
Paradisi austriaci
di Roberto Granata - foto di Carlo Terenghi e Francesco Magnani
Come meglio definire questi angoli di natura, dove a volte il tempo sembra essersi fermato, dove anche una gita con la famiglia od un sana passeggiata per i boschi a cercar funghi hanno quel “non so che” di antico e pittoresco, specie per molti di noi, abituati ad una vita a dir poco frenetica in un ambiente tutt’altro che incontaminato?
Se poi a tutto ciò si aggiunge, per noi malati della pesca, il fatto di cimentarsi con pesci in quantità e qualità, visto che vivono in acque pressoché potabili, e dove la cattura da record è sempre dietro l’angolo, la vacanza ideale, a mio avviso, esiste ancora.
Per il secondo anno consecutivo sono tornato dal Gargantini (www.trophyclub.it) per inebriarmi di trote, ma quando potrò concedermi qualche giorno in più non mancherò di tentare i lucci della Drava Piccola e del Kuker Au (uno stupendo laghetto dove vivono anche grossi black, oltre a carpe, tinche e molto altro).
Ora vorrei, visto che lo faccio raramente, parlarvi in precedenza di tutto quello che può offrire una simile vacanza, dell’ambiente che si respira non solo durante la pesca, ma anche nel “dopo pesca” quando, davanti ad un’ottima cena o seduti davanti ad un caffè, sembra di conoscersi e di aver pescato insieme una vita, tanto è l’entusiasmo che lega chi si conosce appena da due giorni.
Lascerò quindi la tecnica per la seconda parte dell’articolo.
VECCHI E NUOVI AMICI
Arrivato sul far della sera, nonostante la stanchezza del viaggio e del lavoro, noto, a differenza dell’anno precedente, un clima più fresco e piovoso, il che mi fa ben sperare per le trote del mattino successivo, che infatti si rivelerà ottimo.
La calda accoglienza della famiglia Gargantini e Dominici (quest’ultima oramai di casa, con Riccardo che ben conoscerete su P.O.L. Junior), nonché di alcuni amici che già conoscevo e di altri che subito si vanno ad aggiungere alla lista, mi mette immediatamente di buon umore, ed un caldo piatto di lasagne divorato in compagnia di Jader Lazzari idem. Subito dopo chiedo informazioni ad Alberto e Francesco (i due figli del Garga) sulla fantastica risorgiva che mi aspetta.
Com’è il livello? Si pesca bene? E le trote?
La risposta arriva puntuale e veritiera: tranquillo, nella risorgiva si pesca 365 giorni l’anno.
Carico di entusiasmo trascorro quindi il resto della serata coi vecchi e nuovi amici, ed al mattino successivo eccomi con le amate trote, che puntuali si presentano all’appuntamento. Fario fantastiche, da una grande pressappoco come il rapala 7 cm. che sto usando, ad altre che passano sicuramente il chilo, inframezzate da qualche iridea e da due salmerini dalla stupenda livrea.
In questo primo giorno di pesca catturo una ventina di salmonidi, ma quel che dà soddisfazione è che si tratta di pesci belli e sanissimi che, in proporzione alla loro taglia, offrono una spumeggiante difesa.
Lo scorso anno ebbi a che fare con un’iridea sui due chili e, vi garantisco, in un ambiente a tratti molto infrascato come questo, con attrezzatura piuttosto leggera, ebbi da sudare non poco per averne ragione.
A sera, pensando già alle strategie per il giorno successivo (in quale tratto recarmi, pescare a scendere od a risalire, ecc.), scopro con piacere che l’amico Carlo, dalla Brianza, è giunto qui a mia insaputa.
Così, il mattino successivo, in compagnia sua e del giovane Francesco Magnani del Gruppo Siluro Italia, che oltre a pescare mi ha fatto da fotografo assieme a Carlo, sono di nuovo pronto per la risorgiva.
La giornata, che vede sprazzi di sole inframezzati da diversi temporali (il non plus ultra per le trote e non solo), si rivela ancora migliore della precedente, regalandoci numerosi attacchi di salmonidi, soprattutto negli attimi precedenti la pioggia, dove non era raro avere uno strike ad ogni lancio, o quasi. Al mattino mi sento in forma e catturo “a più non posso” ma, nel pomeriggio, il bravo Francesco mi bagna il naso. E sì che era abituato coi siluri!
