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Una giornata sul Locone
di Edoardo Casoni

Era già da un anno che cercavamo di organizzare insieme, un’uscita di pesca nelle acque interne della Puglia. Franco alias “Tuolic”, storico personaggio del forum e collaboratore di POL in veste di corrispondente per la sua regione, la Puglia ed anche la Basilicata, in verità mi aveva dato da tempo la sua disponibilità, pregandomi solo di avvertirlo in anticipo, per conciliare in tal modo i suoi vari impegni.
Finalmente riesco a prendermi due giorni di ferie e mi libero per mezza giornata; si decide di comune accordo di andare di lunedì; un giorno fantastico per andare a pesca!
La domenica pomeriggio parto da casa dei miei suoceri a Brindisi alla volta di Bari, dove passerò la notte, ospite di mio cognato. Percorro con calma 110 km tra dune ricche di macchia mediterranea, affacciate su un mare blu e boschi di ulivi secolari ergenti dalla terra rossa, con rami talmente intricati che neanche l’estro del miglior artista sarebbe in grado d’immaginare; questa è la Puglia, la mia seconda casa. L’appuntamento per il giorno seguente è fissato per le ore 5:15. Il “Maestro” Tuolic mi ha concesso mezz’ora di sonno in più, dato che solitamente, l’alba è abituato a vederla sul lago, perché come dice lui, ha tutto un altro sapore. E’ passato un bel po’ di tempo dall’ultima volta che ci siamo visti e il Dottor Franco che è un personaggio vulcanico e straordinario, schietto e genuino come la sua terra, mi viene incontro a braccia aperte, come un fratello che abita in un’altra città, che non vedi da tanto tempo; lo trovo ringiovanito ed in ottima forma.

Dopo un fugace caffé ed una tappa obbligata alla sede del Pesca Club Molfetta, ricca di trofei, molti dei quali vinti dal suo Presidente, iniziamo a percorrere i 75 km che ci dividono dalla diga del Locone, lo spot scelto per la battuta di pesca al colpo di oggi.
Tra una chiacchiera e l’altra, lasciamo alle spalle Castel del Monte, la maestosa fortezza di caccia di Federico II, cosi bella e rappresentativa, da essere stata scelta ed incisa sul centesimo di euro della Repubblica Italiana.
Ci inoltriamo nelle Murge baresi, un territorio incredibilmente selvaggio, fuori dal tempo, tanto da sembrare un set cinematografico, di quelli che fanno da teatro ad epiche battaglie; questa è la Puglia che di certo non ti aspetti. Lunghe vallate sono interrotte da dolci declivi, di un verde intenso, brillante, che ricorda quello dei paesi del nord Europa.
I cartelli naturalistici ed il Tuolic che fa da cicerone m’informano che stiamo attraversando il territorio del “grillaio”, un falchetto tipico di queste zone.
Finalmente giungiamo alla diga, bellissima; molto di più di quanto avessi immaginato; mirabile anche lo sforzo ingegneristico con un basso impatto ambientale, dato che l’invaso è ricavato da terra battuta, diversamente dalle classiche dighe ad arco del centro nord. Il cielo è terso ed il sole di fronte a noi, che si alzerà con il passare delle ore, farà da cornice a questa splendida giornata primaverile.
Franco, sistemato con perizia il panchetto, prepara la pastura e tira fuori la scatola dei terminali pronti all’uso, legati in maniera perfetta, quasi maniacale, che svelano una grandissima passione e la cura dei particolari che spesso si rivelano determinanti per una buona riuscita di una battuta di pesca e/o di una gara.

Mi aveva detto di non portarmi nulla con me, eccetto la canna da spinning, peraltro portata per una mia scelta, ed infatti arrivati al dunque, sfodera la batteria di canne e mi cede una delle sue Daiwa in carbonio, un vero gioiello. Lui comincia a pescare con una Daiwa TD ZW da 8 metri, galleggiante da 1,5 gr a cui da 5 metri di fondo; piombatura mista costituita da 5 piombini n. 6 e torpilla da 1 gr. con un finale dello 0.14 , sul quale è legato un amo misura 12 serie 21 della Tubertini.
Io lo seguo; all’inizio sono un po’ impacciato nei movimenti e non so da dove cominciare; sia per la desuetudine nel pescare al colpo, sia per un po’ di timore a maneggiare quel “tubo”, ormai fuori produzione, dall’alto valore intrinseco, materiale ed affettivo.
Allo stesso tempo sono onorato di tanta generosità nei miei confronti, visto che i pescatori sono notoriamente persone dal cuore grande ma gelosi delle proprie attrezzature, me compreso. Tuolic inizia a tirar fuori carpe e carassi una appresso all’altra, di taglia dai 400 grammi al chilo, oltre a scardole, cavedani e qualche persico reale di taglia, come quelli già descritti in un suo vecchio report su Pescareonline.
I suoi movimenti sono armoniosi e sincronizzati, frutto di decenni di pesca e di gare; vederlo all’opera è uno spettacolo “che vale il costo del biglietto”.

Finalmente mi sciolgo e mi ricordo che nonostante sia uno “spinningofilo” incallito, infatti ho una 2 pezzi anche in camera da letto… (non scherzo) è dal 77’ che vado a pesca e dunque non sono proprio un pivello! Allora m’inizio a gustare la pescata; alla seconda carpotta allamata, l’adrenalina sale, la canna si piega di brutto; il pesce da delle musate incredibili, almeno per me, abituato al nylon dello 0,30, la canna da lucci e la barca! Franco mi chiede se mi serve aiuto, dato che al primo pesce ad un certo punto gli avevo ceduto la canna; io lo rassicuro e cerco sotto suo consiglio, di non far prendere il largo al pinnuto, arretrando di 2 metri e sfruttando l’azione parabolica della canna; interviene mio cognato che in veste di spettatore entusiasta, imbraccia il guadino e salpa la preda a riva.
Chiedo al Tuolic di abbandonare la sua postazione per un attimo e di farsi una foto ricordo affianco a me, prima di liberare il grazioso ciprinide ; accontentato!
Passano le ore, provo anche a cucchiaino vista la presenza di persici ma con risultati nulli, forse è ancora troppo presto; in effetti non vedo movimenti sotto sponda, neanche novellame e poi dovrei battermi tutto il lago, ma non ho proprio intenzione di allontanarmi dal glorioso panchetto e dall’amico molfettese che è stato cosi disponibile e gentile ad “ospitarmi”.

Alle ore 11.00 ho ripreso da poco il “tubo” da 8 m in mano e Franco cattura un bellissimo esemplare di persico reale; poi prendendomi un po’ in giro col sorriso di chi la sa lunga, mi dice che dovrei essere io l’esperto di predatori, non lui.
La mattinata termina con il rito della pesatura ed il rapido rilascio del pescato; oltre 14 Kg di nassa presi dal Tuolic ed altri 3-4 presi dal sottoscritto e rilasciati sul momento.
L’esperto in verità, non sembra troppo entusiasta, perché dice che si può fare molto meglio, dato che siamo solo ad inizio stagione. Che spettacolo, mi sembra di essere tornato indietro di trent’anni, quando al lago del Salto iniziai con mio padre a pescare con quella che chiamavamo canna “da punta”.
Anche se rimango un pescatore prettamente di predatori, devo ringraziare Franco per questa bellissima mattina che mi ha regalato, all’insegna dell’amicizia e della pesca ed anche un po’ POL, che mi ha dato l’opportunità di conoscere tanti belle persone sparse in tutta Italia che condividono la mia stessa passione.

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