Il sito leader della Pesca Sportiva
Pescareonline

Introduce Gionata Paolicchi

Vi riproponiamo questo articolo apparso sulle pagine della rivista Pescare pochi mesi fa. Un interessante viaggio in Inghilterra con Roberto Ripamonti e Dave Kelbrick.

Nell’occasione abbiamo effettuato le riprese per il prossimo DVD dei Predatori che troverete in edicola dal 25 settembre.

Un bellissimo dvd da non perdere.

 


Lucci in Galles
di Roberto Ripamonti

Erano diversi anni che speravo di poter incontrare Dave Kelbrick il geniale disegnatore di artificiali per una grande azienda britannica che da molti anni ha fatto della pesca ai predatori, la sua attività centrale. Erano anche diversi anni che volevo passare qualche giorno in Inghilterra e vedere con i mie occhi, alcune acque per la pesca del luccio di cui tanto avevo letto su carta e visto in video. Nell’ambito delle riprese per una nuova puntata della Grande Collana della pesca in DVD che curo personalmente in compagnia di Gionata Paolicchi avevamo finalmente deciso di lasciarci incantare dalle sirene che vedevano un lago nel Galles, come il luogo ideale per avere una ottima possibilità di pesca ed un ambiente naturale assolutamente magnifico. Certo, molte nostre acque offrono ottime caratteristiche naturali ma, che dire della popolazione di lucci che da decenni è sottoposta ad ogni tipo di prelievo da parte di reti così come di pescatori molto propensi a portarsi a casa il pescato e inserire nella lista delle prede trofeo anche esemplari di luccio da 25 centimetri. Tanti anni fa rimasi sconcertato davanti a quello che consideravo un ottimo pescatore che, in quel di Rascino, un bel lago in provincia di Rieti, si metteva nella tasca posteriore del giubbetto, dei lucci fiammifero da 20 / 25 che cadevano, poveretti, sui suoi artificiali, pensate, anche da 10-12 grammi…
La scusa era che sarebbero stati ottimi per la cena del bimbo senza pensare che questa è una sciocchezza monumentale perché se proprio voglio mangiare un pesce non rivolgo certamente le mie attenzioni ad un luccio ma, al limite, ad una orata che compro in pescheria e che comunque, con questa illuminata filosofia, siamo riusciti a fare danni ovunque sia stato possibile lanciare una canna. In Inghilterra invece la sola idea di uccidere un “pike” (ma anche una tinca, un persico reale o una breme) fa alzare un coro di proteste perché “quel” pesce è una risorsa della pesca sportiva e toglierlo da lago significa, non essere un angler.
Una visione che qualcuno potrà definire eccessivamente integralista ma, che personalmente ho sposato in modo integrale in acque interne fermo restando che sono le reti, la piaga che impedisce alla pesca sportiva di diventare adulta in Italia e non, il prelievo prodotto dalle lenze! Ma a rafforzare l’idea di andare nel Galles vi era anche il desiderio di imparare molto sui jerk, sulle scelte, su come usarli proseguendo il discorso iniziato nella prima puntata del dvd Predatori che uscì nelle edicole circa tre anni fa e nella quale, descrissi ragioni e funzionamento di questi artificiali. Questo dvd voleva quindi essere l’ideale prosecuzione di quanto fatto a Cà del Lago qualche anno prima con la possibilità di vedere in azione un angler che ha fatto dei jerk e delle grandi esche, una professione a tutto tondo. L’arrivo a East Midlands era stato facile ed il volo era trascorso senza alcun intoppo. Il tubo delle canne era stato il primo bagaglio rilasciato e in pochi minuti la Fiat Punto affittata con tanto di guida a destra era in moto per il Galles. Un viaggio facile cadenzato dalle istruzioni del “navigatore” Gionata che, passo dopo passo, mi aveva indicato la strada verso la località di Brecon nei pressi del quale avremmo trovato Llangors lake, Dave ed il caravan che sarebbe stata la nostra dimora in questi quattro giorni in terra d’Albione. L’autostrada magnifica dall’asfalto liscio e perfetto ci conduceva a sud verso la terra di Galles per poi lasciare il posto a strade altrettanto perfette e ricche di indicazioni. La giornata nel frattempo aveva lasciato spazio alla sera e i nostri fari illuminavano i cartelli stradali scritti in inglese ed in gaelico a testimoniare che le radici culturali di quei popoli sono ancora vive e non sono state sepolte dalla multietnicità a tutti i costi. Le magnifiche e verdi colline britanniche erano assolutamente immacolate e nulla, veramente nulla appariva fuori posto.
Arrivati a Llangors, finalmente troviamo Dave ed il figlio Luke che ci erano venuti incontro per portarci in un caravan con tanto di salotto, cucina, tripla camera da letto e riscaldamento. La temperatura era crollata passando dai 20 e passa gradi verso valori più consoni alla primavera inglese e la notte si prospettava fresca. Passammo le successive due ore a fare programmi, a vedere le novità disegnate da Dave e a preparare le nostre canne per poter essere pronti alla sveglia mattutina che sarebbe stata , prima dell’alba. Con me, avevo tre canne per differenti tipi di artificiali, tutte disegnate da Kelbrick e quindi ero in grado di passare dai replicant da 150 grammi fino a micro jerk da 15-20 grammi in un attimo. I miei mulinelli erano tutti carichi di treccia da 65 libbre e non poteva che non trattarsi dei mie fidati ABU 6500 e 5500 rigorosamente con manovella a sinistra poiché quelli, “right handed” semplicemente non li sopporto (tranne quando faccio surf casting sulle spiagge).
Carichi di buoni propositi eravamo quindi andati a letto e sinceramente quello era il mio primo vero momento di riposo dopo oltre 36 ore di stress continuo sotto forma di mille imprevisti lavorativi che mi avevano bloccato a Parigi in balia dell’Air France anziché della nostra Alitalia per cui mi ero ritrovato a volare per Roma la mattina prestissimo, andare a casa per prendere la roba da pesca , mettermi in viaggio per Pisa dove mi aspettava Gionata, volare a East Midlands senza poter dormire perché i voli “ low cost” sono veramente un girone dantesco, guidare quindi per 3 ore nelle autostrade inglesi per giungere a Llangors alle 2230. Ero stracotto, abbastanza nervosetto (perché lo sono sempre se devo girare un video con un fuoriclasse) e dubbioso, come al solito, se essere all’altezza della situazione qualora il “fattore C” mi avesse improvvisamente abbandonato. Dormii male, forse anche per colpa del terrificante pasto che con Gionata avevamo consumato in una sorta di mega autogrill in cui la cosa più leggera è comunque fritta nell’olio dei motori usati!