Ed eccoci pronti per l’ottima cena, in un’atmosfera dove non si capisce se si ha più fame o voglia di raccontarsi le immancabili avventure della giornata (od entrambe le cose), tanta è la semplicità della famiglia Gargantini nel creare un ambiente dove tutti sono uguali, indipendentemente dalla tecnica praticata (purtroppo a volte non è così), dal titolo di studio o da altre sciocchezze (che per i pesci, non solo dell’Austria, non contano). Al mattino dopo, il ritorno in Italia.
A differenza dell’anno precedente, quest’anno ho fatto il “solitario”, ma la nostalgia del mio adorato figlioletto Marco cominciava a farsi sentire.
Ora invece è la nostalgia della Carinzia a farsi sentire, ma sicuramente ci tornerò, anche perché ho un piccolo conto in sospeso con due fario da brivido.
Vi lascio indirizzo e numeri utili per contattare eventualmente il Gargantini, assieme ad un consiglio: Provate una vacanza del genere, perché il divertimento è assicurato.
AKTIV HOTEL GARGANTINI – MUHLBACHERSTRASSE 13 9232 ROSEGG TEL. 0043/6645307670 E 0043/427451612 FROGCROSSEGGJ. Il sito, come detto, è : www.trophyclub.it.
ED ORA, A PESCA
Pur essendo davvero tante le trote che popolano questa risorgiva, occorre tener presenti alcune regole per avere buoni risultati.
Anzitutto, trattandosi di un ambiente non certo enorme, è preferibile, secondo me, pescare il più possibile da riva (parlo naturalmente di spinning), evitando, se possibile, di scendere in acqua, per i seguenti motivi: 1) Potremmo pescare solo a risalire, pena un’azione di pesca deleteria.
2) Avremmo molte meno possibilità di mimetizzarci.
3) Faremmo molto più rumore.
Anche la precisione nel lancio è importante, sia quando individuiamo un esemplare (portatevi sempre gli occhiali polarizzanti) che quando dobbiamo depositare l’artificiale, ad esempio, a pochi centimetri dalla riva opposta o da un cespuglio, un ciuffo di alghe od altro.
Consiglio anche (non solo qui) di non fossilizzarsi sulla pesca a risalire, ma di provare, soprattutto se usiamo un bel minnow galleggiante, a recuperarlo controcorrente, o meglio ancora, dopo averlo lanciato vicino alla riva opposta, controllare la sua iniziale discesa in corrente (occhio agli attacchi), per poi, usando la corrente stessa, farlo risalire disordinatamente, cercando anche di sondare diversi “corridoi” tra la vegetazione, o comunque uno specchio d’acqua piuttosto ampio. Molte volte basta anche un recupero “qualsiasi” per ingannare trote, ma gli esemplari migliori, notoriamente più scaltri, sono sicuramente più attratti da recuperi più “studiati”.
Riguardo agli artificiali, nonostante anche le trote attaccano, eccome, esche che di norma non vengono dedicate a loro, bastano rotanti (tipo Mepps Aglia n. 3 o Martin 9 gr. , io preferisco quest’ultimo) e minnows (tipo Rapala 7 cm.) per scatenare gli istinti di questi stupendi salmonidi.
Non esagerate con una ridotta lunghezza della canna, essendo la vegetazione riparia abbondante ma, soprattutto, preferite un modello dalla elevata rapidità (da non confondere con potenza ed azione).
La Carinzia è poi un paradiso anche per gli altri generi di pesca, dalla mosca (la risorgiva stessa ed il Gail, ad esempio), al ledgering, alla passata ed al carpfishing.
Nella Drava (un fiume grande quasi quanto il nostro Po, ma con acque molto migliori) si ingaggiano duelli con grossi nasen (savette), barbi, pighi (nella sala da pranzo dell’albergo fa mostra di sé un record del mondo IGFA, prossimo ai 4 kg), e molto altro.
Nei piccoli e grandi laghi il divertimento e le occasioni da record non sono da meno, per cui vale davvero la pena di provare la Carinzia (tra l’altro poco distante dall’Italia e confinante con il Friuli), i suoi stupendi panorami e le sue acque incantate.
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