
Sicilia a caccia dei big bass
di Andrea Fusignani
C’è un posto in Italia il cui nome nelle menti dei Bassman più incalliti evoca immagini di pesci mostruosi, pescati in ambienti ancora pressoché incontaminati, questo posto è il la Diga del Rosamarina in Sicilia, più precisamente a Cacciamo, 35 km da Palermo.
Quando Gionata mi ha proposto una quattro giorni in compagnia sua, di Ighli Vannucchi il pescalciatore capitano dell’Empoli e di un amico di Ighli, Irio Casini, a caccia di grossi bass in questo incantevole invaso, ho subito accettato di buon grado, anche perché non mi volevo lasciare scappare una simile occasione, confortato anche dal fatto di numerose foto di catture sparse nei vari forum in rete, di pesci da due e passa chili.
Così ci siamo imbarcati all’aeroporto di Pisa in direzione Trapani (il più vicino a Caccamo partendo da Pisa ma chi trova voli su Palermo è meglio ancora…), e da lì in un paio d’ore scarse di macchina siamo arrivati a Caccamo, dove ci aspettava Francesco Li Bianchi, guida del centro di pesca Spinning Sicilia Nord (www.spinningsicilianord.com).
L’invaso ha una superficie di 35 km quadrati e una profondità media dai 6 m ai 30 m, ma nei pressi della parete della diga anche oltre 90 metri, contornato da moltissimi alberi sommersi e pareti a strapiombo.
Oltre al già citato black bass, possiamo trovare anche bellissimi persici reali, carpe e nuvole di latterini, che rappresentano il principale nutrimento dei predatori presenti.
Parlando di attrezzature, mi ero portato tre canne, due da casting e una da spinning, per coprire tutte le esigenze di pesca proposte.
Nel dettaglio ho utilizzato una Maver Stralis spigot Ultra da 2,40 mt con un mulinello Maver Monster hm 2000 ed in bobina dello 0,30 Smart Dual Band, con la quale ho pescato a finesse con piccoli siliconici, una Major Craft Arrival da casting con potenza di ¼-3/4 d’oncia lunga 6’6”, abbinata ad un TD Fuego caricato con filo Sunline Machinegun da 14 lbs, per pescare con gomma piombata, crank e piccoli spinnerbait e una Major Stick Satellite casting da ¼-1 oncia, lunga sempre 6’6”, accoppiata ad uno Shimano Skorpion 1001, caricato con un nylon Sunline Machinegun Cast da 16 lbs, per praticare una pesca con spinnerbait e jigs.
Come esche avevamo un po’ di tutto, ma principalmente ho pescato con i nuovissimi spinnerbait della linea Skirt Maver nei colori bianco e nero e giallo-arancio.
Consiglio di utilizzare anche un trailer hook, cioè un amo da attaccare in coda allo spinnerbait attraverso un tubicino di silicone, in modo che il bass, che spesso mangia molto a corto, rimanga comunque allamato. Come misura direi di non salire troppo e mantenersi su un amo del 1/0-2/0.
Questi venivano usati molto, soprattutto per il fatto che nella diga il vento si alza ad una certa ora e diventa molto difficile pescare con i siliconici, e lo spinnerbait permette di avere sempre contatto con l’esca.
A questi spinnerbait ho abbinato anche la pesca coi jigs, soprattutto coi nuovi Tenax della Molix e coi Kento Jig della X-bait, del peso di ¾ d’oncia e ¼ d’oncia nelle colorazioni naturali come l’ottimo Pumpkin, Brown, Spanish Craw e Black.
Abbinati ad un trailer come il Caleo Craw sempre di Molix hanno permesso di selezionare la taglia dei bass in giornate in cui i piccoli si avventavano su tutto.
Quando poi si coprivano pareti rocciose entravano in campo le hardbait e nell’occasione abbiamo testato i nuovi artificiali della Maver, sempre della linea Skirt.
C’è stato anche spazio per le softbait, quando il vento si calmava e quando si cercavano i centrarchidi in mezzo agli ostacoli niente di meglio dei siliconici. Le esche di maggior successo sono state quelle della Gary Yamamoto e della linea Molix.
Ottimi i Senko e i Thin Senko da 4”-5” innescati Texas rig o Drop Shot nei colori Pumpkinseed neri e Red, i Cut Tail da 4”-5” colore Pumpkinseed, e le Creature della Kinami baits da 4” color blu e nero e i Sidus di Molix neri coda gialla e Watermelon.
Parlando ora di tecnica, diciamo subito che gli spot da bass sono rappresentati soprattutto dagli alberi sommersi, presenti in maniera massiccia nella diga.
Ci si avvicina con la barca e il primo consiglio è di provare con uno spinnerbait, per una pesca di reazione e per vedere se sono presenti grossi esemplari.
Si lancia laterale alla struttura e si recupera l’esca in modo continuo, fermandola qualche secondo quando ci troviamo a contatto con la pianta.
Solitamente il pesce non si fa pregare e abbocca subito, se invece ciò non accade allora possiamo provare innescando una softbait a Texas Rig, con un bullet da circa 5 gr. Lanciamo nel mezzo e recuperiamo a piccoli strappetti regolari.Spesso capita di imbattersi in school di piccoli bass che infestano la pianta.
Per selezionare la taglia utilizziamo allora un jig con un bel trailer. Lanciato nell’intrico dei rami e fatto affondare, andrà recuperato a colpetti mantenendolo a stretto contatto col fondo, in modo da imitare una creatura acquatica, che il grosso bass non può farsi scappare.
La mangiata solitamente è secca e non deve coglierci impreparati. Appena avvertiamo che il pesce ha mangiato ferriamolo più forte che possiamo, poiché l’amo deve uscire dal ciuffetto anti-alga e fare presa salda fra le mandibole del bass.
Una parte della diga è caratterizzata da massi e pietraie e pareti a strapiombo.
Qui una montatura Drop Shot, cioè col piombo in fondo e innescando piccole softbait, come piccoli Cut-tail e Thin Senko da 4”, fatti lavorare a saliscendi nei pressi del fondo, oppure utilizzare crankbait e jerkbait, facendoli passare sopra o vicino ai massi. Spesso i bass grossi si comportano come le trote in torrente, tendendo agguati alle malcapitate prede, nascosti dietro un grosso masso.
Queste due tipologie di esche vanno manovrate a colpi di polso mentre si recupera, in modo da fargli fare scatti e spanciate che stimolano l’attacco da parte del bass.

Oltre al citato Rosamarina, da cui è molto proficua la pesca da natante, Francesco vi accompagnerà anche in altri bacini popolati da grossi bass, da cui praticare la pesca da terra, in ambienti di rara bellezza.
La difesa dei grossi bass che cercano riparo negli ostacoli, le cacciate ai danni dei latterini a galla e gli stupendi paesaggi e l’ottima cucina che la Sicilia regala, vi sapranno conquistare, e non vedrete l’ora ti tornare a sfidare i grossi bass del Rosamarina.
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