Giorno 1.
Ci svegliamo dopo una notte veramente da brivido perché la temperatura è crollata e fuori siamo vicini allo zero. Nel caravan è stato spento il riscaldamento (stufa) per evidenti ragioni di sicurezza per cui non so se faccia più freddo dentro o, fuori. Mi sento abbastanza una schifezza e il finto cappuccino in polvere non mi aiuta a risalire la china. Gionata è anche peggio ma, dal suo russare dovrebbe aver almeno dormito. Meno male perché è lui a usare la telecamera; io devo solo pescare. Dave e figlio sono pronti e dopo aver messo nello stomaco qualche cosa, si parte per il lago che dista 100 metri! Fa freddo e il vetro ghiacciato della mia auto mi fa capire che, una giacchetta in più non ci starebbe male. Finalmente, vedo il lago nella sua parziale interezza anche se una fitta nebbia lo avvolge rendendone alcune aree, misteriose. E’ un posto da favola in cui nulla, assolutamente nulla è fuori posto. Potremmo dire di essere a Lago Lungo a Rieti, oppure nei laghi sub appennini in Lombardia mentre invece siamo in Galles e purtroppo per noi italiani, qui i lucci sono tanti e nessuno si sognerebbe mai di mettere una rete per darli ad un ristorante poiché tutti hanno capito che, la pesca sportiva fa guadagnare mille volte di più. Ma sono parole gettate al vento, lo so bene.
Qui, anche le papere sembrano essere perfette mentre si muovono tra sponde pulite e senza il minimo segno di passaggio di essere umano. Le barche sono semplicemente legate, le regole di pesca sono esposte in un cartello scritto in inglese e in celtico e nulla è lasciato al caso. Dopo dieci minuti arriva un controllo che si limita a chiederci, “…avete pagato il permesso…?” e se ne va con tanti saluti. A me a Turrita Tiberina (sul Tevere), sono arrivati in tre armati di fucile, …novella versione di Robin Hood e mi hanno fatto il terzo grado convinti che avessi pescato di notte…


