tavolo all’altro, curiosi di conoscere i propri vicini e desiderosi di scambiare esperienze di pesca. Il tutto favorito da quella mancanza di formalità generale, dove è quasi immediato e naturale darsi del “tu” e lo stile ingessato di certi ambienti è lontano anni luce. Questa è la Clinica del Pescatore ed è pure piena, anche quest’anno… Fra gli amici ho il piacere di conoscere la banda di Patrussi e Scaramelli, collaboratori della rivista Pescare, un quartetto di toscani ruspanti e genuini votati a girare il mondo con la canna in mano, cosi come conosco altre persone, romani, romagnoli e pure un vicino di casa che, abitando a 5 km da me ho dovuto incrociare per la prima volta in Austria… Ripeto… E intanto diluvia… Siamo tutti cotti dalla giornata, io vengo da tre ore di sonno, ma il gas regge ancora. “Lapo, ‘icche ssi fa???” Chiudiamo la serata in un localino circondati da birra e panorama bipede da riproduzione locale e con le ultime forze rientriamo alla base, imbastendo la pescata del giorno dopo…
Colpo di scena finale, inchiodo la carriola con gli abbaglianti sgranati, una magnifica volpe sul bordo della strada ci guarda bloccata dai fari, una coda immensa. Senza parole. Un colpo di clacson e la rifaccio scomparire nel bosco, evitandole rischi antipatici per lei. Il letto (singolo per me, ci tengo a specificarlo) ci accoglie e Morfeo spegne la luce in pochi secondi.
Mattino seguente: incertezza totale sul tempo, la variabilità più variabile mai vista… apre, chiude, piove, apre… Lapo e Nicola optano per un rientro in Italia anticipato di qualche ora, così da godersi meglio il viaggio. Io ho voglia di pescare, ma allo stesso tempo penso a quanto stia bene anche godendomi la mattinata in veste relax. Telefono ad Adriano e decidiamo di andare a pranzo insieme. In un locale della zona, davanti ad una buona pizza ed immancabile birra, ritrovo l’Adriano di sempre, mai domo e pieno di progetti. Sono davvero contento pensando a quanto questa persona è riuscita a creare, da un sogno personale ad una realtà consolidata, soprattutto dovendosi integrare ad un mondo lontano dalla sua “Milano da bere” e senza linee guida da cui ricalcare meccanismi. Non contento e vista la giornata volta alla pioggia stabile, mi offro di accompagnarlo nel quotidiano giro di controllo delle sue acque.
Insieme ad un suo fido collaboratore, alla guida di un invincibile vecchio furgone cominciamo a scendere la Drava, chilometri di carraia, affiancati da una magnifica risorgiva che mi hanno aperto gli occhi su scenari vergini, certo che quei posti non vedono pescatori da anni, semmai li avessero mai visti. Spettacolo puro… potessi pescarci…
Il giro prosegue, sotto un diluvio incessante, il van non fa una piega fra salti, buche, pozze e rami. In un paio d’ore, passando per Klagenfurt, arriviamo anche sul Worthersee, uno dei tanti immensi laghi della Carinzia. Ci fermiamo ad osservare un tratto di riserva di Adriano, acqua talmente trasparente da fare impallidire un rubinetto, tant’è che egli, chinato sul bordo ed a mani giunte, ne beve un sorso tranquillamente. Miglior dimostrazione di amare il proprio ambiente non potrebbe esserci. I cavedani appaiono nel blu quasi a salutarci, indisturbati… ah, avere una bolognesina light o un inglesino scorrevole… una volgare roubaisienne!!!
E’ ormai ora di cena e rincasiamo, un nonsoche di nostalgico mi pervade, quante certezze vanno in fumo per l’ennesima volta, davanti a cotanta immensità. Ci pensano le lasagne di oggi a stemperare ogni turpe pensiero, mentre al tavolo si è aggiunto l’amico Roberto Granata, grande amante della pesca a spinning appena arrivato da Pavia.
Fra i tavoli rivedo con piacere la famiglia Dominici, conosciuta due anni prima e parlo a lungo con Ornello, grande persona e padre ideale per ogni giovane pescatore, per la fortuna del suo Riccardo. Una serata passata tutti in compagnia, chi spaparanzato fra poltrone, vinello e birra, altri fuori all’ingresso e altri ancora nella saletta “privè” dove i giovani Gargantini e il Muflone rockettaro in vena di accordi ricevono gli amici in un ambiente ancor più famigliare… tiro lungo fino a quasi le due, Adriano ormai mi sembra conoscerlo da secoli.
Mi congedo a malincuore, pensando che all’indomani mi aspetta, se il meteo mi grazierà, almeno mezza giornata di pesca, prima di tornare all’ovile casalingo.
Domenica mattina, colazione con Enrico di Parma e ci fiondiamo di nuovo ai piedi di Feistritz, ormai ho rimandato ogni sogno di conoscere meglio gli altri posti visti ieri… il tempo sembra tenere e voglio sfruttare le ultime ore utili a rifocillare il mio album di ricordi.
La Drava è ancor più gonfia, sempre più velata, ma di quel verde opaco che significa “pesca”. Ci piazziamo sapendo che a minuti arriverà l’onda di crescita. Puntuale ma vigliacca, ci frega con ben due buttate a breve distanza fra loro, che ci costringeranno a retrocedere in fretta e furia con tutti i nostri giocattoli. Peccato perchè si era cominciato con 4 cavedani a feeder a breve distanza seguiti da nasen, ma la seconda onda rallenta i pesci. Verso mezzogiorno la Drava cala tornando ai suoi livelli standard, il sole promette bene, partono le mangiate a ritmo di samba con vari nasen e breme, due coregoni da spettacolo, una fario coloratissima e una carpa più tonda che lunga…
Inutile dire che la clessidra del piacere implacabile, fa crollare anche l’ultimo granello di libertà. Sono le 14, fine dei giochi… Ad un trio di ragazzini locali, avranno dodici tredici anni… passione allo stato puro, regalo dei feeder ed esche rimaste, saluto l’amico Enrico e passo a raccogliere i miei stracci in albergo. Tristezza mista ad un sottinteso arrivederci mi fanno scheggiare via. Mi butto nel traffico dei vacanzieri al rientro e, con la testa immersa nella Drava, spalanco inutilmente i cavalli in un serpentone colorato di facce di ogni nazione.
La stradale mi ferma all’ingresso in Italia, ma verificano soltanto il bollino autostradale austriaco… Per un attimo avevo temuto… Il ritorno a miti focolai domestici avviene in circa quattro ore, con diverse pause di spuntini e caffè… come promesso, dovevo essere a casa per cena… e così è stato. Sapessi corrompere ancora la padrona come ai bei tempi… domattina potremmo essere la… ma la tabella di marcia prevede un Outlet a Barberino... Ahiahiahiahi…
Un saluto a tutti gli amici che hanno colorato questi brevi ma intensi tre giorni, sperando di ritrovarci al più presto nuovamente ricoverati alla Clinica del pescatore.
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