Nessuno, a parte noi è nei paraggi per cui le nostre operazioni si svolgono velocemente ed altrettanto rapidamente ci ritroviamo in barca con le canne in mano. La idea è quella di pescare subito in acqua fonda per cui ci dirigiamo verso un settore centrale dove il fish finder di Dave segnala i 7-8 metri. In passato, quella è stata la zona delle catture che hanno reso famoso Llangors con lucci attorno ai 10-13 kg piuttosto numerosi. Siamo qui per quello anche se io, in tutta onestà, mi accontento di molto meno per il bene del nostro dvd, Per iniziare a pescare, Dave suggerisce di fare qualche passata con grandi spinner bait e quindi, provare con pesanti Replicant da 140 grammi.
Non accade nulla e dal viso sorpreso di Dave capisco che qualche cosa non va. I lucci semplicemente, non sono in quella zona e questo deve essere un trauma per l’amico britannico perché era andato sparato in quel settore, certo di poterci stupire con effetti speciali. Ma forse non aveva tenuto conto (nessuno l’avrebbe fatto), che questa dannata primavera senza pioggia sta cambiando le abitudini del pesce per cui, nulla è scontato. Dopo circa una prima ora infruttuosa, puntiamo nei margini. La nebbia è fitta ma comincia ad intravedersi il cerchio del sole per cui, sarà una giornata magnifica. Davanti a noi, un magnifico letto di ninfee su un fondale di 150 centimetri. Cambio canna e prendo la mia Fox D.K. Finesse con ABU 5500 e prendo dalla mia scatola un Mega Mouse da 64 grammi. Si tratta di una imitazione di un topo, fatta da Kelbrick, con tanto di baffetti finti, codina (un grub) e una singola ancoretta che durante il movimento replica perfettamente le zampette dell’animale. Assolutamente fantastico! Lancio lungo anche perché la barca è stata fermata ad almeno 40 metri dal limite delle ninfee e vedo il Mega Mouse planare in mezzo ad esse. Tocca l’acqua dolcemente e con un colpetto di canna, lo muovo di un millimetro. L’acqua è sporcata dalla nebbia ma, dal nulla appare un muso che colpisce il Mouse facendo un grande cerchio attorno ad esso. Mi parte spontanea una parola poco anglosassone; era un luccio ed aveva quasi preso la mia esca! Recupero e non accade nulla. Rilancio nello stesso posto e non attendo; il luccio parte e sento una prima botta con la Finesse che si piega, “Fish On!!”

Il mio primo luccio di Llangors è in canna e Gionata ha ripreso tutto (almeno lo spero). Per movimentare il video, lascio a Dave il compito di salpare il pesce che è tutt’altro che brutto anche se gli manca un pezzo di coda , segno di qualche colluttazione passata con qualche esemplare più grande di lui. E’ mio primo della sessione è mi rilasso perché per le mie abitudini, i ghiaccio è rotto ed almeno 10 minuti di filmato sono fatti! Tocca a Dave e dopo pochi lanci, un secondo pike è in canna. Tutto avviene in acqua bassa perché i maledetti stanno attorno ai branchi di scardole in piena frega. In genere, in Inghilterra questo avviene a Maggio inoltrato, non a metà Aprile! Dopo circa 3 ore siamo a quota 20 lucci con una taglia media non straordinaria, direi 3-4 kg e senza punte né in basso, né in alto. Ma io sono veramente contento perché la sessione ed il filmato, sono salvi per cui ci si può dedicare al piacere della pesca che spesso, non fa rima con le necessità di una ripresa filmata… anzi, date retta a chi di filmati ne ha oramai fatti quasi 50, non accade mai! Verso le 12 decidiamo di fermarci anche perché, fatta eccezione per il cappuccino in polvere, non avevamo mangiato nulla il che è un bene per Gionata che passa il quintale ma non per il mio povero scheletro che, senza benzina, non va poi così bene. Il dramma è che nel piccolo negozio locale ci sono quelle cose tremende che hanno reso famosa (al contrario) la cucina inglese per cui ci accontentiamo di assurde lasagne da scaldare al micro onde. Credo che raramente io abbia mangiato una cosa così di bassa qualità ma, considerato che sono a pesca con Kelbrick, sono a Llangors e sto pure prendendo i lucci, anche le lasagne mi sembrano buonissime. Quindi ripartiamo all’attacco e la musica, non cambia di molto. I lucci sono parecchi e l’azione è abbastanza continua al punto che arriviamo a quota “over 30” con almeno altri 10-15 pesci slamati sotto la barca. La cosa notevole è che la assoluta totalità delle catture è arrivata sul Mega Mouse e nulla, compresi Spinner bait, Jerk e altri artificiali sono mai stati degnati nemmeno di un inseguimento!

La mattina dopo..
La nebbia è ancora più fitta ma sappiamo esattamente cosa fare e con cosa pescare. I nostri Mega Mouse non sono nemmeno stati smontati dalle canne per cui come siamo in acqua, catturo un luccio medio e ne perdo un secondo. Oramai sono sciolto perché è una pesca che mi piace, non è difficile e Dave è un eccellente dispensatore di consigli per cui imparare è assai facile. Le catture filano via lisce e Gionata riprende tutto riuscendo ad infilarci dentro anche qualche foto per completare l’opera. Fa meno freddo del giorno precedente e si prospetta una altra mattinata di sole brillante ed una tendenza a veder diminuire le catture , man mano che il sole va in alto. In effetti ci fermiamo a quota 15-20 ma, esce qualche luccio migliore. Il rammarico è che nulla sia venuto dalle profondità dove, sono parole di Kelbrick, i lucci grandi sono piantati nella melma in attesa che i branchi di scardole tornino in quella zona… “Poi, scoppierà la guerra …”, mi dice ridacchiando l’amico.
Purtroppo in quei giorni io non sarò li ma, non mi lamento affatto perché spesso per avere 50 lucci ci vogliono intere stagioni e non due giorni trascorsi tra l’altro sotto un sole caraibico che riesce anche ad abbronzarci.


Capiamo il perché, tutto il pesce è in acqua bassa, osservando dei giganteschi branchi di scardole, dalle breme “monstre” (4-5 kg) che si spostano con persici reali da almeno 1,5 kg nei paraggi. Ogni tanto vediamo qualche luccio scappare alla vista della barca e tutto il lago sembra concentrato laddove i piccoli pesci foraggio stanno facendo le uova. L’azione rallenta molto e ne approfittiamo per fare gli interventi parlati in cui Dave dimostra una grande professionalità. E’ un eccellente parlatore anche davanti alla telecamera e descrive con sintesi perfetta tutte le sue creature dandoci dettagliate spiegazioni su come devono essere usate. Lui negli ultimi 3 anni ne ha sviluppate oltre 80 e fatte rare eccezioni, tutte sono sempre state tremende catturatrici di pike! La sua azione di pesca è lenta e riflessiva quando opera con i jerk mentre diventa scattante con Mega Mouse o gli spinner bait. Ovviamente, usa i suoi ABU in modo assolutamente perfetto ottenendo distanze importanti con pochissimo movimento di polso. Il pomeriggio mi fermo quasi ad osservarlo anche perché il mio artificiale è per lunghi tratti ignorato dai lucci per cui posso ammirare il nostro ospite mentre salpa i lucci, spiega la tecnica per farlo al meglio, spiega l’importanza di avere delle tronchesine a bordo per tagliare le ancorette quando a presa è troppo profonda e perché, in questa pesca, usare una treccia da 50 libbre è sbagliato e 65 lb è il minimo assoluto. Ma queste sono le considerazioni tecniche che vorrei descrivere in dettaglio nel prossimo numero insieme a tutto un discorso legato alla preparazione dei cavetti in acciaio che, sono stati un’altra interessante scoperta. Ma qui mi fermo perché, lo ripeto, la parte di tecnica la vorrei preparare bene e non con la fretta di una spedizione appena (e felicemente, aggiungo) finita.

Home - News - Blog - Tecniche - Itinerari - Prodotti - Esche - Esperti - Campioni - Foto -POL Junior
Newsletter | Forum | Ricette | Gare | Link | Pesci | Video | Acque | Negozi | Contatti | Club | Mercatino | Incontri | Pagine blu

www.pescareonline.it- infopostapescareonline.it
Tutti i diritti riservati

Credits: Marg8.com